Austin Metro

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Austin Metro / MG Metro
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  British Leyland
Tipo principale Hatchback
Altre versioni Van
Produzione dal 1980 al 1990
Sostituita da Rover serie 100
Esemplari prodotti &&&&&&&&01518932.&&&&&01 518 932[1]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza &&&&&&&&&&&03402.&&&&&03 402[2] mm
Larghezza &&&&&&&&&&&01544.&&&&&01 544 (senza specchietti)[2] mm
Altezza &&&&&&&&&&&01330.&&&&&01 330[2] mm
Passo &&&&&&&&&&&02251.&&&&&02 251[2] mm
Altro
Assemblaggio Stabilimento di Longbridge, Regno Unito Regno Unito
Stessa famiglia MG Metro 6R4
Auto simili Citroën LN / LNA, Visa e AX
Fiat 127, Panda e Uno
Ford Fiesta
Lancia Y10
Nissan Micra
Opel Corsa
Peugeot 104 e 205
Renault 5 e Supercinque
SEAT Ibiza
Volkswagen Polo

La Austin Metro è un'automobile di segmento B prodotta dal 1980 al 1990 (dalla British Leyland fino al 1981, dal Gruppo Austin Rover fino al 1987 e in seguito dal Gruppo Rover). Fu commercializzata con il marchio Austin e il nome di Metro (anche se nei primi due anni di produzione il nome era miniMetro per problemi di marchio registrato), tranne le versioni più sportive, che avevano il marchio MG assumendo quindi il nome di MG Metro.

Il progetto della Metro venne alla luce a metà degli anni Settanta, quando, dopo diversi tentativi di sostituire la Mini, emerse la necessità dell'azienda di essere rappresentata nel nascente e agguerrito segmento B. Concepita in un periodo di grande crisi per la British Leyland, alla progettazione della Metro fu rivolta una grande considerazione, anche durante il periodo di tagli e razionalizzazioni del 1978-80, e il suo riuscito debutto costituì una vitale "boccata d'ossigeno" per la casa automobilistica inglese.

Il suo successo in madrepatria fu grande, al punto da divenire una delle automobili più vendute di sempre[3] oltre che la quarta vettura inglese per volume di produzione[1], anche se con il passare degli anni fu additata a stereotipo dell'automobile economica, povera e poco attraente.

Fu sostituita nel 1990 dalla Rover serie 100, in parte derivata dalla Austin Metro dopo che diversi progetti per una vettura completamente nuova furono cancellati a causa della mancanza di finanziamenti.

Indice

Genesi [modifica]

Il prototipo della 9X di Issigonis, conservato nel museo Heritage Motor Centre di Gaydon[4]

La British Motor Corporation iniziò a studiare un erede per la Mini alla fine degli anni Sessanta.

Il progetto fu affidato ad Alec Issigonis, il creatore della Mini, che nel 1968 sviluppò un progetto chiamato 9X. La proposta piacque alla dirigenza, ma non entrò mai in produzione, a causa dei timori da parte dell'azienda di affrontare un investimento così grande nel periodo in cui, dopo una forte crisi, stava confluendo nella British Leyland.[5]

Dopo il passaggio societario, nel 1972 venne avviato un nuovo progetto siglato ADO 74, con a capo Harry Webster. A causa delle idee poco chiare dei progettisti, però, il progetto portò alla produzione di un numero eccessivo di disegni e prototipi, nessuno dei quali completamente soddisfacente agli occhi della dirigenza, e in breve tempo finì per perdere di vista gli obiettivi iniziali, arrivando al progetto di un veicolo sensibilmente più grande.[6] Nel 1973 il nuovo presidente John Barber decise di cancellare il progetto, giudicando l'automobile inadatta a sostituire la Mini (perché troppo grande) e l'investimento di 130 milioni di sterline, richiesto per la messa in produzione, troppo elevato.[7]

