Daicon III e Daicon IV Opening Animations

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Daicon III Opening Animation
Daiconiiilogo.PNG
Logo del cortometraggio presentato nel numero di gennaio del 1985 di Animage
Titolo originaleDAICON 3
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno1981
Durata5:23 minuti
Generefantascienza, azione
RegiaHiroyuki Yamaga
ProduttoreToshio Okada, Yasuhiro Takeda
MusicheKōichi Sugiyama[1], Yūji Ōno, Bill Conti
Character designTakami Akai
AnimatoriHideaki Anno
Daicon IV Opening Animation
Daicon IV logo.PNG
Il titolo che compare alla fine dell'opera
Titolo originaleDAICON 4
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno1983
Durata7:23 minuti
Generefantascienza, azione, musicale
RegiaHiroyuki Yamaga
ProduttoreToshio Okada, Yasuhiro Takeda, Hiroyuki Yamaga
MusicheKitarō, Electric Light Orchestra
Character designTakami Akai
AnimatoriHideaki Anno

Daicon III Opening Animation e Daicon IV Opening Animation, più comunemente noti come Daicon III e Daicon IV, sono due cortometraggi anime diretti da Hiroyuki Yamaga. Prodotti su pellicola da 8 millimetri rispettivamente nel 1981 e nel 1983 per le omonime convention di fantascienza del Nihon SF Taikai, furono realizzati dal collettivo Daicon Film, un insieme di animatori indipendenti che poco dopo si sarebbe associato come Gainax[2]. I due cortometraggi divennero subito celebri, sia per la loro qualità di animazione, insolitamente alta per delle opere amatoriali[3], sia per la presenza di numerosi elementi propri delle culture otaku e pop occidentale. In Daicon IV vennero inseriti il costume della coniglietta di Playboy e la canzone Twilight del gruppo rock britannico Electric Light Orchestra, ma senza previa autorizzazione, e, da questo controverso stato giuridico, il secondo corto incontrò diverse resistenze, che non ne permisero la distribuzione ufficiale[4].

Hideaki Anno, Yamaga e Takami Akai crearono in solitaria Daicon III, contraendo dei debiti che saldarono grazie alla vendita di videocassette e bobine contenenti copie del cortometraggio[5]. I profitti ottenuti da tale commercio vennero reinvestiti nella produzione di Daicon IV, per il quale vennero chiamate come assistenti almeno altre nove persone: in tale sede Anno ed Akai si limitarono alla supervisione delle animazioni[6]. Nel 2001 la rivista giapponese Animage classificò le due opere, sotto il titolo unificante Daicon, al trentacinquesimo posto della classifica dei migliori cento anime di tutti i tempi[7].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Daicon III Opening Animation[modifica | modifica wikitesto]

Un randoseru molto simile a quello della protagonista

Un Jet VTOL della Pattuglia Scientifica di Ultraman atterra in uno spiazzo erboso di una foresta; una ragazzina, di ritorno da scuola con il suo randoseru, lo osserva incuriosita, nascosta dietro un albero. Dal velivolo discendono due membri del corpo speciale che avvicinano la bambina porgendole un bicchiere d'acqua[N 1] e pregandola di consegnarlo a Daicon. Ella accetta la missione, ma, non appena incamminatasi, si imbatte in un Punk Dragon che le blocca la strada con il suo mecha. La macchina, tuttavia, si ribella e, dopo aver ucciso con un missile il suo padrone, ingaggia un duello contro la ragazza. La bambina riesce ad avere la meglio, mostrando una forza fisica fuori dall'ordinario. Nel frattempo Gomora emerge da sottoterra e tenta di afferrarla; la bambina, sfruttando un razzo ausiliario nascosto nello zainetto, fugge in volo. Il mecha la insegue e la colpisce a mezz'aria con un missile, facendole perdere i sensi. Mentre precipita nel vuoto la bambina lascia la presa del bicchiere. Poco prima di schiantarsi al suolo però si ricorda del compito affidatole dalla Pattuglia Scientifica: riacquista conoscenza, afferra il recipiente e, riattivato il propulsore dello zaino, si mette in salvo in una città completamente deserta.

