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European Rugby Champions Cup

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European Rugby Champions Cup
Logo della competizione
Altri nomi Heineken Cup (1995-2014)
H-Cup (1995-2014)
Coppa d'Europa di rugby
Sport Rugby union pictogram.svg Rugby a 15
Tipo squadre di club
Paese Francia Francia
Galles Galles
Inghilterra Inghilterra
IRFU flag.svg Irlanda
Italia Italia
Scozia Scozia
Organizzatore European Professional Club Rugby
Titolo Campione d'Europa
Cadenza Annuale
Apertura ottobre
Chiusura maggio
Partecipanti 20
Formula Gironi + playoff
Sito Internet epcrugby
Storia
Fondazione 1995
Numero edizioni 20 al 2015
Detentore Tolone
Maggiori titoli Tolosa (4)
Prossima edizione Champions Cup 2015-16
European Rugby Champions Cup Trophy.svg
European Rugby Champions Cup

La European Rugby Champions Cup è la massima competizione europea di rugby a 15 per club. Istituita nel 2014 dalla European Professional Club Rugby, rimpiazza da tale data la preesistente Heineken Cup, nata nel 1995 e della quale eredita il palmarès.

Attuale campione d'Europa, e detentore della Coppa, è il Tolone che, il 2 maggio 2015, ha vinto il trofeo battendo in finale, allo stadio di Twickenham a Londra, la connazionale Clermont.

A tutto il 2014-15 la squadra che vanta più titoli vinti, quattro, è il Tolosa; a seguire, il Leinster e il citato Tolone con 3. Il Tolosa è anche la squadra che ha giocato più finali, sei.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e la nascita della Heineken Cup[modifica | modifica wikitesto]

Nell'imminenza dell'apertura al professionismo nel rugby a 15, avvenuta nel 1996, i club dell’Emisfero Nord vollero dotarsi di una competizione internazionale allo scopo di favorire lo sviluppo della disciplina d’élite[1].

Il logo della vecchia Heineken Cup (1995-2014)

Fu quindi fondato un organismo, l’European Rugby Cup, destinato a gestire il rugby d’élite europeo a livello di club[1] e che nel 1995 istituì la Coppa omonima, subito rinominata Heineken Cup per via del suo sponsor; sul modello della Champions League calcistica, essa prevedeva la partecipazione di un numero variabile di club o franchise da ognuna delle Federazioni rugbistiche che compongono l'attuale Sei Nazioni: Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia e Scozia. In Francia, a causa della legge Évin del 1991[2], la quale vieta l’associazione di marchi di alcolici e tabacchi a eventi sportivi, la competizione fu chiamata semplicemente Coppa d’Europa di rugby a XV o anche H Cup.

Un'azione del Tolosa: il club francese vinse la prima Heineken Cup

Le prime Federazioni a partecipare alla neonata competizione furono Francia, Galles, Irlanda, Italia e Romania: Inghilterra e Scozia si rifiutarono di inviare i propri club[3], quindi la prima edizione della Coppa vide ai nastri di partenza dodici squadre: tre ciascuna per Francia, Galles e Irlanda (rispettivamente Bègles, Castres e Tolosa; Cardiff, Pontypridd e Swansea; Leinster, Munster e Ulster); due per l'Italia (Milan e Benetton Treviso) e una per la Romania, il Farul Costanza.

Le dodici squadre furono ripartite in quattro gironi da tre ciascuna, con partite di sola andata; ogni squadra avrebbe disputato un incontro in casa e uno in trasferta. Singolarmente, fu la Romania, federazione che in quell'occasione fece la sua prima e unica apparizione nella Coppa, a ospitare il primo incontro ufficiale internazionale di club in Europa: il 31 ottobre 1995, a Costanza, il locale club ospitò il Tolosa; gli ospiti vinsero 54-10 e la prima meta fu segnata dal francese Jean-Luc Cester[4].

Tale edizione della Coppa fu relativamente breve: solo 15 incontri furono necessari per stabilire la squadra campione d'Europa; le prime classificate di ciascuno dei quattro gironi disputarono le semifinali, sempre in gara unica in casa della miglior qualificata dalla fase a gironi, e la finale si tenne il 7 gennaio 1996, quindi in piena stagione, all'Arms Park: di fronte la squadra di casa, il Cardiff, e il Tolosa, che si impose 21-18 dopo i tempi supplementari e si fregiò del primo titolo di campione d'Europa di club. Gli spettatori totali in tutta la manifestazione furono poco più di 97 000 (per una media di circa 6 500 a incontro), compresi i quasi 22 000 che assistettero alla finale[5][6].

Già dalla seconda edizione la Coppa assunse, per quanto riguarda la composizione nazionale, quella attuale: la Romania uscì dalla competizione e Inghilterra e Scozia vi entrarono. Le squadre divennero 20 (quattro ciascuna a francesi, gallesi e inglesi, tre ciascuna a irlandesi e scozzesi, e due italiane), divise in quattro gironi da cinque ciascuna, i cui primi classificati furono ammessi alle semifinali; furono necessarie 47 partite per determinare la vincitrice, ancora una volta proveniente dalla Francia, il Brive, che, nella finale disputata ancora una volta all'Arms Park di Cardiff, sconfisse gli inglesi del Leicester per 28 a 9: la media-spettatori rimase sostanzialmente quella dell'edizione precedente, circa 6 700, ma alla finale assistette quasi il doppio del pubblico presente a quella di un anno prima, 41 664 spettatori[7][8].

Anche la terza edizione dell'Heineken Cup previde 20 squadre, ma il meccanismo di qualificazione adottato fu più elaborato di quello dell'edizione 1996-97: i gironi furono portati a 5, ciascuno composto da 4 squadre, e furono introdotti anche i quarti di finale, cui furono ammesse le vincitrici di ogni girone; le altre tre squadre furono determinate da uno spareggio cui presero parte le cinque seconde classificate e la migliore terza, accoppiate tra di loro in un turno a eliminazione diretta. Quella del 1997-98 fu anche l'edizione in cui la fase a gironi, per la prima volta, si svolse con gare di andata e ritorno[9]. La finale si tenne il 31 gennaio 1998 a Bordeaux e l'Inghilterra iscrisse per la prima volta il nome nell'albo d'oro, con il Bath che sconfisse i campioni uscenti del Brive.

