Oltre (Claudio Baglioni)

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Oltre
ArtistaClaudio Baglioni
Tipo albumStudio
Pubblicazione17 novembre 1990
Dischi2
Tracce20
GenereWorld music
Pop
EtichettaCBS
ProduttoreClaudio Baglioni
ArrangiamentiCelso Valli
Registrazione

Fonico : Maurizio Maggi

FormatiLP, CD, Musicassetta
Certificazioni
Dischi di platinoItalia Italia (4)[1]
(vendite: 900 000+)
Claudio Baglioni - cronologia
Album precedente
(1986)
Album successivo
(1992)
Album in studio - cronologia
Album precedente
(1985)
Album successivo
(1995)

«Ora sono libero
Un uomo
Oltre»

(Claudio Baglioni, Pace)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic[2] 5/5 stelle
Baglioni nei primi anni 90

Oltre - un mondo uomo sotto un cielo mago, noto anche come Oltre, è l'undicesimo album da studio del cantautore Claudio Baglioni, pubblicato il 17 novembre 1990 dalla CBS. L'album contiene sperimentazioni con la world music, e fu registrato e prodotto nel giro di tre anni. In molte interviste Baglioni lo definì come l'inizio di una trilogia del tempo, in cui Oltre rappresenta il passato, Io sono qui il presente e Viaggiatore sulla coda del tempo il futuro. L'album divise la critica musicale.[3][4]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Claudio Baglioni

Nell'estate del 1988, Baglioni iniziò a comporre la musica per un nuovo album dopo tre anni dalla pubblicazione de La vita è adesso.[5] Le prime sessioni di registrazione furono effettuate ai Real World Studios vicino a Bath, sotto la direzione di Celso Valli e Pasquale Minieri,[5][6] nello stesso periodo in cui Peter Gabriel stava registrando la sua colonna sonora per L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese.[7]

In una breve intervista pubblicata sul n. 1703 di Topolino, Baglioni rivelò in maniera implicita che il titolo del nuovo album sarebbe stato A presto.[5] Riguardo al processo creativo nella realizzazione delle canzoni, Minieri disse:[8]

«[...] C’è tutta una procedura molto complicata per lavorare con Claudio. In una primissima fase lui mi portò a sentire – poi stavamo insieme ad Ansedonia in una casa – solo la parte musicale, ma scriveva tutte cose cortissime, di venti secondi. Ma tipo... fai conto... centoventi, centocinquanta al pianoforte, e un altro centinaio alla chitarra. Brevissime cose musicali di venti secondi, massimo trenta. Dopo, cominciammo a scegliere, fra tutti questi pezzi, quelli che ci piacevano, e a dargli una definizione nelle varie strutture della canzone. Cioè: questo brano di trenta secondi è bello come strofa, questo come inciso, questo come ponte. Tra l’altro in quella fase, al di là del lavoro, ho imparato molto: eravamo in due. Dopodiché provavamo a montare tutti questi pezzi in tutti i modi, fino ad arrivare alla fase dei pezzi finiti, che poi erano molto più di venti (poi ne verranno scelti venti). La fase del testo, per il suo modo di lavorare, arrivava proprio alla fine e, una volta che tutto il disco musicalmente era finito, lui per ben tre volte scrisse tutti i testi: non gli piacevano e li buttò, e li riscrisse daccapo.»

Per quanto riguardava il titolo provvisorio, Minieri affermò:[8]

«A presto può essere una qualunque di queste fasi, ma sicuramente è in quelle canzoni che poi lui ha buttato – nei testi che ha buttato – perché poi riscrisse tutto, e alla fine scrisse Oltre»»

L'8 settembre 1988, si tenne allo Stadio Comunale di Torino la tappa italiana dello Human Rights Now! di Bruce Springsteen, Sting, Peter Gabriel, Youssou N'Dour e Tracy Chapman. Baglioni fu scelto come il rappresentante per l'Italia, presentando canzoni inerenti al tema dell'evento (come la sua versione della Ninna nanna della guerra o Uomini persi) e dichiarando la sua decisione di prendere parte al concerto per la causa dei diritti umani.[9] Durante la sua esibizione, un piccolo gruppo di ultras iniziarono a fischiare e lanciare oggetti contro il cantante, ignorando la natura umanitaria del concerto e considerando Baglioni come insensibile alle tematiche (nonostante il suo repertorio contenesse canzoni di critica sociale e di speranza in un futuro migliore) e soprattutto fuori luogo in un evento da loro ritenuto come esclusivamente rock.[5][10][11] L'evento spiacevole ebbe un forte impatto su Baglioni, che decise di non apparire più in pubblico e di concentrarsi soltanto sull'album.