Il robot la raggiunge e le lancia contro una nuova batteria di missili; lei ne ferma uno a mani nude e lo scaglia contro di lui, facendolo esplodere. Seppur ormai ridotto in un cumulo di rottami, il mecha riesce comunque a lanciare un razzo segnalatore che, scoppiando, produce il logo della convention e chiama in tal modo a raccolta Ideon, Godzilla, King Ghidorah e Gamera. La ragazza, di fronte ai nemici, cerca di fuggire in aria; il suo tentativo però si rivela vano, poiché i cieli sono solcati da uno Star Destroyer, un TIE e dalle astronavi marziane del film La guerra dei mondi. Vedendosi circondata, estrae dalla cartella un righello di bambù, che si trasforma in una spada laser con cui taglia a metà un Baltan di Ultraman, e lancia una serie di piccoli missili dal suo randoseru, annientando un Maser Tank della serie Godzilla, la nave da guerra sottomarina Atragon, la corazzata Yamato, l'USS Enterprise, un X-wing e Daimajin. Riesce dunque a farsi strada e a giungere in un deserto, dove trova per metà sepolto un daikon raggrinzito. Lo annaffia con l'acqua del bicchiere ed esso diventa un enorme nave spaziale, chiamata Daicon. La giovane viene condotta a bordo da un raggio di luce e, vestita di un'uniforme navale e con Toshio Okada e Yasuhiro Takeda al posto di comando, parte per i confini lontani dell'universo[8].

Daicon IV Opening Animation[modifica | modifica wikitesto]

La protagonista vestita da coniglietta di Playboy mentre vola sulla Stormbringer

La ragazzina protagonista del primo episodio è cresciuta: indossando un costume da coniglietta di Playboy, combatte con le sue abilità da guerriera contro i nemici del cosmo. Affronta Astron, Jamira, Zarab Seijin, King Joe, Seabonzu, Twin Tail, Gesura, Dada e Saturn[N 2] ed un RX-78 Gundam; sbaraglia un'orda di Metron Seijin, schivando gli attacchi di Gyango, Red King, Baltan Seijin, Takkong, Pole Seijin, Z-Ton, Mephilus Seijin e Seagoras[N 2]; sfida in un duello di spade laser Dart Fener, assistito da un manipolo di stormtrooper; sulla cima di una scogliera sconfigge uno xenomorfo dalle gambe artificiali (che brandisce il Discovery One a mo' di arma) e Dynaman. La Stormbringer appare solcando il cielo e la ragazza riesce a saltarci sopra e a cavalcarla come una tavola da surf.

Planando su di essa, la giovane incontra una formazione di Ultra Hawk 1[N 2] e deflagra la Yamato, l'Arcadia di Capitan Harlock ed una SDF-1 in tandem con un esplosivo VF-1 Valkyrie armato con una sciabola a raggi, simile a quella di Gundam. Dopo aver preso parte ad una nuova battaglia aerea in una caffetteria otaku, vola tra Capitan America, Robin, Batman, Uomo Ragno, Superman e Wonder Woman. Una miriade di velivoli spaziali e personaggi fantastici[N 3] appaiono come visioni nel cielo. Una volta tornata a terra, la ragazza salta giù dalla Stormbringer, la quale si divide in sette parti di altrettanti diversi colori.

Improvvisamente, «quella che potrebbe essere descritta solo come una bomba atomica», secondo il saggista Takashi Murakami[4], disintegra una metropoli non popolata, lasciando dietro di sé una raffica di petali di sakura. Conseguenti terremoti ed inondazioni sconvolgono il pianeta, mentre un raggio lanciato dalla Daicon attraversa l'atmosfera e dà vita ad una vegetazione lussureggiante su tutto il territorio, ora popolato da una folla enorme di personaggi immaginari della cultura pop, cinematografici, fumettistici e letterari[N 4][9][10].