La stagione 1998-99 ebbe una gestazione travagliata: la Federazione inglese appoggiò la protesta dei suoi club, che chiedevano una miglior ripartizione dei diritti televisivi dell'evento, dal momento che questi non rappresentavano che una minima parte rispetto a quanto i club incassavano dal loro campionato interno, la Premiership; non si giunse a un accordo e quindi essi disertarono la Coppa[3], seguiti dai gallesi di Swansea e Cardiff[3]; il Bath, campione uscente, non poté così difendere il titolo vinto nell'edizione precedente. La competizione vide alla partenza 16 squadre ripartite in 4 gironi da 4 ciascuna, con 8 squadre, le prime due classificate di ogni girone, ammesse alla fase a eliminazione. La finale si disputò al Lansdowne Road di Dublino e vide per la prima volta la vittoria di una squadra della federazione irlandese, l'Ulster, che si impose sugli outsider francesi del Colomiers.

La formula a 24 squadre[modifica | modifica wikitesto]

Una fase di Bath - Leicester, tre titoli di campione d'Europa in due

Con il rientro delle formazioni inglesi nel 1999-2000, quinta edizione della Coppa, si stabilizzò la formula a 24 squadre e sei gironi. Ai fini dell'ammissione ai quarti di finale fu adottato il sistema tuttora in uso: le sei squadre vincitrici di girone più le migliori due seconde classificate; a ogni squadra viene assegnato un seeding (ordine di testa di serie) da 1 a 8 (le due seconde classificate occupano gli ultimi due posti di tale seeding) tenendo conto del punteggio totale realizzato nella fase a gironi, del numero di mete realizzato e, a seguire, della differenza punti fatti/subiti. Nei quarti di finale, la miglior testa di serie ha diritto a incontrare in casa in gara unica quella peggio piazzata, e così via per la seconda, la terza e la quarta miglior testa di serie.

L'edizione 1999-2000, iniziata a novembre inoltrato per lasciare spazio alla Coppa del Mondo di rugby 1999 che si svolgeva in Galles, introdusse anche un'altra innovazione, la disputa della finale a termine stagione, in maggio, e non più a gennaio; il 27 maggio 2000, allo stadio di Twickenham di Londra, il Northampton sconfisse gli irlandesi del Munster per 9-8 e riportò la Coppa in Inghilterra; fu, quella, con i suoi 68&nsp;441 spettatori, la finale con la più alta affluenza fino ad allora registrata, che superò di 20&nsp;000 presenze quella dell'anno prima a Dublino[10].

Il biennio 2000-2002 vide confermata la supremazia dell'Inghilterra: nel 2001, infatti, il Leicester raccolse il testimone dal Northampton, divenendo la terza squadra della sua Nazione (su quattro partecipazioni inglesi alla Coppa fino ad allora) a laurearsi campione d'Europa, sconfiggendo al Parco dei Principi di Parigi lo Stade français; un anno più tardi di nuovo il Leicester, prima squadra a ripetersi a distanza di un'edizione, vinse la Coppa 2001-02 in finale sugli irlandesi del Munster, nell'occasione registrando il nuovo record d'affluenza per una finale: 74 600 spettatori al Millennium Stadium di Cardiff[11].

L'edizione 2002-03, tuttavia, vide un brusco ridimensionamento dell'Inghilterra; benché le ultime due vincitrici della Coppa, il Northampton e il Leicester, si fossero qualificate per i quarti di finale come prime dei loro gironi, nessuna delle due giunse fino alla semifinale, la quale vide un confronto incrociato franco-irlandese: da un lato il Tolosa contro il Munster e, dall'altro, Perpignano contro Leinster. Le due francesi vinsero le rispettive semifinali e per la prima volta la Heineken Cup fu decisa tra due club di una stessa Federazione: il Tolosa si laureò per la seconda volta campione d'Europa vincendo la finale di Dublino per 22-17[12].

Il nuovo sistema di punteggio[modifica | modifica wikitesto]

Lawrence Dallaglio, vincitore di due edizioni della Coppa con gli Wasps

Dalla stagione 2003-04 la competizione ha assunto la conformazione definitiva quale oggi è conosciuta, nel numero di squadre, nei gironi e, infine, nel punteggio. A partire da detta edizione, infatti, l'European Rugby Cup adotta nella fase a gironi il sistema in vigore nell'Emisfero Sud (in quanto utilizzato dalle Nazionali di Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica per il loro Tri Nations), ovvero 4 punti per la vittoria, 2 per il pareggio, 0 per la sconfitta con 8 punti o più di scarto, 1 per la sconfitta con 7 punti o meno di scarto e 1 punto di bonus alle squadre che marchino in un singolo incontro almeno 4 mete.

Il 2003-04 vide anche la prima volta di una squadra scozzese ammessa nella fase a eliminazione diretta; nelle otto edizioni precedenti i quarti di finale erano sempre stati prerogativa esclusiva dei club francesi, irlandesi e, quando presenti, inglesi[13]; a qualificarsi fu l'Edimburgo, che tuttavia ai quarti di finale dovette cedere il passo al Tolosa; lo stesso Tolosa giunse fino alla finale di Twickenham, dove il 23 maggio 2004 incontrò i londinesi Wasps di Lawrence Dallaglio, che vinsero 27-20 davanti a 73 057 spettatori, affluenza di poco inferiore a quella massima fatta registrare due stagioni prima a Cardiff[14].

La 10ª edizione della Coppa, quella del 2004-05, vide nuovamente una finale tra squadre della stessa Federazione che, nell'occasione, ancora una volta furono francesi: il Tolosa, già presente nella precedente sfida contro il Perpignano, e lo Stade français, alla sua seconda finale e ancora in cerca del suo primo trofeo europeo. Vinse invece di nuovo il Tolosa; fu la seconda finale persa per i parigini, e la rivincita della stagione precedente per i tolosani che contro gli Wasps avevano mancato il tris europeo. Nella finale di Edimburgo a Murrayfield i pirenaici vinsero 18-12 ai tempi supplementari, imponendosi così come la squadra più titolata della competizione, con i suoi tre titoli di campione d'Europa[15].

