Musicassetta

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Musicassetta e microcassetta a confronto

La musicassetta, conosciuta anche come audiocassetta o semplicemente cassetta, è un supporto fonografico a nastro magnetico molto diffuso e popolare dalla metà degli anni sessanta fino all'inizio degli anni 2000 per la sua economicità e la semplicità d'uso; consiste in due bobine che raccolgono il nastro su cui può essere registrato materiale sonoro, racchiuse in un contenitore di materiale plastico.

Una versione dalle dimensioni più ridotte è la microcassetta, usata dai microregistratori vocali o nelle segreterie telefoniche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una musicassetta con la propria custodia

La musicassetta fu immessa sul mercato nel 1963 dalla Philips. In origine era costituita da una certa quantità di nastro magnetico della BASF racchiusa in un guscio protettivo in materiale plastico. Il numero di tracce registrabili sul nastro dipendeva dalle testine del registratore adoperato.

Con i primi modelli monofonici era possibile registrare una traccia per ogni senso di scorrimento: una registrabile e riproducibile come lato "A", l'altra come lato "B" capovolgendo la cassetta nel lettore, in modo analogo a quanto avviene con i dischi in vinile. In seguito si passò alla stereofonia con due tracce per lato e si ebbero anche modelli semiprofessionali a quattro tracce per un solo lato, con cui operare registrazioni multitraccia. Esistevano altri sistemi a cartuccia di nastro (come lo Stereo-8) ma la musicassetta si affermò col supporto della Philips denominato Compact Cassette e lanciato sul mercato nello stesso anno (1963).

La produzione di massa cominciò nel 1965 ad Hannover in Germania e contestualmente iniziò la vendita di nastri preregistrati; a partire da quell'anno, le case discografiche pubblicarono album sia su disco in vinile che su musicassetta.

La diffusione della musicassetta fu enorme, per diversi fattori: era infatti maneggevole, poiché consentiva di racchiudere in poco spazio una quantità considerevole di tracce audio; era versatile, perché poteva essere usata sia in ambito musicale, sia per registrazioni private, come interviste, dettature e registrazione di messaggi vocali; era di facile utilizzo, sia per la riproduzione che per la registrazione; era inoltre economica e facilmente duplicabile.

Inizialmente il cambio dal lato "A" al lato "B" avveniva manualmente, estraendo la cassetta dal lettore e riposizionandola al contrario, poi si diffusero riproduttori con doppia testina in grado di invertire automaticamente lo scorrimento del nastro a fine riproduzione (funzione di autoreverse).

In breve tempo la musicassetta divenne il supporto preferito per la registrazione di musica e per la riproduzione in auto, relegando così il concorrente Stereo-8 a un prodotto di nicchia; a lungo, musicassetta e disco in vinile furono gli unici due supporti con diffusione capillare. Una ulteriore spinta alla diffusione della musicassetta fu data dall'invenzione del Walkman della Sony, nel 1979, grazie al quale la musicassetta venne consacrata come strumento grazie al quale portare con sé la musica anche fuori casa e per ascoltarla ovunque senza disturbare le persone attorno.

Vennero sviluppati negli anni diversi tipi di nastro per soddisfare le più svariate esigenze: al nastro "normale" venne affiancato il nastro al cromo, dalle performance migliori, al quale in seguito si aggiunsero il nastro al "ferricromo" e successivamente il nastro "metal", particolarmente apprezzato dagli amanti della musica.

Nei primi anni '80 fece la sua comparsa il CD audio; quest'ultimo, in quanto digitale, poteva garantire una migliore conservazione delle registrazioni e, generalmente, anche una miglior qualità, tanto da relegare la musicassetta a un ruolo di secondo piano nella produzione di album discografici; d'altro canto, l'impossibilità per l'utente medio di registrare in proprio dei CD (almeno fino alla diffusione dei primi masterizzatori per uso privato negli anni '90), consentì alla musicassetta di mantenere una notevole diffusione nell'uso domestico, data la sua facilità di registrazione.

