S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa

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S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa
S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa.jpg
Una scena del film con Massimo Boldi e Christian De Sica.
Titolo originaleS.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa
Lingua originaleItaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1994
Durata97 minuti
Generecommedia
RegiaCarlo Vanzina
SoggettoEnrico Vanzina Carlo Vanzina,
SceneggiaturaEnrico Vanzina Carlo Vanzina,
ProduttoreAurelio De Laurentiis
FotografiaGianlorenzo Battaglia
MontaggioSergio Montanari
MusicheFederico De Robertis
ScenografiaTonino Zera
CostumiNicoletta Ercole
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

« Timida, cara? Co' 'sta faccia da zoccola?!? »

(Cesare Atticus (Christian De Sica) a Iside (Cash Casia))

S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa è un film commedia del 1994, diretto dal regista Carlo Vanzina.

La sceneggiatura è basata sulla trasposizione delle vicende di mani pulite nell'età della Roma antica, nel tentativo semiserio di dimostrare che l'allegra gestione della cosa pubblica ha subito ben poche mutazioni negli ultimi due millenni.

La critica è stata decisamente positiva nei confronti del film, ma generalmente rimproverando al regista l'impiego di Leslie Nielsen, poco convincente nei panni dell'antico romano, e la mediocre riuscita della satira politica e di costume rispetto al potenziale che il soggetto offriva.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

71 a.C.: il corrotto senatore Cesare Atticus (De Sica) è in vacanza al mare con l'amante Ottavia, che mantiene mentre è a sua volta mantenuto dalla moglie Cornelia. L'uomo viene richiamato a Roma dal capo del suo partito, il senatore Lucio Cinico. Lungo il tragitto sulla via Appia si scontra con il carro del magistrato Antonio Servilio (Boldi), giunto da Mediolanum. Come se non bastasse, poco dopo Servilio scopre che l'appartamento da lui preso in affitto, per giunta in nero, è di proprietà dello stesso Atticus. I due si scontrano nuovamente qualche giorno dopo sugli spalti del Colosseo nel corso della partita di Coppa della Repubblica tra Roma e Mediolanum, circostanza che fa aumentare l'odio tra i due.

La confessione di Ottavia[modifica | modifica wikitesto]

Intanto Atticus, stanco delle pretese di Ottavia, liquida l'amante sostituendola con la modella egizia Iside a cui dà pure la casa già occupata da Ottavia. Questa, per vendicarsi, spiffera a Servilio alcuni segreti di Atticus che potrebbero farlo finire nei guai. Infatti, grazie alle informazioni ricevute, Servilio si presenta con un mandato di comparizione a casa di Atticus che, messo con le spalle al muro, cerca in ogni modo, ma senza successo, di corrompere l'irreprensibile giudice, arrivando pure ad usare il fatto che tra i loro figli sta nascendo qualcosa. Servilio non recede, inoltre vieta alla figlia di frequentare il figlio do Atticus.

Poppea[modifica | modifica wikitesto]

Per evitare la galera, Atticus si rivolge al senatore Cinico, che gli consiglia di screditare Servilio. Così, dopo essersi accordato con il gestore di un bordello, assolda la prostituta Poppea, per adescare Servilio: il piano riesce e Servilio finisce con l'accettare l'invito a cena a casa di Poppea, che crede una nobile vedova, non sapendo di finire invece in un bordello dove viene colto in flagrante da Atticus e dal procuratore capo che, dopo essersi scusato con Atticus, spedisce il povero Servilio in Sicilia, nell'isola di Filicudi.

Il ritorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Confinato in Sicilia, per Antonio ogni ambizione sembra perduta, finché un giorno assiste inaspettatamente ad una lite tra un contadino e i "picciotti" di don Varrone, governatore dell'isola, per la riscossione di alcuni tributi; l'insospettito Servilio chiede spiegazioni, ricevendo un omertoso silenzio come riposta, ma Leoluca, il figlio del contadino, stanco dei soprusi decide di parlare: la sua denuncia permette ad Antonio di ottenere la confessione di Varrone, che indica Atticus come responsabile di tutto e permette così a Servilio di tornare a Roma con nuove e più solide accuse verso il suo nemico.

