San Martino Gusnago
| San Martino Gusnago frazione |
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Viale che conduce alla chiesa parrocchiale |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Coordinate | 45°16′0″N 10°34′0″E / 45.26667°N 10.56667°ECoordinate: 45°16′0″N 10°34′0″E / 45.26667°N 10.56667°E | ||||
| Altitudine | 42 m s.l.m. | ||||
| Abitanti | 130[1] | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 46040 | ||||
| Prefisso | 0376 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | Sammartinesi | ||||
| Patrono | San Martino di Tours | ||||
| Giorno festivo | 11 novembre | ||||
| Localizzazione | |||||
San Martino Gusnago (San Martì in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Ceresara, in provincia di Mantova.
Indice |
Storia [modifica]
Fu sede in una pieve rurale che comprendeva un territorio molto vasto, inoltre le sue terre furono sempre ambite da nobili famiglie fin dal tempo dei Longobardi.
Origini ed età longobarda [modifica]
San Martino Gusnago è attestata fin dall’epoca longobarda, nell’VIII secolo, come sede di una chiesa alle dipendenze del monastero femminile di San Salvatore, dedicata a San Martino, che con il tempo darà il nome anche all’abitato.
Tre documenti parlano di questa località, dal 760 al 771.
In un primo atto, datato 4 ottobre 760, il re Desiderio, insieme al figlio Adelchi ed alla moglie Ansa, conferma ed amplifica le proprietà ed i privilegi del monastero bresciano di San Salvatore. Da tale documento si evince che Sirmione era una località di primaria importanza, la cui giurisdizione parrebbe estendersi fino al villaggio di S. Martino Gusnago, distante una trentina di chilometri da essa.[2]
Con un altro diploma dell’anno 763, i re Desiderio ed Adelchi concedono al monastero di S. Salvatore in Brescia le proprietà di tale Cunimondo da Sirmione, a questi confiscate per avere ucciso nelle corte regale Maniperto, gasindo della regina Ansa.[3]
Successivamente, tuttavia, il medesimo Cunimondo si vede mitigata la condanna per intercessione della stessa Ansa, e può così lasciare diversi suoi beni siti a S. Martino Gusnago, presso il fiume Osone, ad alcune chiese di Sirmione dipendenti dal monastero di S. Salvatore e alla chiesa di S. Martino in località Cusenago, con atto datato 13 giugno 765.[4] È questa la prima attestazione di una chiesa dedicata a San Martino nella località di Gusnago. Le carte testimoniano dunque che quella di Gusnago è la più antica chiesa della attuale diocesi di Mantova.[5]
Con atto datato 25 settembre 771, un certo chierico Andrea, abitante in Gosenago finis Sermionsi, permuta con Anselperga, figlia di re Desiderio e badessa del monastero di S. Salvatore, alcuni beni in Sirmione, avendone in cambio altri nel Vicentino.[6]
S. Martino Gusnago appare di nuovo situata nel territorio di Sirmione, e strettamente legata a questo luogo, in quanto Andrea, abitante a S. Martino, aveva beni in Sirmione, come il precedente Cunimondo, abitante sul lago, aveva beni in S. Martino.
Nella permuta la badessa, oltre a molti beni nei territori menzionati, otteneva anche la corte che il religioso aveva proprio a Gusnago, unitamente ad alcune pertinenze.
Insieme a S. Martino Gusnago vengono infatti menzionate altre due località, probabilmente alla prima legate amministrativamente e vicine geograficamente, nelle quali sorgono altri beni dello stesso Andrea ceduti ad Anselperga: due case massaricie, ovvero due abitazioni annesse a modesti poderi.