Dal 2005-06 fu introdotto un turno preliminare alla competizione, lo spareggio italo-celtico, da disputarsi fra la terza squadra del campionato italiano (all'epoca il Super 10) e la prima tra le non classificate della Celtic League (allo stato, una squadra gallese o irlandese, dal momento che la Scozia non ha in Celtic League squadre in sovrannumero rispetto ai posti disponibili in Heineken Cup), al fine di stabilire quale Federazione potesse schierare un club in più rispetto a quelli assegnatile per regolamento. Il primo spareggio fu tra il Viadana e i gallesi del Cardiff Blues, e fu vinto da questi ultimi.

La finale si disputò per la quarta volta a Cardiff e, per la seconda volta, al Millennium Stadium: una delle due finaliste fu il Munster, che in precedenza aveva raggiunto l'ultimo atto della competizione proprio nella prima edizione in cui la finale fu in programma in tale stadio. La franchigia irlandese trovò i francesi del Biarritz, questi ultimi alla loro prima finale, e li sconfisse per 23-19, iscrivendo il nome della sua Federazione per la seconda volta nell'albo d'oro, dopo la vittoria dell'Ulster di sette stagioni prima.

In tale edizione della Coppa debuttò pure un direttore di gara italiano, Carlo Damasco, che il 14 gennaio 2006 diresse il suo primo incontro di Heineken Cup (anche se già dal 2002 arbitrava in Challenge Cup, la competizione cadetta) tra Ospreys e Clermont a Swansea[16].

Gli inglesi Wasps festeggiano la loro seconda Coppa, dopo la finale di Heineken Cup 2006-07 a Twickenham

La Coppa che si disputò nel 2006-07 vide alcune novità statistiche di rilievo: il Parma vinse lo spareggio italo-celtico contro il Newport Gwent Dragons[17], dando così per la prima (e, allo stato, unica) volta all'Italia tre squadre in Heineken Cup; per la prima volta, inoltre, un match internazionale ufficiale di club si tenne in Svizzera, nello Stade de Genève[18], normalmente usato per il calcio, tra il Bourgoin-Jallieu (club francese) e gli irlandesi del Munster.

Per quanto riguarda invece i record di squadra, Scarlets e Biarritz vinsero i rispettivi gironi con sei vittorie su sei incontri, record raggiunto solo da altre tre squadre in quattro occasioni precedenti (Wasps 1997-98, Bath 2000-01, Leinster 2002-03 e 2004-05, quest'ultima performance dopo l'introduzione del meccanismo dei bonus). Nell'ultima giornata della prima fase gli Scarlets realizzarono 27 punti, record nell'era-bonus; più tardi nello stesso giorno il Biarritz stabilì il nuovo primato con 29 (su 30 punti realizzabili al massimo), mancando proprio all'ultimo incontro, pur vinto, la possibilità di realizzare un punto di bonus in ciascuna delle sei gare del girone.

Da sx F. Contepomi e M. Castrogiovanni (qui in un incontro del 2008), rispettivamente di Leinster e Leicester, finaliste del 2008-09

La finale, tutta inglese (terza volta assoluta in cui a contendersi il titolo furono due club della stessa Federazione), fu disputata a Twickenham e registrò il nuovo ― a tutt'oggi insuperato ― record d'affluenza: 81 076 spettatori[19]. I londinesi Wasps prevalsero per 25-9 sui connazionali del Leicester e li raggiunsero a quota due Coppe vinte.

L'unica novità statistica che caratterizzò la 13ª edizione della competizione, quella del 2007-08, fu l'utilizzo per la prima volta di Twickenham per un incontro di eliminazione diretta di Heineken Cup diverso dalla finale[20], anche se esiste un precedente, nell'edizione 2004-05, in cui lo stadio ospitò l'incontro tra gli Harlequins e il Munster, ma nella fase a gironi[20]. La partita per il titolo fu disputata per la terza volta al Millennium Stadium di Cardiff e, per la terza volta in tale stadio, il Munster fu una delle due finaliste, l'altra essendo il Tolosa: la squadra irlandese vinse 16-13 e affiancò il suo nome a quello di Wasps e Leicester tra i club bicampioni d'Europa. Il Tolosa, invece, con quella del 2007-08, fu la prima squadra a raggiungere le cinque finali.

La Federazione Italiana Rugby rinunciò allo spareggio italo-celtico per la 2008-09, non essendo stata in grado di designare in tempo la squadra che avrebbe dovuto disputarlo. In finale giunsero, per la prima volta, gli irlandesi del Leinster e, per la quinta (record del Tolosa eguagliato), gli inglesi del Leicester; smentendo la fama che lo voleva sempre perdente nei momenti importanti (sconfitta casalinga in semifinale contro il Munster nel 2005-06, nette sconfitte nei quarti contro lo stesso Leicester nel 2004-05 e gli Wasps nel 2006-07[21]), il Leinster vinse 19-16 al Murrayfield di Edimburgo, diventando così la nona squadra a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della competizione.

Lo scontro con la Champions League[modifica | modifica wikitesto]

Albo d'oro

La finale dell'edizione 2009-10, disputatasi allo Stade de France (Saint-Denis) il 22 maggio 2010, per la prima volta coincise con la finale della Champions League di calcio; ciò è dovuto al fatto che l'UEFA, l'organismo continentale di governo del calcio, decise, da tale stagione, di spostare la finale della sua competizione più importante dal mercoledì, giorno in cui si tennero le precedenti 54 edizioni di tale torneo, al sabato: la scelta di tale data fu poco gradita dall'European Rugby Cup per le complicazioni che a suo avviso avrebbero potuto sorgerne dal punto di vista televisivo e commerciale: benché infatti le due finali fossero state programmate in luoghi (quella di Champions League si è tenuta a Madrid) e orari (quella di calcio era prevista per le 20:45, quella di rugby nel tardo pomeriggio) diversi, per evitare l'accavallamento dei due eventi si ventilò l'ipotesi, poi messa in pratica, di dare il calcio d'avvio della finale di Heineken Cup non oltre le 18[22].

