Ponte dell'Accademia

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Ponte dell'Accademia
Ponte dell`Academia (20050526-032).jpg
Stato Italia Italia
Città Venezia
Coordinate 45°25′53.92″N 12°19′44.3″E / 45.431644°N 12.328972°E45.431644; 12.328972
Mappa di localizzazione: Italia
Tipologia Ponte ad arco
Materiale Legno e acciaio
Luce max. 48 m
Progettista Eugenio Miozzi
Costruzione 10 dicembre 1932-15 gennaio 1933
 

Coordinate: 45°25′53.92″N 12°19′44.3″E / 45.431644°N 12.328972°E45.431644; 12.328972

Il ponte dell'Accademia è il più meridionale dei quattro ponti di Venezia che attraversano il Canal Grande. Collega San Vidal all'ex Chiesa di Santa Maria della Carità.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nei diciotto anni dell'ultima dominazione austriaca (1848-1866) fu compiuta la più importante innovazione urbanistica di Venezia. Il Ponte di Rialto era stato per trecento anni l'unico punto di attraversamento pedonale sul Canal Grande: proprio in quegli anni si sentì l'esigenza di due ulteriori attraversamenti, uno in corrispondenza della nuova stazione ferroviaria, l'altro verso sud, all'estremità opposta del canale.

Nel 1838 l'architetto Giuseppe Salvadori avanzò varie proposte, una delle quali prevedeva un tunnel sotto il canale, al fine di non creare problemi al passaggio delle imbarcazioni alberate. Dopo un'interruzione dovuta ai moti insurrezionali del 1848 contro il governo austriaco, nel 1852 l'ingegnere austriaco Alfred Neville, che aveva già diretto la costruzione di 37 ponti sospesi in ferro in Europa, propose un ponte di una sola travata orizzontale di 50 m di luce.

Questo ponte, chiamato Ponte della Carità, venne subito realizzato e aperto al pubblico, a pedaggio, il 20 novembre 1854. Il nome derivava dal vicino complesso della Carità che comprende Convento, Chiesa di Santa Maria della Carità e Scuola Grande della Carità. Questi edifici, sconsacrati e in disuso, sono diventati poi sede dell’Accademia di belle arti di Venezia e attualmente ospitano le Gallerie dell'Accademia.

Lo stesso Neville realizzò un'analoga struttura davanti alla stazione ferroviaria. Queste strutture non furono ben accette dai veneziani, perché lo stile marcatamente "industriale" strideva nel contesto dell'architettura cittadina; la loro altezza di soli 4 metri creava inoltre difficoltà al passaggio delle imbarcazioni. In ogni caso, il traffico pedonale si inserì stabilmente sul loro solco.

Il ponte iniziò dopo alcuni anni a presentare problemi statici, per la debolezza di alcuni punti della struttura, e nel periodo fascista presentava ormai preoccupanti segni di deperimento e corrosione. Nell'attesa della costruzione di un nuovo ponte in pietra, per il quale era stato indetto un concorso, vinto dal progetto degli architetti Torres e Briazza, venne costruito in soli 37 giorni un ponte provvisorio in legno progettato da Eugenio Miozzi (1889-1979), che venne aperto al pubblico il 15 febbraio 1933 e che, vista la sua solidità, non è stato più sostituito. All'epoca dell'inaugurazione, era il più grande ponte ad arco in legno di tutta Europa.

Il legno del ponte ha avuto bisogno tuttavia di una manutenzione continua e costosa, e nel 1986 è stata necessaria la totale sostituzione degli elementi in legno, con l'inserimento di archi metallici in grado di reggere meglio la struttura.

Progetto di ricostruzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 il Comune di Venezia ha pubblicato un bando di gara per l'affidamento della sponsorizzazione, attraverso il quale si intende arrivare ad un progetto di ricostruzione (finanziata dallo sponsor) del ponte stesso, mantenendo però la struttura metallica portante; la parte in legno invece verrà rifatta con altri materiali. Il ponte sarà completamente privo di barriere architettoniche.

La scelta di una ricostruzione è stata dettata dagli eccessivi costi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, che la struttura in legno richiede.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Michele Fullin, Informazione in carta.ilgazzettino.it, 23 dicembre 2008. URL consultato il 5 settembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Bellavitis: Itinerari per Venezia. Editoriale L'Espresso, Roma 1980.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

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