Esse erano situate la prima nel vico Bononio – identificabile con le odierne Bologne, frazione di Redondesco -, coltivata da un tale chiamato Audolo; la seconda, lavorata da un uomo libero di nome Rodoaldo, sorgeva nel vico Febresa. Questo secondo luogo va forse situato lungo il corso d’acqua oggi conosciuto come Tartaro-Fabrezza. In particolare, è possibile che il vico Febresa coincida con una cascina oggi sita nel comune di Piubega, di nome Fabrezza.[7]
Età franca e pieno Medioevo [modifica]
Sconfitti e tacitati i Longobardi, si spegne ogni voce anche su Gusnago e sulla sua chiesa.
Per sapere qualcosa bisogna attendere il testamento del bresciano Bilongo, vescovo di Verona, che nell’847 lega ad alcuni parenti l’usufrutto dei suoi beni nel fondo di Gusnago[8]. A questa pergamena segue un altro secolo di buio documentale.
Nel 961 ci si imbatte in un’altra carta relativa a Gusnago, ossia la vendita effettuata dal conte di Seprio Nantelmo al conte Attone di Lecco di proprietà nel vico e nel fondo di Gusnago.
La chiesa compare di nuovo solo nella donazione operata dai marchesi Obertenghi Adalberto e Adelaide nel 1033, quando è presente, nel loro patrimonio disponibile trasferito al monastero di Castione dei Marchesi, anche San Martino in Gonsenago.
Il documento fornisce un dato decisivo perché, per la prima volta, indica il nome del luogo anteponendogli il titolo della chiesa, probabilmente sorta per volontà delle badesse del cenobio di San Salvatore tra il 760 e il 765, e in seguito non più attestata.
In una carta successiva del marzo 1037, l’imperatore Corrado II riconosce a Istolfo vescovo di Mantova i beni e i diritti della chiesa mantovana, e tra le altre cose elenca le 35 pievi che spettano alla diocesi. Tra queste vi è la plebem de Gulsfenago, ossia la pieve di Gusnago.
Sul confine nordoccidentale della diocesi, la pieve di San Martino in Gusnago estende la sua autorità e amministra il battesimo su una circoscrizione piuttosto vasta che include certamente i territori di Ceresara, Villa Cappella e Piubega, con le rispettive chiese che le sono soggette.
Altri documenti aiutano a chiarire quale fosse la situazione delle proprietà esistenti in San Martino Gusnago nei secoli dall’XI al XIII: negli stessi giorni dell’anno 1037, il medesimo Corrado II, con un diploma conferma, per il monastero mantovano di San Ruffino, i beni di Gussenago. È proprio questa presenza di diritti appartenenti a enti benedettini che spiega il sorgere, non lontano da Gusnago, di un’area denominata Benedesco.
A San Martino Gusnago però ancora nell’XI secolo, almeno sulla carta, permanevano pertinenze del monastero bresciano di Santa Giulia. Nel 1060 una bolla di papa Niccolò II, tra i beni di quel cenobio, conferma anche la corte di San Martino Gusnago. Una successiva bolla di papa Pasquale II del 1106 registra come appartenente al monastero anche la stessa chiesa di San Martino, Cusenagum cum ecclesia S. Martini.
Da questi dati emerge che la documentazione relativa all’appartenenza ecclesiastica della chiesa di San Martino è, per questi secoli XI e XII, contraddittoria: da una parte – quella costituita dalle carte imperiali destinate all’episcopio di Mantova - Gusnago è incluso nei confini mantovani e staccato dalla originaria dipendenza dalla diocesi di Brescia e dal monastero di S. Salvatore-S. Giulia; dall’altra – con i papi a garantire per S. Giulia – la chiesa di San Martino è confermata al monastero bresciano.