Baglioni in live

Nell'ottobre del 1989, iniziarono le prevendite del disco con il titolo provvisorio di Un mondo più uomo sotto un cielo mago e per l'occasione venne rilasciata una brochure a finestra a tre ante[12], colorata di blu e rosso. Tuttavia, la CBS rinviò la pubblicazione dell'album al 1990[5] ed iniziarono inoltre a circolare voci secondo cui Baglioni non fosse stato soddisfatto del proprio lavoro svolto fino a quel momento e che avesse deciso di riscrivere completamente l'album, allontanando così la data del rilascio.[13]

Intanto, le sessioni di registrazione si spostarono in differenti studi in Europa e coinvolsero artisti internazionali, come Paco de Lucía e Youssou N'Dour, i collaboratori di Gabriel Tony Levin e Manu Katché, nonché gli Italiani Pino Daniele e Mia Martini.[14] I musicisti e cantanti coinvolti contribuirono con la loro musica e cultura nativa, per conferire all'album un suono e un'atmosfera etnici.[15]

Significato dei brani[modifica | modifica wikitesto]

Oltre è un concept album che segue la storia e l'evoluzione di Cucaio, il cui nome è ispirato alla pronuncia sbagliata che Baglioni dava del suo nome quando era bambino.[16] Riguardo al personaggio, Baglioni disse:[17]

«Cucaio è la parte magica del disco, di questo cielo mago che non è qualcosa di impalpabile, ma è terreno. Cucaio è l’uomo che non sa pronunciare bene il proprio nome, che non sa da dove tragga origine né dove stia andando; quali siano le sue ansie, i suoi problemi e le sue gioie. Credo esista, nella vita di ognuno, una parte umana e una magica: la prima è quella che soffre di più, perché nel tentativo di confrontarsi con la seconda sa di non poterla emulare. Cucaio è questo, e rappresenta il momento in cui, oltretutto, lo si deve abbandonare per passare oltre.»

(Claudio Baglioni)

Assieme all'album, è presente un libretto contenente un testo, scritto con la tecnica del flusso di coscienza, attraverso il quale il cantautore spiega i Gusci delle canzoni.[18][19]

Disco uno[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  • Dagli il via - In questo primo brano Baglioni ripercorre brevemente il suo passato con aneddoti, domande, opportunità perse e amori perduti.[20][21] Nel ritornello dà il via ad una corsa per la libertà e alla voglia di cercare il destino, rivolgendosi anche all'ascoltatore.[21][22] L'uomo che si sente correre all'inizio della canzone è Walter Savelli, pianista e collaboratore di Baglioni.[20]
  • Io dal mare - Il mare viene ritratto come la madre di Cucaio e dell'intera umanità con immagini suggestive.[23] L'arpeggio eseguito all'inizio è stato improvvisato da David Sancious durante una pausa dal lavoro con Peter Gabriel per L'ultima tentazione di Cristo,[24] mentre Pino Daniele contribuì con la sua chitarra e il suo stile blues. Manieri disse che Pino voleva fare "quella cosa con Claudio" prima di un suo intervento al cuore, ed il gruppo di lavoro si trasferì momentaneamente a Formia per registrare la canzone.[24] In un'intervista rilasciata per il mensile Chitarre, Baglioni disse:[25]

«Pino Daniele è un capitolo a parte. Mi ha colpito la grande napoletanità nella sua voce, nel suo modo di suonare: questo bellissimo lamento di voce e chitarra. C’è quel finale a seste che sembra quasi una tarantella suonata in quarti... sono queste le cose che la musica ti offre: le parole non si mescolano così facilmente, sono troppo pesanti.»

