Karel Reisz

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Karel Reisz

Karel Reisz (Ostrava, 21 luglio 1926Londra, 25 novembre 2002) è stato un regista cecoslovacco naturalizzato britannico, uno dei principali esponenti del Free Cinema degli anni cinquanta e sessanta, insieme a Lindsay Anderson e Tony Richardson.

In circa trentacinque anni di carriera, divisa tra una prima fase britannica (anni cinquanta e sessanta) ed una seconda americana (anni settanta e ottanta), ha diretto nove lungometraggi, fra i quali spiccano l'esordio Sabato sera, domenica mattina (1960), la sfrenata commedia Morgan matto da legare (1966) e il raffinato melodramma La donna del tenente francese (1981).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini e formazione[modifica | modifica sorgente]

Reisz nacque a Ostrava, nell'allora Cecoslovacchia (attualmente in Repubblica Ceca), il 21 luglio del 1926 in un'agiata famiglia ebraica. Di fronte alla crescente minaccia nazista, nel 1938, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, il padre avvocato lo mette in salvo in Inghilterra, insieme al fratello maggiore Paul, durante l'operazione conosciuta come Kindertransport. Si rivelerà una decisione lungimirante, perché l'intera famiglia rimarrà vittima della Shoah, i genitori moriranno ad Auschwitz.

Dopo aver compiuto i propri studi presso la scuola quacchera di Leighton Park, a Reading, appena diciottenne si arruola nella Royal Air Force, ma non partecipa ai combattimenti.[1] Dopo un breve ritorno nella patria d'origine, si stabilisce di nuovo nella patria di adozione, dove compie studi di scienze all'Emmanuel College di Cambridge e dal 1947 al 1949 insegna alla Grammar School di Marylebone.[1]

Anni cinquanta e sessanta: il Free Cinema[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra comincia anche a scrivere di cinema. Sulle pagine della rivista dell'Università di Oxford Sequence, pubblicata dal 1946 al 1952, di cui è redattore insieme a Lindsay Anderson e Gavin Lambert, viene teorizzato un cinema realistico, dal basso, in opposizione al cinema britannico esistente all'epoca e in sintonia con analoghe istanze sollevate dai giovani drammaturghi e romanzieri. Dal 1952 al 1958 collabora con la prestigiosa rivista del British Film Institute Sight & Sound.

Fra il 1952 e il 1955 dirige la programmazione del National Film Theatre, un incarico che dà i suoi frutti con la pubblicazione, nel 1953, del notevole La tecnica del montaggio cinematografico (The Technique of Film Editing, Focal Press, Londra), un testo fondamentale, frutto dell'analisi empirica di innumerevoli film alla moviola,[1][2] utilizzato fra gli altri da Truffaut e Resnais.[3]

Nel 1955, grazie al supporto dell'Experimental Film Fund del British Film Institute, Reisz e Richardson girano il cortometraggio Momma Don't Allow e l'italiana Lorenza Mazzetti il mediometraggio Together. Lindsay Anderson, che aveva girato nel 1953 il corto O Dreamland, mai proiettato, e sta aiutando Mazzetti a montare il proprio film, propone di presentarli insieme in un programma speciale con il titolo complessivo "Free cinema", accompagnato da un breve "manifesto", poco più di un biglietto di presentazione,[4] firmato dai quattro registi, un'efficace trovata per attirare l'attenzione della stampa.[5] Le tre brevi opere sono proiettate dal 5 all'8 febbraio 1956 al National Film Theatre: in modo del tutto casuale,[6] ha così origine il movimento del Free cinema, che afferma una nuova libertà poetica unita ad una rinnovata sensibilità sociale, definisce il regista come osservatore e commentatore della società contemporanea, propone un'arte politicamente impegnata ed espressione personale, che richiede l'impegno dell'autore in tutte le fasi della lavorazione dell'opera e l'utilizzo di nuove forme produttive e tecniche cinematografiche, fuori dagli schemi tradizionali.

Grazie ad alcuni film pubblicitari diretti per l'industria automobilistica Ford, nel 1958 Reisz può produrre una serie di documentari, Look at Britain,[7] il primo dei quali, Every Day Except Christmas, è diretto da Anderson, mentre il successivo We Are the Lambeth Boys, sui giovani di un quartiere popolare, lo dirige in prima persona.