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Hiroyuki Yamaga al Connichi 2008, regista dei due cortometraggi

Toshio Okada e Yasuhiro Takeda, due giovani studenti universitari[N 5], si incontrarono per la prima volta all'AshinoCon del 1978, in seno ad una conferenza sull'arte della narrazione. Scoprendo di condividere una certa insoddisfazione nei confronti della scarsa attenzione che al tempo la maggior parte dei produttori e dei critici cinematografici riservava agli anime e ai tokusatsu[2], decisero di produrre dei cortometraggi anime, presentandoli come evento d'apertura del ventesimo e ventiduesimo Nihon SF Taikai, tenutisi ad Osaka e chiamati Daicon[N 6][11]. Takeda, uno dei principali organizzatori[12], assunse nel 1980 in qualità di registi e animatori Anno, Akai e Yamaga, in quel periodo matricole dell'Università di belle arti della città[11][13] Nei piani originari le due sequenze animate dovevano essere girate su pellicola a 16 millimetri, ma, per varie ragioni, vennero prodotte su quella da 8 mm e la loro lavorazione finì soltanto la mattina prima del loro rispettivo debutto[5]. Le spese di produzione vennero sanate con la vendita di copie in videocassetta e pellicola e ciò spinse Lawrence Eng, antropologo coreano-statunitense autore di numerose pubblicazioni sulla cultura otaku, a vedere i Daicon come il primo esempio di original video animation (OVA), ancor prima di Dallos di Mamoru Oshii, prodotto solo a fine 1983[5][14].

Daicon III[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

«It's hard enough to draw a single Powered Suit with all the lines and complex shapes but here he [Anno] was animating one right in front of us... That settled it - we were doing an anime for the opening film.»

(IT)

«È già difficile disegnare una Powered Suit, con tutte le linee e le forme complesse, ma, in quel momento, [Anno] incominciò ad animarne una proprio di fronte ai nostri occhi. [...] Ci sistemammo, e incominciammo a produrre un anime per la sequenza di presentazione [della Daicon].»

(Yasuhiro Takeda[11])

Hideaki Anno, Hiroyuki Yamaga e Takami Akai lavorarono a Daicon III[15]. Yasuhiro Takeda spiegò nel suo libro The Notenki Memoirs: Studio Gainax and the Men Who Created Evangelion del 2005 che Anno già sapeva come realizzare un anime, ma che non aveva mai lavorato con il rodovetro. Furono indirizzati ad una catena di negozi specializzati per la produzione di opere animate, l'Animepolis Pero, dove scoprirono che il costo dei cel era troppo elevato; quindi ne acquistarono un solo foglio e lo portarono ad uno stampatore di vinile a est di Osaka, affinché ne facesse un rotolo di copie dal valore di duemila yen[5][8][16]. Dopo aver tagliato e preparato i cel di vinile, però, constatarono la pessima qualità della vernice usata per pitturarli, che, una volta seccata, si staccava e si incollava nelle lamine adiacenti[17]. Per cercare di mantenere bassa la spesa i tre praticarono da soli i fori nei fogli B5 destinati all'animazione[17]. La realizzazione venne portata avanti in una stanza vuota della casa di Okada, con la collaborazione di altre persone coinvolte nel business della compagnia, che, talvolta, diedero una mano nei ritocchi delle lastre[17][18]. Il tutto non aveva professionalità o una suddivisione dei ruoli precisa; purtuttavia vennero accreditati Takeda ed Okada alla produzione, Yamaga alla regia, Akai al character design e Anno all'animazione del mecha, che era pensato per un progetto di Kazutaka Miyatake dello Studio Nue (su un'edizione giapponese del romanzo del 1959 di Robert A. Heinlein Fanteria dello spazio)[19][20]. Le riprese vennero eseguite con una macchina fotografica su un treppiede e i fotogrammi furono organizzati da Anno in solitaria, data l'assenza di una scheda di temporizzazione[18]. Come sottofondo musicale furono utilizzati i brani Prologue (プロローグ?) ed Epilogue -Sunrise- (エピローグ・日の出?) di Yūji Ōno (tratti dall'album Cosmos del 1981)[21][22] e Runaway di Bill Conti, facente parte della colonna sonora del dodicesimo film su James Bond Solo per i tuoi occhi[23][24].

