Ansa (regina)

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Ansa (... – Liegi?, post 774) fu regina dei Longobardi e regina d'Italia nell'VIII secolo, quale moglie di Desiderio (756-774).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ansa apparteneva a una famiglia dell'aristocrazia bresciana ed era figlia di un nobile di nome Verissimo. Il nome latino non implica un'origine romano-italica, in quanto Romani e Longobardi, nell'VIII secolo, tendevano ormai a portare indifferentemente nomi germanici o latini. Sposò Desiderio probabilmente all'epoca di Liutprando e, nel 753, promosse la fondazione di un monastero, inizialmente intitolato ai santi Michele e Pietro.[1] Desiderio, intanto, era divenuto un personaggio autorevole e la coppia si trasferì prima a Pavia, presso la corte reale, quindi in Toscana, quando Desiderio divenne duca di Tuscia. Alla morte del re Astolfo, Desiderio riuscì a impadronirsi del trono. Ansa, divenuta regina, collaborò attivamente con il marito, soprattutto in campo religioso. A Brescia, ampliò il monastero precedentemente fondato, che divenne il monastero di San Salvatore, lo dotò di un'eccezionale ricchezza e ne fece badessa la figlia Anselperga. Alla giurisdizione di San Salvatore fu sottomessa un'intera rete di complessi monastici tra Lombardia, Emilia e Toscana, creando una federazione direttamente controllata dal sovrano.[2] Ansa, descritta come bellissima nell'epitaffio dettato da Paolo Diacono, fu attiva certamente anche in campo politico[3] e presumibilmente contribuì alla politica matrimoniale che imparentò la monarchia longobarda con importanti potenze europee.

La coppia ebbe almeno un figlio (Adelchi) e cinque figlie ("Ermengarda", Anselperga, Gerberga, Adelperga e Liutperga). Dopo la caduta del regno longobardo a opera di Carlo Magno Ansa fu rinchiusa, come Desiderio, in un monastero dell'Impero carolingio[4], a Liegi o forse a Corbie[senza fonte].Una tradizione locale vuole però che sia stata sepolta nel monastero da lei fondato, per cui è possibile che, dopo la morte del marito, Ansa, ormai anziana, abbia ricevuto il permesso di ritirarsi a Brescia.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G.Bognetti, La Brescia dei Goti e dei Longobardi, in Storia di Brescia, I, Brescia 1963, p. 435,
  2. ^ Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 120.
  3. ^ C. Helbling, Ansa, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. £, Roma 1961, p. 361.
  4. ^ Jarnut, p. 126; Sergio Rovagnati, I Longobardi, p. 92.
  5. ^ A. Magnani, Le regine longobarde a Pavia, p. 91,"Studi sull'Oriente cristiano", 16/2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]