Nel 1960 esordisce nel lungometraggio e nel cinema di finzione con Sabato sera, domenica mattina (Saturday Night and Sunday Morning), dall'omonimo romanzo di Alan Sillitoe, interpretato da Albert Finney. Il film, che si mantiene in linea con le precedenti esperienze documentaristiche per il realismo di ambienti e messinscena e per il tema del contrasto tra l'alienante lavoro quotidiano e l'evasione festiva, ottiene un grande successo non solo di critica, ma anche di pubblico.[8] L'esordio di Reisz, insieme a quello precedente, nel 1958, di Tony Richardson, I giovani arrabbiati, dal dramma teatrale Ricorda con rabbia di John Osborne, segnano la rivelazione al grande pubblico dell'esistenza di un nuovo, vitale movimento cinematografico, e ne costituiscono in concreto il "manifesto".

Nel 1963 è tempo di cimentarsi nel lungometraggio anche per il terzo elemento del trio di punta del Free Cinema, Lindsay Anderson. Così come Richardson aveva prodotto il suo Sabato sera, domenica mattina, Reisz produce l'esordio di Anderson, Io sono un campione.

Per la sua opera seconda, Reisz sviluppa con Albert Finney un progetto sul bandito australiano del XIX secolo Ned Kelly, per il quale i due compiono anche lunghi sopralluoghi in Australia, ma che si rivela troppo oneroso e non viene realizzato.[9] Sarà invece Tony Richardson del tutto autonomamente a girarne una propria versione nel 1969, con la rockstar Mick Jagger nel ruolo del protagonista.

Accantonato il precedente, ambizioso progetto, Reisz dirige La doppia vita di Dan Craig, da una commedia di Emlyn Williams, già adattata per il cinema nel 1937, nel quale Finney interpreta, con qualche eccesso di gigioneria,[10] un affascinante e simpatico assassino, nella quieta campagna inglese.

Il successivo Morgan matto da legare (1966), nel quale l'eccentricità dei protagonisti dei film precedenti sfocia nella manifesta pazzia, rappresenta la «soglia di saturazione dell'esplicito»,[11] il culmine dell'anarchia nei contenuti e nello stile del cinema di Reisz. Il film è presentato in concorso al 19º Festival di Cannes, dove Vanessa Redgrave vince il premio per la migliore interpretazione femminile.

La Redgrave è protagonista anche di Isadora (1968), biografia della ballerina Isadora Duncan, un ruolo grazie al quale vince nuovamente il premio come miglior attrice a Cannes. Il film, mutilato di quasi cinquanta minuti dalla produzione Universal, a danno della struttura su due piani temporali,[12] è un grosso insuccesso, che sprofonda Reisz in un lungo periodo di inattività.[13]

Lavora alla trasposizione cinematografica di due opere letterarie, Un ingenuo e sentimentale amante (1971) di John le Carré e La condizione umana (1933) di André Malraux, ma entrambi i progetti rimangono irrealizzati.[13]

Nel 1973 viene coinvolto dall'amico Melvyn Bragg in una serie della BBC tratta dalle opere di Čechov, per cui dirige l'episodio basato sull'atto unico Sulla via maestra (1885).[13]

Anni settanta e ottanta: Hollywood[modifica | modifica sorgente]

Negli anni settanta Reisz dirige due soli film, non più in Gran Bretagna ma negli Stati Uniti.

Il primo è 40.000 dollari per non morire (1974), la disperata storia di un giocatore d'azzardo, interpretato da James Caan, il secondo è l'altrettanto disperato Guerrieri dell'inferno (1978), con Nick Nolte reduce del Vietnam coinvolto in una vicenda di droga dall'esito tragico. In entrambi i casi, Reisz è costretto a lunghi confronti, fra prove di forza e compromessi, con gli autori dei testi, nel primo con lo sceneggiatore e futuro regista James Toback, nel secondo con Robert Stone, autore del romanzo Dog Soldiers alla base del film.[14]

Guerrieri dell'inferno è il miglior film del suo periodo americano,[15] ma è il successivo La donna del tenente francese (1981), melodramma letterario tratto dall'omonimo romanzo di John Fowles e sceneggiato da Harold Pinter, fotografato dal vecchio amico Freddie Francis, interpretato dalla già celebre Meryl Streep e dal quasi esordiente Jeremy Irons impegnati in doppi ruoli, a raggiungere il grande successo internazionale.[16]

Fowles aveva proposto il romanzo a Reisz fin dai tempi delle riprese di Isadora, ritenendo la Redgrave perfetta per il ruolo della protagonista, ma il progetto all'epoca non si concretizzò, per le conseguenze dell'insuccesso di quel film.[16] Nel corso degli anni il romanzo passa per le mani di numerosi registi, per tornare infine nel 1978 di nuovo al primo destinatario, stavolta pronto a portare avanti il progetto, con il coinvolgimento di Pinter.