Le preoccupazioni economiche traevano origine dal fatto che la stessa Heineken, oltre a dare il nome alla competizione europea di rugby, è anche un influente sponsor della Champions League di calcio[22], anche se tale incrocio di eventi è destinato a costituire un unicum; la finale di Heineken Cup per la stagione 2010-11 si tenne infatti il 21 maggio 2011, mentre quella della contemporanea edizione di UEFA Champions League andò in scena il 28 successivo, e da allora è previsto un gap di una settimana tra i due eventi.

In tale occasione, per la quarta volta nella storia del torneo la finale vide di fronte due squadre connazionali; nella fattispecie per la terza volta si incontrarono due francesi, con il Tolosa presenza fissa; questa si impose per il suo quarto titolo europeo sul Biarritz con il punteggio di 21-19, rafforzando quindi la sua posizione di leadership della competizione[23]. All'incontro dello Stade de France assistettero 78 962 spettatori[24], seconda miglior affluenza di sempre e record per l'Europa continentale.

Le doppiette di Leinster e Tolone[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 2011 e il 2012 il Leinster eguagliò l'impresa riuscita al Leicester dieci anni prima di rivincere il titolo da campione uscente; nella finale 2010-11, disputatasi al Millennium Stadium di Cardiff[25], gli irlandesi sconfissero gli inglesi del Northampton per 33-22 [26] e, l'anno successivo a Twickenham, davanti a 81 774 spettatori (nuovo record per una finale)[27], ripeterono la performance nell'ennesima finale tra connazionali, nell'occasione contro l'Ulster, battuta 42-14[27]; fu la terza vittoria in tre finali per Leinster[27], nonché la terza in quattro edizioni[27].

La stagione 2012-13 vide l'ennesima finale (la sesta su diciotto edizioni, una su tre) tra due club appartenenti alla stessa federazione, e per la quarta volta ancora francesi[28]. A rappresentare la FFR due squadre alla loro prima finale assoluta, il Tolone, multinazionale capitanata dall'inglese Jonny Wilkinson, e il Clermont, in passato vincitore di due Challenge Cup. All'Aviva Stadium di Dublino fu la precisione al tiro proprio di Wilkinson a fare la differenza tra le due squadre: l'inglese marcò 11 dei 16 punti con cui il Tolone vinse di misura l'incontro (16-15, due mete a uno per Clermont, che conduceva 15-5 a meno di mezz'ora dalla fine della partita[29][30]).

Tolone bissò il successo nella stagione seguente, così divenendo la terza squadra a confermarsi campione dopo Leicester e Leinster. Nella finale di Cardiff i francesi batterono il Saracens nell'ultimo incontro europeo di club di Jonny Wilkinson che realizzò 13 punti (due trasformazioni, un drop e due piazzati)[31].

La nascita della European Professional Club Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 2007, in vista della scadenza dell'accordo quinquennale che legava le sei Federazioni fondatrici dell'European Rugby Cup alle competizioni da questa organizzata, i club francesi e inglesi minacciarono il boicottaggio delle Coppe europee[32]; tale mossa fu però censurata dalle rispettive federazioni, le quali sostennero l'obbligatorietà della partecipazione delle proprie squadre alla rassegna continentale[32].

La manovra fu aspramente criticata dall'allora presidente dell'International Rugby Board, il nordirlandese Syd Millar[33], il quale accusò le società scissioniste di «atteggiamento egoista»[33] e «distruttivo»[33], che avrebbe portato sofferenza economica alle squadre delle altre federazioni (la manovra avrebbe significato che Italia e Scozia avrebbero vista dimezzata la loro presenza nella Coppa d'Europa mentre Galles e Irlanda avrebbero perso una squadra ciascuna), che non disponevano delle risorse finanziare delle due maggiori union[33].

Un nuovo accordo quinquennale fu firmato nel 2009 e, nel 2013, ancora i club francesi e inglesi tornarono a chiedere a gran voce una diversa ripartizione dei diritti televisivi e delle quote di rappresentanza in seno all'organismo di coordinamento europeo: in particolare fu chiesto che le squadre fossero portate da 24 a 20 e che fossero tolti gli automatismi di qualificazione del Pro12, legandoli quindi alla posizione di classifica[34]. A infiammare maggiormente la situazione giunse la notizia che il comitato organizzatore della English Premiership aveva venduto separatamente i diritti di trasmissione delle gare europee dei propri club affiliati, cosa che l'ERC contestò in quanto propria competenza[34]. Fu chiesto inoltre che i ricavi venissero ripartiti in maniera diversa da quella all'epoca in vigore, ovvero 52 per cento ai club del Pro12 e 24 per cento ciascuno a quelli del Top 14 e della Premiership[34].

Un accordo non fu trovato e, nel 2014, i club inglesi e francesi non rinnovarono l'accordo e fondarono l'European Professional Club Rugby, organizzazione di fatto fotocopia dell'ERC ma con sede neutrale a Neuchâtel, in Svizzera[35]; l'ERC diede incarico ai propri impiegati di collaborare con il nuovo organismo per l'organizzazione della massima competizione europea della stagione successiva, che prese il nome di European Rugby Champions Cup[35]. I proventi furono ripartiti in maniera diversa, così come la composizione del torneo fu sostanzialmente rivista. Fatta salva la provenienza delle compagini dai tre maggiori tornei europei, la Premiership, il Top 14 e il Pro12, il riparto economico previde che i tre campionati si dividessero in parti uguali i proventi[35]; inoltre le squadre furono portate effettivamente a 20 con conseguente taglio di una formazione ciascuna di Italia e Scozia e di due tra tre irlandesi e gallesi[35].

La rinnovata competizione prese il via nell'ottobre 2015 e vide la vittoria finale del Tolone che, nella riedizione della finale europea di due anni prima, batté nuovamente il Clermont allo stadio di Twickenham a Londra[36]; oltre a essere la prima vincitrice del nuovo trofeo, Tolone divenne così la prima squadra a vincere il titolo di campione d'Europa per tre volte consecutive[36].

