Popoli romaní

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Zigani)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Zingaro" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Zingaro (disambigua).
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rom (popolo) e Rom in Italia.
Simbolo internazionale della popolazione romaní dal 1971

I popoli romaní sono un insieme di popolazioni accomunate dall'uso (presente o passato) della lingua romaní. Originarie dell'India settentrionale e stabilitesi in Europa nel corso del medioevo, i popoli romanì si sono diffusi in tempi più recenti anche in altri continenti. Le popolazioni romanì sono in massima parte stanziali e hanno generalmente la cittadinanza del paese in cui risiedono. Tra i principali gruppi romanì in Italia vi sono i rom e i sinti. La disciplina che si occupa di studiare la storia, lingua e cultura dei popoli romaní è la romanologia.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

"Zingari", "zigani", "gitani"[modifica | modifica wikitesto]

Spesso, per indicare i popoli romaní, vengono usati anche altri nomi meno precisi: ad esempio, in italiano zingari (popolare zingani) e gitani; in inglese gypsies e travellers; in francese gens du voyage, tsiganes e manouches; in spagnolo e in catalano gitanos; in tedesco Zigeuner; in ungherese cigány; in polacco cyganie, ecc.

Zingari, zigani, zingani, gitani o nomadi sono termini generici usati per indicare le popolazioni romanì da parte di chi non ne fa parte (esonimi) e sono percepite da gran parte delle persone romanì come dispregiative e offensive,[1] oltre che negativamente connotate nella gran parte delle lingue. Secondo diversi studiosi, il termine corretto da utilizzare sarebbe quello proprio dell'etnia o, più in generale, il termine di popolazione romaní, sostituendo quindi i termini zingaro/zingari, laddove usati come aggettivi, con i corrispondenti aggettivi romanó/romaní.[1][2] In Italia, tuttavia, in documenti di emanazione ministeriale come ad esempio gli studi del Ministero dell'Interno,[3] si continua a utilizzare il termine "zingari" per indicare l'insieme delle etnie e l'aggettivo "romaní" viene utilizzato solo in relazione alla lingua propria dei rom e sinti. I documenti del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea utilizzano invece il termine plurale Roma come termine generico per indicare tutti i popoli romanì nel loro insieme.

La parola italiana zingaro, come il francese tsigane, il ladino zingen o cinjen, il friulano "singar", il portoghese cigano, il rumeno ţigan, l'ungherese cigány e il tedesco Zigeuner, deriva dal greco medievale (Α) τσίγγανοι (A)tsínganoi (greco moderno Τσιγγάνοι, Tsingáni), tribù dell'Anatolia.[4][5] Non è escluso che l'etimo originario sia indo-ario, atzigan.[6] Un'opinione diffusa all'inizio del XX secolo ne faceva risalire l'origine allo stanziamento in Mesopotamia di popolazioni sire, etiopi e nubiane, in seguito alle vittorie dell'imperatore Costantino V, che si sarebbero chiamate Athingan, in seguito disperse dalle invasioni turche.[7] Zingaro e zingano (così come Ατσίγγανος) sono da alcuni autori[8] fatti risalire a Αθίγγανοι Athínganoi, "intoccabili", nome di gruppi eretici stanziati nelle regioni anatoliche di Frigia e Licaonia; essa avrebbe avuto connotazione, secondo molti, negativa (dato che trattasi dello stesso nome dell'infima "casta-non casta" indiana, i paria, da cui proverrebbero, per esempio, i necrofori).

