Le finte bionde

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Le finte bionde
Antonello Fassari.PNG
Antonello Fassari in una sequenza del film
Lingua originaleItaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1989
Durata92 min
Generecommedia
RegiaCarlo Vanzina
SoggettoCarlo Vanzina, Enrico Vanzina
SceneggiaturaCarlo Vanzina, Enrico Vanzina
ProduttoreAchille Manzotti
Distribuzione in italianoWarner Bros. Italia
FotografiaBeppe Maccari
MontaggioRuggero Mastroianni
MusicheAntonio e Marcello
ScenografiaPaola Comencini
CostumiPaola Comencini
Interpreti e personaggi

Le finte bionde è un film del 1989 diretto da Carlo Vanzina, tratto dall'omonimo libro di Enrico Vanzina edito da Mondadori.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo benestante della Roma di fine anni ottanta, Graziella, padrona di una lussuosa boutique e moglie di Luigi, un affermato professionista, si sente emarginata per il colore dei capelli bruno, decidendo così di farsi bionda. Dilagano infatti ovunque le bionde, anzi, soprattutto, le finte bionde, arrampicatrici sociali e donne senza scrupoli, spesso molto cafone che però si atteggiano come signore raffinate.

Il film analizza una serie di personaggi e situazioni della società yuppies capitolina di quel periodo (del tutto analoga a quella della coeva Milano da bere) alle prese con la quotidianità di tutti i giorni: il lavoro, la famiglia, la casa, lo shopping, il tempo libero, la vita sociale, le vacanze, i nuovi status symbol.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito nel circuito cinematografico italiano il 10 marzo del 1989.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di quasi tutte le altre pellicole dirette da Carlo Vanzina (solitamente bocciate dalla critica contemporanea ma largamente premiate dal pubblico), Le finte bionde ebbe invece il risultato contrario: generalmente apprezzato dalla critica, che lo considerò come uno dei film più intelligenti realizzati dal regista, ebbe però scarsi riscontri al botteghino.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«[Il film] intercettava l'onda del qualunquismo e il culto dell'ego con bella lungimiranza sul ventennio berlusconiano. E per questo forse non fu un successo al botteghino» (Paolo Mereghetti[1]).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corriere della Sera, 10 luglio 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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