Rocky V

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« Devi sfidare quell'uomo a combattere! Se si rifiuterà, dovrai insultarlo, dovrai trattarlo come un cane, dovrai umiliarlo, dovrai provocarlo in ogni modo per trascinarlo sul ring! »
(George Washington Duke verso Tommy Gunn)
Rocky V
RockyV.png
Sylvester Stallone in una scena del film
Titolo originale Rocky V
Paese di produzione USA
Anno 1990
Durata 104 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.37 : 1
Genere drammatico, sportivo
Regia John G. Avildsen
Soggetto Sylvester Stallone
Sceneggiatura Sylvester Stallone
Produttore Robert Chartoff, Irwin Winkler
Casa di produzione United Artists, Star Partners III Ltd.
Fotografia Steven B. Poster
Montaggio John G. Avildsen, Robert A. Ferretti, Michael N. Knue
Musiche Bill Conti
Scenografia William J. Cassidy
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Rocky V è un film del 1990 diretto da John G. Avildsen.

È il quarto sequel del fortunato Rocky del 1976 e, come i precedenti episodi, è sceneggiato e interpretato da Sylvester Stallone. Prodotto nuovamente da Robert Chartoff e Irwin Winkler e diretto da John G. Avildsen (il regista del primo episodio), il film vede un Rocky Balboa ritirato dal mondo del pugilato, allenare un giovane e promettente ragazzo di nome Tommy Gunn.

A questo film partecipa il figlio di Stallone, Sage, nel ruolo di Robert, mentre Tommy Gunn è interpretato da Tommy Morrison.[1]

Il franchise è stato proseguito da Rocky Balboa (2006).

Trama[modifica | modifica sorgente]

Dopo lo scontro con Ivan Drago, Rocky ritorna in patria dopo un periodo di tempo non meglio precisato e viene osannato dai suoi fans, ma lo attende un'amara sorpresa: suo cognato Paulie, prima di partire con lui per la Russia, le aveva fatto firmare imprudentemente una procura, in favore del proprio commercialista, convinto fosse una proroga per la dichiarazione dei redditi, portando Rocky sul lastrico. Come se non bastasse, Rocky scopre che, a causa dei violenti colpi riportati nell'incontro con Drago, ha riportato delle gravissime lesioni irreversibili in alcune aree cerebrali, che potrebbero essergli fatali se ritornasse sul ring.

Decide, così, di ritirarsi per sempre dato che sarebbe stato difficile ottenere inoltre l'idoneità medica: abbandona il titolo di campione del mondo dei pesi massimi che resta quindi vacante, tutti i suoi averi (compresa la lussuosa villa, i mezzi di trasporto e quant'altro) vengono messi all'asta per pagare i creditori ed estinguere i debiti contratti dall'infedele commercialista e, con sommo rimpianto, egli torna a vivere nella vecchia casa di Paulie e Adriana insieme alla moglie, al figlio e al cognato.

Dopo alcuni momenti di sconforto, Rocky riapre la palestra di Mickey che era rimasta abbandonata e comincia ad allenare nuovi talenti emergenti fra cui Tommy Gunn, di cui accetta di diventare il manager. Dopo qualche tempo, però, il ragazzo si imbatte nell'infido George Washington Duke che, intenzionato a fare tornare sul ring Balboa usando il suo pupillo come esca, promette a Gunn denaro, un'auto nuova, una ragazza belloccia prezzolata e soprattutto il titolo mondiale.

Rocky è sconvolto e quando cerca di redimere l'allievo, che nel frattempo lo aveva portato a ottimi risultati sul ring, viene abbandonato da quest'ultimo. Intanto, Rocky si accorge di aver trascurato troppo la sua famiglia, in quanto troppo preso dagli allenamenti di Tommy. Così, si precipita da suo figlio, intenzionato ad apprendere i fondamentali di questo sport, e si riappacifica con lui. La stessa notte Tommy diventa il nuovo campione del mondo dei pesi massimi, dopo aver sconfitto facilmente Union Cane che si rivela solo un "fantoccio" di Duke. Tommy viene, quindi, contestato dai giornalisti che non lo reputano un vero campione, ritenendolo solo un burattino all'ombra di Rocky; anche il pubblico, durante l'incontro, inneggia a Rocky rivolgendo sonori fischi a Tommy.

