La ciociara (film)

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La ciociara
Ciociara-film.jpg
Una scena del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1960
Durata 110 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico, guerra
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Alberto Moravia (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Carlo Ponti
Casa di produzione Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Marceau, Cocinor, Société Générale de Cinématographie
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Adriana Novelli
Effetti speciali Serse Urbisaglia
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Gastone Medin
Trucco Giuseppe Annunziata
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La ciociara è un film del 1960 diretto da Vittorio De Sica. Il soggetto è un adattamento di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini dall'omonimo libro scritto da Alberto Moravia; nonostante le vicende siano romanzate è facile ravvisare analogie con il crimine di guerra riguardante le cosiddette "marocchinate", perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale.[1]

La pellicola è interpretata da Sophia Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Carlo Ninchi e Andrea Checchi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1943 Cesira è una giovane vedova che vive a Roma insieme alla figlia dodicenne Rosetta durante la seconda guerra mondiale.

Per sfuggire ai bombardamenti e alle insidie di una città allo sbando, affida il proprio negozio a Giovanni, un vecchio amico del marito con cui ha una fuggevole relazione, e intraprende un viaggio non semplice verso Fondi per rifugiarsi insieme alla figlia a Sant'Eufemia di fronte alla valle di Fondi, suo paese d'origine.

Sofia Loren ed Eleonora Brown

Arrivate non senza difficoltà a destinazione, Cesira fa subito la conoscenza di Michele, un giovane intellettuale antifascista che ha trovato rifugio anche lui in quei posti. Il giovane, puro e idealista, si innamora di lei, e Cesira dopo alcuni attriti iniziali lo ricambia; anche Rosetta gli si affeziona. Michele, però, viene preso da cinque soldati tedeschi, che necessitano di una guida per attraversare il territorio montano a loro sconosciuto, pochi giorni prima della liberazione e si incammina con loro sui monti senza lasciare più sue tracce.

Quando il peggio sembra passato Cesira decide di far ritorno a Roma, ma proprio questo viaggio risulta fatale. Sulla via verso la città le due, fermatesi in una chiesa diroccata per riposarsi, vengono assalite da un gruppo di Goumier, soldati marocchini dell'esercito francese, che le violentano.

Rosetta ne esce traumatizzata, si chiude in un freddo silenzio e in una strana apatia, che la madre tenta di scuotere. Le due vengono raccolte dal camionista Florindo, che seduce la sconvolta Rosetta e le regala delle calze di nylon. Cesira è colpita da un dolore profondo, turbata più per la figlia che per sé. Alla notizia della tragica morte di Michele, fucilato in montagna dai tedeschi come si sospettava, le due si riavvicinano abbandonandosi, insieme, in un pianto liberatorio: una madre e sua figlia nonostante tutto e inevitabilmente attaccate l'una all'altra.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Ponti, marito della Loren, che inizialmente doveva produrre il film per la Paramount[2], pensò a George Cukor come regista, Anna Magnani (reduce dall'Oscar del 1955) come interprete di Cesira e Sophia Loren come Rosetta. La Magnani rifiutò quando seppe di dover interpretare la parte della madre della Loren[3], per una marcata differenza fisica legata all'altezza tra le protagoniste[4] e suggerì a De Sica di far interpretare la parte della madre alla Loren[5]. Ponti successivamente rinuncerà ai partner americani per la produzione e assocerà la sua Compagnia Cinematografica Champion a due co-finanziatori francesi e affiderà la distribuzione alla Titanus. Inoltre affiderà la regia a De Sica. Lo sceneggiatore Zavattini rimaneggerà il soggetto ringiovanendo Cesira, la quale avrebbe dovuto avere cinquant'anni, per poterla far interpretare alla Loren allora venticinquenne[3]. Data la giovanissima età di Eleonora Brown, interprete della piccola Rosetta, regia e troupe non le parlarono di una scena di stupro ma di violenza gratuita a suon di percosse. De Sica per far piangere la giovane, che non era un'attrice professionista, nella scena della morte di Michele, le raccontò cose atroci, come la finta morte dei genitori[6].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La prima del film avvenne a Milano il 22 dicembre 1960; venne quindi distibuito nelle sale dal giorno successivo. La pellicola venne quindi presentata in concorso al Festival del Cinema di Cannes il 6 maggio 1961. Dopo prima americana a New York il 8 maggio 1961, il film uscì nelle sale americane il giorno successivo con il titolo "Two Women".

Ambientazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le scene del film sono state girate in nove luoghi diversi: gli interni della scena dello stupro nella Chiesa San Francesco di Assisi a Fondi, quando Cesira e Rosetta prendono il treno sono alla Stazione Tiburtina di Roma, l'attacco aereo è ambientato in via Furbara Sasso a Cerveteri, il negozio di Cesira è in via Giulio Cesare Santini 7 a Roma, gli esterni della chiesa sono in via San Francesco a Vallecorsa, la morte del ciclista a causa dell'attacco aereo è girata in via Dormigliosa a Sermoneta, la città in rovina quando le truppe naziste si ritirano è Itri, il villaggio di Sant'Eufemia è in realtà Saracinesco, gli studi della Titanus a Roma per alcuni interni[7].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Per questo impegnativo ruolo drammatico la ventiseienne Loren, che negli anni cinquanta si era affermata nel genere della commedia, fu consacrata a stella del cinema con la vittoria dei maggiori premi italiani (il David di Donatello e il Nastro d'argento) e internazionali, tra cui il primo Oscar assegnato ad un'attrice per un film non in lingua inglese, il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes[8], il BAFTA.

Giunta in Italia la notizia dell'Oscar assegnato a Sophia Loren per il film, il cronista Lello Bersani venne inviato alle sei del mattino con una troupe della RAI a casa dell'attrice per l'intervista che però non fu diffusa perché giudicata inopportuna dai funzionari dell'azienda televisiva: l'attrice infatti compariva in vestaglia accanto a Carlo Ponti, che non aveva ancora regolarizzato la sua posizione coniugale secondo la legge italiana. L'intervista fu mostrata diversi anni dopo ed è conservata nell'archivio RAI.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Mereghetti, nel suo Dizionario dei film, attribuisce alla pellicola due stelle e mezzo su quattro, definendolo «un dramma naturalistico [...] con alternanza di scene madri e parentesi bozzettistiche. Uno spettacolo europeo prodotto all'americana, puntando sul divismo della Loren»[9]. Morando Morandini attribuisce alla pellicola tre stelle su cinque: «il romanzo di Alberto Moravia [...] è trasposto con robusto piglio narrativo. Intensa rievocazione degli anni di guerra, dolore e sangue»[10].

Il sito IMDB gli attribuisce 7,9 stelle su 10 con 6018 voti (al gennaio 2016)[11]. Comingsoon.it 4,4 stelle su 5 con 14 voti[12]. MYmovies 3,89 stelle su 5 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari dei film[4]. Il sito Rotten Tomatoes ha assegnato il punteggio del 100%.