A partire dagli anni '90, la diffusione massiva dei masterizzatori ha spinto la maggior parte dei consumatori ad adottare i CD audio per la registrazione musicale, favorendo così la diffusione dei lettori cd anche nel settore delle autoradio. Negli anni 2000, inoltre, la maggior parte delle case discografiche cessò la produzione di musicassette preregistrate (salvo rare eccezioni[1][2]), mentre quelle vergini vennero ancora prodotte per qualche anno da un ristretto numero di case produttrici (su tutte la TDK e la Sony, oltre alla Maxell ed alla Basf, quest'ultima con il marchio Emtec a partire dal 2000), le quali avevano però negli anni 2000 ridotto la propria offerta: i nastri metal non venivano più prodotti già dagli anni '90, e pochi formati erano disponibili (C46, C60, C90 e C120 erano ancora facilmente reperibili, raramente si trovavano C70, C74 e C100); le musicassette vergini sono state prodotte in massa fino ai primi anni 2010, mentre oggi sopravvivono tra i nostalgici e i cultori dell'analogico grazie alle piattaforme di e-commerce come Ebay e a qualche azienda che continua a produrre nastri vergini in quantità limitate (sia nei formati più comuni, sia in altri più brevi).

Funzionamento[modifica | modifica wikitesto]

Struttura interna di una musicassetta.

Il nastro viene raccolto su due bobine; rispetto al lato che si ascolta (o si registra), la bobina di destra è dedicata al riavvolgimento del nastro, mentre quella di sinistra contiene il nastro da svolgere. Il nastro è saldamente attaccato alle due bobine tramite appositi spinotti di fissaggio, che garantiscono che il nastro non si distacchi dalle bobine in caso di avvolgimento veloce o di trazione prolungata dopo la terminazione del nastro. Generalmente, per non danneggiare le parti di nastro che si trovano alle estremità (e per sfruttare pienamente la superficie registrabile), il nastro non è direttamente attaccato alle bobine, ma possiede dei brevi prolungamenti di plastica connessi a loro volta alle bobine[3].

Una volta che la musicassetta viene inserita in un apparecchio, il nastro viene fatto scorrere su di una testina, la quale viene a contatto con il nastro grazie a un'apertura centrale sul lato inferiore della cassetta. La testina riceve il segnale magnetico impresso sul nastro e lo converte in un segnale elettrico che darà origine al suono. Per far sì che il nastro aderisca alla testina, le musicassette sono dotate di una spugnetta che permette il contatto durante il trascinamento, senza peraltro danneggiare il nastro. Un'altra apertura, posta più a sinistra, permette la registrazione del nastro per mezzo di un'altra testina; in questo modo, un nastro può essere registrato e, subito dopo, riprodotto[3].

Il trascinamento avviene a una velocità costante di 4,76 cm/s (1 + 7/8 pollici al secondo), grazie alla rotazione di un piedino metallico, denominato capstan, che viene a contatto con il nastro grazie a un foro trasversale in cui il capstan va ad entrare. L'aderenza tra il capstan e il nastro è assicurata da un rullo pressore, ricoperto di gomma, che assicura il trascinamento e che va a premere il nastro sul capstan grazie ad un'apertura posta sulla destra del lato inferiore della cassetta. Diversamente dalle cassette dello Stereo-8, il rullo non è parte integrante della cassetta, ma si trova direttamente nell'apparecchio[3].

Ad assicurare l'allineamento del nastro con il sistema di testine, capstan e rullo pressore, abbiamo delle guide; due di queste si trovano direttamente nella cassetta, alle estremità del lato inferiore, mentre due fori trasversali permettono l'inserimento di due guide dell'apparecchio[3].

Il nastro, generalmente, possiede quattro piste longitudinali in cui viene registrato il suono, due per lato; per ciascuna facciata, abbiamo una pista per il canale sinistro ed una per il canale destro (che si fondono in un'unica pista per le registrazioni monofoniche). Esistono altresì sistemi di registrazione professionali che consentono la registrazione (e la riproduzione) di più di due piste audio sullo stesso lato.

Contrariamente a quanto si può pensare, le piste registrate e/o riprodotte per il lato A si trovano dalla parte opposta rispetto a quello che viene mostrato come lato A durante l'uso della cassetta; di conseguenza, quando ascoltiamo o registriamo il lato A, la parte di nastro rivolta verso di noi è quella del lato B e viceversa.

Per evitare che la rotazione delle bobine crei troppo rumore sfregando sull'involucro, e per facilitare il riavvolgimento/svolgimento del nastro, l'involucro della cassetta è dotato all'interno di due foglietti anti-attrito di materiale plastico, che hanno anche lo scopo di permettere che le bobine siano avvolte in modo ordinato[3].