Reisz torna poi al film biografico con Sweet Dreams (1985), storia della breve vita della star della musica country Patsy Cline, morta a soli trentun anni in un incidente aereo, interpretata da Jessica Lange, nominata all'Oscar per questo ruolo. Per conoscere la provincia sudista americana, il regista ceco-britannico trascorre ben sei mesi nel Tennessee prima di cominciare le riprese.[17]

L'ultimo film girato è Alla ricerca dell'assassino (1990), inverosimile[18] intreccio giallo sceneggiato da Arthur Miller a partire da un suo testo teatrale. In seguito Reisz torna a Londra, dove si dedica al teatro.[3]

Il suo ultimo lavoro è il cortometraggio Act Without Words I (2000), parte di un progetto televisivo su Samuel Beckett.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Reisz è stato sposato due volte. Dalla prima moglie, Julia Coppard, ha avuto tre figli. Nel 1963 ha sposato l'attrice Betsy Blair, in precedenza moglie di Gene Kelly, con cui è rimasto fino alla morte.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Sabato sera, domenica mattina è stato indicato al 14º posto della lista dei cento migliori film britannici del XX secolo stilata nel 1999 dal British Film Institute.

Sight & Sound: la Top Ten di Reisz[modifica | modifica sorgente]

La rivista Sight & Sound ha reso noto sul numero di settembre 2002[19] il risultato del sondaggio compiuto con cadenza decennale fra critici cinematografici e registi per stilare una lista dei miglior film di tutti i tempi. Questa la Top Ten di Karel Reisz:

  1. Il fascino discreto della borghesia di Luis Buñuel
  2. La terra di Aleksandr Dovženko
  3. Fires Were Started di Humphrey Jennings
  4. Lady Eva di Preston Sturges
  5. Nashville di Robert Altman
  6. Toro scatenato di Martin Scorsese
  7. La regola del gioco di Jean Renoir
  8. L'altro uomo di Alfred Hitchcock
  9. I sacrificati di Bataan di John Ford
  10. Viaggio a Tokyo Yasujiro Ozu

Due di questi film, Toro scatenato e La regola del gioco, sono presenti nella Top Ten generale dei registi,[20] due, La regola del gioco e Viaggio a Tokyo, nella Top Ten generale dei critici.[21]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Saggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Alberto Cattini, Karel Reisz, Firenze, La nuova Italia, 1985. p. 7
  2. ^ Dizionario dei registi del cinema mondiale, volume L-Z, a cura di Gian Piero Brunetta, Torino, Einaudi, 2008, p. 486
  3. ^ a b Roberto Silvestri, Karel Reisz, un tocco di arte «free» in Il manifesto, 28 novembre 2002.
  4. ^ About Lindsay Anderson, a cura di Emanuela Martini. Bergamo, Bergamo Film Meeting, 2004. p. 11
  5. ^ (EN) Christophe Dupin, Free Cinema 1 in Screenonline. URL consultato il 5-5-2009.
  6. ^ Cattini, op. cit., p. 8
  7. ^ Cattini, op. cit., p. 9
  8. ^ Cattini, op. cit., p. 10
  9. ^ Cattini, op. cit., p. 21-22
  10. ^ Cattini, op. cit., p. 22
  11. ^ Dizionario dei registi del cinema mondiale. Vol. L-Z, a cura di Gian Piero Brunetta. Torino, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-19070-5. pp. 487-488
  12. ^ Cattini, op. cit., p. 23
  13. ^ a b c Cattini, op. cit., p. 64
  14. ^ Cattini, op. cit., p. 64-65
  15. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 978-88-6073-186-9 p. 1352
  16. ^ a b Cattini, op. cit., p. 88
  17. ^ Cattini, op. cit., p. 112
  18. ^ Il Mereghetti, p. 91
  19. ^ (EN) Sight & Sound 09/2002. URL consultato il 30-04-2009.
  20. ^ (EN) Sight & Sound - Directors' Top Ten Poll 2002. URL consultato il 30-04-2009.
  21. ^ (EN) Sight & Sound - Critics' Top Ten Poll 2002. URL consultato il 30-04-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Cattini, Karel Reisz, Firenze, La nuova Italia, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 2643759 LCCN: n80112811

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