I trofei[modifica | modifica wikitesto]

La Coppa d'Europa[modifica | modifica wikitesto]

La prima Coppa, utilizzata solo per il torneo 1995-96, è una scultura commissionata e poi progettata a Parigi dallo scultore francese Michel DeMarthin, composta da quasi sette chili di argento massiccio e alta circa 70 cm di altezza, che rappresenta i pali e una palla ovale insieme alla H di Heineken poggiati su una stella a 5 punte; analoga stella è collocata anche su uno dei due pali. A vincere tale coppa fu il Tolosa, prima campione europea[37].

Il trofeo Heineken Cup[modifica | modifica wikitesto]

Il trofeo in palio, che prende il nome dallo sponsor Heineken, è una coppa in metallo di circa 50 cm d'altezza; la sua forma richiama quella di una clessidra la cui parte superiore, la coppa vera e propria, ha un'altezza di circa il doppio di quella inferiore, che ne rappresenta il basamento; la coppa ha anche due manici[37].

Dal 2005 è invalsa l'abitudine di presentare il trofeo in un lungo tour tra diverse città[38], in generale quelle del Paese che ha vinto la coppa o, anche, di quello dove si trova lo stadio destinato a ospitare la finale dell'edizione più prossima[39]; per le leggi che vietano sia la vendita che l'associazione di marchi di bevande alcooliche ai minorenni, per poter eventualmente essere ritratti vicino a tale trofeo era necessario avere compiuto almeno 18 anni[38][39].

Il trofeo European Rugby Champions Cup[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo trofeo è un calice con due manici la cui bocca è realizzata a forma di stella. Esso riporta inciso il nuovo simbolo del torneo, ovvero una palla ovale con all'interno una stella e il nome della coppa; sulla base sono riportati gli stemmi delle 10 squadre che al 2014 hanno vinto il torneo. Pesa 13,5 kg ed è alto 70 cm[37].

Copertura radiotelevisiva[modifica | modifica wikitesto]

La competizione interessa sei Federazioni di quattro Paesi, la Francia, l'Irlanda, l'Italia e il Regno Unito: in quest'ultimo ricadono per intero le federazioni del Galles, dell'Inghilterra e della Scozia e, parzialmente, quella dell'Irlanda. Questa, infatti, governa tutto il rugby dell'isola, quindi sia della Repubblica d'Irlanda, indipendente, che dell'Irlanda del Nord, amministrativamente sotto la sovranità del Regno Unito (e nel cui territorio si trova l'Ulster, franchigia con sede a Belfast).

In Gran Bretagna e Irlanda Sky Sports trasmette in esclusiva, via satellite, le partite della competizione[40]. L'offerta televisiva prevede fino a sei incontri in diretta nella fase a gironi per ogni fine settimana più un numero variabile di incontri in differita, oltre alla diretta integrale di tutti gli incontri a eliminazione compresa la finale.

Limitatamente al Galles, il canale S4C (filiazione del britannico di lingua inglese Channel Four) trasmette in cymraeg ampie sintesi degli incontri durante i fine settimana, e talora copre la diretta di incontri delle squadre gallesi[40].

In Francia la copertura della Heineken Cup è in partnership tra il principale operatore pubblico, France Télévisions, e il gruppo satellitare privato Canal+. Il primo assicura la trasmissione terrestre in chiaro sulle frequenze di France 2 di due incontri in diretta per fine settimana, il sabato e la domenica; il secondo trasmette fino a tre incontri in diretta al giorno per ogni fine settimana di gara[40].

In Italia gli incontri sono trasmessi dalla filiale nazionale di BSkyB, SKY Italia; questa, sui canali di SKY Sport, trasmette via satellite fino a cinque incontri in diretta per fine settimana, quantomeno assicurando la trasmissione dei match interni delle squadre italiane[40].

Per quanto riguarda le dirette radiofoniche, la copertura audio è assicurata nel Regno Unito dalla BBC[41] e, nella Repubblica d'Irlanda, dalla RTÉ, l'ente pubblico radiotelevisivo di quel Paese[41].

Nel resto d'Europa e nel mondo la copertura televisiva è affidata ad altre emittenti, tra le più rilevanti delle quali si citano ESPN (America Latina), Fox Sport (Stati Uniti), Supersport (Africa), Eurosport Asia, TV5MONDE (Asia e Oceania francofona)[42].

Formula della competizione[modifica | modifica wikitesto]

Criteri di qualificazione[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla stagione 2014-15 il formato della competizione prevede venti squadre così suddivise[43]:

  • Inghilterra Inghilterra: le prime 6 classificate della English Premiership
  • Francia Francia: le prime 6 classificate del Top 14
  • IRFU flag.svg Irlanda: le proprie tre migliori classificate del Pro12;
  • Galles Galles: le proprie due migliori classificate del Pro12;
  • Italia Italia: la propria miglior classificata del Pro12;
  • Scozia Scozia: la propria miglior classificata del Pro12;
  • Una ventesima squadra da stabilirsi nel modo seguente:
    • per il 2014-15, la vincitrice di uno spareggio tra le settime classificata della English Premiership e del Top 14;
    • per il 2015-16, la vincitrice di uno spareggio a tre tra le due citate squadre e la prima tra le non qualificate dal Pro12, qualsiasi sia la federazione di provenienza[44]; l'ordine degli incontri di qualificazione, in gara unica, prevede che il primo di essi sia tra la settima classificata della Premiership contro la prima delle non qualificate di Pro12 (con il sorteggio che decide la squadra di casa)[44]; a seguire, la vincente di detto incontro che riceve in casa la settima classificata del Top 14 e infine quest'ultima contro la perdente del primo incontro[44];
    • per il 2016-17 la vincitrice della Challenge Cup 2015-16[44];
    • dal 2017 in avanti la vincitrice di uno spareggio a quattro tra le settime classificate di English Premiership e Top 14 più le due migliori non qualificate dal Pro12[44]; qualora la vincitrice della Challenge Cup precedente non sia già qualificata tramite il proprio campionato, essa va agli spareggi al posto della squadra dal cui campionato essa proviene: la settima della Premiership o del Top 14 oppure la seconda miglior non classificata del Pro12[44].