Altri ritengono invece che la connotazione del significato fosse positiva, portando a sostegno di ciò un documento del 1387 di Nauplia, in Grecia, dove i veneziani confermarono i privilegi agli zingari concessi a loro dai bizantini.[9] Privilegi che ritroviamo per questi popoli in diversi documenti per un centinaio di anni in diversi luoghi dell'Europa, come quella, per esempio, del 1423:

« Noi Sigismundo, per grazia di Dio sempre Augusto Re dei Romani, Re d'Ungheria, di Boemia, di Dalmazia, di Croazia... Per la quale cosa dovunque il detto Ladislao Voivoda e la sua gente giungano nei nostri domini, città e castella, con la presente lettera comandiamo e ordiniamo alle nostre fedeltà che il medesimo L.V. e gli zingari i suoi sudditi, tolto ogni impedimento e difficoltà debbano essere favoriti e protetti e difesi da ogni attacco e offesa. Se poi tra loro stessi sarà sorta qualche zizzania o contesa, allora né voi, né nessun altro di voi, ma lo stesso Ladislao Voivoda, abbia facoltà di giudicare e liberare. »

(da Jean-Paul Clébert, Les Tziganes)

Intorno al XVI secolo il termine avrebbe assunto la connotazione - negativa - che troviamo ancora oggi.

La parola gitano, come l'inglese gypsy, il francese gitan e lo spagnolo gitano[6] alimentava la leggenda di una loro provenienza dall'Antico Egitto e il mito degli zingari discendenti dal figlio di Abramo e della sua schiava Agar, sulla scorta del fatto che Ismaele, nella Bibbia, viene considerato "colui che camminava con Dio" (Gen. 21,20).

"Nomadi"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rom_in_Italia § Condizioni_abitative_e_dibattito_sul_presunto_nomadismo.

Piero Colacicchi[10] sostiene che nomade, riferito ai Rom, è un termine ottocentesco, usato non tanto per indicare lo stile di vita di questi quanto piuttosto con intento discriminatorio verso coloro che ritenevano "uomini inferiori" poiché pigri, vagabondi, caratterialmente instabili, in contrapposizione a quello dell'uomo eletto, amante della patria, posato e seguace della morale.

Rom[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rom (popolo).

Rom sta ad indicare un determinato popolo romaní, ed è il termine con il quale il non-romaní, oggi, intende indicare, erroneamente, tutti i gruppi romaní; kalé, sinti e rom ritengono, da parte loro, che il termine "zingaro" sia offensivo.[1]

Popoli romaní in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rom (popolo), Sinti, Kalé, Jenisch e Pavee.
Distribuzione storica dei popoli di Lingua romaní in Europa.

La popolazione romaní è suddivisa nei seguenti gruppi:

Ciascuno di questi gruppi contiene al proprio interno ulteriori suddivisioni (sottogruppi).

Popolazioni non-romaní a volte genericamente accomunate a queste:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dei popoli romaní.
Migrazioni storiche della popolazione romaní

Quale sia il luogo d'origine delle popolazioni romaní è una questione a lungo dibattuta. La maggior parte degli studiosi ritiene sia una regione situata tra l'India ed il Pakistan odierni che, agli inizi dell'XI secolo, furono costretti ad abbandonare. Il principale argomento di tale tesi, comunque variamente circostanziata, è la loro lingua, di derivazione indoaria, le loro caratteristiche somatiche e le documentazioni storiografiche della loro antica presenza in tali territori. Non è tuttavia chiaro se tale regione sia stata il luogo di origine primitivo della cultura romanío piuttosto una tappa intermedia di una migrazione ben più complessa, dal momento che tale cultura risulta radicalmente diversa da quelle dell'area indiana. Si suppone quindi che debba avere una più antica origine allogena, ancora non identificata, portata da un misterioso popolo ivi migrato e successivamente mescolatosi con stirpi locali e indianizzato nel linguaggio.

Seguendo le tracce linguistiche gli studiosi affermano che, nella propria fuga dal subcontinente indiano, la prima tappa della migrazione delle popolazioni romaní sia nell'Armenia storica, ove si stanziarono abbastanza a lungo da acquisire dalla lingua armena molti vocaboli, tra cui "vurdón" (carro). Dall'Armenia si spostarono poi verso l'Impero Bizantino, dove furono spesso confusi con la setta eretica degli athinganoi ("intoccabili"), praticanti della chiromanzia, da cui deriva secondo una teoria etimologica anche il nome zingaro.

