Yokosuka MXY7

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Yokosuka MXY-7 Ohka Tipo 11
Foto di uno Yokosuka MXY-7 Ohka scattata dalle truppe USA dopo la presa di Okinawa nel 1945
Foto di uno Yokosuka MXY-7 Ohka scattata dalle truppe USA dopo la presa di Okinawa nel 1945
Descrizione
Tipo aereo suicida o "bomba volante"
Equipaggio 1
Costruttore Giappone Primo Arsenale Tecnico Aeronavale di Yokosuka
Data primo volo ottobre 1944 (senza motore)
novembre 1944 (propulso)
Data entrata in servizio 1945
Data ritiro dal servizio 1945
Utilizzatore principale Giappone Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu
Esemplari 852
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 6,06 m
Apertura alare 5,12 m
Altezza 1,16 m
Superficie alare 6,0
Carico alare 356,7 kg/m²
Peso a vuoto 440 kg
Peso carico 2 140 kg
Propulsione
Motore 3 endoreattori Type 4 Mark 1 Model 20
Spinta 2,6 kN ciascuno
Prestazioni
Velocità max 1 040 km/h in picchiata (a piena potenza)
Autonomia 36 km
Armamento
Bombe 1 200 kg testata alla tri-nitroaminol
Note dati riferiti al Model 11

i dati sono estratti da Japanese AIrcraft of the Pacific War[1]

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Lo Yokosuka MXY-7 Ohka (桜花? bocciolo di ciliegio) fu un aereo a reazione disegnato dall'ufficio di progettazione giapponese Kūgishō, il Primo Arsenale Tecnico Aeronavale di Yokosuka[2], negli anni quaranta.

Fu un aeroplano specificatamente costruito come unità kamikaze impiegato dall'Impero giapponese nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti assegnarono al caccia il nome giapponese Baka ("pazzo/folle" o più correttamente "idiota/stupido/sciocco")[3].

Era una piccola bomba volante che veniva trasportata entro la gittata del suo bersaglio sotto la carlinga di un bombardiere Mitsubishi G4M "Betty", di un Yokosuka P1Y Ginga "Frances" (Tipo Guidato 22) o, secondo un progetto mai realizzato, di un Nakajima G8N Renzan "Rita" (Trasporto Tipo 43A/B). Una volta rilasciato, il pilota planava inizialmente verso il bersaglio e, una volta sufficientemente vicino, accendeva il motore e si tuffava contro la nave per distruggerla. Data l'alta velocità raggiunta dal velivolo, l'avvicinamento finale era praticamente inarrestabile (specialmente per il Tipo 11). Successive versioni vennero progettate per essere lanciate da basi e caverne costiere ed anche da sottomarini equipaggiati con catapulte aeree, ma nessun esemplare fu mai utilizzato in questa maniera.

Disarmo della bomba

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

I primi Ohka operativi (Tipo 11 e Tipo 21) erano equipaggiati con motori a razzo a combustibile solido, che fornivano una notevole velocità (addirittura 800 km/h), ma un'autonomia molto limitata. Questo rappresentava un problema grave, perché era necessario che l'unità che lo trasportava in zona di operazioni si dovesse avvicinare eccessivamente al bersaglio, rendendosi vulnerabile alle difese antiaeree.

L'Ohka Tipo 22 venne progettato per superare questo problema mediante l'utilizzo un termojet, il Tsu-11. Questo motore superò con successo le prove e degli Ohka vennero costruiti per utilizzare questo motore, ma nessuno venne usato operativamente.

Lo stadio finale nello sviluppo degli Ohka fu il Tipo 43, destinato ad essere equipaggiato con un turbojet Ishikawajima Ne-20. Di questa versione furono studiate anche due versioni da addestramento, il K-1 e il K-1 Kai, il primo un aliante ed il secondo equipaggiato con un singolo motore a razzo.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