Un prototipo di ADO 88 durante un test su pista

Nel 1974 fu compiuto un altro tentativo avviando un progetto siglato ADO 88, che però non riuscì a imboccare con decisione nessuna direzione finché David Bache non fu nominato capo progetto nell'autunno del 1975. Bache stabilì dei punti fissi (come il portellone posteriore) e focalizzò l'attenzione su tre proposte, che vennero presentate alla dirigenza il 3 novembre 1975;[8] quella che fu «approvata per ulteriore ridefinimento» dalla dirigenza era già molto simile alla versione finale, ma presentava una diversa maniglia delle portiere (simile a quella che verrà successivamente utilizzata nella Fiat Uno a 3 porte), un posteriore più verticale, con dei fanali diversi, e la linea del finestrino anteriore era leggermente curvata verso l'alto in corrispondenza dello specchietto anteriore. Per il propulsore, la decisione fu quella di non svilupparne uno completamente nuovo, ma di utilizzare il già noto Serie A alimentato a carburatore (che equipaggiava la Mini ed altri veicoli), dal momento che secondo alcuni test i suoi consumi e le sue performance erano migliori di quelle della concorrenza[9]; i progettisti si limitarono quindi ad apportare alcune modifiche volte a migliorarne l'affidabilità e a diminuire la necessità di manutenzione, dopo le quali il motore venne ribattezzato Serie A+.

Nel 1978 fu deciso che il veicolo non avrebbe dovuto sostituire la Mini, ma essere di dimensioni maggiori e affiancarla: ora l'obiettivo, quindi, era la realizzazione di un veicolo che rientrasse nel settore delle utilitarie, all'epoca in piena esplosione, contro avversarie come Fiat 127, Peugeot 104, Renault 5 e Volkswagen Polo, così il progetto prese il nome di LC8[10].

Dalla metà del 1979 la fase di testing poté essere condotta anche sul nuovo circuito di prova della British Leyland a Gaydon[11]. In totale, nella fase di test vennero percorse 2 milioni di miglia (circa &&&&&&&&03200000.&&&&&03 200 000 chilometri) in 5 diverse nazioni[12].

Per la produzione del veicolo la British Leyland ingrandì lo stabilimento di Longbridge con una nuova zona (chiamata New West Works) dotata di una catena di montaggio altamente automatizzata[7].

Prima serie (1980-1985) [modifica]

La Austin Metro 1.3 HLS utilizzata per la presentazione al salone dell'automobile britannico del 1980
Retro di una MG Metro 1300

La limitazione degli investimenti costrinsero la British Leyland ad utilizzare per la nuova Metro i classici motori con albero a camme laterale A series di 998 e 1275cm³, abbinati a cambi manuali a 4 marce e alimentati a carburatore. La trazione anteriore e le sofisticate sospensioni a ruote indipendenti con sistema Hydragas (derivate da quelle della Austin Allegro) erano i principali atout della Metro, che offriva anche un impianto frenante di tipo misto (dischi davanti e tamburi dietro).

Al momento del debutto era disponibile unicamente la carrozzeria a 3 porte, mentre il motore da 1 litro era disponibile nella versione standard (41cv) o E, ottimizzato per la riduzione dei consumi (998 cm³, 40cv). Unica configurazione (1275 cm³, 63cv) per il 1300. La gamma iniziale comprendeva le versioni: 1.0; 1.0 HL; 1.0 E; 1.0 HLE e 1.3 HLS. Gli allestimenti HL(E), e HLS erano i più completi.

Nel 1981 la Austin Metro si piazzò terza (con 255 punti) nel concorso Auto dell'anno, dietro alla Fiat Panda (308 punti) e alla vincitrice Ford Escort (326 punti).[13]

Nel 1982 la gamma venne ampliata con l'introduzione delle versioni 1.3 Vanden Plas e 1.3 MG. La prima, proposta col motore standard da 63cv, aveva un equipaggiamento molto completo (trip computer, vetri elettrici, autoradio) e un livello di finiture superiore (sedili in velluto, inserti in radica di noce sulla plancia), la seconda una caratterizzazione sportiva (marchio MG, ruote in lega, paraurti in plastica con filetto rosso, strip adesive laterali, spoiler sopra al lunotto, interni sportivi) e un motore potenziato a 72cv. Lo stesso anno sulle 1.3 HLS e 1.3 Vanden Plas venne reso disponibile un cambio automatico a 3 rapporti.