Si stima che la popolazione romaní arrivò in Europa prevalentemente tra il XIV ed il XV secolo.[1] Tuttavia le prime testimonianze storiche della presenza della popolazione romaní risalgono al XV secolo e sono costituite principalmente da racconti di viaggiatori e pellegrini in Terra Santa.

Nei secoli successivi la presenza si consolida in tutto il mondo. Rom, Sinti, Kalé e Romanichals arriveranno ai nostri giorni superando persecuzioni di ogni genere: arresti di massa in Spagna nel XVIII secolo, la schiavitù in Romania (abolita solamente dopo il 1850), i campi di concentramento nazisti ed i sentimenti xenofobi sviluppatisi nell'epoca attuale.

Il regime nazista attuò il genocidio della popolazione romaní (Porajmos), uccidendo 250.000 zingari nei campi di sterminio. Altri 250.000 morirono appena catturati oppure durante il trasferimento verso i lager.[12] I rom ricordano questa tragedia con il termine romaní Porajmos ("devastazione"), analogo a quello con cui si ricorda il più noto sterminio nazista del popolo ebraico, la Shoah ("sterminio") . Dal 2015, il 2 agosto è nell'Unione europea la giornata internazionale per il ricordo del genocidio delle popolazioni romanì.[13]

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua romaní.

La lingua delle popolazioni gitane, al giorno d'oggi parlata unicamente dai Rom e dai Sinti, è il romaní, un idioma indoeuropeo facente parte del gruppo delle lingue indoarie.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione romaní normalmente adotta la religione praticata dalle popolazioni fra cui vivono[14]. Sono prevalentemente cristiani protestanti in Scandinavia, ortodossi in Europa orientale, cattolici in Europa occidentale e meridionale. I rom dei Balcani (Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo) sono tra i pochi ad essere di prevalente fede musulmana.

I Rom ed i Sinti hanno la visione mitica di un mondo diviso tra forze oscure e contrarie, benefiche o malefiche, in perpetua lotta. Le due forze sono Dio e il diavolo. Dio creatore, principio del bene e il diavolo, principio del male, sono ambedue potenti e in lotta tra loro. Il Dio creatore (Del o Devél) è assistito da forze spirituali soprannaturali benigne; dall'altra parte vi sono creature maligne che agiscono nella sfera dominata dal diavolo (Beng). Inoltre essi credono ai santi ed agli spiriti dei defunti (mulé)[1].

Di regola Rom, Sinti, Kalé e Romanichals possono essere cristiani cattolici, cristiani ortodossi, cristiani protestanti o musulmani. Essi quasi sempre rielaborano queste religioni inserendo i concetti mitici della loro cultura.[1]

Struttura sociale e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Damigella d'onore ad un matrimonio romaní in Repubblica Ceca
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rom_abruzzesi § Struttura_sociale_ed_attivit.C3.A0_economiche.

Sebbene non esista uno schema generale della struttura sociale valido per tutte le etnie, si può affermare che fra gli zingari non esistano le classi sociali come si intendono comunemente. Le uniche distinzioni all'interno delle comunità sono quella tra i sessi (maschi - femmine) e quella basata sull'età (giovane - anziano).[15]

Inoltre in primo luogo per lo zingaro conta la famiglia, e precisamente marito, moglie e figli. Al di là del nucleo famigliare vi è la famiglia estesa, che comprende i parenti, con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Poi esiste la kumpánia, cioè l'insieme di più famiglie estese non necessariamente unite da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed anche allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.[16]

Secondo Leonardo Piasere, "gli zingari hanno sempre avuto una netta divisione tra maschio e femmina, ma più come divisione dei compiti, che di potere effettivo, anche se per l'esterno l'uomo rappresenta il capofamiglia. La vita zingara non è scandita da un ritmo temporale. Per loro il primo posto nella scala dei valori è la famiglia. ...Nella famiglia... che è sempre spinta all'autonomia, il prestigio viene conquistato dal capofamiglia per quello che realmente fa e non tanto perché riesce ad imporre la propria volontà ad altre persone".[15]