(Claudio Baglioni)
  • Naso di falco - Il tema principale è la presa di coscienza da parte dell'uomo di avere un sogno, mentre è alla ricerca di se stesso.[26] La canzone inizia con la descrizione di un falco appena nato che si pone le domande ingenue che il cantautore si faceva da bambino.[26] Le domande si alternano con alcune più mature e rimaste senza risposta relative ad eventi come la strage di Ustica, la discussa repressione di Timișoara del 1989, il conflitto armato colombiano, disastro di Černobyl' e la strage dell'Heysel. Alla fine, il falco si libra nel cielo e vola via sull’albero più alto “laddove un sogno è ancora libero e l’aria non è cenere”.
  • Io lui e la cana femmina - In questo brano, Baglioni descrive i suoi due cani da pastore tedesco e le passeggiate con loro, come se uscisse con degli amici a bere qualcosa insieme, sognando di essere libero e privo di inibizione come un animale e sottolineando come in fondo animali e uomini possano essere uguali.[27] La canzone presenta l'accompagnamento di Richard Galliano con la sua fisarmonica.[14]
  • Stelle di stelle - Baglioni parla delle "stelle" dello spettacolo scomparse la cui arte continua a vivere, come la luce delle stelle che raggiunge la Terra nonostante esse siano morte milioni o miliardi di anni fa.[28] Mia Martini contribuì con la sua voce e in un'intervista del 1992 per RadioVerdeRai disse:[29][30]

«Secondo me Stelle di stelle è uno dei brani più belli mai realizzati. È nato da una idea di Claudio, mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero disponibile a cantare un pezzo insieme a lui nel disco. La prima volta che mi ha fatto sentire la canzone non era esattamente così, come poi è stata sviluppata in un secondo momento da Claudio. Era un pezzo molto più breve che avremmo dovuto cantare all’unisono. Abbiamo ascoltato insieme questa prima stesura, a me è piaciuta molto e poi Claudio mi ha richiamato e mi ha detto: "Ho sentito la tua voce, mentre provavi insieme a me, e ho cambiato completamente la stesura costruendo praticamente un’altra canzone nella canzone".

Ho trovato bellissima questa cosa, oltretutto anche molto nuova, perché è un pezzo veramente all’avanguardia, non era mai stato scritto in questa maniera, sia per quanto riguarda il lato melodico che il lato armonico. Addirittura ha aggiunto una parte di testo, mentre prima dovevamo cantare le stesse parole, improvvisamente, la mia è diventata come una specie di voce della coscienza.

Con il mio intervento, il pessimismo dell’artista che fa questo cammino all’indietro e poi smette di brillare e sparisce dalle scene, viene un attimino illuminato da un po’ di speranza. E allora io gli dico queste cose che cercano di risollevare il suo pessimismo: ‘ma può il cielo finire qui, può il mare finire prima dell’orizzonte…’ Gli offro questa speranza che poi in fondo è la forza che vuole ricevere un artista per riuscire ad andare avanti, perché è molto difficoltosa la strada da percorrere.

Melodicamente ha aggiunto dopo una parte, che è quella mia cantata, che non è conseguente alla melodia che canta lui ma è scritta come se fosse una partitura di basso, addirittura un contrabbasso, nel brano ci sono pochissimi strumenti, c’è un pianoforte, la batteria - sono soltanto delle spazzole, molto raffinate e leggere - e c’è questo contrabbasso meraviglioso registrato con tre sovrapposizioni e tre bassi diversi, per cui diventa tutto molto avvolgente e coinvolgente, la mia parte musicalmente è un po’ più intesa come una batteria tra la ritmica e il supporto del contrabbasso, è anche divertente per me entrare in questa melodia in maniera completamente diversa dalle mie normali interpretazioni.»