Daicon IV[modifica | modifica wikitesto]

Takami Akai e Hideaki Anno, responsabili delle animazioni

Okada, forte delle grandi vendite del merchandise, decise di abbandonare gli studi nel 1982 e di aprire, con l'aiuto del padre, un negozio a casa sua, che chiamò General Products. Per il nome si ispirò a quello dalla società gestita dai Burattinai di Pierson, specie aliena che compare nel Ciclo dello Spazio conosciuto dello scrittore statunitense Larry Niven. Quindi, con il supporto di Takeda, di alcuni amici universitari e di altri conoscenti, si specializzò in garage kit e materiale legato ai tokusatsu e ai personaggi di Daicon III, promuovendosi attraverso alcuni articoli di giornale scritti di suo pugno[2]. Con i soldi guadagnati da questa attività venne fondato Daicon Film, piccolo studio di produzione che realizzò, in preparazione al ventitreesimo Nihon SF Takai, i cortometraggi in 8 mm Kaiketsu Notenki (かいけつ のてんき?) di Takeda, Aikoku Senpai Dainippon (あいこく せんぱい だいにっぽん?) di Akai e Kaettekita Ultraman (かえってきた うltらまん?), diretto da Anno nel 1983, parodie delle pellicole con effetti speciali[25]. Vennero immessi sul mercato al prezzo di diecimila yen e ne vennero vendute circa tremila copie[2].

Per Daicon IV fu presentato un prologo che riassume, in circa novanta secondi, il precedente cortometraggio, con il brano Noah's Ark del compositore nipponico Kitarō come accompagnamento musicale[26]. Al termine di quest'introduzione la Daicon parte per un viaggio interstellare sulle note del brano Prologue degli Electric Light Orchestra, il cui testo («Just on the border of your waking mind/ There lies another time/ Where darkness and light are one/ And as you tread the halls of sanity/ You feel so glad to be, unable to go beyond/ I have a message from another time»[27]) compare in sovrimpressione alla sequenza. Ad esso seguono, esattamente come nell'album Time dal quale sono tratti[28], i singoli Twilight[4] e Hold On Tight[29]. L'impianto di lavorazione di Daicon IV venne approntato in un apposito studio in un edificio noto come Hosei Kaikan, di proprietà di un'azienda tessile[30]. Definito dallo stesso Takeda come «un negozio di anime, nel vero senso della parola», ospitò la maggior parte dello staff, che lavorò ogni giorno per tutta la notte senza aria condizionata. Lo staff era composto da una dozzina di membri, che lavoravano insieme a partire dalle 21:00, subito dopo la chiusura delle attività dell'azienda tessile[6]. Yamaga ricoprì ancora una volta la parte di regista e di co-finanziatore; Anno e Akai quella dei direttori dell'animazione[15]. Toru Saegusa, d'altro canto, ideò la grafica e Yoshiyuki Sadamoto, Mahiro Maeda, Norifumi Kiyozumi pensarono all'animazione vera e propria; eventuali sequenze aggiuntive vennero fatte da Ichirō Itano, Toshihiro Hirano, Narumi Kakinouchi (tutti della Artland[2]), Sadami Morikawa e Kazutaka Miyatake[15]. Inizialmente Daicon IV avrebbe dovuto essere lungo un quarto d'ora, ma la difficile produzione del corto ne impose un considerevole taglio di circa dieci minuti[5].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