Non ci sono tuttavia documenti espliciti che dimostrino che Gusnago sia stato oggetto di vere e proprie controversie tra la diocesi di Mantova e il monastero benedettino di Brescia. Così nel 1132 il conte Abate di Sabbioneta, della stirpe degli Ugonidi, può affermare che i beni da lui donati alla chiesa mantovana di San Pietro, posti tra Gusnago e Casaloldo, sono in comitatu et episcopatu mantuano.[9] I restanti documenti duecenteschi sulla pieve di Gusnago riguardano infine tutti il clero plebano.[10]
I Conti di San Martino [modifica]
I conti di San Martino Gusnago, come i conti di Casaloldo, di Montichiari, di Asola, di Mosio, di Marcaria, di Redondesco, sono una famiglia che si afferma alla metà del XII secolo, discesa dalle stirpi dei cosiddetti conti di Sabbioneta e dei conti Arduini di Parma, chiamate nel loro insieme Ugonidi.[11] Ognuna delle famiglie citate per distinguersi prende il nome dal feudo sede della sua residenza o dei suoi principali interessi, pur rimanendo in possesso comune e porzionario del comitatus.[12]
Gli studiosi non sono concordi su quale sia la località da cui questi nobili, appartenenti alla potente stirpe feudale dei conti Ugonidi, presero il nome: il dubbio è tra San Martino dall'Argine, per cui propendono Fè d’Ostiani e, con qualche riserva, Tonini,[13] e S. Martino Gusnago, indicato da Vaini e Castagna-Predari.[14]
A S. Martino dall’Argine tuttavia non sono mai registrati possedimenti dei conti rurali bresciani cui appartengono anche i San Martino, né dei conti di Sabbioneta o di Parma, loro ascendenti, mentre a S. Martino Gusnago sì.
In effetti sono numerosi gli elementi che conducono verso San Martino Gusnago: la presenza in questo luogo di beni appartenenti ai conti del Seprio, probabilmente aventi una comune origine con i conti rurali bresciani[15], nonché di possedimenti degli ascendenti dei conti di Sabbioneta, come risulta dall’atto di donazione del 1033 di Adelberto marchese e di Adelaide contessa. Inoltre, Gusnago compare incluso tra le località sedi di diritti della contessa Matilde di Desenzano del Garda, moglie di Ugo III di Sabbioneta, e nelle sue vicinanze si situano proprietà dei conti Abate, pure di Sabbioneta, e Vizolo I dei Longhi.[16] Infine, si sa con certezza che nei pressi di San Martino in Gusnago erano presenti nel XIII secolo, proprio quei conti rurali, derivati dalle famiglie comitali appena ricordate, chiamati di San Martino.[17]
Si tratta di una nutrita serie di indizi di importanza tutt’altro che secondaria che, insieme, potrebbero costituire un argomento decisivo per sostenere che la località di origine dei conti di San Martino fu proprio Gusnago, e non S. Martino dall’Argine.
A porre fine al dubbio in senso favorevole a Gusnago potrebbe essere un documento datato 1229, 19 dicembre, Mantova, in cui i conti Girardo e Guelfo sono chiamati de Sancto Martino in Gosenagho.[18]
Per la prima volta i nomi di questi conti si trovano nell’atto di compravendita fra il comune di Brescia ed i conti di Lomello, del 23 marzo 1180, in cui questi ultimi parlano di Gerardo, Guelfo, Corrado, ed Azzone Bletone, Comites qui nuncupantur de S. Martino.[19]
Tanti storici accennano ai conti di San Martino, ma divergono sulle loro possibili provenienze e ascendenze. Il Wustenfeld e l’Odorici, seguendo le loro premesse, fanno derivare anche questi conti da quelli di Sabbioneta e Desenzano, ma da un ramo collaterale alla contessa Matilde e quindi da essa non direttamente discendenti.[20] Navarrini, quando fa discendere i San Martino dalla stirpe dei conti Ugonidi, in sostanza conferma l’ipotesi dell’Odorici.[21] Il Volta afferma che i San Martino discendevano da un conte Gransedonio di S. Martino, che nel 1110 combatté come capo fazione in Mantova contro Rufino Zanicalli e suoi aderenti.[22] Fè d’Ostiani però si dichiara giustamente scettico al riguardo, in quanto la “cronaca di Ardicio Aimoni” su cui si fonda il Volta, e seguita anche da Odorici, è ritenuta da molti critici come falsa, o per lo meno interpolata.[23]
Secondo Fè d’Ostiani i conti di San Martino, per il fatto che sono gli unici tra i conti rurali bresciani nominati dai conti di Lomello nel contratto di vendita di cui sopra, apparterrebbero ad uno dei rami degli stessi conti lomellini.
