Hiro G2H

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Hiro G2H
Descrizione
Tipo bombardiere
aereo da ricognizione
Equipaggio 6/7
Costruttore Giappone Undicesimo Arsenale Tecnico Aeronavale
Data primo volo 1933
Utilizzatore principale Giappone Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu
Esemplari 8
Dimensioni e pesi
Lunghezza 20,15 m
Apertura alare 140,0 m
Altezza 6,28 m
Superficie alare 17,8
Peso a vuoto 7 567 kg
Peso carico 11 000 kg
Propulsione
Motore 2 Hiro Type 94
Potenza 1 180 hp (880 kW) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 245 km/h (??? kt)
Autonomia 1 557 km (??? nm)
Tangenza 5 130 m (16 830 ft)
Armamento
Mitragliatrici 5 calibro 7,7 mm
Bombe 6 da 250 kg o
4 da 400 kg su attacchi subalari
Note dati riferiti alla versione G2H1

i dati sono estratti da The Illustrated Encyclopedia of Aircraft[1]

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L'Hiro G2H (?), indicato anche come aereo Hiro da attacco bimotore basato a terra per la Marina Tipo 95 (九五式陸上攻撃機?) in base al codice "lungo", era un bombardiere/aereo da ricognizione a lungo raggio ad ala bassa sviluppato in Giappone dall'Undicesimo Arsenale Tecnico Aeronavale di Kure (Dai-Juichi Kaigun Kokusho (Hiro)) negli anni trenta ed impiegato nella Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu, il servizio aeronautico della Marina Imperiale Giapponese.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni trenta la Marina imperiale giapponese avviò un programma di ammodernamento della propria flotta aerea indicato come "Programma sperimentale 7-Shi", in cui vennero emessi svariate specifiche promuovendo lo sviluppo di nuovi aerei da caccia, bombardieri in picchiata, aerosiluranti, idroricognitori e bombardieri basati a terra.[2]

L'ufficio di progettazione aeronautica dell'Undicesimo Arsenale Tecnico Navale di Hiro decise di proporre un nuovo modello per rispondere a quest'ultima esigenza. Il progetto, sviluppato da un gruppo di lavoro diretto dal capo ingegnere Kaigun Shōsa (grado equivalente a capitano di corvetta) Jun Okamura[2], era relativo ad un grande velivolo monoplano ad ala bassa a sbalzo mosso da due motori Hiro Type 94 raffreddati a liquido da 1 180 hp (880 kW) ciascuno.

Il prototipo venne realizzato nel 1933 ma ai primi test risultò gravato di debolezza strutturale. Ciò nonostante il programma di sviluppo venne incoraggiato e il modello venne accettato ed avviato alla produzione in serie.

Gli esemplari in servizio soffrirono della congenita inaffidabilità dei motori, che ne compromisero l'operatività e che limitarono la produzione finale a soli otto unità, prototipo compreso. Lo sviluppo del modello era costoso sia in risorse umane che economiche ed il G2H non risultò all'altezza delle aspettative. Ciò nonostante l'esperienza acquisita nella formazione degli equipaggi e nella gestione del velivolo si rivelò preziosa per per i reparti aerei della Merina imperiale che riutilizzarono in occasione della Guerra del Pacifico.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Tranne un esemplare perso in un incidente, i G2H rimanenti vennero utilizzati durante le prime fasi della seconda guerra sino-giapponese in operazioni sopra il territorio cinese. Nel 1937 un incendio sviluppato sulla base aerea situata sull'isola di Jeju distrusse cinque esemplari in sosta presso l'aeroporto.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Giappone Giappone

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Orbis 1985, p. 2172
  2. ^ a b Rickard

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) The Illustrated Encyclopedia of Aircraft (Part Work 1982-1985), Orbis Publishing, 1985, IEA.
  • (EN) René J. Francillion, Japanese Aircraft of the Pacific War, 2nd edition, London, Putnam & Company Ltd. [1970], 1979, ISBN 0-370-30251-6.
  • (EN) William Green, War Planes of the Second World War, Volume Three: Fighters, 7th impression, London, Macdonald & Co.(Publishers) Ltd. [1961], 1973, ISBN 0-356-01447-9.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Shorzoe Abe, Japanese Aircraft 1910-1941, London, Putnam Aeronautical Books, 1990, ISBN 0-85177-840-2.

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