File:ELO In October 1971.jpg
Gli Electric Light Orchestra, dopo il rifiuto di Playboy nel venire ad un accordo circa la distribuzione dei due cortometraggi negli Stati Uniti d'America, non vennero neanche contattati da Gainax[31]

Numerose riviste specializzate parlarono di Daicon III, permettendone in tal modo la vendita delle copie su richiesta[2]. Vennero commercializzati, assieme alle versioni in videocassetta e in 8 millimetri, anche i disegni e i fotogrammi originali[32]. I problemi di copyright relativi all'inserimento dei vari personaggi e veicoli di fantasia non permisero mai una pubblicazione vera e propria dei due corti: infatti, ad esempio, l'uscita di Daicon IV negli Stati Uniti d'America venne bloccata in quanto erano stati negati i diritti d'uso del costume da coniglietta e della musica degli Electric Light Orchestra[4].

Nel 1988 un laserdisc intitolato Daicon III and IV Opening Animation venne pubblicato in Giappone come allegato ad un artbook da sedicimila yen in modo del tutto ufficiale; l'anno dopo la Gainax tentò di esportarlo pure nel mercato americano cercando di venire ad un accordo, tramite la divisione General Products USA, con Playboy e gli ELO, ma al periodico non piacque affatto l'idea e così il progetto saltò[31]. È pertanto un oggetto considerato raro e dall'alto valore collezionistico, con cifre di vendita oscillanti tra i 1000 $ e 1500 $[31]. Di Daicon III and IV Opening Animation venne fatta uscire, sempre esclusivamente sul suolo nipponico, una versione in videocassetta, in cui il corto Yamata no Orochi no Gyakushū (八岐之大蛇の逆襲?) di Akai, presente nel laserdisc come materiale bonus, è sostituito con uno della serie su Kaiketsu Nōtenki (快傑のーてんき?)[31][33].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Daicon III riscosse un grande successo al Nihon SF Taikai: registrò circa millecinquecento spettatori[3] e lo staff decise di approfittare dell'occasione per realizzare alcuni oggetti di merchandising, il cui ricavo avrebbe loro permesso di colmare le spese di produzione[11]. Tra i prodotti ufficiali v'erano delle minuscole mascotte e delle Powered Suit di poliestere[34], ben presto esaurite[2]; in più venne allestito per il pubblico in uno spazio aperto un videogioco di simulazione di Star Trek per PC, un finto sparatutto in cui i personaggi della serie erano interpretati da alcuni animatori[35]. Anno e Yamaga vennero ingaggiati dallo Studio Nue per lavorare ad alcuni episodi di Fortezza superdimensionale Macross (1982)[2]. Akai e Yamaga, la sera dopo la convention, mostrarono ad Osamu Tezuka l'opera; a fine proiezione, questi disse: «Beh, c'erano sicuramente molti personaggi nel film. Ne mancano molti altri, però». I due si resero allora conto di aver totalmente omesso i suoi personaggi e rimediarono immediatamente con Daicon IV[36]. Daicon IV generò ancora più clamore ed entusiasmo: furono più di quattromila le persone che assistettero alla sua proiezione e gli organizzatori del festival decisero di creare eventi collaterali a esso dedicati[3].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 il periodico Animage classificò i due cortometraggi, riuniti con il titolo Daicon, al trentacinquesimo posto della classifica dei migliori cento anime di tutti i tempi[7]. Essi non furono esenti da alcune critiche negative. Già all'interno delle convention dell'epoca vennero bollati come banali eventi commerciali, e Okada fu accusato di pensare alla fantascienza come ad un qualcosa di troppo personale, tanto che lo scrittore Yasutaka Tsutsui ironizzò dicendo che sugli eventi da lui organizzati andasse lanciata una bomba atomica[2][37]. Gli stessi autori si espressero con toni duri: al FanimeCon del 2007 Yamaga ammise che «[I due corti sono sia] una fonte di orgoglio, [sia] qualcosa che vuoi strangolare». Akai, dal canto suo, aggiunse di non volerli rivedere: «Il solo pensiero mi fa venire la pelle d'oca»[38]. Lawrence Eng, però, constatò come, senza di essi, la Gainax non sarebbe mai potuta esistere[39].