Condizionato da Duke, Tommy si precipita a sfidare Rocky per dimostrare al mondo di essere lui il nuovo campione. Rocky quasi lo ignora, quindi Tommy sferra un pugno in faccia a Paulie solo perché quest'ultimo gli aveva rinfacciato con durezza la sua ingratitudine; così Rocky decide di affrontarlo a viso aperto in strada per impartirgli una sonora lezione. Inizialmente l'ex campione è in svantaggio a causa dei danni riportati nello scontro con Drago. Rievocando le parole di Mickey, Rocky riesce alla fine a sconfiggere il suo ingrato allievo e a sferrare un colpo anche a Duke in risposta alle sue provocazioni davanti alla televisione giunta sul posto, alla gente del quartiere, a sua moglie Adriana e a suo figlio Robert.

Il giorno dopo padre e figlio corrono insieme la scalinata del Philadelphia Museum of Art e Rocky, dopo aver dato a Robert il gemello d'oro appartenente a Rocky Marciano che Mickey gli aveva regalato prima di morire, lo abbraccia per ringraziarlo di tutto, concludendo così il quinto capitolo della saga di Rocky Balboa.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura originale prevedeva in origine la morte di Rocky per mano di Tommy Gunn; poco prima che le riprese iniziassero, però, la produzione decise di cambiare il finale, anche contro il volere di Sylvester Stallone.[2]

Casting[modifica | modifica sorgente]

Per la parte di Tommy Gunn, Stallone ingaggiò un vero pugile, Tommy Morrison.[3] Lo stessa cosa accadde per i provini di Union Cane, quando fu scelto Michael Williams che nella vita reale è stato veramente un pugile.

Per la parte di Robert, Stallone scelse il suo stesso figlio: Sage Stallone.[4]

Burgess Meredith ritornò in questo film nel ruolo di Mickey. Nel film il personaggio appare in svariati flashback. In alcune scene tagliate, Mickey appare sui binari della ferrovia durante lo scontro tra Rocky e Tommy Gunn. In questa occasione, come nella versione originale, incoraggia il suo allievo a rialzarsi.[5]

Jodi Letizia sarebbe dovuta apparire in una scena del film sempre nel ruolo di Marie, che nel film è diventata una prostituta. La scena in questione è stata tagliata nel montaggio finale del film.[6]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Botteghino[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti è stato il capitolo della saga con incasso minore (40.9 milioni di dollari), nonostante il film avesse avuto una buona campagna di marketing virale.[7] L'incasso globale ha raggiunto i 119 milioni di dollari.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Il sito Rotten Tomatoes ha riportato che il 21% delle recensioni professionali ha dato un giudizio positivo sul film.

Il Los Angeles Times ha considerato Rocky V come il miglior sequel di Rocky.[8]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Doppiaggio italiano[modifica | modifica sorgente]

  • La direzione del doppiaggio è stata eseguita da Manlio De Angelis, su dialoghi di Marco Guadagno.
  • In questo film viene reinserito il nome italianizzato di "Adriana" (Adrian).
  • Quando Rocky rievoca le immagini del passato, durante il combattimento con Gunn, ricorda la frase che Ivan Drago aveva pronunciato riferendosi a Creed («And if he dies, he dies»). Stavolta, in questo "sogno", a differenza del capitolo precedente, la frase viene tradotta correttamente («E se morirà, morirà»).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Phil Berger, Film Flam for 'Rocky' in New York Times, 15 novembre 1989. URL consultato il 12 agosto 2010.
  2. ^ He could have been a contender, Independent. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  3. ^ Rocky V' Has Drama Coaches in Its Corner : Film: Acting teachers are traditionally barred from movie sets. But for Stallone's latest boxing epic, a Studio City couple was allowed to show newcomer Tommy Morrison the ropes, scene by scene and blow by blow. in The Los Angeles Times. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  4. ^ Stallone Jr. Hopes Playing Rocky Jr. Won't Cramp His Lifestyle in The Los Angeles Times. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  5. ^ Finale alternativo Rocky V. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  6. ^ "Access Hollywood" Episode dated 11 July 1997 (TV episode 1997) - IMDb
  7. ^ 'Home' KOs 'Rocky V' at Box Office in The Los Angeles Times. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  8. ^ MOVIE REVIEW : A Kinder, Gentler Rocky Balboa : Of Sylvester Stallone's 'Rocky' sequels, No. 5 comes closest to some of the endearing qualities associated with the first. in The Los Angeles Times. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  9. ^ (EN) Nomination al cofanetto della saga, Imdb Official Site. URL consultato il 17-09-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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