Tuttavia, nella sua proposta commette un errore, quando afferma che i conti di San Martino furono chiamati dai Lomello, ad esclusione degli altri conti che condividevano i loro beni in modo proporzionale, ad essere mallevadori dell’atto di compravendita con Brescia.[24] In realtà, in quel documento i San Martino sono bensì chiamati in causa, ma in chiara opposizione ai Lomello, in quanto questi ultimi dichiarano che difenderanno la vendita fatta a Brescia dalle future possibili pretese e rivendicazioni su di essa di tutti i conti chiamati di San Martino. Come garante del contratto compare invece un altro conte rurale bresciano, ovvero Vizolo di Asola, menzionato come testimone che ha apposto la sua firma in calce al documento.
Nonostante questa svista dello storico bresciano, la parentela tra le due stirpi comitali dei Lomello e dei San Martino rimane in piedi.
I conti di San Martino, insieme con altri loro parenti, i conti Ugoni o Longhi, compaiono ancora in una controversia con la Badia Leonense, nel 1182, per alcuni terreni posti tra Asola e Fiesse.[25]
Il 16 aprile, a Fiesse, l’abate di San Benedetto di Leno e i comites - in particolare Azzo a nome anche di Ugo, Guglielmo, Gualfredo, Pizzo, Gerardo Narisius e Guizolo, e a sua volta Girardo de Sancto Martino anche a nome di Guelfo, Azzo e il fratello di Azzo, nonché per Corrado, il quale si è anche impegnato a giurare personalmente entro il termine stabilito – giurano di attenersi all’arbitrato di Atto da Pralboino e di Agostino avvocato nella controversia per Magazzano, per la selva e per lo spineto.[26]
Nel 1183, il 15 maggio, a Fontanella Grazioli di Casalromano viene emessa la sentenza. Nella controversia tra Gonterio, abate di Leno, da una parte, e dall’altra i comites Girardo de Sancto Martino e Azzone, anche come procuratori di Ugo, Guglielmo, Girardo, Narisio, Guizzolo, Gualfredo, Pizzo, Guelfo, Corrado, Azzone Blethonus e suo fratello, dall'altra, circa il possesso della metà dello spineto verso oriente, dalla quale l’abate diceva di essere stato espulso dalla controparte con la forza, mentre i predetti conti affermavano di averla posseduta a buon diritto da lunghissimo tempo, Attone da Pralboino e Agostino figlio del fu Susalla, insieme col loro assessore Desiderio, condannano la controparte a restituire i beni contesi all’abate, fatti salvi eventuali diritti del conte Guifredo Brachiumferri e di Ziliolo Decordati.
