Il pap'occhio

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Il pap'occhio
Papocchio.jpg
La scena del film ispirata all'Ultima cena di Leonardo da Vinci
Paese di produzione Italia
Anno 1980
Durata 110 minuti (versione originale)
98 minuti (versione rimontata)
Colore colore
Audio sonoro
Genere comico
Regia Renzo Arbore
Soggetto Renzo Arbore
Sceneggiatura Renzo Arbore, Luciano De Crescenzo
Produttore Mario Orfini, Emilio Bolles
Casa di produzione RAI Tv 2
Eidoscope
Distribuzione (Italia) Titanus
01 Distribution
Fotografia Luciano Tovoli
Musiche Renzo Arbore
Scenografia Gian Francesco Ramacci
Costumi Lia Francesca Morandini
Interpreti e personaggi
« Pronto, mamma? Indovina chi sono? »
(Roberto Benigni)

Il pap'occhio è un film del 1980, il primo film diretto da Renzo Arbore.

Tra gli interpreti del film ci sono anche tutti coloro che hanno partecipato alla trasmissione televisiva di successo L'altra domenica, ideata e condotta da Arbore, in onda sulla Rete 2 (attuale Rai 2) tra il 1976 e il 1979.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film inizia con un brano blues di un quartetto di colore stile anni 1920 che cantano in napoletano, il coro del film. Segue l'apparizione a Renzo Arbore del conterraneo padre Gabriele (Diego Abatantuono), dalla proverbiale cadenza foggiana, venuto a portare un'Annunciazione dall'Alto (ovvero dal Vaticano): "lassù qualcuno ti ama". Infatti, Papa Giovanni Paolo II (Manfred Freyberger), dinamico e patito della modernità, guardando la televisione, viene colpito da una campagna di promozione della birra di cui allora Arbore era testimonial (con il celebre slogan "Birra, e sai cosa bevi"), e si convince a ingaggiarlo come il conduttore della nascente televisione di Stato vaticana.

Arbore e la compagnia de L'altra domenica si recano in Vaticano per mettersi all'opera. Nel frattempo un bigotto e tradizionalista prelato, rivisitazione del cardinale Richelieu (Graziano Giusti), trama per boicottare l'iniziativa del Pontefice, dapprima avvertendo i parroci d'Italia di inviare per i provini gli artisti più scadenti (tra cui un fanatico della morte, il "Coro a bocca chiusa Città di Napoli" che potenzia le esibizioni con sonore pernacchie, e l'autore della surreale canzonetta "Non correre papà") e poi corrompendo con trenta gettoni del telefono un incompreso Roberto Benigni.

Nonostante tutto le trasmissioni hanno inizio, alla presenza del papa e dell'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Lo spettacolo inaugurale Gaudium Magnum è però realizzato nello stile demenziale di Arbore: un cantico religioso sulle note dell'inno del Partito socialista italiano.

Sopraggiunge a risolvere la situazione il deus ex machina, ossia il Padreterno in persona (Luciano De Crescenzo) provvisto di una fiammante vettura Fiat Panda targata PAR 0001, irrompendo negli studi con una benna per poi recar con sé la compagnia di Arbore e il cardinale in paradiso.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'intera pellicola è intrisa di citazioni più o meno dirette al mondo del cinema, della musica, della letteratura, della politica e dello sport.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Isabella Rossellini cita il film della madre