(Mia Martini)
Lato B
  • Vivi - il racconto di un amore finito e non più vivo come una volta ma con una voglia di tornare come prima. Il testo ha un marcato tono erotico ed esalta la vita e la passione sensuale paragonandole alle relazioni tra i quattro elementi (Terra, Aria, Acqua e in particolare Fuoco) concepiti dai filosofi presocratici, nonché al ciclo della vita.[31] La canzone finisce con la successione di gruppi etnici: Ainu, Akha, Lacandòn, Tasaday, Nambikwara, Gond, Māori, Masai, Kuna, Hopi, Yanomani, Semang, Onge, Kogi, Waorani, Penan, Caingua, Vedda, Sammi, Caraja, Inuit, Abbos, Tuareg e Jurana. La traccia presenta la successione melakarta tipica della musica carnatica indiana.[32]
  • Le donne sono - Baglioni descrive la relazione tra gli uomini e le donne, con ironia e paragoni, affermando alla fine che gli uomini sono dei marinai in un oceano di donne che non capiranno mai.[33]
  • Domani mai - Ritorna il tema dell'amore fisico, ma questa volta la canzone descrive il lamento per la futura rottura di una coppia a causa di una relazione impossibile.[34] Paco de Lucía dona al brano un'atmosfera spagnola con il suo stile: durante la preparazione dell'album, de Lucía studiò lo spartito del brano per una settimana e quando presentò le sue idee nello studio di registrazione disse "Mah, non so se potevo suonare ancora meglio", nonostante fossero state molto apprezzate.[15] Baglioni dirà nel 1992:[25]

«Paco de Lucia è un musicista che ho sempre amato, per la sua straordinaria capacità di creare una musica così particolare, che vive di tempi incredibili che si susseguono uno all’altro, difficilissimi da contare, ed anche una straordinaria capacità armonica, un mondo che si srotola con sorprese continue.»

(Claudio Baglioni)
Claudio Baglioni canta in live il brano Acqua dalla luna
  • Acqua dalla luna - La canzone parla del desidero di Baglioni-Cucaio di incantare il pubblico come un mago o un circense e di stupire in particolare chi è triste, poco fortunato o emarginato per una presunta stranezza.[35] Con una riflessione finale, il cantautore afferma che sarebbe bello se gli artisti potessero alleviare ogni sorta di tristezza o dolore, ma ciò è impossibile come trovare l'acqua fluire sulla Luna.[35]
  • Tamburi lontani - Ogni persona ha il proprio tamburo, e un proprio ritmo e canto con cui interagisce con gli altri uomini.[36] Il ritmo in particolare ha stretti legami con le pulsioni vitali (come il battito cardiaco) ed i cicli della Terra (come l'alternanza delle stagioni).[37] Baglioni chiede conferma al suo interlocutore sul fatto che il tempo, nonostante tutto, non abbia provocato un allontanamento tra loro due, e ciò è molto probabilmente un riferimento alla separazione con la moglie Paola Massari ed il figlio Giovanni.[37] Alla fine, il tempo si mostra nuovamente potente ed indifferente nei confronti dell'infelicità dell'uomo, ma allo stesso tempo vi è una pulsione per ribellarsi a tale condizione esistenziale.[37]