Inoltre in merito alla contesa tra gli stessi circa la terza parte pro-indiviso della selva e delle due parti ugualmente pro-indiviso di Machazanum, terre queste tra il castrum di Fiesse e Asola, mentre entrambi i contendenti affermano di aver diritto al possesso, e asserendo l’abate di aver diritto al reintegro nel possesso qualora appaia che ne è stato estromesso, Attone e Agostino dichiarano che l’abate ha maggiori diritti e ordinano ai comites di non disturbare il possesso.[27]
Negli anni Venti del XIII secolo, Enrico, figlio di Azzone conte di Mosio, attesta che i conti di San Martino dividevano gli onori coi conti Ugoni, sotto il qual nome di famiglie si debbono comprendere tutti gli altri conti porzionari che portavano il titolo dell’uno o dell’altro dei luoghi del comitato.[28]
Secondo Fè d'Ostiani, da ciò si può inferire che i conti di San Martino appartengono ad una famiglia diversa da quella dei conti Ugoni, e mentre tutti questi ultimi conti andavano fra loro più o meno d'accordo, dissentivano dai conti di San Martino fino ad usare contro di loro le armi, come si rileva dal processo del 1228 pubblicato dall’Odorici.[29]
Che i conti di San Martino fossero feudatari nel territorio bresciano è provato anche da altre fonti, dalle quali sembra che essi possedessero alcune terre in Calvagese della Riviera e in Carzago, luoghi in cui avevano degli arimanni.[30]
Certo è, qualunque fosse la loro precisa origine, che i conti San Martino appartenevano a una famiglia nobilissima, sia per la sua antichità, sia per l’influenza e potenza esercitate nei Comuni di Mantova e Brescia, sia per aver dato alcuni suoi membri a diverse città in qualità di reggitori o podestà.[31]
Alcuni loro esponenti furono scelti a ricoprire cariche di grande importanza e responsabilità. Guelfo conte di San Martino fu podestà di Verona nel 1197-1198, anno, quest’ultimo, in cui intervenne all’atto di pace fra Ferraresi e Mantovani. Nel 1201 era podestà di Mantova, quando comandando l’armata mantovana fu ucciso presso il fiume Ravenzate, a Nogarole Rocca.[32]
Bonifacio, figlio di Guelfo, che il Volta dice di finissimo accorgimento, potente e ricco, sostituì per pochi mesi il padre nella podestaria di Mantova, nella quale l’anno dopo – 1202 - fu confermato, e lasciò di sé un tale buon nome, che nel 1216-1217 fu rieletto ed alla scadenza riconfermato per il 1218, quando fu paciere tra Mantova e Verona.[33]
Nel 1208 il conte Bonifacio intervenne all’alleanza stretta in Mantova tra questa e Cremona, Verona, Estensi e Ferrara.[34]
Nel 1203 e nel 1226 lo troviamo come podestà di Verona, ma durante il secondo mandato i Veronesi lo espulsero perché creduto colpevole di non aver impedita l’occupazione di Vicenza da parte di Ezzelino da Romano.[35]
Nel 1223 lo troviamo ancora nel refettorio dei canonici della cattedrale di Brescia mentre riceve un’intimazione per restituire alcuni beni del comitato di ragione del Comune da lui occupati, mentre nel 1227 egli è presente a Marcaria ad un atto di riconoscimento e restituzione di altri beni di Brescia di cui i feudatari rurali si erano appropriati.[36]
Nel 1232, egli è presente a Campitello di Marcaria, convocato dal vescovo di Mantova Guidotto.[37] Nel 1238 è citato come ancora vivente.
Il figlio Manuele nel 1232 è investito di terre di proprietà del vescovo di Mantova in Marcaria.[38]
Il conte Martino di San Martino compare nel 1215, quando Rambertino Buvalelli, podestà del comune di Mantova, nel pubblico consiglio di Brescia propone di compensare i debiti tra Bresciani e Mantovani.[39]
Corrado conte di San Martino fu podestà di Modena nel 1203, e nel 1210 lo troviamo a Mantova come testimone in una sentenza del vescovo mantovano Enrico, vicario di Ottone IV. Corrado il Giovane, nipote del Corrado succitato e fratello di Bonifacio, fu podestà pure di Modena nel 1224, e di Mantova nello stesso anno, insieme a Pace Boccacci.[40]
Fè d'Ostiani crede che questa famiglia, che apparteneva, dal punto di vista della partecipazione alla vita politica, più a Mantova che a Brescia, non si sia compromessa con il Comune bresciano, come fecero gli altri conti del comitato rurale alla venuta in Italia dell’imperatore Federico II, perché fra i beni del comitato confiscati da Brescia nel 1240 non si accenna a quelli dei conti di San Martino.[41]
L’ultima notizia dei conti San Martino è fornita dal Volta, quando dice che Bonifacio, forse figlio di Martino del conte Guelfo, fu nel 1259 podestà di Mantova, sottoscrivendo nel maggio di quell’anno la lega fra quel Comune, Uberto Pallavicino e Buoso da Dovara, contro Ezzelino.[42]
Età moderna [modifica]
Nel corso del XVIII secolo il territorio di San Martino Gusnago fu assegnato dall'imperatore Giuseppe d'Asburgo (unitamente alla Corte di Soave) in feudo a Carlo Antonio Giannini Conte del Sacro Romano Impero e quindi scorporato amministrativamente dal Ducato di Mantova. Estinti i Giannini, il territorio fu inglobato di nuovo nel mantovano.