Due famosi film vengono richiamati direttamente con due scritte in sovraimpressione: Io ti salverò (1945) di Alfred Hitchcock e Prova d'orchestra (1979) di Federico Fellini. Altri riferimenti sono ai fratelli Marx e a Charlie Chaplin, il cui sosia appare durante i provini. Anche la performance di Benigni nella stanza del papa e alla finestra ricorda quella dello stesso Chaplin ne Il grande dittatore. Vengono inoltre citati, nella scena al ristorante, Franco Zeffirelli e la rock opera Jesus Christ Superstar.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la musica, nel film viene più volte citato Elvis Presley: nella scena iniziale del film, Arbore indossa una t-shirt di Elvis, sfoglia una rivista sulla cui copertina c'è il viso del cantante e cita Love Me Tender mentre in sottofondo suona Are You Lonesome Tonight?; Presley viene inoltre menzionato durante la telefonata con Benigni, su una spilla indossata da Arbore al ristorante, su un suo poster vicino alla piscina, e verso la fine del film, quando Arbore canta a Benigni Are You Lonesome Tonight? vestito da Elvis. In coppia con Presley viene quasi sempre citato Bobby Solo con le sue canzoni Gelosia e Zingara. Peppino Di Capri, Nicola Di Bari, Julio Iglesias (imitato da Gigi Sabani), Claudio Villa, Amanda Lear, Mina (E se domani), Lucio Battisti (Ancora tu) e Caterina Caselli (Nessuno mi può giudicare) sono gli altri cantanti che il film richiama, senza tralasciare la piccola parte di Matteo Salvatore che interpreta Gallo.

Vi è inoltre una versione del successo di Adriano Celentano (ma scritto da Vito Pallavicini, Michele Virano e Paolo Conte) Azzurro, eseguito dal fantomatico coro a bocca chiusa "Città di Napoli", con Lorenzo Spadoni come solista.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni richiami diretti alla letteratura sono quelli alla Divina Commedia, a I tre moschettieri (cardinale Richelieu), a Gabriele D'Annunzio (La figlia di Iorio).

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Anche la politica è molto presente nelle citazioni. L'ultima cena avviene al ristorante "da Bettino" — il cui proprietario è molto somigliante a Bettino Craxi — sulle note dell'Internazionale. Sulla scrivania di Benigni c'è una copia de "il manifesto", noto quotidiano comunista, e la foto di Antonio Gramsci (un poster del quale è anche a casa di Benigni), vicino a quella di Bobby Solo. Nella Cappella Sistina Benigni fa una personale rivisitazione del Giudizio Universale (argomento che riprese poi in TuttoBenigni), parlando di Karl Marx e dipingendo un pugno chiuso al Cristo per poi citare Craxi e i radicali durante la confessione con Richelieu. Mentre il papa è in giardino a fare lezioni di italiano, viene chiamato per un'udienza con Giulio Andreotti. Alla fine del film, la trasmissione realizzata da Arbore comincia al suono de Il Canto dei Lavoratori in adattamento cattolico e lo stesso Arbore lancerà lo slogan "Fedeli di tutto il mondo, unitevi!" con chiaro riferimento al Manifesto del Partito Comunista del citato Marx e Friedrich Engels. Tra il pubblico, un personaggio con occhiali e pipa interpreta l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, già citato da Benigni nella telefonata con Arbore.

Passione di Cristo[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono anche dei riferimenti alla Passione di Cristo, come ad esempio nella scena dell'Ultima Cena in cui i protagonisti del film riproducono il quadro di Leonardo da Vinci, oppure quando la compagnia di Arbore, vagando per i giardini papali, passa per un orticello dove sta suonando un gruppo di jazzisti i quali si autodefiniscono i Jazzemani, "maniaci del Jazz", impegnati a suonare senza sosta nel loro orto appunto "L'Orto dei Jazzemani" (citazione dell'orto dei Getsemani). I trenta gettoni telefonici che il cardinale Richelieu dà a Benigni sono metafora dei trenta denari per i quali Giuda Iscariota tradisce Cristo.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel film, infine, appaiono alcune citazioni sportive. All'inizio del film si possono vedere alcuni attrezzi da palestra e due palloni; la statua di Simeone lo stilita è vestita con abiti che richiamano chiaramente i colori della Sampdoria, la quale verrà successivamente citata da Benigni durante il suo monologo sul Giudizio Universale, in cui menziona anche il ciclista Eddy Merckx e la squadra ferrarese della Spal.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito nel circuito cinematografico italiano per tre volte: il 19 settembre 1980, nel 1985, e il 16 ottobre 1998. È uscito anche all'estero (ad esempio in Germania Ovest, 10 dicembre 1987). Il 21 aprile 2010 è uscito il DVD del film in versione restaurata, distribuita da 01 Distribution.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La quasi totalità delle riprese ambientate nella basilica di San Pietro è stata girata nella reggia di Caserta.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film incassò 5 miliardi di lire posizionandosi al 5º posto nella classifica annuale degli incassi. Vinse inoltre il "Biglietto d'oro", premio degli esercenti cinematografici.[1]
  • Esistono due versioni del film: l'originale del 1980 e quella rimontata editata nel 1995 per l'home video.
  • La versione rimontata del film contiene una scena in più, ovvero il monologo sulla creazione di Benigni, ma vennero invece tagliate tutte le scene in cui compariva Manfred Freyberger tranne la prima, accorciando la durata a 98 minuti, contro i 110 della versione originale.
  • Nel film compare il famoso regista statunitense Martin Scorsese, all'epoca sposato con Isabella Rossellini.
  • Compare anche Mariangela Melato, allora compagna di Arbore, nel ruolo di una provinanda che Arbore scarta per la sua presenza sciatta, e che scambia per la figlia di un certo Iorio (in realtà il pezzo che la ragazza stava recitando era tratto da La figlia di Iorio, di Gabriele D'Annunzio).
  • Nel film si alternano brevi stacchetti musicali ad opera di quattro neri vestiti in stile anni venti, che cantano in napoletano, accennando spesso al tema musicale della canzone Sixteen Tons. Finiscono sempre con dire, in napoletano, "nuje simme 'o coro d'o film" ("noi siamo il coro del film"). La voce predominante è quella di Renzo Arbore.