Nel 1983 debuttò la Metro MG Turbo, mossa da una versione sovralimentata con turbocompressore del noto 4 cilindri di 1275 cm³. La potenza di 94cv consentiva alla compatta Austin prestazioni di rilievo (180 km/h), ma la presenza di un cambio a sole 4 marce ne penalizzava un po' le doti dinamiche.

Seconda serie (1985-1990) [modifica]

Una Austin Metro 1,3 a 5 porte del 1985
Una Austin Metro 1,0 del 1989

Nel 1985 la Metro venne sottoposta ad un restyling, che interessò la mascherina anteriore, i paraurti (ora in plastica su tutte le versioni, anziché in metallo verniciato di nero), gli specchietti retrovisori e, soprattutto, gli interni (nuova plancia, diversi rivestimenti). Nuovi profili paracolpi laterali ed un piccolo spoiler sul lunotto, completarono i ritocchi estetici. A livello tecnico, l'unica novità di rilievo fu l'adozione della frizione idraulica. I motori rimasero i noti A Series di 998 e 1275 cm³, con potenze da 41 a 94cv. Col modello '85 la Metro s'arricchì anche della variante a 5 porte, che s'affiancava a quella a 3. Cambiarono anche i nomi degli allestimenti e la composizione della gamma, che ora includeva le versioni:

  • 1.0 (41cv) 3/5p E
  • 1.0 (41cv) 3/5p LE
  • 1.3 (63cv) 3/5p LS
  • 1.3 (63cv) 3/5p Mayfair
  • 1.3 (72cv) 3p MG
  • 1.3 (94cv) 3p MG Turbo

La versione più raffinata perdeva (tranne che in Gran Bretagna) il nome Vanden Plas, in favore di Mayfair. Accanto alle versioni di serie, tra il 1987 ed il 1988 vennero proposti numerosi allestimenti speciali, tutti basati sulle versioni 1.0 a 3 porte. Tra questi le economiche Kilt e le raffinate Studio e Studio 2. La produzione della Metro seconda serie proseguì fino al 1990, quando un profondo restyling diede vita alla Rover serie 100.

Prestazioni[14]
Modello Motore Cilindrata Potenza 0-100 km/h
(secondi)
Velocità max
(km/h)
MG 1300 4 cilindri, benzina 1275 cm³ 54 kW (73 CV) 10,9 165
MG turbo 4 cilindri, benzina 1275 cm³ 69 kW (93 CV) 9,9 180

Competizioni sportive: la MG Metro 6R4 [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi MG Metro 6R4.
Una MG Metro 6R4 in gara nel 2010
Retro

Nel corso del 1984 venne sviluppata, in collaborazione con il team Williams di Formula 1, una versione della MG Metro adatta a partecipare al Campionato del mondo rally nella categoria Gruppo B: fu chiamata MG Metro 6R4 (acronimo di 6-cylinder Rallycar 4-wheel drive).

Come tutte le vetture Gruppo B dell'epoca, le Metro 6R4 avevano solo un richiamo estetico alle Metro di serie, giacché la meccanica (ma anche l'aerodinamica) erano totalmente stravolte: la trazione era integrale permanente, il motore un V6 bialbero 24 valvole di 2996 cm³ montato in posizione centrale e la carrozzeria (allargata e dotata di ampi spoiler) era in materiale plastico, ad eccezione delle portiere, per una potenza di 250 CV nella versione "di serie" e 410 CV in quella da gara. A differenza delle concorrenti, la MG Metro 6R4 rinunciava al motore sovralimentato in favore di una cilindrata maggiore.