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Un costume da coniglietta di Playboy, molto simile a quello della protagonista di Daicon IV

Secondo Dani Cavallaro, saggista statunitense autrice de The Art Of Studio Gainax: Experimentation, Style and Innovation at the Leading Edge of Anime del 2008:

(EN)

«Daicon 3 represents an epochal landmark not only in the evolution of the most visionary anime studios of all times but also in the history of animation at large. Indeed, it single-handedly redifined the notion of "convention", paving the way for today's ever-blossoming events of that ilk.»

(IT)

«Daicon 3 rappresenta un punto di riferimento epocale, non solo nell'evoluzione di uno degli studi anime più visionari di tutti i tempi, ma anche nella storia dell'animazione in generale. In effetti, ha ridefinito da solo il concetto di "convention", spianando la strada agli eventi in continua fioritura di oggi dello stesso genere.»

(Dani Cavallaro[35])

Okada, di fatto, fu un pioniere nel business di gadget ispirati a serie anime o manga, in quanto «a quell'epoca la maggior parte di negozi sci-fi [...] importava il merchandise da film stranieri»[35]. Yamaga dichiarò: «All'epoca i venditori di giocattoli non si curavano di tenere oggetti come navi spaziali e cose da anime, film di fantascienza o simili. Ce n'erano alcuni da poco per i bambini, ma assolutamente nulla per i fan più sfegatati. Quello che abbiamo fatto è stato costruirli dai prototipi e venderli tutti da soli»[13]. L'ottimo risultato alle convention spinse il produttore a fondare il Wonder Festival, definito come «una specie di mercato delle pulci per garage kit»; l'iniziativa incontrò a propria volta grande seguito, diventando una fiera semestrale fissa, tenuta a febbraio e agosto nel Makuhari Messe, a Chiba[35][40].

Daicon IV entrò a far parte della cultura otaku sin dalla sua proiezione e finì per diventarne un simbolo, venendo più volte citato in produzioni cinematografiche e televisive giapponesi[41][42]. Cristian Giorgi di Pluschan Magazine scrisse che «segnò indelebilmente gli spettatori otaku, sopraffacendoli e venendo ricordato ancora oggi come un caposaldo del genere, nonché l'iniziatore del filone mecha bishōjo[2] La stessa Bunny Girl (conosciuta anche come "Daicon Girl"[43]) venne sfruttata dalla Gainax per la realizzazione di certi personaggi femminili nei suoi primi OAV, quali Noriko di Punta al top! - GunBuster (1988) e Misty May di Otaku no video (1991)[41][44], e citata in altri prodotti animati, come nel quinto episodio (Brittle Bullet) dell'OAV del 2000 FLCL, in cui la protagonista Haruko Haruhara, con indosso un costume da coniglietta rossa, ad un certo punto vola su un basso elettrico e urla «Daicon V!» prima di attaccare un robot gigante con una fionda[41][45].