La nascita e la morte sono considerati eventi impuri. Nella popolazione romaní l'ospedale, il medico, il prete ricordano la morte e pertanto i contatti con loro devono essere ridotti al minimo. La donna mestruata e la puerpera sono fonte di impurità e non possono fare vita pubblica o lavare i propri panni insieme a quelli degli altri.[17] Nei rom "vlaχ" (originari della Valacchia), presso i quali il concetto di impurità è più radicato, durante la gravidanza e per quaranta giorni successivi al parto alla neo-mamma non è consentito di svolgere alcuna attività (ad esempio cucinare). Al termine del periodo di purificazione, i vestiti indossati, il letto, i piatti, i bicchieri e gli altri oggetti adoperati dalla puerpera sono distrutti o bruciati.[1]

Il culto dei morti è molto sentito ed è diffusa la convinzione che il morto, se non debitamente onorato, possa riapparire in forma di animale o di uomo per vendicarsi.[15]

Il matrimonio, che di solito matura in giovane età, è regolato da usanze che sono diverse da etnia a etnia. Così nei Sinti il matrimonio avviene per fuga (i due giovani si rifugiano per alcuni giorni presso parenti), invece nei Rom avviene per "acquisto": quando c'è l'accordo dei due giovani e delle rispettive famiglie, la famiglia dello sposo corrisponde una somma di denaro alla famiglia della sposa a titolo di risarcimento.[1] Il matrimonio può aversi anche tra persone di diversa etnia o tra un/una romaní e una/un "gağé" (cioè estraneo alla popolazione romaní).[1]

Romanì in Europa e in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della popolazione romanì in Europa ("stime medie" del 2007 del Consiglio d'Europa, per un totale di 9,8 milioni di persone)[18]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rom in Italia e Antiziganismo.

Secondo le stime del Consiglio d'Europa[19] in Europa vivono 10-12 milioni di romaní; in alcuni paesi europei (Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia) rappresentano il 5% della popolazione. In base a tali stime, la Romania è il paese con il maggior numero di romaní (nel 2001 ne sono stati censiti 535.140, pari al 2,5% della popolazione). Bulgaria, Spagna e Ungheria hanno ognuna una popolazione di 800.000 romanì, Serbia e Slovacchia 520.000, Francia e Russia tra i 340 e i 400mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di romaní. Nei restanti paesi le presenze maggiori si riscontrano nel Regno Unito (300.000 persone), in Macedonia (260.000 persone), nella Repubblica Ceca (300.000 persone) e in Grecia (350.000 persone).[19]

Nel 2005 e nel 2006 il razzismo nei confronti delle popolazioni gitane è diventato oggetto di attenzione a livello europeo, con l'adozione di una risoluzione del Parlamento europeo, il primo testo ufficiale che parla di antiziganismo (Anti-Gypsyism/Romaphobia in lingua inglese, antitsiganisme/romaphobie/tsiganophobie in lingua francese).[20] Le conferenze internazionali OSCE/EU/CoE di Varsavia (ottobre 2005) e Bucarest (maggio 2006), hanno confermato il termine «anti-Gypsyism» a livello internazionale[21]. (vedi anche: Antiziganismo). Dal 2008 l'Unione europea ha inaugurato una Strategia europea per i rom[22]

Le principali presenze romaní nei paesi europei includono:

  • Francia: si stimano 400 000 persone Rom/Sinti/Manouches[23][24]. La legge Besson del 5 luglio 2000[25] (preceduta da una regolamentazione già attiva con la legge 69-3 del 3 gennaio 1969) prescrive che ogni città con più di 5.000 abitanti deve allestire uno spazio a disposizione per gli itineranti. A loro vengono riservate particolari condizioni di stazionamento e fornitura di acqua e di elettricità a patto che abbiano dei carnets de voyage rilasciati dalle prefetture e ripartiti in 3 categorie (vedi pagina Sinti) - La legge Besson prevede anche un programma immobiliare di case da dare in affitto alle persone romaní e terreni familiari su cui costruire case per famiglie semistanziali. Con Sarkozy come ministro dell'interno, nel febbraio 2003, sono state introdotte sanzioni per chi non rispetta le regole dei campi. Chi occupa abusivamente un'area pubblica può essere arrestato e il suo mezzo può essere sequestrato[26][24] .
  • Germania: si stimano 130 000 persone romaní, riconosciute come «minoranza nazionale» con diritti e doveri. A partire dagli anni sessanta, la Germania ha accolto gran parte dei rom in fuga con un progetto di welfare, dando loro possibilità di lavorare e sostenendoli sia con case popolari che con sussidi per il vitto[27].
  • Grecia: si stima una presenza di 200.000 su una popolazione di 10.000.000 di abitanti[23].
  • Spagna: la stima è di circa 800 000 presenze rom/sinti/kalè[23], la Spagna ha una delle comunità romaní più popolose, occupando in Europa il terzo posto: al primo posto c'è la Romania e al secondo la Bulgaria. Dalla fine degli anni ottanta ha elaborato un programma di sviluppo stanziando annualmente tre milioni di euro; ad essi si aggiungono i finanziamenti delle regioni e delle ONG. È stato istituito un ufficio che coordina le politiche sociali per le persone romaní[27]. La prima notizia che si ha dei Kalé in Spagna risale al 1415, quando attraversarono i Pirenei e si stanziarono nella penisola iberica. Probabilmente la comunità dei Kalè spagnoli rappresenta uno degli esempi più proficui di convivenza ed integrazione storicamente verificata tra popolazioni europee e popolazioni romaní, avendo prodotto un sostanziale adattamento culturale della seconda (in questo caso del tutto stanziale) alla realtà sociale ed economica locale senza che si sia verificata completa assimilazione.
  • Irlanda e Regno Unito: in Irlanda sono stimate tra le 32.000 e le 42.000 persone romaní mentre nel Regno Unito tra le 150.000 e le 300.000[28].
  • In Italia la popolazione romaní nel 2007 ammontava a circa 200.000 persone rom e sinti.[23] Altre fonti parlano di 130/150 000 presenze[26], di questi i rom propriamente detti, di antico insediamento, sarebbero 45.000, di cui circa l'80% è cittadino italiano e il 20% è costituito da rom provenienti dai paesi dell'Est Europa.[29]Si stima che circa la metà di questa popolazione sia composta da minori, bambini e giovani adolescenti e che solo il 3% supera i 60 anni. Il tasso di natalità è elevato (5/6 figli per i nuclei familiari di nuova formazione); anche il tasso di mortalità è elevato.[30] (vedi anche: Rom in Italia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Rom e sinti in Piemonte a cura di Sergio Franzese e Manuela Spadaro
  2. ^ Relazione del Dott. Prof. Santino Spinelli Docente di lingua e cultura romaní - Università di Trieste
  3. ^ Relazione del Ministero dell'Interno sugli zingari (rom, sinti e camminanti)
  4. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979.
  5. ^ Tristano Bolelli, Dizionario etimologico, Milano, Vallardi, 2008.
  6. ^ a b Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950–57.
  7. ^ Etimo.it – Etimologia : zingaro, zingano, zingara, zingana, etimo.it. URL consultato il 25 febbraio 2012.
  8. ^ Manlio Cortelazzo, Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1988.
  9. ^ Jean-Paul Clébert, 1926, Les Tziganes
  10. ^ Zingari, nomadi, rom: problemi di definizione
  11. ^ Questa identificazione non è pacifica e alcuni studiosi danno i Manouches come gruppo a sé stante, così ad es. il Prof. Spinelli
  12. ^ La stima è accettata dalla maggior parte degli studiosi romanologi. Si veda, ad esempio: Comune di Torino, Divisione Servizi Sociali, Settore Stranieri e Nomadi.L'Ufficio Rom, Sinti e Nomadi, pp. 4-5, dal sito web del Comune di Torino. Riportato il 14 febbraio 2007. Ian Hancock, direttore del Programma di studi rom presso l'Università del Texas ad Austin, stima invece tra i 500 000 ed il milione e mezzo di vittime.
  13. ^ International Roma Yout Network
  14. ^ CULTURA E TRADIZIONI
  15. ^ a b c Intervista a Leonardo Piasere
  16. ^ Sito relativo alla popolazione romaní
  17. ^ Sinti-rom il genocidio dimenticato
  18. ^ "Council of Europe website", coe.int. URL consultato il 6 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il febbraio 21, 2009).. European Roma and Travellers Forum (ERTF). 2007. Archived from the original Archiviato il 21 ottobre 2013[Date mismatch] in Internet Archive. on 2007-07-06.
  19. ^ a b Roma and Travellers Division - Committee of Experts on Roma and Travellers, http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/Default_en.asp
  20. ^ Risoluzione PE 28 aprile 2005
  21. ^ http://erionet.org/site/basic.php?id=100112&sw=anti-Gypsyism
  22. ^ EU and Roma
  23. ^ a b c d Approfondimenti su rom e stranieri
  24. ^ a b Nomadi e integrazione: come li trattano gli altri Paesi europei
  25. ^ La legge Besson
  26. ^ a b Rom: quando l'immaginario collettivo oscura la realtà
  27. ^ a b Alcuni Stati Europei e la minoranza Rom
  28. ^ Council of Europe, Stima presenze Roma e gruppi correlati (Sinti, Travellers etc.) in Europa, Council of Europe, 2012. URL consultato il 22 luglio 2014.
  29. ^ Intervista a Alexian Santino Spinelli, migranews.it. URL consultato il 15 maggio 2008.
  30. ^ Storia degli zingari