Terminata nel novembre 1985 la costruzione dei 200 esemplari stradali previsti per l'omologazione, la 6R4 poté essere iscritta al campionato mondiale 1985. All'esordio nel Rally di Gran Bretagna la 6R4 ottenne il suo miglior piazzamento di sempre, un 3° posto assoluto[15]. Nel corso del successivo mondiale 1986, tuttavia, la 6R4 non riuscì a guadagnarsi nessun altro podio, principalmente a causa di problemi di affidabilità, e i suoi migliori piazzamenti si limitarono ad un 4° posto al Rally di Sanremo[16] e un 6° posto al Rally di Gran Bretagna[17]. In seguito agli incidenti mortali nei Rally del Portogallo e di Francia di quell'anno, le polemiche sulla sicurezza si fecero sempre più forti, e alla fine del campionato 1986 la FIA decise di sopprimere il Gruppo B. La breve carriera della 6R4 nei mondiali si concluse quindi qui, anche se continuò ad essere utilizzata con successo in campionati minori[18].

Ricezione critica [modifica]

Inizialmente la ricezione da parte della critica fu molto buona. Nel periodo successivo al debutto gli vennero riconosciuti diversi premi di importanza nazionale ed internazionale, tra cui i seguenti:

  • Design Council British Awards 1981, con la seguente motivazione:[20]
(EN)
« The design shows the priority that was given to achieving "big car" qualities in a compact inexpensive vehicle. Excellent use of interior space, easy access, comfort and safety belong to a care larger than the Metro, and combined with low initial price, very good fuel economy and low operating and maintenance costs give outstanding value for money. The "Mighty Metro" may well become a "cult" car like its predecessor, the Mini. »
(IT)
« Il progetto mostra la priorità che è stata data al raggiungimento di qualità da "automobile grande" in un veicolo economico. L'eccellente uso dello spazio interno, il semplice accesso, il comfort e la sicurezza sono di un'attenzione più grande della Metro, e combinate con un basso prezzo di partenza, un'economia carburante molto buona e bassi costi di uso e manutenzione offrono uno straordinario rapporto qualità/prezzo. L'"eccezionale Metro" potrebbe benissimo diventare un'auto di culto come il suo predecessore, la Mini. »
  • Prince Philip Designers Prize 1981 assegnato a Raymond Bates, Mark Snowdon e David Bache per la progettazione della Austin Metro per la British Leyland.[21] Il Prince Philip Designers Prize è un riconoscimento istituito nel 1959 dal principe Filippo di Edimburgo, che «premia i migliori progetti […] e punta i riflettori sui progettisti che influenzano e modellano la vita quotidiana»[22]
(EN)
« An excellent safety package in spite of its small dimensions and lightweight, and superior in several aspects to many larger and heavier cars which are inherently less vulnerable in an accident. »
(IT)
« Un eccellente pacchetto sicurezza nonostante le sue piccole dimensioni e la sua leggerezza, e superiore per molti aspetti a molte automobili più grandi e pesanti che sono di per sé meno vulnerabili in caso di incidente. »
  • Dewar Trophy 1981 assegnato alla British Leyland. Il Dewar Trophy è un premio istituito nel 1904 da Thomas Dewar e conferito dal Royal Automobile Club alle case produttrici artefici di «eccezionali risultati tecnici della Gran Bretagna nel campo automobilistico». La motivazione è la seguente:[23]
(EN)
« Efficiency in automobile design in respect of the utilisation of interior space and predicted low cost of ownership of the Austin Metro Car »
(IT)
« Efficienza nella progettazione automobilistica riguardo l'utilizzazione dello spazio interno e il basso costo previsto di manutenzione dell'automobile Austin Metro »

Nel 1981 la rivista britannica What Car? la nominò auto dell'anno della categoria "small car".[20]

Ricezione commerciale [modifica]