I titoli di testa della serie televisiva drammatica del 2005 Densha Otoko e dell'anime che vi compare, Getsumento Heiki Mīna (月面兎兵器ミーナ?), omaggiano esplicitamente il cortometraggio, presentando una ragazza che indossa un costume molto simile alla coniglietta e la canzone Twilight in sottofondo[41][42]. I titoli furono commissionati dapprima alla Gainax, che rifiutò, e poi allo studio Gonzo, studio fondato da Shouji Murahama, Mahiro Maeda, Hiroshi Yamaguchi e Shinji Higuchi[46][47]. Dal 2008 al 2016 il concorso AMV dell'Otakon venne aperto con un video nel quale furono riutilizzate alcune piccole sequenze della pellicola[48]. Nel corso della settima edizione della MikuMikuDance Cup (del 2011) venne presentato un remake in animazione in grafica 3D di Daicon IV ad opera di PonpokoP, con Hatsune Miku nei panni della Bunny Girl[41][49][50]. Infine, il 9 ottobre 2015 venne pubblicato nella Nihon animator mihon'ichi (日本アニメ(ーター)見本市 Nihon animētā mihon'ichi?) Cassette Girl, un original net anime diretto da Hiroyasu Kobayashi, che volle anch'egli citarla inserendo un mecha ispirato a quello di Miyatake ed il vestito da coniglietta che ad un certo punto calza la protagonista[51].

Merchandise e Daicon Film 33[modifica | modifica wikitesto]

Logo del sito del progetto Daicon Film 33

Durante i Daicon, parallelamente alla proiezione dei rispettivi cortometraggi, vennero venduti alcuni articoli di merchandise[52]: la General Products realizzò diversi garage kit della Daicon IV no Onnanoko (DAICON Ⅳの女の子?), sia come studentessa (in metallo e in scala 1:12)[N 7][53] sia come Bunny Girl (disponibile in due versioni: in resina[N 8][54] e l'altra in metallo[55], entrambe in scala 1:12[56])[57]. Nell'estate del 2001, nel SF2001 a Makuhari Messe di Chiba, la Kaiyodo propose in tiratura limitata DAICON Ⅲ & DAICON Ⅳ Girl Reprint Resin Cast Kit (DAICON Ⅲ & DAICON Ⅳ の女の子 復刻版レジンキャストキット?), la ristampa di un garage kit della ragazzina ideato da Yuki Oshima e fatto da Bome nel 1983; la stessa azienda lo ristampò nel marzo 2015, vendendolo al prezzo di 12000 ¥[57], mentre nel 2016 ne fece uscire una edizione deluxe[58].