Disco due[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  • Noi no - È una canzone scritta per essere cantata collettivamente durante un concerto e per coinvolgere il pubblico.[38] È un inno dedicato ai ribelli che lottano contro le ingiustizie, la mafia, la guerra e le scelte cattive, un inno a chiunque vuole un futuro migliore per sé, per le generazioni successive e per il mondo intero.[21][38]
  • Signora delle ore scure - La donna descritta da Baglioni è una figura sconosciuta: una giovane ragazza che vive nella notte, proveniente forse da un distante Paese tropicale, e il desiderio di averla con sé è peccaminoso.[39] Secondo alcuni è la descrizione della compagna incontrata nel 1987.[senza fonte]
  • Navigando - Il racconto di una nottata folle passata con una donna, paragonando il navigare i mari alla navigazione di un amore:[40] il marinaio della canzone naufraga tra bellezze provenienti da tutto il mondo, riflettendo sul fatto che alla fine ogni donna racchiude la bellezza di tutte le altre presenti sul pianeta.[40] Baglioni, nel descrivere le caratteristiche somatiche di donne esotiche, riprende il melakarta di Vivi.[40] Alla fine Baglioni si rende conto di essere stato come “Ulisse, Simbad e Gilgameš”, tre famosi personaggi epici che navigarono i mari e che si persero da soli, proprio come il cantautore che si ritrova al termine di questo amore solo “come un lupo nella tana”.[40] Richard Galliano accompagna la canzone con la fisarmonica.[14]
  • Le mani e l’anima - Il brano è dedicato al dramma di coloro che sono costretti a lasciare la propria terra natia per cercare la redenzione in un altro Paese,[21] descrivendo in particolare le radici africane dell'uomo e con parallelismo tra le parti del corpo e gli elementi naturali tipici dell'ambiente africano.[41] L'Io lirico rivuole indietro le sue mani (sineddoche del corpo) e la sua anima, la sua "Africanima", poiché l'Africa è lo spirito del mondo intero.[41] Alla fine, delle frasi di rassegnazione vengono pronunciate con l'accento usato dallo stereotipo negativo del venditore ambulante africano ("Che vù campà", "Che vù parlà" e "Che vù tornà") ma sono sovraesposte da un ritmo africano, significando che gli Africani devono reclamare il proprio diritto di non essere considerati inferiori o culturalmente sottosviluppati ed il diritto di considerare l'Africa come la madre e l'anima dell'umanità.[41] Molto probabilmente il brano è ispirato ad un viaggio che a 15 anni Claudio fece con un suo amico, i due cercarono in tutti i modi di ritornare a casa, in Italia, e in questa traccia del disco Baglioni paragona il suo desiderio di tornare nel suo paese con il desiderio delle persone che vedeva lì in Africa di essere liberate e riavere la propria anima e le proprie mani; il fatto di riavere le mani si riferisce ai lavori manuali che nella povertà, gli abitanti si ritrovano a fare continuamente senza un compenso.[senza fonte] La traccia strumentale è stata composta nei Real World Studios, mentre le voci sono state registrate a Roma.[42] Il cantautore senegalese ed esponente della mbalax Youssou N'Dour collaborò con la sua voce ed il suo stile, raccontando nel 2009:[42]

«Ho incontrato Claudio in Italia, ma non ricordo bene chi me lo ha presentato. Abbiamo suonato in studio di registrazione per tutta la notte, a Roma, e lui mi ha lasciato la massima libertà nell’interpretare il suo brano. Io ho solo cercato di seguire la melodia e portare il mio contributo. Ho un ricordo molto buono di lui, che è oltretutto una persona musicalmente molto preparata.»

(Yossou N'Dour)
  • Mille giorni di te e di me - La storia di un amore finito, dove ognuno va via incontro a chi insegnerà ciò che ha imparato assieme all’altro, sognando quell’attimo di eterno che però non c’è mai stato tra due amanti.[43] Le motivazioni della separazione non sono chiarite all'inizio, ma l'io lirico aveva considerato l'amore come un riparo dal mondo e cerca di immaginare una nuova relazione che avrebbe avuto tuttavia le cicatrici di quella appena finita.[44] Con il saluto finale alla ex fidanzata, l'io lirico consegna il ricordo di se stesso a colui che lo sostituirà come fidanzato di lei.[44] In un'intervista al giornalista Vincenzo Mollica, Baglioni disse:[45]

«[La canzone] è venuta fuori otto anni prima che la registrassi, perché ogni volta la portavo ad ascoltare ai miei collaboratori – anche a degli arrangiatori – uno in particolare mi disse che secondo lui era una canzone un po’ ordinaria, un po’ comune, e io mi feci convincere. Molte volte il destino di certe canzoni che diventano incredibilmente popolari, amate dal pubblico, è proprio quello di essere neglette e un po’ osteggiate all’inizio.

È una canzone che nasce dall’idea che l’innamoramento, il vero amore, nasca spesso quando l’amore è finito. È una canzone che nella sua fase ultima diventò più completa e che nacque proprio dal fatto che secondo me un uomo, quando incontra una donna e s’innamora veramente, cerca di nascondersi in lei e poi di nascondere lei stessa – quindi il suo involucro – agli occhi del mondo. Quello secondo me è il momento in cui un uomo s’innamora veramente. [...] Praticamente tutta la canzone è autobiografica, ma con quel gusto dell’autobiografia che gli artisti hanno di mettere insieme diverse biografie, cioè di creare una rete attraverso la quale sia anche misterioso entrare. C’è un verso, in particolare, che dice “Chi ci sarà dopo di te respirerà il tuo odore pensando che sia il mio”: e questo è un verso a cui sono particolarmente affezionato perché penso che la memoria abbia un odore, l’assenza delle persone si misura ancora con il loro profumo.»