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  1. Kenrick D., Puxon G., Il destino degli zingari, Rizzoli, Milano, 1975
  2. Carlo Sgorlon, Il caldèras, Mondadori, Milano, 1988
  3. Narciso L., La maschera e il pregiudizio. Storia degli zingari, Melusina, Roma, 1990
  4. Battaglia G., La pentola di rame. Frammenti di vita del mondo dei nomadi, Melusina, Roma, 1993
  5. Piasere Leonardo, Un mondo di mondi. Antropologia delle culture rom, L'Ancora del Mediterraneo, Napoli, 1999
  6. L. Piasere (a cura di), Italia Romanì, vol. 1, Roma Cisu ed., 1996
  7. L. Piasere (a cura di), Italia Romanì, vol. 2, Roma, Cisu ed., 1999
  8. Nando Sigona, Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l'invenzione degli zingari, Civezzano, Nonluoghi, 2002
  9. Pontrandolfo S., L. Piasere (a cura di), Italia Romanì, vol. 3, Roma Cisu ed., 2002
  10. Piasere Leonardo, Popoli delle discariche, CISU, Roma, 2005
  11. Luciani A., Un popolo senza territorio e senza nazionalismi: gli zingari dell'Europa orientale, in A. Roccucci (a cura di), Chiese e culture nell'Est europeo, Ed. Paoline, Milano, 2007, pp. 275–326.
  12. Stojka Ceija, Forse sogno di vivere. Una bambina rom a Bergen-Belsen, Giuntina, Firenze 2007
  13. Impagliazzo M. (a cura di), Il caso zingari, Leonardo International, Milano, 2008
  14. Valentina Glajar, Domnica Radulescu, "Gypsies" in European Literature and Culture [1 ed.], 9780230603240, 0230603246 Palgrave Macmillan 2008
  15. Donald Kenrick e Gillian Taylor, Historical dictionary of the gypsies (Romanies), Lanham, Scarecrow Press, 1998, ISBN 0-8108-3444-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Migrazioni umane Portale Migrazioni umane: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Migrazioni umane