Ninna nanna della guerra

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Ninna nanna della guerra
ArtistaMaria Monti
Autore/iTrilussa (testo)
Genereninna nanna
Canzone popolare
Esecuzioni notevoliMaria Monti, Edmonda Aldini, I Gufi, Anna Identici, Claudio Baglioni, Gigi Proietti, Lando Fiorini
Data1964

Ninna nanna della guerra è una canzone basata sui versi scritti da Trilussa nell'ottobre del 1914 all'inizio della prima guerra mondiale. La musica è invece ripresa dall'aria di una canzone popolare piemontese intitolata Feramiù (ossia rottamaio ambulante), di cui non si conosce l'autore.

La storia e il testo[modifica | modifica wikitesto]

«Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.

So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!»

Scritta all'inizio della prima guerra mondiale, la composizione di Trilussa si differenzia dal consueto stile ironico e bonario del poeta romano ed è una vera e propria invettiva. La ninna-nanna ebbe successo immediato e diventò una canzone popolare soprattutto a Torino. Il testo della poesia era stato pubblicato dai giornali socialisti piemontesi durante la guerra; il 9 gennaio 1921 fu ripreso da "L'Ordine Nuovo" di Antonio Gramsci, con una nota di Palmiro Togliatti che ne confermava l'ampia diffusione almeno a partire dal 1917.[1]

Nel testo sono presenti diversi riferimenti a governanti e personaggi della tradizione popolare, fra cui:

  • Farfarello: diavolo di antica tradizione popolare, citato anche da Dante nella Divina Commedia.
  • Gujermone: Guglielmo II di Germania (1859–1941), imperatore di Prussia e Germania, considerato fra i principali responsabili dell'inizio della prima guerra mondiale.
  • Ceccopeppe: Francesco Giuseppe I d'Austria, in Italia chiamato Cecco Beppe: con la sua aggressione alla Serbia diede l'avvio alla guerra.
  • sovrano macellaro: probabilmente è da intendersi un sovrano generico, piuttosto che il Re d'Italia, in pessimi rapporti con la Chiesa.
  • cuggini: Francesco Giuseppe e Vittorio Emanuele II di Savoia erano doppiamente cugini di secondo grado, avendo in comune quattro bisnonni. Cuggini si riferisce anche al fatto che il re d'Inghilterra fosse cugino, attraverso la nonna regina Vittoria, del kaiser e della zarina e, attraverso il nonno Cristiano IX di Danimarca, dello zar. Lo zar e il kaiser avevano un bisnonno e un trisavolo in comune. In generale si riferisce al fatto che attraverso la regina Vittoria e il re Cristiano IX quasi tutte le monarchie d'Europa fossero imparentate.

Quer popolo cojone: il popolo italiano, che non si rende conto (o è disposto ad accettarlo) che dietro alla guerra ci sono grandi interessi economici ("che prepara le risorse pe li ladri delle borse").

Incisioni e interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Trilussa. La ninna-nanna de la guerra (1914), su Antologia, leggi online Archiviato il 1º febbraio 2019 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Bermani: L'Ordine Nuovo" e il canto sociale., Nella rivista "L'impegno", a. XI, n. 1, aprile 1991

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