Galleria nazionale dell'Umbria

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Coordinate: 43°06′41.69″N 12°23′18.38″E / 43.11158°N 12.38844°E43.11158; 12.38844

Galleria nazionale dell'Umbria
Ingresso
Ingresso
Tipo Arte
Indirizzo Corso Vannucci 19, 06121 Perugia, Italia
Direttore Vittoria Garibaldi
Sito Galleria Nazionale dell'Umbria

La Galleria nazionale dell'Umbria è un museo italiano. Conserva la maggiore raccolta di opere dell'arte umbra ed alcune tra le più significative opere dell'arte dell'Italia centrale, dal XIII al XIX secolo.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Le sue origini si intersecano con la nascita dell'Accademia del disegno, che intorno alla seconda metà del XVI secolo aveva sede nel Convento degli olivetani a Montemorcino, nella quale vennero raccolti una prima parte di disegni e dipinti.
A causa della soppressione degli ordini religiosi imposta dapprima dall'impero napoleonico e poi dal Regno d'Italia, tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX, il materiale raccolto aumentò notevolmente in quanto le opere artistiche di maggior pregio passarono in proprietà allo Stato, andando così ad integrare (quando non furono disperse tra i musei di tutto il mondo) la raccolta dell'Accademia.

Nel 1863 fu istituita una pinacoteca civica intitolata a Pietro Vannucci, ma il problema a quel punto era quello di trovare una sede adeguata per tutto il materiale raccolto.
Nel 1878 la pinacoteca lasciò la vecchia sede dell'Accademia e fu trasferita al terzo piano del palazzo dei Priori.
Ampliata con acquisti e donazioni, nel 1918 assunse la denominazione di Regia galleria Vannucci. Nel corso degli anni sono stati ricavati nuovi spazi espositivi, concessi in uso dal Comune e l'esposizione museale odierna è organizzata in sequenza cronologica e articolata per scuole.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Le opere sono esposte in ventitré sale e suddivise in sette sezioni o periodi storici.

Il Duecento e il Trecento[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione comprende le prime quattro sale; al visitatore viene subito proposto un bel Crocifisso ligneo della prima metà del 1200, proveniente dalla chiesa di Santa Maria di Roncione presso Deruta, unico elemento superstite di un gruppo di figure a grandezza naturale. Subito dopo ci sono due formelle raffiguranti Roma e la lupa capitolina, opera di Nicola e Giovanni Pisano. Al termine della prima sala si trovano cinque sculture in marmo di Carrara eseguite da Arnolfo di Cambio tra il 1278 e il 1281.

Nella stessa sezione si trovano le opere del Maestro di San Francesco, personalità dominante il panorama artistico umbro prima dell'avvento di Giotto da Bondone; si possono ammirare il paliotto (1262), la grande Croce datata 1272 e la Croce a due facce riferibile allo stesso periodo. Madonna col Bambino di Duccio di Buoninsegna documenta la pittura dei primi anni del Trecento, insieme ad altre opere presenti in questa prima sezione. A questo periodo vanno anche riferite alcune sculture di ambito senese.

Il tardo Gotico[modifica | modifica wikitesto]

Di questo periodo, la Galleria nazionale dell'Umbria, nelle successive tre sale, conserva alcune delle opere pittoriche di maggior interesse: Madonna in trono col Bambino e angeli musicanti di Gentile da Fabriano (1404) e il Polittico di Pietralunga di Ottaviano Nelli (firmato e datato 1403).

Il primo Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Piero della Francesca, Polittico di Sant'Antonio

Il materiale relativo al primo Rinascimento è raccolto nelle sale che vanno dalla 8 alla 11. Una delle testimonianze più alte è quella del Beato Angelico che, nel 1447, esegue il polittico di San Domenico, uno dei capolavori del maestro fiorentino e punto di riferimento di molti artisti perugini. La pittura del Beato Angelico è colta anche dal suo allievo Benozzo Gozzoli che, nel 1456, dipinge la pala della Sapienza Nuova.