Produzione per anno* – dati del sito AROnline[24]
Produzione per anno[24]
Anno 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990
Produzione &&&&&&&&&&032954.&&&&&032 954 &&&&&&&&&0165745.&&&&&0165 745 &&&&&&&&&0174666.&&&&&0174 666 &&&&&&&&&0180763.&&&&&0180 763 &&&&&&&&&0150917.&&&&&0150 917 &&&&&&&&&0174666.&&&&&0174 666 &&&&&&&&&0158546.&&&&&0158 546 &&&&&&&&&0161285.&&&&&0161 285 &&&&&&&&&0144701.&&&&&0144 701 &&&&&&&&&0138751.&&&&&0138 751 &&&&&&&&&0109605.&&&&&0109 605 *
* il dato per il 1990 include la produzione di Rover serie 100 e Rover Metro

Sommando i dati di produzione con quelli della sua erede, la Rover serie 100, tra il 1980 e il 1997 sono stati prodotti complessivamente &&&&&&&&02078218.&&&&&02 078 218 veicoli[24][25], di cui ben &&&&&&&&01498169.&&&&&01 498 169 venduti solo nel Regno Unito, dove la Metro/Serie 100 risulta essere la settima automobile più popolare di sempre[3]. Nonostante ciò oggi non ne rimangono molte in circolazione: secondo un'indagine della rivista Auto Express, dei &&&&&&&&01370000.&&&&&01 370 000 esemplari venduti nel mercato britannico fino al 1994, nel 2006 ne rimanevano solo &&&&&&&&&&021468.&&&&&021 468[26][27].

Vendite per nazione [modifica]

I &&&&&&&&&0137303.&&&&&0137 303 esemplari venduti nel 1983 in Regno Unito valgono alla Metro l'ottavo posto nella classifica delle auto più vendute di sempre in un singolo anno.[28]

Con &&&&&&&&01518932.&&&&&01 518 932 esemplari prodotti, la Metro si piazza al quarto posto nella classifica delle auto più prodotte nel Regno Unito, dietro a Mini classica, Austin 1100/1300 e Morris Minor; se si considerano anche le Rover serie 100 / Metro, si arriva al terzo posto scavalcando la Morris Minor.[1]