Ranking e assegnazione di fasce di merito[modifica | modifica wikitesto]

A partire dall’edizione 2008-09 è in vigore il seguente meccanismo di formazione dei gironi: le squadre sono suddivise in fasce di merito in ragione dei risultati ottenuti nelle quattro precedenti stagioni nelle competizioni europee, e ogni girone è composto da una squadra per ogni fascia[45]. Rimane tuttavia in vigore, salvo casi inevitabili, il requisito di non più di un club per federazione in ogni girone.

Svolgimento della competizione[modifica | modifica wikitesto]

Le 20 squadre sono divise, per la disputa della prima fase, in cinque gironi da quattro squadre ciascuna. Otto squadre si qualificano per i quarti di finale, da disputarsi in gara unica. Le squadre qualificate sono le vincitrici di ogni girone, più le tre migliori seconde classificate[46].

Alle otto qualificate viene assegnato un piazzamento (seeding) così determinato:

  • dal nº 1 al nº 5: le cinque vincitrici di girone in ordine decrescente di punteggio;
  • dal nº 6 al nº 8: le tre seconde migliori, in ordine decrescente di punteggio.

La squadra con il piazzamento nº 1 incontra nei quarti di finale quella con il nº 8, quella con il nº 2 la nº 7 e così via. La squadra con il piazzamento più alto ha il diritto di disputare l'incontro dei quarti di finale in casa[46].

Le sedi della semifinale e della finale sono scelte dall'European Professional Club Rugby[46].

Ai fini della determinazione del punteggio finale in ogni girone, il sistema di assegnazione punti è il seguente[46]:

  • 4 punti per la vittoria;
  • 2 punti per il pareggio;
  • 1 punto di bonus per la squadra che realizzi 4 o più mete in un singolo incontro;
  • 1 punto di bonus per la squadra sconfitta con un massimo di sette punti di scarto.

Qualora in caso di parità di punti fosse necessario stabilire la precedenza tra due squadre, si terrà conto nell'ordine dei fattori come segue, con l'avvertenza che i punti dall'1 al 3 valgono solo per le squadre dello stesso girone. I punti dal 4 in poi servono anche per stabilire l'ordine di precedenza tra squadre di diversi gironi, per determinare sia il loro piazzamento sia quali saranno le migliori seconde classificate qualora non vi si riesca tramite il punteggio finale.

  1. Punteggio nella classifica avulsa dei due incontri tra le due squadre;
  2. Confronto tra le mete segnate nei due incontri tra le due squadre;
  3. Confronto tra i punti segnati nei due incontri tra le due squadre;
  4. Confronto tra le mete segnate in tutti gli incontri del girone;
  5. Confronto tra i punti segnati in tutti gli incontri del girone;
  6. Confronto tra il rendimento disciplinare in tutti gli incontri del girone: la squadra con meno espulsi e, a parità di essi, meno ammoniti, ha la precedenza;
  7. Sorteggio.

Statistiche alla stagione 2014-15[modifica | modifica wikitesto]

Il club che vanta al 2015 il maggior numero di vittorie finali è il Tolosa con 4 titoli di campione d'Europa; la squadra francese vanta anche due finali perse; opposto invece il comportamento del Leicester, giunto cinque volte in finale, ma sconfitto tre volte.

Alla stagione 2014-15 le squadre sempre presenti in tutte le edizioni della Heineken Cup sono quattro: il citato Tolosa più le irlandesi Leinster, Munster e Ulster. Le Federazioni sempre presenti sono Francia, Galles, Irlanda e Italia. L'Inghilterra non prese parte a due edizioni (quella inaugurale e nel 1997-98[3]), mentre la Scozia disertò solo l'edizione inaugurale[3], quella che vide l'unica presenza della Romania.

A vincere la Coppa solo i club di tre Federazioni: quella inglese (6 vittorie) con due bicampioni, il Leicester e gli Wasps, più una vittoria ciascuno per Bath e Northampton; quella francese (8 vittorie) con i quadricampioni del Tolosa più i tricampioni del Tolone e un titolo del Brive; infine, quella irlandese (6 vittorie), che ha tuttavia portato al titolo tutte e tre le squadre che hanno preso parte alla competizione, con l'exploit del Munster che ha vinto la Coppa tre volte.

Più in generale, i turni a eliminazione diretta sono stati esclusivamente appannaggio dei club francesi, gallesi, inglesi e irlandesi. Unica eccezione l'edizione 2006-07, quando la scozzese Edimburgo passò la prima fase e fu eliminata ai quarti di finale. Nessuna squadra italiana ha mai passato invece la fase a gironi.

Per quanto riguarda invece le statistiche individuali, il record di punti marcati appartiene all'irlandese Ronan O'Gara che, dal 1997 al 2013, sempre nelle file del Munster, mise a segno 8 mete, 192 trasformazioni, 304 calci piazzati e 16 drop per un totale di 1 384 punti[47] in 110 incontri, che sono anche il record di presenze nella competizione[48]. Il primato di mete marcate è invece del francese Vincent Clerc che, sempre dal 2002 e con un club solo, il Tolosa, ne ha realizzate 36[49].

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Finali[modifica | modifica wikitesto]