Gian Luigi Rotondi su Il Tempo del 24 dicembre 1960 scrisse: «La Ciociara di Alberto Moravia era il quadro terribile degli ultimi mesi di guerra nel Lazio, visto attraverso gli occhi di una ex contadina che, sfollata da Roma sulle montagne di Fondi con la figlia dodicenne, dopo aver duramente lottato contro la carestia e la fame, doveva assistere, a liberazione avvenuta, al dramma della figlia che, violentata dai marocchini, diventava una poco di buono; lei stessa, preda del bisogno, arrivava fino a rubare, ma poi il dolore per la morte di una persona cara e, soprattutto, la contemplazione di tutto il dolore rimasto a retaggio della guerra, l'aiutavano, purificandola, a ritrovare le vie dell'onestà»[13]. Giulio Cattivelli sulla rivista Cinema Nuovo nel 1960: «Come altri romanzi di Alberto Moravia, La ciociara prima di essere il ritratto di un personaggio è l'analisi di un'idea, o meglio un saggio in forma narrativa dove i personaggi sono i portavoce delle idee dell'autore. Il tema de La ciociara è la guerra vista ed esecrata nella sua violenza profanatrice che tutto insudicia e corrompe, materialmente e moralmente, collettività e individui: come capita alla protagonista Cesira e alla sua giovane figlia, le quali, dopo aver patito la dolorosa odissea dello sfollamento e della fame, nel 1944, quando l'incubo sembra ormai finito, vengono assalite da soldati marocchini in un villaggio deserto e la fanciulla, dopo la feroce violenza, subisce una radicale metamorfosi e si abbandona passivamente alla corruzione»[14]. Ugo Casiraghi su L'Unità del 24 dicembre 1960: «la ciociara è il film di Sophia. Dove il dramma si fa sostanza, e carne e sangue come il positivo personaggio moraviano, è appunto nella ciociara e nella raffigurazione che ne dà la Loren: pur a volte composita nella sua bellezza, essa rende d'impeto la malizia, la semplicità, l'attaccamento da orsa alla sparuta figlioletta e soprattutto l'acre, spietata disperazione di una contadina, che la guerra ha maturato e insieme distrutto»[2]. Antonello Trombadori su Vie Nuove il 24 dicembre 1960: «il racconto moraviano è stato mondato, mediante alcuni potenti colpi d'ascia, prima, e poi con un minuto e incisivo lavoro di pomice, di tutte le ramificazioni più o meno contorte e frastagliate che lo popolano. [...] È un film che ripropone tutta la tematica [...] del neorealismo e sotto questo profilo si tratta di un'opera che costituirà oggetto di appassionate e proficue discussioni»[12]. Nel volume 49 di Segnalazioni cinematografiche: «tratto da un romanzo di Moravia, il film ha il merito di avere saputo ridurre a dimensioni più umane i personaggi, addolcendo molte delle asperità polemiche o descrittive dell'opera ispiratrice. L'interpretazione della protagonista è aderente al proprio personaggio, psicologicamente bene strutturato. Attenta ed abile la regia»[12]. Vittorio Ricciuti su Il Mattino di Napoli: «a parer mio, deve considerarsi il più bel film dell'anno, è un'opera lineare, scarna, asciutta»[2].

Rifacimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 verrà girato da Dino Risi un remake della pellicola per la televisione, più lunga della versione cinematografica, recuperando alcuni episodi che erano stati scartati del libro di Moravia. Il soggetto viene adattato da Dino Risi, Diana Gloud, Lidia Ravera e Bernardino Zapponi. Sophia Loren reinterpreta la protagonista Cesira ventotto anni dopo, insieme con Andrea Occhipinti, Robert Loggia, Leonardo Ferrantini, Dario Ghirardi e Sydney Penny nei panni di Rosetta. In Italia la Ciociara di Risi sarà trasmessa in due puntate di 100' ciascuna[9] su Canale 5 domenica 9 e lunedì 10 aprile 1989[2].

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nella pellicola statunitense Precious (2009), diretta da Lee Daniels, le protagoniste assistono alla visione de La ciociara (noto in inglese come Two women), in lingua italiana con sottotitoli in inglese; per qualche istante la protagonista si identifica nel personaggio di Cesira recitando in italiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 1952: Il caso delle “marocchinate” al Parlamento, su www.cassino2000.com. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  2. ^ a b c d Stefano Masi, Enrico Lancia, Sophia, Bergamo, Gremese Editore, 2001, p. 159, ISBN 88-8440-038-4.
  3. ^ a b Marinella Carotenuto, Sophia Loren, the quintessence of being an Italian woman, Milano, Mediane srl, 2009, p. 133, ISBN 9788896042106.
  4. ^ a b La ciociara (1960), su mymovies.it. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  5. ^ Matilde Hochkofler, Anna Magnani: la biografia, Milano, Bompiani, 2013, pp. 238, ISBN 978-88-58-76378-0.
  6. ^ Anna Masecchia, Vittorio De Sica: storia di un attore, Torino, Edizioni Kaplan, 2012, p. 114, ISBN 9788889908938.
  7. ^ Two Women (1960), su IMDb. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  8. ^ LA CIOCIARA, su Festival de Cannes. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  9. ^ a b Paolo Mereghetti, Il Mereghetti, dizionario dei film, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2011, p. 702, ISBN 978-88-6073-626-0.
  10. ^ Morando Morandini, il Morandini, dizionario dei film, Bologna, Zanichelli, 2010, p. 298, ISBN 978-8808127051.
  11. ^ Two Women (1960), su IMDb. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  12. ^ a b c La ciociara - Film (1960), su ComingSoon.it. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  13. ^ La ciociara (1960), su mymovies.it. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  14. ^ La ciociara (1960), su mymovies.it. URL consultato il 24 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965.
  • Le attrici, Gremese editore Roma 1999.

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