Nashville (film)

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Nashville
Nashville Altman.JPG
Titolo originale Nashville
Paese di produzione USA
Anno 1975
Durata 159 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Robert Altman
Soggetto Joan Tewkesbury
Sceneggiatura Joan Tewkesbury
Produttore Robert Altman
Fotografia Paul Lohmann
Montaggio Dennis M. Hill, Sidney Levin
Musiche Arlene Barnett, Jonnie Barnett, Karen Black, Ronee Blakley, Gary Busey, Keith Caradine, Juan Grizzle, Allan F. Nicholls, Dave Peel, Joe Raposo
Scenografia Robert M. Anderson
Costumi Jules Melillo
Interpreti e personaggi

Nashville è un film del 1975 diretto da Robert Altman.

Nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 2007 l'American Film Institute l'ha inserito al cinquantanovesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi (nella classifica originaria del 1998 non era presente).[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film ruota intorno ai cinque giorni del festival canoro di country music che si svolge a Nashville. Il film è costruito, secondo una maniera tipica in Altman, attorno all'intrecciarsi di vicende apparentemente slegate tra loro, con ventiquattro personaggi (e nessun protagonista) che condividono, però, la stessa situazione di festa. Spiccano, tra i personaggi, gli artisti che partecipano al festival e, pure, sembra che non potrebbero esistere senza il contorno nutrito degli spettatori (tra gli altri, figura in una sequenza con Karen Black anche il violinista virtuoso Vassar Clements). Nashville è, infatti, colta tanto nei momenti più propriamente di spettacolo, quanto nei momenti di vita quotidiana.

Moltissimi sono, inoltre, le invasioni reciproche dei due mondi, come nel caso di Sueleen Gay, stonatissima cameriera che vorrebbe sfondare con il canto ma è confinata ad un umiliante spogliarello, o di Albuquerque, la quale, tra una fuga e l'altra dal marito, cerca (riuscendovi, in modo del tutto improbabile) di coronare il proprio sogno di successo, o, ancora, del bello e fatale Tom Frank, affermato artista che cede la propria chitarra all'autista dicendogli "Scriviti un successo!". Ad amalgamare questo complesso minestrone, la candidatura di Hal Phillip Walker alle primarie presidenziali che, con la sua propaganda qualunquista e demagogica, cerca di stravolgere il senso comune americano in materia di inno nazionale, composizione del parlamento (infestato dagli avvocati), chiesa, compagnie petrolifere, sussidi all'agricoltura, ecc. È proprio la matrice politica che Walker vuole far assumere alla manifestazione (con l'aiuto del traffichino Triplette) a far precipitare gli eventi.

Il partenone di Nashville, dove si svolge il finale del film

La stella di riferimento, Barbara Jean, accompagnata dal marito-produttore Barnett, è infine convinta a cantare in nome del candidato Walker al Partenone di Nashville (stucchevole costruzione neo-neo-classica eretta per il primo centenario della federazione nel 1876, che fa meritare alla città l'appellativo di "Atene del Sud"). Nella sequenza finale, il giovane Kenny, originario dell'Ohio, spara senza apparente ragione a Barbara Jean, frustrando la devota protezione che alla regina del country tributava il soldato Kelly. Il pubblico non viene scosso più di tanto dall'uccisione insensata della cantante e anzi, subito dopo, dato che lo show deve continuare, intona (in un insolito momento di coesione sociale) il pezzo It don't worry me ("Non me ne preoccupo"), creando un'atmosfera quasi surreale, ma profondamente credibile.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Ciò che davvero impressiona in questo musical decostruito per sottrazione è la capacita di Altman di articolare i numerosi personaggi senza soffermarsi sull'approfondimento psicologico o sociale di nessuno di questi. Dalle settanta ore di pellicola girate nelle tre settimane di riprese Altman riuscirà a ricavare una trama fluida e scorrevole che conduce con piacere durante le due ore e mezza di visione. In fase di montaggio, data la quantità di materiale, si era pensato ad una miniserie, ma il progetto non fu condotto in porto.

A livello tecnico il sonoro ha sicuramente il ruolo di protagonista qui: l'overdubbing risulta alla sua massima espressione. In alcune scene del film si è arrivati a sovrapporre anche sedici tracce audio diverse contemporaneamente.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola non è stata doppiata; il film uscì nelle sale cinematografiche, e nella versione home video, in lingua originale sottotitolato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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