(Claudio Baglioni)
Lato B
  • Dov’è Dov’è - Dopo un'introduzione nella quale l'attore e doppiatore Oreste Lionello descrive il declino morale della società, Baglioni paragona se stesso da piccolo che scappava dalle attenzioni dei parenti, e se stesso da grande che scappa dai paparazzi, dai fan e dal mondo.[21][46] Tutti lo cercano disperatamente come se stessero inseguendo un criminale evaso dal carcere.[46] Durante la canzone vi sono intermezzi con le voci reali dei genitori del cantautore, dei suoi ex insegnanti e della donna delle pulizie di casa sua quando era piccolo, che descrivono il carattere di Baglioni da bambino.[46] Alla fine, il "criminale" viene catturato e portato ad un processo, dove gli eventi della sua vita privata diventano accuse fatte da persone impiccione e invadenti.[46]
  • Tieniamente - La canzone è dedicata agli eventi della Protesta di piazza Tienanmen del 1989, e il titolo è un gioco di parole tra "Tienanmen" e la frase “tieni a mente” per invitare a non dimenticare ciò che successe.[47]
  • Qui dio non c’è - Il brano ritrae la rabbia e la sofferenza (sia personale sia collettiva) provocate dai mali e dalle ingiustizie presenti nel mondo, dove probabilmente non esiste alcun Dio nonostante quest'ultimo avrebbe dovuto essersi realizzato nella natura.[48]
Piani di Castelluccio.jpg
Piani di Castelluccio.
  • La piana dei cavalli bradi - La canzone inizia descrivendo un'atmosfera naturale con cavalli che corrono liberi nelle praterie, e successivamente il testo descrive la distanza tra due amanti: probabilmente è un riferimento ai due anni di ritiro di Baglioni ad Ansedonia per comporre la musica dell'album, isolandosi da tutti.[49] L'Io lirico accetta e attende il proprio futuro, come i cavalli nelle stalle aspettano di correre.[50] Alla fine, l'uomo riesce a trovare la pace interiore in quella attesa ed inizia a correre verso "la piana dei cavalli bradi".[49] In un'intervista per Rai Radio 2, Baglioni affermò di essersi ispirato al paesaggio dei Piani di Castelluccio, in Umbria:[49]

«L’Umbria me la sono sempre portata nel cuore e negli occhi, fino ad arrivare a Castelluccio. Castelluccio è un paesino che si trova sopra Norcia e che io conosco dal 1971; me lo fece conoscere Franco Zeffirelli, in occasione di una delle mie prime cantate, delle mie prime performance. Io sono stato la voce cantante di Francesco d’Assisi nel film Fratello sole, sorella luna, che appunto aveva la regia di Franco Zeffirelli, e da quell’anno, amando particolarmente questo posto, ho cominciato a fare un pellegrinaggio, praticamente quasi tutti gli anni, e addirittura ad ispirarmi per una mia canzone che si chiama La piana dei cavalli bradi. E pensare che siamo tutti un po’ in attesa, come i cavalli nelle stalle, e che gli uomini e i cavalli in fondo si assomigliano, e il cavallo come l’uomo decide di sottomettersi, perché sente che c’è qualcosa alla quale non può dire di no. Avrebbe una forza incredibile, il cavallo, ma decide a un certo punto di fare in modo che le cose vadano, un po’ come l’uomo. E l’occhio del cavallo, un po’ come la mente dell’uomo, contiene dei guizzi di follia e di irrequietezza.»