Edizione Data Vincitore Punteggio Finalista Sede finale Spettatori
1995-96 7 gennaio 1996 Tolosa 21-18 d.t.s. Cardiff Arms Park, Cardiff 21 800
1996-97 25 gennaio 1997 Brive 28-9 Leicester Arms Park, Cardiff 41 664
1997-98 31 gennaio 1998 Bath 19-18 Brive Parc Lescure, Bordeaux 36 500
1998-99 30 gennaio 1999 Ulster 21-6 Colomiers Lansdowne Road, Dublino 49 500
1999-2000 27 maggio 2000 Northampton 9-8 Munster Twickenham, Londra 68 441
2000-01 19 maggio 2001 Leicester 34-30 Stade français Parco dei Principi, Parigi 44 000
2001-02 25 maggio 2002 Leicester 15-9 Munster Millennium Stadium, Cardiff 74 600
2002-03 24 maggio 2003 Tolosa 22-17 Perpignano Lansdowne Road, Dublino 28 600
2003-04 23 maggio 2004 Wasps 27-20 Tolosa Twickenham, Londra 73 057
2004-05 22 maggio 2005 Tolosa 18-12 d.t.s. Stade français Murrayfield, Edimburgo 51 326
2005-06 21 maggio 2006 Munster 23-19 Biarritz Millennium Stadium, Cardiff 74 534
2006-07 20 maggio 2007 Wasps 25-9 Leicester Twickenham, Londra 81 076
2007-08 25 maggio 2008 Munster 16-13 Tolosa Millennium Stadium, Cardiff 74 500
2008-09 24 maggio 2009 Leinster 19-16 Leicester Murrayfield, Edimburgo 66 523
2009-10 23 maggio 2010 Tolosa 21-19 Biarritz Stade de France, Saint-Denis 78 962
2010-11 21 maggio 2011 Leinster 33-22 Northampton Millennium Stadium, Cardiff 72 456
2011-12 19 maggio 2012 Leinster 42-14 Ulster Twickenham, Londra 81 774
2012-13 18 maggio 2013 Tolone 16-15 Clermont Aviva Stadium, Dublino 50 148
2013-14 24 maggio 2014 Tolone 23-6 Saracens Millennium Stadium, Cardiff 67 578
2014-15 2 maggio 2015 Tolone 24-18 Clermont Twickenham, Londra 56 662

Riepilogo vittorie per club[modifica | modifica wikitesto]

Club Vittorie Finali perse Vincitrice Finalista
Tolosa 4 2 1995-96, 2002-03, 2004-05, 2009-10 2003-04, 2007-08
Leinster 3 2008-09, 2010-11, 2011-12
Tolone 3 2012-13, 2013-14, 2014-15
Leicester 2 3 2000-01, 2001-02 1996-97, 2006-07, 2008-09
Munster 2 2 2005-06, 2007-08 1999-2000, 2001-02
Wasps 2 2003-04, 2006-07
Brive 1 1 1996-97 1997-98
Northampton 1 1 1999-2000 2010-11
Ulster 1 1 1998-99 2011-12
Bath 1 1997-98 -
Stade français 2 2000-01, 2004-05
Biarritz 2 2005-06, 2009-10
Clermont 2 2012-13, 2014-15
Cardiff 1 1995-96
Colomiers 1 1998-99
Perpignano 1 2002-03
Saracens 1 2013-14

Albo d’oro per federazione[modifica | modifica wikitesto]

Federazione Vittorie Finali Vincitori Finalisti
Francia Francia 8 11 Tolosa (4)
Tolone (3)
Brive
Stade français (2)
Tolosa (2)
Biarritz (2)
Clermont (2)
Brive
Colomiers
Perpignano
Inghilterra Inghilterra 6 5 Leicester (2)
Wasps (2)
Bath
Northampton
Leicester (3)
Northampton
Saracens
IRFU flag.svg Irlanda 6 3 Leinster (3)
Munster (2)
Ulster
Munster (2)
Ulster
Galles Galles - 1 - Cardiff

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

In grassetto i giocatori ancora in attività alla stagione in esame.

Realizzatori del maggior numero di punti[modifica | modifica wikitesto]

Stephen Jones, 869 punti
Punti Giocatore Squadre
1 365 Irlanda Ronan O'Gara Munster
869 Galles Stephen Jones Scarlets, Clermont
661 Francia Dimitri Yachvili Biarritz
645 Italia Diego Domínguez Milan, Stade français
564 Irlanda David Humphreys Ulster
502 Galles Neil Jenkins Pontypridd, Celtic Warriors, Cardiff Blues
500 Francia David Skrela Tolosa, Clermont
483 Inghilterra Andy Goode Leicester, Brive, Wasps
479 Scozia Dan Parks Glasgow, Cardiff Blues, Connacht
458 Irlanda Jonathan Sexton Leinster, Racing Métro 92

Realizzatori del maggior numero di mete[modifica | modifica wikitesto]

Vincent Clerc, 35 mete al 2013
Mete Giocatore Squadre
36 Francia Vincent Clerc Tolosa
33 Irlanda Brian O'Driscoll Leinster
29 Galles Dafydd James Bridgend, Harlequins, Scarlets, Pontypridd, Celtic Warriors
27 Inghilterra Chris Ashton Northampton, Saracens
27 Irlanda Shane Horgan Leinster
26 Irlanda Tommy Bowe Munster
26 Irlanda Gordon D'Arcy Leinster
25 Figi Napolioni Nalaga Clermont
25 Irlanda Geordan Murphy Leicester
24 Inghilterra Ben Cohen Northampton, Sale Sharks


Giocatori con il maggior numero di presenze[modifica | modifica wikitesto]

Ronan O'Gara, 110 presenze
Presenze Giocatore Squadre
110 Irlanda Ronan O'Gara Munster
104 Irlanda Gordon D'Arcy Leinster
101 Irlanda John Hayes Munster
100 Irlanda Peter Stringer Munster, Saracens, Bath
96 Irlanda Donncha O'Callaghan Munster
92 Irlanda Leo Cullen Leinster
91 Francia Clément Poitrenaud Tolosa
87 Scozia Nathan Hines Edimburgo, Perpignano, Leinster, Clermont, Sale Sharks
87 Irlanda Shane Horgan Leinster
87 Irlanda Brian O'Driscoll Leinster