Luoghi di interesse [modifica]
Palazzo Secco-Pastore [modifica]
Il Palazzo è testimone di diversi secoli di storia. Edificato per volere di Francesco Secco d'Aragona, cognato del marchese Federico I Gonzaga di Mantova, nella seconda metà dei XV secolo e attribuito all'architetto Luca Fancelli, pervenne nel 1491 ai Gonzaga di Mantova e di Castiglione delle Stiviere, ai Furga, agli Orsini di Bracciano, ai conti Giannini nel 1709 e nel 1789 a Francesco Alceo Pastore. Questi ultimi ampliarono considerevolmente l'edificio fino a portarlo alle attuali dimensioni.
Chiesa parrocchiale [modifica]
La Chiesa Parrocchiale, sorta su di un preesistente edificio del XV secolo, fu eretta tra il 1726 ed il 1730 dall'architetto svizzero Giovan Maria Borsotto e si presenta con una facciata barocca con ben visibili riferimenti classici. All'interno vi sono dipinti del pittore mantovano Dionisio Mancina e marmi della bottega dei Gamba.
Corte Nuova [modifica]
Procedendo verso Casaloldo ci si imbatte nella Corte Nuova con la caratteristica casa-torre di Ferrante Gonzaga costruita nel 1576, appartenuta alla famiglia di San Luigi Gonzaga e al Collegio dei Gesuiti di Castiglione delle Stiviere nel 1608, prima di pervenire alla famiglia Pastore.
Corte San Lazzaro [modifica]
All'inizio della strada che collega Ceresara con la frazione Villa Cappella sorge Corte San Lazzaro, una residenza agricola fortificata. Appartenuta al marchese di Castel Goffredo Aloisio Gonzaga nel XVI secolo, passò per successione al figlio Orazio, marchese di Solferino.
Note [modifica]
- ^ circa
- ^ ODORICI 1854-58, vol. IV, doc. XVII, pp. 34-36.
- ^ ODORICI 1854-58, vol. IV, doc. XXIV, pp. 41-42.
- ^ ODORICI 1854-58, vol. IV, doc. XXV, pp. 42-43.
- ^ VIGNOLI 2000, pag. 19.
- ^ ODORICI 1854-58, vol. IV, doc. XXXV, pp. 56-57.
- ^ VIGNOLI 2003, pp. 26-29.
- ^ ODORICI 1854-58, vol. IV, doc. XXXI, p. 92; CONTI in VIGNOLI 2009, p. 64; SIMEONI.
- ^ TORELLI 1924.
- ^ VIGNOLI 2000, pagg. 35, 37, 39, 41.
- ^ CONTI in VIGNOLI 2009; ODORICI 1854-58, vol. IV-VI; NAVARRINI 1991.
- ^ FE’ D’OSTIANI 1899; MENANT 1994.
- ^ FE’ D’OSTIANI 1899, pagg. 16-21; TONINI 2003, pagg. 28, 30- 31.
- ^ VAINI 1986, pagg. 145-146; CASTAGNA PREDARI 1991-93, vol. II, pag. 205, vol. III, pag. 58.
- ^ CONTI in VIGNOLI 2009, pp. 15-16; BACCHI in TOGLIANI 2007.
- ^ ODORICI 1854-58, voll. IV-V; CONTI in VIGNOLI 2009, pp. 16-17, 30.
