Zona d'operazioni delle Prealpi

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Zona d'operazioni delle Prealpi
Reichsadler der Deutsches Reich (1933–1945).svg Flag of the NSDAP (1920–1945).svg
Informazioni generali
Nome ufficiale Operationszone Alpenvorland
Nome completo Zona d'operazioni delle Prealpi
Capoluogo Bolzano
Dipendente da Reichsgau Tirol-Vorarlberg (Terzo Reich)
Amministrazione
Forma amministrativa Gau
Gauleiter Franz Hofer
Evoluzione storica
Inizio 10 settembre 1943
Causa Armistizio di Cassibile
Fine 1 maggio 1945
Causa Occupazione alleata
Preceduto da Succeduto da
Provincia di Bolzano
Provincia di Trento
Provincia di Belluno
AMGOT
Provincia di Trento
Provincia di Belluno
Cartografia
Zona d'operazioni delle Prealpi.svg

La Zona d'operazioni delle Prealpi o OZAV (acronimo del tedesco Operationszone Alpenvorland) fu una suddivisione politica che comprendeva le province italiane di Bolzano, Trento e Belluno, che furono sottoposte ad amministrazione militare del Terzo Reich. Fu istituita durante la seconda guerra mondiale, nell'autunno 1943.

Analogamente, in Friuli e nella Venezia Giulia fu creata una zona d'operazioni del litorale adriatico.

Il concetto di Gau[modifica | modifica wikitesto]

Per comprendere la natura dell'OZAV, è necessario approfondire la diversa analisi ideologica del concetto di Stato fra il fascismo e il nazismo. Nella visione del partito di Mussolini, lo Stato era visto come la concretizzazione della nazione.[1] Da ciò derivava l'assoluta centralità dello Stato in quanto tale e, come corollario, la riduzione dello stesso partito ad un mero mezzo, non un fine, della detenzione del potere politico: nell'Italia fascista, se la copertura di rilevanti posizioni all'interno del partito era ovviamente un rilevante aiuto per l'ottenimento di funzioni pubbliche, l'autorità sui cittadini si esercitava legalmente per il tramite delle cariche statali, non per mezzo delle gerarchie del partito.[2]

La concezione hitleriana era invece totalmente opposta. Secondo i nazisti, lo Stato era un'organizzazione irrimediabilmente corrotta e dominata da quelli che erano visti come i nemici del partito, ossia ebrei, massoni e socialisti: influenzato da elementi antinazionali, lo Stato era considerato una minaccia in sé, di cui la nazione doveva disfarsi per poter perseguire i suoi disegni di dominio mondiale. Espressione autentica della nazione era il partito nazionalsocialista, non lo Stato, e pertanto la suprema autorità doveva andare in capo al primo, rispetto al quale le cariche statali e locali venivano ridotte a pure esecutrici degli ordini delle gerarchie del partito.[3]

Il gau era dunque la suddivisione territoriale interna del partito nazista funzionale a commissariare nei fatti ogni carica pubblica locale presente dell'ambito spaziale di propria competenza. Se spesso i confini dei gau riprendevano quelli amministrativi, talvolta ne potevano trascendere, essendo comunque espressione di un'organizzazione diversa da quella dello Stato. Indipendentemente dall'ente amministrativo di appartenenza, tutti i funzionari pubblici del Gau dovevano obbiedenza assoluta al capo locale del partito, il gauleiter, in ossequio al principio del führerprinzip. L'istituzione dei Reichsgau composti da vari Gau rispose poi alla necessità di fornire al partito un'organizzazione anche a livello regionale, oltre a quello provinciale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In data 10 settembre 1943, il Führer, Adolf Hitler, ordinò l'occupazione delle province da parte del Terzo Reich, andando a costituire la Operationszone Alpenvorland, ovvero la Zona operativa delle Prealpi. L'area era affidata a Franz Hofer in qualità di Gauleiter del Tirolo, carica tradotta in italiano come Commissario Supremo, il quale aveva pieni poteri, compreso quello di vita e di morte: rispondeva solo e direttamente a Hitler. Hofer era già in carica ad Innsbruck dai tempi dell'Anschluss del 1938, e le province dell'OZAV divennero in pratica un'espansione dell'ambito territoriale di sua competenza, il Reichsgau Tirol-Vorarlberg.[4]

Repubblica Sociale Italiana - Le aree segnate in verde facevano ufficialmente parte della R.S.I. ma erano considerate dalla Germania zone di operazione militare e sottoposte a diretto controllo tedesco.