(Claudio Baglioni a Mezzogiorno con..., Rai Radio 2, 19 maggio 1998)
  • Pace - Nella canzone finale dell'album, il cantautore riesce a fare pace con sé, il se stesso bambino e con il mondo: adesso l'Io lirico è un adulto e ha ritrovato da solo quel cuore in un mondo così simile agli esseri umani, sotto un cielo che ci inganna come un mago.[51] Dopo aver salutato Cucaio, l'Io lirico dichiara di esser finalmente diventato libero, un uomo, "oltre" quasi come lo Übermensch di Nietzsche.[51]

«Non è un disco che fa un bilancio, anzi: è un disco senza risposte, alla fine, perché per come abbiamo voluto – io insieme ad altre persone – raffigurarlo anche graficamente, l’essenza del disco è una lunga onda, e un’onda non si ritrova mai, cioè non riesce mai a ricongiungersi dalla parte opposta, dalla parte finale. Quindi è una maniera di continuare, di essere in una continua metamorfosi, sperando ogni tanto di avere delle risposte, ma le risposte sono un vero miracolo. L’importante, comunque, è chiedersi cosa sta succedendo. E credo che il disco, nel suo tessuto musicale ma anche nel suo tessuto – diciamo – letterario, possa rispecchiare questo. È un disco senza una risposta vera finale, ma un disco con tante domande»

(Claudio Baglioni al Maurizio Costanzo Show, 15 novembre 1990)

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1990, RaiStereoDue trasmise le prime due tracce dell'album un mese prima della pubblicazione ufficiale.[5]

Il successivo 4 novembre, Claudio Baglioni subì un grave incidente automobilistico a Roma con la sua Porsche, con lacerazioni alla mano, al volto e alla lingua. I bollettini medici confermarono successivamente che gli interventi chirurgici non avrebbero costretto il cantautore ad interrompere la sua carriera.[18][52][53] Il 15 novembre, Baglioni fu l'unico ospite in una puntata del Maurizio Costanzo Show di Canale 5, apparendo in pubblico per la prima volta dopo l'incidente.[54]

Baglioni al Maurizio Costanzo Show

Il 17 novembre 1990, dopo tre anni dal suo annuncio, l'album di inediti fu pubblicato in Italia con il titolo Oltre - un mondo uomo sotto un cielo mago . Nel 1991 venne rilasciata una versione di Oltre in vari paesi tra cui Spagna, Canada, Germania, Francia, Nord e Sud America. Oltre è l’unico album di Claudio Baglioni pubblicato in tutta l’Europa,[55] a differenza di quegli degli anni settanta pubblicati solo in Spagna e Francia, e quelli degli anni ottanta pubblicati in Germania.

Nel febbraio 1991, la CBS dichiarò che l'album aveva venduto in Italia più di 900 000 copie.[56]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Oltre sorprese i critici musicali e i giornalisti italiani.[3][57][58] In un articolo scritto assieme ad Enzo Biagi per TV Sorrisi e Canzoni, il compositore Ennio Morricone affermò:[6]

«Ecco un compositore di canzoni [Baglioni] che non si è mai standardizzato. Sempre coerente, mai schiavo dei 'vizi' che falsificano l'eventuale originalità che una canzone di buon livello deve avere.»

(Ennio Morricone)
Baglioni nel 1990

Il critico musicale Gino Castaldo scrisse su La Repubblica:[4]

«Bisognerà cominciare a prenderlo sul serio il signor Claudio Baglioni, di professione cantautore. [...] E diciamo subito che siamo ai massimi livelli della produzione discografica.[...] La magniloquenza è palese, ma in fondo è un tratto tipico di Baglioni, che ha compiuto imprese spesso eccessive e che va vista nell'ambito di questa strana storia di cantautore, assolutamente unica, tutta fondata su una inestinguibile voglia di riscatto intellettuale che egli coltiva fin dai tempi in cui era il più grande autore di canzoni per adolescenti innamorati. [...] L'ambizione, questa volta davvero sfrenata, è quella della grande allegoria che riunisca il senso della vita, e qui si fa davvero fatica a seguire il discorso, peraltro sorretto sempre da un eccezionale lavoro musicale. Si potrebbe pensare indifferentemente alle peregrinazioni di Ulisse (omerico, dantesco o joyciano fate voi), al percorso simbolico dei tarocchi, alle grandi saghe cosmogoniche della fantascienza e chi più ne ha più ne metta, oppure più prosaicamente alla storia fin troppo personale di un uomo che vive l' ambizione di lasciare un forte segno di sé. Altro che canzonette. L' enfasi diventa talmente accentuata, nel corso del viaggio, che si avverte tutta la fatica, il peso, l' insostenibilità delle domande poste, e alle quali (anche questo lo abbiamo appreso dal Costanzo show), non c' è risposta, ma guarda caso sono in sé una molla del vivere. [...] Se Baglioni dimostra di essere poeta lo è proprio in alcune splendide intuizioni melodiche, dove il suo talento brilla senza alcuna ambiguità. E c' è di più in quelle briciole di note che in tutta la velleitaria saga letteraria su cui il disco è imperniato.»