Regno Unito Regno Unito
Anno Vendite Variazione Pos. Quota Fonte
1981 &&&&&&&&&0110283.&&&&&0110 283  ? [29]
1982 &&&&&&&&&0114550.&&&&&0114 550 + 4 % Green Arrow Up.svg  ? [30]
1983 &&&&&&&&&0137303.&&&&&0137 303 + 20 % Green Arrow Up.svg  ? [30]
1984 &&&&&&&&&0117442.&&&&&0117 442 - 14 % Red Arrow Down.svg  ? [31]
1985 &&&&&&&&&0118817.&&&&&0118 817 + 1 % Green Arrow Up.svg  ? [31]
1986 &&&&&&&&&0109351.&&&&&0109 351 - 8 % Red Arrow Down.svg  ? [32]
1987 &&&&&&&&&0108223.&&&&&0108 223 - 1 % Red Arrow Down.svg  ? [32]
1988 &&&&&&&&&0116811.&&&&&0116 811 + 8 % Green Arrow Up.svg  ? [33]
1989 &&&&&&&&&&099373.&&&&&099 373 - 15 % Red Arrow Down.svg  ? [33]
Totale &&&&&&&&01032153.&&&&&01 032 153
Spagna Spagna
Anno Vendite Variazione Pos. Quota Fonte
1985 &&&&&&&&&&&&0839.&&&&&0839  ? 40°  ? [34]
1989 &&&&&&&&&&&01893.&&&&&01 893  ? 49° 0,2 % [35]
Totale
parziale
&&&&&&&&&&&02732.&&&&&02 732
Bandiera Germania Ovest
Anno Vendite Variazione Pos. Quota Fonte
1981 &&&&&&&&&&&01026.&&&&&01 026 110°  ? [36]
1982 &&&&&&&&&&&&0861.&&&&&0861 - 16 % Red Arrow Down.svg 115°  ? [36]
1983 &&&&&&&&&&&01119.&&&&&01 119 + 30 % Green Arrow Up.svg 115°  ? [36]
1984 &&&&&&&&&&&01504.&&&&&01 504 + 34 % Green Arrow Up.svg 116°  ? [37]
1985 &&&&&&&&&&&01519.&&&&&01 519 + 1 % Green Arrow Up.svg 105°  ? [37]
1986 &&&&&&&&&&&03946.&&&&&03 946 + 160 % Green Arrow Up.svg 80°  ? [37]
1987 &&&&&&&&&&&03190.&&&&&03 190 - 19 % Red Arrow Down.svg 89°  ? [37]
Totale &&&&&&&&&&013165.&&&&&013 165
Grecia Grecia
Anno Vendite Variazione Pos. Quota Fonte
1987 &&&&&&&&&&&01678.&&&&&01 678  ? 3,3 % [38]
Totale
parziale
&&&&&&&&&&&01678.&&&&&01 678
Francia Francia: Austin Metro
Anno Vendite Variazione Pos. Quota Fonte
1984 &&&&&&&&&&011237.&&&&&011 237  ? 34° 0,6 % [39]
1985 &&&&&&&&&&014148.&&&&&014 148 + 26 % Green Arrow Up.svg 27° 0,8 % [40]
1986 &&&&&&&&&&018138.&&&&&018 138 + 28 % Green Arrow Up.svg 24° 0,9 % [41]
1987 &&&&&&&&&&016692.&&&&&016 692 - 8 % Red Arrow Down.svg 26° 0,8 % [42]
1988 &&&&&&&&&&015821.&&&&&015 821  ? 24° 0,7 % [43]
1989 &&&&&&&&&&013260.&&&&&013 260 - 16 % Red Arrow Down.svg 30° 0,6 % [44]
1990 &&&&&&&&&&012720.&&&&&012 720 - 4 % Red Arrow Down.svg 30° 0,6 % [45]
1991 958 - 92 % Red Arrow Down.svg 98° 0,0 % [46]
1992 1 - 100 % Red Arrow Down.svg 227° 0,0 % [47]
Totale &&&&&&&&&0102975.&&&&&0102 975
Francia Francia: MG Metro
Anno Vendite Variazione Pos. Quota Fonte
1984 &&&&&&&&&&&01619.&&&&&01 619  ? 85° 0,1 % [39]
1985 546 - 66 % Red Arrow Down.svg 109° 0,0 % [40]
Totale &&&&&&&&&&&02165.&&&&&02 165

Nella cultura popolare [modifica]

Uso da parte di Lady Diana [modifica]

La Metro 1.0 L di Lady Diana
Austin Metro giocattolo commemorativa del matrimonio tra Diana e Carlo, realizzata dalla Corgi

Dall'autunno del 1980 fino al matrimonio con il principe Carlo nel luglio del 1981[48], Lady Diana Spencer ha posseduto una Austin Metro 1.0 L rossa[49], oggi conservata al museo dei trasporti di Coventry[50].

Cinema e TV [modifica]

Delle Austin Metro vengono utilizzate nei film Codice d'onore (1981)[51], Eccezzziunale... veramente (1982)[52], Still Crazy Like a Fox (1987)[53], Il ras del quartiere (1983)[54], Five Seconds to Spare (1999)[55], Les diplômés du dernier rang (1982)[56], Un pesce di nome Wanda (1988)[57], Suore in fuga (1990)[58] e nelle serie televisive Dempsey & Makepeace (episodio 3.04, 1986)[59], Wycliffe (episodio 1.01, 1994)[60], The Bill (episodio 4.16, 1988)[61], Keeping Up Appearances (episodi 2.04 e 3.06, 1990-1992)[62][63], Lovejoy (episodi 2.02 e 3.02, 1991-1992)[64][65], Brainiac: Science Abuse (episodio 3.03, 2005)[66], Jonathan Creek (episodio 1.02, 1997)[67], Inspector Morse (episodio 6.01, 1992)[68], Racconto di primavera (1990)[69], Charlots connection (1984)[70].