L'8 gennaio 2014 la Gainax annunciò i dettagli di un nuovo progetto per celebrare il trentatreesimo anniversario della nascita della Daicon Film chiamato Daicon Film 33. L'idea era quella di realizzare un «revival di Daicon Film», accompagnato da articoli di merchandise[59], come magliette, felpe, gonne, cover telefoniche e borse[60]. Una nuova illustrazione della "Daicon Bunny Girl" venne disegnata da Takami Akai, visualizzabile anche nella homepage del sito della Gainax[61].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative
  1. ^ Secondo Okada, l'acqua simboleggia l'«opportunità», ovvero, per Eng, «fare il miglior uso delle proprie opportunità, combattendo contro coloro che cercano di sottrarr[cele]». Cfr. (EN) Lawrence Eng, Daicon III and IV Opening Animations - Trivia, su Cornell Japanese Animation Society. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato l'8 febbraio 2005).
  2. ^ a b c Dal franchise di Ultraman.
  3. ^ Come i protagonisti de Il Signore degli Anelli, Conan il barbaro, Le cronache di Narnia e del Ciclo di Pern, un incrociatore da battaglia Klingon, la nave del romanzo Base Luna chiama Terra, il Millennium Falcon, Lord Jaxom (dal Ciclo di Pern della scrittrice Anne McCaffrey), i Thunderbirds, Kamen Rider, Jumborg Ace, un Verme Re da Nausicaä della Valle del vento, Nausicaä stessa, Lynn Minmay, Mazinga Z, Kool Seijin (dall'universo narrativo di Ultraman) e Cutie Honey.
  4. ^ Quali Anna dai capelli rossi, Apollo Geist, Bandel Seijin e Kemur (dal media franchise di Ultraman), Barom-1, Bart, Bert, Big X, Boss Borot di Mazinga, un Brutishdog, il capitano Dyce, Char Aznable, Cobra, Cornelius (dal media franchise statunitense de Il pianeta delle scimmie), Cyborg 009, Densen Man, Doruge (un kaijū della Toei Company), Doraemon, Gavan, il mostro della laguna nera, Gort, Hikaider, il dottor Jack Griffin, Koichi Zenigata, Kamen Rider V3, Kanegon, Lamù, Lupin III, Maria da Metropolis, Mutante di Metaluna, i marziani de La guerra dei mondi del 1953, Ming lo spietato, Moon Mask Rider, Q-tarō, Pris, Robby il robot, Robocon, il robot-pistolero de Il mondo dei robot, Robot Santōhei, Jena Plissken, Soran, Space Ace, Go Mifune, Spock, Superman, Super sentai, Susumu Kodai (dell'opera di Leiji Matsumoto La corazzata Yamato), Super Robot 28, Toriton ed uno Xilieno (dalla saga di Godzilla).
  5. ^ Okada frequentava la Osaka Electro-Communication University e Takeda Scienze e Tecnologia nel Kansai.
  6. ^ "Daicon" deriva dalle particelle "dai", pronuncia alternativa della "O" di "Osaka", e "con", abbreviazione di "convention". Cfr Cavallaro, p. 3.
  7. ^ Numero di serie: MK-007.
  8. ^ Numero di serie: F11-17191.
Fonti
  1. ^ (EN) Chris Greening, Koichi Sugiyama Profile, su VGMO - Video Game Music Online, 15 ottobre 2014. URL consultato il 24 marzo 2020.
  2. ^ a b c d e f g h i j Cristian Giorgi, Le (Grandi) Radici della Gainax, su Pluschan Magazine, 17 gennaio 2019. URL consultato il 24 marzo 2020.
  3. ^ a b c Cavallaro, p. 9.
  4. ^ a b c d Murakami, pp.9-10.
  5. ^ a b c d e (EN) Lawrence Eng, Daicon III and IV Opening Animations - Trivia, su Cornell Japanese Animation Society. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato l'8 febbraio 2005).
  6. ^ a b Takeda, p. 81.
  7. ^ a b (EN) Animage Top-100 Anime Listing, su Anime News Network. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 15 aprile 2019).
  8. ^ a b Cavallaro, pp. 6-8.
  9. ^ Murakami, pp.116-117.
  10. ^ Federico Antonio Russo, Daicon IV: un'analisi approfondita, su FAR from Animation, 1º novembre 2016. URL consultato il 24 marzo 2020.
  11. ^ a b c d Cavallaro, p. 3.
  12. ^ Takeda, p. 21.
  13. ^ a b Takeda, p. 8 Traduzione di Dani Cavallaro.
  14. ^ (EN) Martin Theron, Dallos Sub.DVD - Review, su Anime News Network, 19 marzo 2014. URL consultato il 24 marzo 2020.
  15. ^ a b c (EN) Lawrence Eng, Daicon III and IV Opening Animations - Production Credits, su Cornell Japanese Animation Society. URL consultato il 24 marzo 2020.
  16. ^ Takeda, p. 50.
  17. ^ a b c Takeda, p. 51.
  18. ^ a b Takeda, p. 52.
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  20. ^ Takeda, pp. 51-52.
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  30. ^ Takeda, p. 80.
  31. ^ a b c d (EN) Lawrence Eng, Daicon III and IV Opening Animations : Laserdisc and other Media, su Cornell Japanese Animation Society. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato il 15 maggio 2014).
  32. ^ Takeda, pp. 54.
  33. ^ (JA) Lawrence Eng, ダイコンフィルム!, su ameblo.jp, 14 giugno 2011. URL consultato l'11 dicembre 2020.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]