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) ERC History Page, European Rugby Cup, 31 ottobre 2009. URL consultato il 12 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2013).
  2. ^ (FR) Loi nº 91-32 du 10 janvier 1991 relative à la lutte contre le tabagisme et l’alcoolisme. URL consultato il 3 agosto 2009.
  3. ^ a b c d e (EN) Paul Rees, Big boys plan for more lucrative Heineken Cup in The Guardian, 30 marzo 2006. URL consultato il 14 luglio 2009.
  4. ^ (EN) European History. URL consultato il 19 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2008).
  5. ^ (EN) Calendario della Heineken Cup 1995-96, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  6. ^ (EN) Dettaglio della finale di Heineken Cup 1995-96, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  7. ^ (EN) Calendario della Heineken Cup 1996-97, European Rugby Cup. URL consultato il 24 agosto 2009.
  8. ^ (EN) Dettaglio della finale della Heineken Cup 1996-97, European Rugby Cup. URL consultato il 24 agosto 2009.
  9. ^ (EN) Calendario della Heineken Cup 1997-98, European Rugby Cup. URL consultato il 4 agosto 2009.
  10. ^ (EN) Dettaglio della finale di Heineken Cup 1999-2000, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  11. ^ (EN) Dettaglio della finale di Heineken Cup 2001-02, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  12. ^ (EN) Dettaglio della finale di Heineken Cup 2002-03, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  13. ^ (EN) Chance For First Scottish Semi, European Rugby Cup, 3 febbraio 2004. URL consultato il 19 maggio 2013.
  14. ^ (EN) Dettaglio della finale di Heineken Cup 2003-04, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  15. ^ (EN) Toulouse Crowned King of Europe, European Rugby Cup, 22 maggio 2005. URL consultato il 19 maggio 2013.
  16. ^ (EN) Ospreys salvage some Pride, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  17. ^ (EN) Parma win playoff against Dragons, European Rugby Cup, 2 giugno 2006. URL consultato il 19 maggio 2013.
  18. ^ (EN) Chris Beech, The French Resistance. Heineken European Cup: Burgoin vs Munster, Sunday, 1pm O'Connell wary of Bourgoin battlers in The Mirror, 12 gennaio 2007. URL consultato il 19 maggio 2013.
  19. ^ (EN) Dettaglio della finale di Heineken Cup 2006-07, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  20. ^ a b (EN) Semi-final venues announced, European Rugby Cup. URL consultato il 19 maggio 2013.
  21. ^ (EN) Cullen hails "sweet" Leinster win in BBC, 23 maggio 2009. URL consultato il 6 agosto 2009.
  22. ^ a b (EN) Gavin Cummiskey, Premier soccer and rugby finals on same day in The Irish Times, 11 giugno 2009. URL consultato il 6 agosto 2009.
  23. ^ (FR) Vincent Pére-Lahaille, Toulousains et rois d'Europe in l'Équipe, 22 maggio 2010. URL consultato il 22 maggio 2010.
  24. ^ (EN) Biarritz - Toulouse, fiche du match in l'Équipe, 22 maggio 2010. URL consultato il 22 maggio 2010.
  25. ^ (EN) Heineken Cup 2011 and 2012 Finals, European Rugby Cup. URL consultato il 7-9-2010.
  26. ^ (EN) Bryn Palmer, Leinster 33-22 Northampton in BBC, 21 maggio 2011. URL consultato il 22 maggio 2012.
  27. ^ a b c d (EN) Bryn Palmer, Heineken Cup final: Leinster beat Ulster to retain trophy, 19 maggio 2012. URL consultato il 18 maggio 2013.
  28. ^ (FR) Geoffrey Steines, H Cup, finale Clermont-Toulon : Le rugby, cas unique pour le sport collectif français in Rugby Rama, 16 maggio 2013.
  29. ^ (EN) Wilkinson's Toulon win Heineken Cup in BBC, 18 maggio 2013. URL consultato il 18 maggio 2013.
  30. ^ (FR) Richard Escot, Toulon, roi de l'Europe in L'Équipe, 18 maggio 2013. URL consultato il 18 maggio 2013.
  31. ^ (EN) Heineken Cup final: Saracens 6-23 Toulon in BBC, 24 maggio 2014. URL consultato il 3 maggio 2015.
  32. ^ a b (EN) Paul Rees, French clubs withdraw threat to down Heineken in The Guardian, 10 gennaio 2007. URL consultato il 4 maggio 2015.
  33. ^ a b c d (EN) Millar attacks clubs over boycott in BBC, 9 aprile 2007. URL consultato il 4 maggio 2015.
  34. ^ a b c (EN) Chris Foy, European civil war: English and French clubs pull out of Heineken Cup and pledge to go it alone in Daily Mail, 10 settembre 2013. URL consultato il 4 maggio 2015.
  35. ^ a b c d (EN) Ben Rumsby, European Rugby Cup officials seconded to run the inaugural European Rugby Champions Cup in The Daily Telegraph, 9 luglio 2014. URL consultato il 4 maggio 2015.
  36. ^ a b (EN) Toulon 24-18 Clermont - as it happened in BBC, 2 maggio 2015. URL consultato il 4 maggio 2015.
  37. ^ a b c (EN) Trophy, European Professional Club Rugby. (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2015).
  38. ^ a b (EN) Heineken Cup Trophy Tour in Pictures, European Professional Club Rugby, 29 novembre 2006. URL consultato il 20 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2015).
  39. ^ a b (EN) Get up close and personal with the Heineken Cup, European Professional Club Rugby, 12 maggio 2008. URL consultato il 20 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2015).
  40. ^ a b c d Copertura, European Rugby Cup. URL consultato il 20 maggio 2013.
  41. ^ a b Heineken Cup: Audio, European Rugby Cup. URL consultato il 20 maggio 2013.
  42. ^ (EN) International Broadcasters, European Rugby Cup. URL consultato il 20 maggio 2013.
  43. ^ (EN) Nick Ames, A beginner's guide: the new European Rugby Champions Cup explained in The Guardian, 16 ottobre 2014. URL consultato il 4 maggio 2015.
  44. ^ a b c d e f Qualification, European Professional Club Rugby. URL consultato il 4 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2015).
  45. ^ Classifica europea, European Professional Club Rugby. URL consultato il 4 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2015).
  46. ^ a b c d (EN) Champions Cup Rules, European Professional Club Rugby. URL consultato il 4 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2015).
  47. ^ (EN) European Cup: Points Scorers, European Professional Club Rugby. URL consultato il 4 maggio 2015.
  48. ^ (EN) European Cup: Appearances, European Professional Club Rugby. URL consultato il 4 maggio 2015.
  49. ^ (EN) European Cup: Try Scorers, European Professional Club Rugby. URL consultato il 4 maggio 2015.

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