Una Austin Metro compare anche nel videoclip di Bitter Sweet Symphony dei The Verve (1997)[71].

Videogiochi [modifica]

Delle MG Metro 6R4 sono presenti nei videogiochi Paris To Dakar (1991)[72], Colin McRae Rally 2 (2000)[73], Colin McRae Rally 3 (2002)[74], RalliSport Challenge (2002)[75], Colin McRae Rally 2005 (2004)[76], RalliSport Challenge 2 (2004)[77], Colin McRae Rally 2005 plus (2005)[78], ATV Offroad Fury Pro (2006)[79] e Colin McRae: DiRT 2 (2009)[80].

Motorizzazioni [modifica]

Modello Disponibilità Motore Cilindrata (cm³) Potenza Coppia Massima (Nm) Emissioni CO2
(g/Km)
0–100 km/h
(secondi)
Velocità max
(Km/h)
Consumo medio
(Km/l)
1.0 dal debutto al 1989 Benzina 998 35 Kw (48 Cv) 74 n.d 18.5 144 16.7
1.3 Automatica dal debutto al 1989 Benzina 1275 46 Kw (63 Cv) 99 n.d 16.7 150 13.5
1.3 Vanden Plas dal 1982 al 1988 Benzina 1275 54 Kw (73 Cv) 100 n.d 13.0 165 14.5
1.3 Turbo MG dal 1983 al 1989 Benzina 1275 66 Kw (90 Cv) 115 n.d 10.8 180 14.4

[81]

Note [modifica]

  1. ^ a b c (EN) Best Selling Cars Blog celebrates 1,000,000 page views! in Best Selling Cars Blog. URL consultato in data 18 giugno 2012.
  2. ^ a b c d (EN) Brochure della Austin Metro, codice 3466, Regno Unito, 1980. Consultabile su: Metro - original 1980 brochure in Mini Metro land. URL consultato in data 28 dicembre 2012. (Pagina degli optionals)
  3. ^ a b (EN) Steve Hughes, Recession-proof wise-buys revealed, Paisley Daily Express, 17 marzo 2009. URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  4. ^ (EN) Historic Vehicle Collection at the Heritage Motor Centre in heritage-motor-centre.co.uk. URL consultato in data 6 dicembre 2010.
  5. ^ (EN) Concepts: BMC 9X in AROnline. URL consultato in data 23 febbraio 2010.
  6. ^ (EN) Supermini projects: ADO74 in AROnline. URL consultato in data 4 marzo 2010.
  7. ^ a b (EN) Metro ADO 88 - LC 8 - R6 in Austin Memories. URL consultato in data 4 marzo 2010.
  8. ^ (EN) Supermini projects: ADO88 in AROnline. URL consultato in data 4 marzo 2010.
  9. ^ http://www.youtube.com/watch?v=-sIIh4n0Vmw 4:40
  10. ^ (EN) Prototypes: LC8 Metro in AROnline. URL consultato in data 4 marzo 2010.
  11. ^ Documentario BMIHT parte 2 minuto 8:30
  12. ^ Documentario BMIHT parte 3 minuto 5:03
  13. ^ (EN) Previous Winners - 1981 in caroftheyear.org. URL consultato in data 16-04-2010.
  14. ^ (EN) Metro specifications in www.metropower.co.uk. URL consultato in data 30-09-2009.
  15. ^ (EN) 34th Lombard RAC Rally in rallybase.nl. URL consultato in data 30 agosto 2010.
  16. ^ (EN) 28º Rallye Sanremo in rallybase.nl. URL consultato in data 30 agosto 2010.
  17. ^ (EN) 35th Lombard RAC Rally in rallybase.nl. URL consultato in data 30 agosto 2010.
  18. ^ Team Austin-Rover in gruppob.net. URL consultato in data 13 gennaio 2013.
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