  • 21 marzo 1945 — 15 bombardieri Mitsubishi G4M "Betty" armati con Ohka e scortati da circa 30 Mitsubishi A6M "Zero" volano all'attacco del Task Group 58.1 (portaerei 'Hornet, portaerei Bennington, portaerei Wasp, portaerei leggera Belleau Wood). La forza d'attacco viene intercettata e distrutta a 70 miglia dal bersaglio. Tutti i bombardieri sono abbattuti.
  • 1º aprile 1945 — 6 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Almeno uno riesce nell'attacco: il suo Ohka colpisce una delle torrette da 16" della corazzata West Virginia, causando danni estesi. L'ausiliaria Alpine, il trasporto Achernar, ed il trasporto Tyrrell vengono anch'essi colpiti da attacchi kamikaze ma non è chiaro se attribuirli ad Ohka. Nessuno dei bombardieri fa ritorno.
  • 12 aprile 1945 — 9 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Il cacciatorpediniere Mannert L. Abele viene colpito, si spezza in due ed affonda. Il cacciatorpediniere Jeffers distrugge un Ohka con il fuoco antiaereo a soli 20 metri di distanza, ma l'esplosione risultante è ancora sufficientemente potente da causare danni estesi, obbligando il Jeffers a ritirarsi. Il cacciatorpediniere Stanly viene preso di mira da due Ohka. Uno colpisce proprio sopra la linea di galleggiamento, ma la carica attraversa lo scafo sfondando dall'altro lato ed esplodendo fuori dalla nave, causando danni limitati, mentre l'altro Ohka lo manca di stretta misura (falciando il guardiamarina dello Stanly) e naufragando in mare. Un bombardiere riesce a fare ritorno.
  • 14 aprile 1945 — 7 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Tutti vengono abbattuti. Non risulta che sia stato lanciato alcun Ohka.
  • 16 aprile 1945 — 6 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Due riescono a rientrare. Nessun Ohka colpisce il suo bersaglio.
  • 28 aprile 1945 — 4 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa di notte. Uno riesce a fare ritorno. Nessun Ohka colpisce il suo bersaglio.
  • 4 maggio 1945 — 7 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Un Ohka colpisce il ponte dello sminatore Shea, causando danni estesi ed alcune perdite. Il vascello viene giudicato irreparabile. Lo sminatore Gayety viene anch'esso danneggiato da un quasi centro. Un bombardiere riesce a rientrare.
  • 11 maggio 1945 — 4 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Il cacciatorpediniere Hugh W. Hadley viene colpito ed imbarca acqua. Viene giudicato irreparabile.
  • 25 maggio 1945 — 11 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Il cattivo tempo forza la maggior parte a rientrare ed i restanti non riescono a colpire i bersagli.
  • 22 giugno 1945 — 6 Mitsubishi G4M attaccano la flotta USA al largo di Okinawa. Due riescono a rientrare. Nessun Ohka colpisce il suo bersaglio.

Versioni operative[modifica | modifica wikitesto]

  • Kugisho/Yokosuka MXY-7 "Ohka" Modello 11 (Baka) Attaccante a Razzo Suicida.

Versioni non operative[modifica | modifica wikitesto]

  • Kugisho/Yokosuka "Ohka" Modello 21 (Baka) Attaccante a Razzo Suicida.
  • Kugisho/Yokosuka "Ohka" Modello 22 (Baka) Attaccante a Funjet Suicida.
  • Kugisho/Yokosuka "Ohka" Modello 33 (Baka) Attaccante a Turbojet Suicida.
  • Kugisho/Yokosuka "Ohka" Modello 43 Ko (Baka) Attaccante a Turbojet Suicida.
  • Kugisho/Yokosuka "Ohka" Modello 43 Otsu (Baka) Attaccante a Turbojet Suicida.
  • Kugisho/Yokosuka "Ohka" Modello 53 (Baka) Attaccante a Turbojet Suicida.

Versioni da addestramento[modifica | modifica wikitesto]

  • Kuugisho/Yokosuka "Ohka" K-1 Addestratore per Attacco Suicida.
  • Kuugisho/Yokosuka"Ohka" K-2 Kai Addestratore per Attacco Suicida (o "Ohka" K-1 Modifica "Wakazakura").

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Di tale velivolo ne vennero costruiti circa 850 esemplari, principalmente del Tipo 11. Gli Ohka rimasti includono:

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Giappone Giappone

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francillon 1979, pp. 481–482.
  2. ^ La bibliografia anglofona, diventata poi internazionalmente riconosciuta, attribuisce spesso come costruttore l'arsenale navale della Marina Imperiale giapponese presso Yokosuka mentre la bibliografia giapponese cita il Kūgishō (空技廠) come contrazione del termine "Kōkū Gijutsu-shō".
  3. ^ Francillon 1971, p. 118.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) René J. Francillion, Japanese Aircraft of the Pacific War, 2nd edition, London, Putnam & Company Ltd. [1970], 1979, ISBN 0-370-30251-6.
  • (EN) René J. Francillion, Mitsubishi G4M "Betty" and Ohka Bomb" Aircraft in Profile, Vol. 9, Windsor, Berkshire, UK, Profile Publications Ltd., 1971, ISBN 0-85383-018-5.
  • Edward T. Maloney, the Aeronautical Staff of Aero Publishers, Inc., Kamikaze (Aero Series 7), Fallbrook, California, Aero Publishers, Inc., 1966.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Shorzoe Abe, Japanese Aircraft 1910-1941, London, Putnam Aeronautical Books, 1990, ISBN 0-85177-840-2.
  • (EN) M.G. Sheftall, Blossoms in the Wind: Human Legacies of the Kamikaze, New York, New American Library, 2005, ISBN 0-451-21487-0.
  • (EN) Edward P. Stafford, Little Ship, Big War: The Saga of DE343, Annapolis, Naval Institute Press, 2000, ISBN 1-55750-890-9.

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