Festa della Repubblica Italiana

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Festa della Repubblica italiana
Emblem of Italy.svg
Emblema della Repubblica Italiana
Tipo di festa nazionale
Data 2 giugno
Celebrata in Italia Italia
Oggetto della celebrazione Referendum del 1946 che istituì la Repubblica
Tradizioni Parata militare, deposizione della corona d'alloro all'Altare della Patria
Data d'istituzione 1948; 2000

La Festa della Repubblica Italiana viene celebrata il 2 giugno di ogni anno, a ricordo della nascita della Repubblica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale, indetto a suffragio universale, con il quale gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502[1] l'Italia diventava repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.

Il 2 giugno si celebra la nascita della nazione, ciò in maniera simile al 14 luglio francese (anniversario della Presa della Bastiglia) e al 4 luglio statunitense (giorno del 1776 in cui venne firmata la dichiarazione d'indipendenza).

In tutto il mondo le ambasciate italiane tengono un festeggiamento cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica Italiana gli auguri degli altri capi di Stato, inoltre si tengono in Italia speciali cerimonie ufficiali.

Prima della fondazione della Repubblica, la festa nazionale era la festa dello Statuto albertino. Si teneva la prima domenica di giugno[2].

Con legge 5 marzo 1977, n. 54, per tener conto della congiuntura economica sfavorevole, la Festa della Repubblica fu spostata alla prima domenica di giugno. Nel 2001, su impulso dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il secondo governo Amato, con legge 20 novembre 2000, n. 336, riportò le celebrazioni al 2 giugno, che quindi tornò ad essere giorno festivo[3].

La rivista militare (cosiddetta "parata")[modifica | modifica sorgente]

Nel giugno del 1948 per la prima volta in Via dei Fori Imperiali, Roma ospitò la rivista militare in onore della Repubblica. L'anno seguente, con l'ingresso dell'Italia nella NATO, se ne svolsero dieci in contemporanea in tutto il Paese mentre nel 1950 la parata fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali.

Il cerimoniale prevede la deposizione di una corona d'alloro al Milite Ignoto presso l'Altare della Patria e una parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

Alla parata militare e durante la deposizione della corona d'alloro presso il Milite Ignoto, prendono parte tutte le Forze Armate, tutte le Forze di Polizia della Repubblica ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana. Nel 2004, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ordinò che sfilassero anche il Corpo di Polizia Municipale di Roma in rappresentanza di tutte le Polizie Locali d'Italia ed il personale civile della Protezione Civile. Prendono inoltre parte alla parata militare alcune delegazioni militari dell'ONU, della NATO, dell'Unione Europea e rappresentanze di reparti multinazionali che presentano una componente italiana.

Dalla sua istituzione sino alla sua temporanea abolizione, la parata militare poteva contare sulla sfilata di maggiore personale. Dopo la re-introduzione l'organico defilante fu ridotto notevolmente e nel 2006 venne praticamente eliminata la presenza di mezzi terrestri ed aerei per ragioni di bilancio.

La cerimonia prosegue nel pomeriggio con l'apertura al pubblico dei giardini del palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana, con esecuzioni musicali da parte dei complessi bandistici dell'Esercito Italiano, della Marina Militare Italiana, dell'Aeronautica Militare Italiana, dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

Sospensioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1963 la parata del 2 giugno non venne effettuata per le condizioni di papa Giovanni XXIII ormai morente.

Nel 1976 la parata del 2 giugno non venne effettuata, in seguito al disastroso terremoto che sconvolse il Friuli. Notizie dell'epoca riportano "La parata militare del 2 giugno, quest'anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far sì che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali."[4]

Nel 2012 la parata del 2 giugno venne dedicata ai terremotati dell'Emilia. In quell'occasione, da più parti ne fu chiesto l'annullamento.

Nel 2013 venne sospeso il ricevimento cerimoniale dal presidente Giorgio Napolitano per motivi di austerità e di solidarietà verso i poveri ed i meno abbienti. La parata militare del 2 giugno svolse il suo programma in maniera ridotta.

Tematiche[modifica | modifica sorgente]

Le Frecce Tricolori durante la parata del 2 giugno 2006

La parata ha ogni anno una tematica differente:

  • 2003, 57º anniversario: "Le Forze Armate nel sistema di sicurezza internazionale per il progresso pacifico e democratico dei popoli"
  • 2004, 58º anniversario: "Le Forze Armate per la Patria"
  • 2010, 64º anniversario: "La Repubblica e le sue Forze Armate impegnate in missioni di pace"
  • 2011, 65º anniversario: "150º anniversario dell’Unità d’Italia"
  • 2012, 66º anniversario: la parata fu dedicata ai terremotati dell'Emilia
  • 2013, 67º anniversario: la parata fu dedicata alla "questione sociale" di famiglie e imprese in difficoltà
  • 2014, 68º anniversario: la parata fu dedicata al centenario della Grande Guerra e all’ avvio del semestre di presidenza italiana del Consiglio Europeo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito della Camera dei deputati
  2. ^ Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari, Torino 1861, pp. 1342-1343
  3. ^ Sito del Governo Italiano
  4. ^ Il testo dell'articolo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]