Roberto Giallo su l'Unità scrisse invece:[59][60]

«Crediamo sia lecito, dunque, leggere il “concept album” di Baglioni come la storia di un lungo viaggio – una Genesi in piena regola – dove vige sovrana la legge instancabile del luogo comune. Canzoni estremamente ambiziose che dicono la loro sui mali del mondo, ma che non vanno quasi mai al di là di un fastidioso sapore didascalico. [...] Cosi ecco che ai suoni perfletti (certe frasi ritmiche sono d'alta scuola, cosi come certe atmosfere, soprattutto chltarristiche, suonano convincenti), fa da riscontro una musica che non si stacca dal Baglioni vecchio stile, morbido e ridondante, ovattato e tranquillizzante. Con tutti quei dubbi, quella Genesi che va dal mare fino alla rivelazione di «aver trovato se stesso», almeno una certezza il divo Claudio ce la dà: quella che ci toccherà pensare con qualche nostalgia agli amori da spiaggia e alle passioni adolescenti, ai «piccoli grandi amori» di tanti anni fa. Quando le ambizioni filosofiche erano meno. E la freschezza sembrava vera.»

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Disco 1
  1. Dagli il via - 5:46
  2. Io dal mare (con Pino Daniele ai cori e alle chitarre) - 5:28
  3. Naso di falco - 5:16
  4. Io lui e la cana femmina (con Richard Galliano alla fisarmonica) - 4:16
  5. Stelle di stelle (duetto con Mia Martini) - 3:23
  6. Vivi - 4:21
  7. Le donne sono - 4:40
  8. Domani mai (con Paco de Lucía alle chitarre) - 5:09
  9. Acqua dalla luna - 4:31
  10. Tamburi lontani - 5:49
Disco 2
  1. Noi no - 5:14
  2. Signora delle ore scure - 4:50
  3. Navigando - 4:03 (con Richard Galliano alla fisarmonica)
  4. Le mani e l'anima (con Youssou N'dour ai cori) - 5:22
  5. Mille giorni di te e di me - 5:38
  6. Dov'è dov'è (introduzione di Oreste Lionello) - 4:55
  7. Tieniamente - 3:44
  8. Qui Dio non c'è - 5:38 (con Didier Lockwood al violino)
  9. La piana dei cavalli bradi - 4:56
  10. Pace - 5:41

Crediti[modifica | modifica wikitesto]

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Classifiche settimanali[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (1990) Posizione
massima
Europa[61] 36
Italia[62] 1

Classifiche di fine anno[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (1990) Posizione
massima
Italia[63] 3

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Baglioni Signs In Exclusive Management Pact With Zard (PDF), in Music & Media, vol. 8, n. 23, 17 agosto 1991, p. 8. URL consultato il 6 febbraio 2020.
  2. ^ (EN) Oltre - Claudio Baglioni, su allmusic.com, All Music Guide. URL consultato il 17 giugno 2011.
  3. ^ a b Baglioni alla ricerca della libertà, su baglioni.paroledimusica.com, Corriere della Sera, 17 novembre 1990. URL consultato il 20 maggio 2013.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Oltre, su AllMusic, All Media Network. Modifica su Wikidata
  • (EN) Oltre, su Discogs, Zink Media. Modifica su Wikidata
  • Oltre, su Sony Legacy. URL consultato l'11 agosto 2020.
  • Oltre, su Discografia Nazionale della Canzone Italiana, Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi. URL consultato l'11 agosto 2020.
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