La censura ha tagliato la corsa nel parco tra il papa e Isabella Rossellini: scena vista solo la prima volta al cinema e mai più trasmessa in TV.

Disavventure e riabilitazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film fu distribuito nel settembre del 1980 e venne attaccato dalla stampa cattolica. Tre settimane dopo fu sequestrato «per vilipendio alla Religione Cattolica e alla persona di S.S. il Papa»[2] su ordine del procuratore dell'Aquila Donato Massimo Bartolomei.[1] Il sequestro, comunque, decadde a causa di un'amnistia.[3] Nel 1982 la Corte d'appello di Roma archiviò la denuncia per vilipendio.[1]
  • Manfred Freyberger, interprete del Papa, morì di tumore a riprese ultimate.
  • Come detto, il film è stato ridistribuito a metà ottobre del 1998 (sebbene avesse continuato a circolare in edizione home video), restaurato ma privo ancora di alcune scene come i monologhi di Benigni sul Cristianesimo. In quell'occasione il giudizio della commissione vescovile incaricata di esprimere i pareri pastorali è stato temperato, passando da "discutibile" a "futile" e osservando che «Il film è improntato a toni beffardi e burleschi [...] ma non raggiunge toni dissacratori, irriverenti o blasfemi».[4]
  • In un'intervista all'epoca del dissequestro, Arbore commentò divertito come sarebbe diventato costosissimo realizzare il film, allora girato a costo quasi zero, data la successiva carriera degli attori.[senza fonte]
  • Nel 2010 il portavoce dell'Opus Dei Pippo Corigliano riabilita il film a 30 anni di distanza definendolo «film apostolico in stile cristiano».[5]

Il resto del Pap'occhio è un film che racchiude tutte le battute e le gag tagliate per motivi di durata dal film precedente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Cinema: 'Pap'occhio' in dvd, Arbore "oggi non farei film sul Papa" in Agenzia Giornalistica Italia, 19 aprile 2010. URL consultato il 5-6-10.
  2. ^ Irene Bignardi, Musical stravagante per niente blasfemo in la Repubblica, 19 ottobre 1998. URL consultato l'8-8-09.
  3. ^ Antonio Tricomi, Il ritorno del Pap' occhio Renzo Arbore regista 'Vi racconto i segreti del mio cinema jazz' in la Repubblica, 23 aprile 2010. URL consultato il 5-6-10.
  4. ^ Corriere della sera, 16 ottobre 1998
  5. ^ Valerio Cappelli, Arbore e «Il Pap' occhio»: non rifarei un film sul Papa in Corriere della Sera, 20 aprile 2010, p. 47. URL consultato il 5-6-10.

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