Marketing virale

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Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere un messaggio a un numero elevato di utenti finali. La modalità di diffusione del messaggio segue un profilo tipico che presenta un andamento esponenziale.

È un'evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un'intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine nasce nella metà degli anni Novanta con Draper Fisher Jurvetson, utilizzando una analogia biologica con la diffusione esponenziale di un virus e così l'espressione viral marketing diviene nel 1998 marketing "buzz-word of the year".

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il principio del viral marketing si basa sull'originalità di un'idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l'idea, che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del "passaparola", la conoscenza dell'idea.

In genere, il termine è riferito agli utenti della rete che, più o meno volontariamente, suggeriscono o raccomandano l'utilizzo di un determinato servizio (per esempio, per la scelta di un indirizzo e-mail). Ultimamente, questa tecnica promozionale si sta diffondendo anche per prodotti non strettamente connessi a Internet: veicolo del messaggio resta comunque la comunità in rete, che può comunicare in maniera chiara, veloce e gratuita.

Un esempio di marketing virale in rete sono le e-mail contenenti storie divertenti, giochi online, siti web curiosi, che nel giro di pochi giorni possono attrarre milioni di visitatori. Spesso si tratta di fenomeni temporanei, i cosiddetti internet meme (Internet phenomenon), che hanno un picco di visite in un periodo determinato, per poi veder calare la propria attrattiva. Tra i "fenomeni" recenti della rete, si può citare il sito The Million Dollar Homepage di Alex Tew, uno studente inglese che, per pagarsi gli studi universitari, ha avuto l'idea di vendere un milione di pixel a un dollaro ciascuno, o il caso del film Cloverfield.

Negli ultimi anni la principale piattaforma di viralizzazione è diventata YouTube. Tante sono le aziende che hanno raggiunto il successo grazie ad esso, come per esempio Million Dollar Shave Club (link al video).Multinazionali come P&G per esempio hanno investito molto su questo mezzo. Creare un contenuto che diventi virale non è certo semplice o scontato: in tempi recenti l'elemento preferito da parte degli studi di Marketing è il nascondere la natura artificiale del contenuto (omettendo marchi e loghi per esempio). In generale un contenuto diventa virale se ritenuto originale, divertente, emozionante.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Seth Godin: Unleashing the ideavirus, 2001
  • Emanuel Rosen: The Anatomy of Buzz, 2002
  • Susannah Gardner: Buzz Marketing with Blogs For Dummies, 2005
  • Mark Hughes: Buzzmarketing: Get People to Talk About Your Stuff, 2005
  • Ron McDaniel: Buzzoodle Buzz Marketing, 2006
  • Stefano Calicchio: Trasmetti il Virus, 2006
  • Gianluca Arnesano: Viral Marketing, 2007
  • Bernard Cova, Alex Giordano, Mirko Pallera: Marketing non-convenzionale. Viral, guerrilla, tribal e i 10 principi fondamentali del marketing postmoderno, 2008 - Ediz. Il Sole 24 Ore Libri
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