- ^ Ecco l’elenco dei documenti: anno 961, Nantelmo conte di Seprio vende ad Attone conte di Lecco 100 iugeri in vico et fundo Gosenagio; anno 1033, i coniugi Adelberto marchese obertengo e Adelaide contessa, figlia di Bosone I degli Ugonidi, donano parte dei loro numerosi fondi per la costruzione del monastero di Castione Marchesi, tra cui beni in San Martino in Gonsenago; anno 1107, la contessa Matilde da Treviso, vedova di Ugo conte di Desenzano-Sabbioneta, nel suo testamento dona al monastero di San Tommaso di Acquanegra sul Chiese molti suoi beni, tra cui Gausegnano; anno 1132, il conte Abate di Sabbioneta dona alla cattedrale di Mantova alcuni beni situati in loco qui dicitur Gausenago, aventi tra i confinanti le proprietà del conte Vizolo; anno 1295, i conti di San Martino possiedono a San Martino Gusnago la “selva corta”. VAINI 1986, pagg. 145-146; VIGNOLI 2000, pp. 35-41.
- ^ REGISTRO DELLA MENSA VESCOVILE 2004, n. 22, pag. 46: "de Sancto Martino in Gonsenago. Die XIII exeunte dicembri (…) Ibique dominus Pellizarius, Dei gratia Mantuanus episcopus, investivit, secundum bonum usum regni, dominum Martinum et dominum Bonifacium comites, recipientes vice et nomine heredum dominorum comitorum Girardi et Wuelfi de Sancto Martino in Gosenagho, de suo recto feudo et spetialiter de omni eo quod continetur in quodam publico instrumento per manum magistri Raymondi confecto, pro quo eidem domino episcopo iuraverunt fidelitatem contra omnem personam et omnes raciones (episcopatus manutenere), spetialiter in loco ubi est dictum feudum, et omnes (eius) credencias (privatas habebit)".
- ^ I conti Lomelli vendono al Comune di Brescia le loro feudalità dall’Oglio al Mincio. Anno 1180, 1 marzo e 23 marzo: Liber Potheris 1899, coll. 25-30; ODORICI 1854-58, vol. VI, doc. CLI, pagg. 38-44: Liber Potheris Brixie, c. 4: 1180, 1 martii. Venditio facta per comitem Rufinum de Lomello de eo quod habebat in terra Mariane, Mosii, Retholdesci. Actum in loco Comezani; c. 5: 1180, 23 martii. Instrum. solutionis facte pro Comune Brixie comiti Ruphino de Lomello. Actum in terrat. Confluentie episc. Vercellensi etc.; c. 6: 1180, IX ex. martii. Absolutio fidelitatis facta per comitem Ruphinum de Vassallis qui erant inter Alleam et Mentium. Actum in loco Confluentie.
- ^ ODORICI 1854-58, voll. IV-V.
- ^ LIBER PRIVILEGIORUM 1988, Introduzione.
- ^ VOLTA 1807; VISI 1976, pagg. 195-197.
- ^ TONINI 2003, pagg. 31-33, con cartina in cui è ricostruito il comitato del casato del Conte Ugone; ODORICI 1854-58, vol. IV.
- ^ FE D’OSTIANI 1899.
- ^ BONAGLIA 1991, pp. 22, 165.
- ^ Abbazia di San Benedetto di Leno – Area scientifica, Fonti storiche del secolo XII
- ^ Abbazia di San Benedetto di Leno – Area scientifica, Fonti storiche del secolo XII
- ^ LIBER POTHERIS 1899, documento numero 49, colonna 197.
- ^ Il processo dei conti Narisi di Montichiari. Anno 1228, in ODORICI 1854-58, vol. VIII, doc. CCLXXXVIII, pagg. 125-132; BONAGLIA 1991, pp. 46-53.