Il 6 novembre 1943, il commissario Hofer istituì a Bolzano il "Sondergericht für die Operationszone Alpenvorland", ovvero un speciale tribunale, che aveva competenza nel caso in cui il reo o la parte lesa fosse un cittadino appartenente al Reich.[5]

Il commissario Hofer nominò Capo della Provincia a Trento l'avvocato Adolfo Bertolini e a Bolzano Peter Hofer,[6] poi deceduto e sostituito nel dicembre 1943 da Karl Tinzl.[7]

Nella Provincia di Belluno l'occupazione, affidata a truppe composte in buona parte da arruolati altoatesini, compreso il secondo battaglione del SS-Polizei-Regiment "Bozen", e dai trentini del Cst, il Corpo di sicurezza trentino. Nel biennio dell'Alpenvorland il Cadore visse momenti molto duri, tanto che il 10% dei prigionieri al lager di Bolzano venivano da questa provincia, oltre alle ristrettezze economiche. Rimosso Italo Foschi, il prefetto indicato dalla RSI, perché considerato troppo nazionalista, i tedeschi nominarono Capo della Provincia il suo vicario Carlo Silvetti. Alla fine della guerra Belluno conterà un migliaio di morti (di cui 86 impiccati, 127 fucilati e 11 uccisi dalle sevizie), circa trecento feriti, 1600 deportati e 7000 internati, secondi i dati dalla motivazione della Medaglia d'oro conferita alla città di Belluno per tutta la provincia il 16 marzo 1947.

Gli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Con la costituzione della Zona operativa delle Prealpi, iniziò la deportazione degli ebrei, avallata dalla politica fascista che in virtù delle leggi razziali del 1938 aveva preparato le liste della popolazione ebraica. In tutta l'Italia, fu proprio in Alto Adige che si verificarono i primi arresti di ebrei e quindi la loro deportazione, e per la maggior parte transitavano per il Campo di transito di Bolzano.[8]

La capitolazione[modifica | modifica wikitesto]

Facilitate dalla contemporanea insurrezione partigiana, il 25 aprile 1945 le truppe alleate dilagarono in tutta la Pianura Padana. Contemporaneamente a nord, anche in Germania tutti i fronti difensivi tedeschi erano collassati. L'idea di un ridotto alpino in cui le residue forze naziste si sarebbero trincerate, e che avrebbe avuto nell'OZAV proprio il suo caposaldo, venne subito abbandonata con le morti di Mussolini ed Hitler. Il 1º maggio 1945 le truppe angloamericane entravano a Trento, rimuovendo le autorità nazifasciste e ponendo tutta l'area sotto la propria occupazione, l'AMGOT. Le province di Trento e Belluno furono restituite al governo italiano il Capodanno del 1946 come il resto del Nord Italia: gli americani tennero invece l'Alto Adige sotto l'autorità delle Nazioni Unite fino alla firma del trattato di pace del 1947, nell'attesa di decidere se affidare il territorio all'Italia o all'Austria.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La visione fascista appare chiaramente influenzata dal passaggio storico del Risorgimento, durante il quale la creazione dello Stato italiano fu il mezzo indispensabile per la formazione della nazione italiana.
  2. ^ Si noti come per lo stesso Mussolini la carica di segretario del partito fu solo un viatico per ottenere quella di capo del governo raggiunta la quale, la prima fu abbandonata a favore dei gerarachi.
  3. ^ Si noti come curiosamente la visione nazista, in pratica una forma di partitocrazia radicale, si avvicinasse più a quella sovietica che a quella tradizionale delle forze di estrema destra: nella Germania nazista, come nell'URSS, le cariche politiche divennero un puro fatto burocratico interno, il potere politico reale essendo in capo agli uomini di partito indipendentemente dal fatto di coprire contemporaneamente o meno cariche statali.
  4. ^ Come più sopra esposto, nella concezione nazista i confini amministrativi potevano divenire irrilevanti rispetto alla suddivisione in Gau del territorio. Non faceva differenza il fatto che la frontiera del Brennero fosse un limite statale e non semplicemente provinciale: l'autorità e il potere assoluto del partito nazista erano comunque considerati di ordine superiore.
  5. ^ Gerald Steinacher, Das "Sondergericht für die Operationszone Alpenvorland" 1943-1945, in Südtirol im Dritten Reich, Innsbruck-Vienna-Bolzano, Studienverlag, 2003, pp. 259-274.
  6. ^ Portava lo stesso cognome del Gauleiter Franz Hofer ma non ne era parente.
  7. ^ Su di lui v. Annuska Trompedeller, Karl Tinzl (1888–1964). Eine politische Biografie, Innsbruck-Vienna-Bolzano, Studienverlag, 2007. ISBN 978-3-7065-4322-4
  8. ^ Cinzia Villani, Zwischen Rassengesetzen und Deportation - Juden in Südtirol, im Trentino und in der Provinz Belluno 1933-1945, Innsbruck, Wagner, 2003. ISBN 3-7030-0382-0
  9. ^ In conseguenza di ciò, i sudtirolesi non votarono né per il referendum sulla repubblica, né per l'elezione della Costituente il 2 giugno 1946.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]