A queste illustri presenze va aggiunto il Polittico di Sant'Antonio, dipinto tra il 1467 e il 1469 da Piero della Francesca, destinato alla chiesa delle Terziarie francescane dell'omonimo convento perugino.
Tra le scarse testimonianze superstiti della scultura a Perugia nel Quattrocento è da segnalare il complesso di figure in marmo (presentato nella sala n° 19) realizzato dal fiorentino Agostino di Duccio nel 1475 per decorare la facciata della distrutta chiesa della Maestà delle Volte.

Il Quattrocento umbro-marchigiano[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso (dalla sala 12 alla 16) si apre con il Gonfalone dei legisti del folignate Niccolò Alunno, del 1466, che lascia a Perugia questa sola opera, concentrando la sua attività soprattutto nelle zone tra Assisi e Foligno.
Il primo tra i pittori perugini che aderisce al linguaggio rinascimentale è Benedetto Bonfigli, tra le cui opere si può ammirare la bellissima Annunciazione e san Luca (1450-53).

Il tesoro e le arti minori[modifica | modifica wikitesto]

Disposti in tre sale (17, 18 e 20) si trovano le oreficerie e gli avori provenienti in gran parte dai musei civici perugini, dove furono raccolti a partire dal 1863 e inventariati senza indicarne l'originaria provenienza, motivo per il quale è oggi impossibile risalire alle destinazioni di origine. Tra questi si segnala il Calice e Patena di Benedetto XI; l'opera è attribuita ad un seguace di Guccio di Mannaia e si colloca fra le più alte testimonianze dell'oreficeria senese del XIV secolo.

La cappella dei Priori[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala 21 è possibile ammirare un'altra grande opera di Benedetto Bonfigli: La presa di Perugia da parte di Totila che riporta la storia del martirio del vescovo di Perugia sant'Ercolano durante l'assedio dei Goti comandati da Totila.

Il secondo Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Diverse opere si trovano nelle ultime due sale (22 e 23), tra le quali la Flagellazione, un rilievo in bronzo di Francesco di Giorgio Martini e la Deposizione Baglioni, copia di uno dei maggiori lavori eseguiti da Raffaello, dipinta da Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino.

Il Perugino e il Pinturicchio[modifica | modifica wikitesto]

Perugino, Polittico di Sant'Agostino: l'Adorazione dei pastori

Una voce a parte, anche se visibili nelle varie sezioni delle 23 sale, meritano due pittori: Pietro Vannucci, detto il Perugino e Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio.

Perugino[modifica | modifica wikitesto]

Grande rilievo assumono, ovviamente, le opere di Pietro Vannucci, il Perugino, nato a Città della Pieve. Nella Galleria nazionale dell'Umbria sono conservate opere del periodo giovanile (Adorazione dei Magi, Pietà) tra le quali una tavoletta (San Bernardino che risana da un'ulcera la figlia di Giovanni Antonio Petrazio da Rieti) che risale al 1473, che faceva parte di un complesso di otto tavolette che costituivano la cosiddetta nicchia di San Bernardino.

Alla fase matura della sua vita artistica appartengono, tra l'altro, la Madonna della Confraternita della Consolazione (1496-1498), il Cristo morto (1495) e la Pala Signorelli (1517). Ma il capolavoro di questi anni maturi è il Polittico di Sant'Agostino, imponente macchina d'altare a due facce, per la quale furono dipinti numerosi pannelli, alcuni dei quali non più a Perugia a seguito delle requisizioni napoleoniche.

Pinturicchio[modifica | modifica wikitesto]

Contemporaneo del Vannucci e suo collaboratore per un certo periodo, della fase matura del Pinturicchio si può ammirare l'imponente Pala di Santa Maria dei Fossi (1496-1498), uno dei massimi esempi della risonanza della scuola pittorica perugina.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Caterina Bon Valsassina, Vittoria Garibaldi, Galleria Nazionale dell'Umbria. Dipinti, sculture e ceramiche: studi e restauri, Firenze, Arnaud, 1994.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]