L'alleanza tra Servilio e Atticus[modifica | modifica wikitesto]

Con il "problema" Servilio da risolvere nuovamente, stavolta Cinico consiglia ad Atticus una soluzione definitiva: uccidere o far uccidere il suo accusatore. Seppur restio, Atticus accetta, lanciando serpenti nell'ufficio del giudice, ma desiste quando suo figlio Alessio entra inaspettatamente nell'ufficio. Antonio intende incastrare il vero responsabile di tutto, il senatore Cinico, e i due si alleano allo scopo. Spacciandosi per cuoche sotto il falso nome di Lella e Nella, entrano a casa di Cinico e si impossessano del libro su cui il senatore tiene la contabilità in nero e a portarlo, dopo un inseguimento con Cinico, al procuratore capo.

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Al processo, durante il quale Cesare confessa tutto, Antonio chiede per Atticus l'assoluzione, a patto che restituisca quanto sottratto allo Stato, e la condanna per Cinico; ma il senatore, grazie a un'arringa assai persuasiva, convince i giurati che i suoi crimini sono servito per il bene di Roma, e sia Cesare che Antonio vengono condannati ai lavori forzati. Come se non bastasse, i due finiscono per prendere parte alla rivolta di Spartaco, vengono sconfitti e puniti, crocifissi sulla via Appia dove si erano scontrati la prima volta. Sulla croce, Antonio spera che ci possa essere in futuro un mondo migliore senza corruzione; la scena si sposta 2000 anni dopo dove puntualmente si ripete lo scontro tra i loro eredi.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

In totale la pellicola incassò 9.975.954 €

Riferimenti all'attualità[modifica | modifica wikitesto]

I numerosi riferimenti all'attualità contenuti nel film conferiscono a S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa un improbabile elemento comico. I riferimenti "contemporanei" nella pellicola sono tantissimi:

  • il direttore dell'agenzia immobiliare di Roma che tira un "bidone" al giudice Servilio si chiama Lucio Sola (la "sòla", nel dialetto romanesco, vuol dire "truffa", "imbroglio" o "oggetto scadente");
  • lo stilista più famoso di Roma si chiama Versacius (ovvio richiamo a Gianni Versace);
  • il ristorante dove il senatore Atticus e la moglie vanno volentieri a cena si chiama Matricianus, chiaro riferimento al piatto di pasta;
  • la moglie tradita di Atticus si chiama Cornelia (con un chiaro riferimento alle corna);
  • molteplici le allusioni durante la partita al Colosseo: la squadra di Mediolanum (l'antica Milano) ha come colori sociali il rosso e il nero, esattamente come l'attuale Milan; il capo-ultras del Mediolanum si chiama Silvio, così come Berlusconi; l'arbitro della partita ricorda molto Pierluigi Collina;
  • il comportamento del governatore siciliano Varrone e dei suoi sgherri è in perfetto stile mafioso; il ragazzo che si ribella al loro potere si chiama Leoluca così come Leoluca Orlando. Il nome di Varrone è ispirato a Marco Terenzio Varrone console romano durante l'età cesarea.
  • la figura del giudice Antonio Servilio, magistrato incorruttibile ma anche un po' imbranato venuto dal nord per far pulizia a Roma, ricorda molto quella di Antonio Di Pietro
  • quando si pente, il senatore Atticus riprende il comportamento di Mario Chiesa, mentre i discorsi che Cinicus pronuncia in sua difesa hanno più di una convergenza con quelli di Bettino Craxi;
  • quando Antonio si ritrova nella gabbia della tigre si domanda se non sia su Scherzi a parte; il riferimento è allo scherzo realmente fatto nel 1993 a Leo Gullotta, quando l'attore fu messo faccia a faccia con una tigre fuori dalla porta del suo garage;
  • la ribellione di Spartaco contro "Roma ladrona" assume i connotati delle proteste anti-sistema della Lega Nord dei primi anni novanta;
  • il nome della discoteca Agrippina'O, nella quale vanno a ballare Iside e Cesare Atticus, è una parodia del nome di una celebre discoteca romana, la Jackie'O.

Dopo il successo[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al grande successo ottenuto dal film del 1994 venne realizzata nel 1998 la miniserie televisiva S.P.Q.R., anch'essa molto ben accolta dal pubblico, con Antonello Fassari e Nino Frassica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Chiti, Roberto Poppi, Enrico Lancia et al., Dizionario del cinema italiano, Roma,Gremese, 2002, vol. 6º ("I film dal 1990 al 2000"), t. 2º ("M/Z"), p. 223. ISBN 88-8440-137-2.

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