- ^ "Istud est feudum quod tenet dominus Andrea filius quondam domini Andree Iumente, scilicet viginti solidos imperialium de feudo camere et totum illud quod habet in loco Murcule, et illud totum quod habet in loco Calzavesii extra castellum, et exceptis arimannis quos tenet a comitibus Sancti Martini et sex denarios ficti quos habet Sege, et excepto eo quod Bellandus de Nuce tenet ab eo in loco Calzavesii et Carziachi et quod tenet a supradictis comitibus. Item totum illud quod habet in loco Carziachi, excepto uno campo quem a dictis comitibus ipse tenet". 1192 aprile 10, aprile 12, Brescia – Riconoscimento dei feudi della Badia Leonense. Abbazia di San Benedetto di Leno – Area scientifica, Fonti storiche del secolo XII
- ^ PIOVANELLI 1977; ODORICI 1876; D’ARCO 1874; FE’ D’OSTIANI 1899.
- ^ FE’ D’OSTIANI 1899; BREVE CHRONICON MANTUANUM 1968; SIMEONI. Documenti: 1198, giugno 2, Ostiglia, in ecclesia: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 169, pagg. 472-473. 1198, giugno 5, Melara, in platea: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 170, pag. 474. 1198, giugno 5, Melara, in platea ecclesie; giugno 6, Ostiglia, in clausura: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 171, pagg. 474-476. 1198, giugno 14, Ferrara, in ecclesia Sancti Georgii: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 172, pagg. 477-478.
- ^ LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 31, pagg. 151-154. BREVE CHRONICON MANTUANUM 1968. "Item de Regio, .MCCXVII., inditione quinta. In nomine Christi. Die dominico .X. exeunte ianuario, millesimo .CCXVII., inditione quinta, coram domino Bono de Sancto Martino protestate Mantue": 1217, gennaio 22, Mantova, in palacio domini Mantuani in quo potestas retinet rationes: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 114, pagg. 356-357. Alla presenza del podestà di Mantova, conte Bonifacio di San Martino, i componenti del consiglio di credenza del comune ed i supervisori agli statuti giurano i patti con i quali i Mantovani si impegnano a sostenere, anche con aiuti militari, gli eredi di Azzo d’Este e la loro parte; segue uguale giuramento prestato dai membri del consiglio generale in data 28 novembre. 1217, novembre 17, Mantova, in palacio domini Mantuani Advocati: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 182, pagg. 504-507. Mantova, 1217 – copia di Graziadeo de Riva contenuta nell’Archivio Gonzaga: NICOLINI 1959, doc. CVIII e ss., pagg. 100-107.
- ^ ODORICI 1854-58, vol. VII, docc. CCXLV-CCXLIV, pag. 45-47; vol. VIII, docc. CCLXXIX -CCLXXX, pagg.114-118.
- ^ ODORICI 1876, D’ARCO 1874; SIMEONI.
- ^ LIBER POTHERIS 1899; FE’ D’OSTIANI 1899.
- ^ "De iurisditionibus Campitelli. Eo die, loco et millesimo (die VI intrante decembri). Presentibus dominis Manfredo archipresbitero de Campitello, Bonifacio comite de Sancto Martino...": REGISTRO DELLA MENSA VESCOVILE 2004, n. 772, pagg. 448-450.
- ^ 1232, settembre 22, Mantova: REGISTRO DELLA MENSA VESCOVILE 2004, n. 740, pag. 430.
- ^ 1215, giugno 10, Brescia, in palacio comunis: LIBER PRIVILEGIORUM 1988, n. 52, pagg. 198-199; cfr. anche ODORICI 1854-58, vol. VII, doc. CCLIX, pagg. 83-85.
- ^ D’ARCO 1874; ODORICI 1876.
- ^ FE’ D’OSTIANI 1899; LIBER POTHERIS 1899; MARCHETTI LONGHI 1961.
- ^ VOLTA 1807; FE’ D’OSTIANI 1899.
Bibliografia [modifica]
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