Protezione dalla cancellazione[modifica | modifica wikitesto]

La cassetta è provvista di un meccanismo di protezione dalla scrittura, attivabile o meno, per prevenire la cancellazione accidentale di quanto già registrato. Per ogni facciata, sul lato superiore del contenitore, è presente una linguetta di plastica; tale linguetta può essere rimossa, aprendo così un piccolo foro. Un sensore del registratore (o più semplicemente una piccola levetta meccanica) rileva la presenza di questo foro e, tramite un accorgimento meccanico o collegandosi a un dispositivo elettronico, inibisce la funzione di registrazione. Per proteggere dalla cancellazione il lato corrente occorre liberare il foro in alto a sinistra (osservando la cassetta in modo da avere l'apertura del nastro in basso).

La funzione di protezione può comunque essere rimossa, su cassette già protette, coprendo nuovamente il foro, ad esempio con del nastro adesivo, analogamente alle VHS (che però, avendo un solo lato, hanno anche un solo foro).

Durata della riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Musicassette differenti per durata di registrazione

La lunghezza del nastro è normalmente misurata in minuti, che indicavano la durata complessiva della riproduzione considerando entrambi i lati. I formati più diffusi erano C46 (23 minuti per lato), C60 (30 minuti per lato), C70, C74, C90, C100 e C120, ma sono stati prodotti anche nastri di altri formati (C30, C40, C50, C54, C64, C80, C84, C94, C105 e C110).

Lo spessore del nastro varia a seconda della lunghezza dello stesso, con il risultato che i nastri più lunghi sono anche più sottili per consentire alla cassetta di contenere interamente la bobina, e per non affaticare eccessivamente il capstan nel compito di trascinare il nastro. Nelle C46 e nelle C60 lo spessore è di 15-16 µm, mentre nelle C70 e C90 questo si riduce a 10-11 µm, che diventano 9 µm nelle C120. Chiaramente, in quest'ultimo caso il nastro risulta molto più fragile e necessita di una maggior cura; inoltre, il ridotto spessore tende di per sé a pregiudicare la qualità del suono registrato, salvo l'adozione di particolari accorgimenti nella produzione che rendono affidabili anche i nastri più sottili (per questo motivo, i nastri da 120 minuti erano spesso quelli con il maggior rapporto prezzo/lunghezza)[3].

Riducendo ulteriormente lo spessore del nastro, sono stati prodotti nastri ancora più sottili, arrivando fino a 180 minuti di spazio totale. Raramente però si sono trovate in commercio cassette della durata maggiore di 120 minuti; tra le eccezioni degne di nota prodotte in tempi relativamente recenti abbiamo i modelli AE 150 (Tipo I)[4], CDing1 150 (Tipo I) e CDing2 150 (Tipo II)[5] della TDK, le CDix I 150 (Tipo I) della Sony[6] e le UR 150 (Tipo I) della Maxell.

Nel periodo 1972-1982 la TDK ha messo in commercio anche dei nastri da 180 minuti (TDK D-C180), di tipo I; tale nastro era particolarmente fragile e sottile, al punto da risultare trasparente. Non di rado si sono avuti problemi con questo tipo di cassetta, che andavano dalla difficoltà nello scorrimento veloce alla migrazione magnetica tra spire adiacenti di una bobina, passando per la più facile deformazione del nastro, che era anche più soggetto a rimanere incastrato nel meccanismo di trascinamento dello stesso. In virtù di questi problemi e del fatto che la qualità del suono registrato era pesantemente condizionata, le C180 sono state presto ritirate dal mercato e rappresentano oggi dei veri tesori tra i collezionisti[7]. Nastri ancora più lunghi, fino a 240 minuti, sono stati progettati ma mai messi in commercio[8][9][10].

Sono state prodotte anche cassette di durata inferiore a 30 minuti (C10, C15 e C20), sia per usi musicali, sia per uso informatico. Formati ancora più piccoli erano usati per contenere jingle, spot pubblicitari e brevi messaggi (come quelli dei risponditori automatici); in questi casi venivano spesso usate cassette a ciclo continuo, la cui durata era misurata in secondi e spesso era di un minuto. Tali cassette possono essere riprodotte per un tempo indefinito, poiché il nastro è sistemato a formare un anello, e una volta raggiunto il punto finale del contenuto registrato si riprende la riproduzione dal punto iniziale.

Tipologia dei supporti magnetici installati[modifica | modifica wikitesto]

In commercio esistevano, per ogni tipologia di durata della registrazione (C46, C60, C90, C120, etc.), quattro tipi di nastro magnetico. In ordine di qualità di resa e di prezzo, almeno per le case produttrici più diffuse sul mercato tra il 1970 ed il 1980 (Sony, TDK, Maxell, BASF, Philips), erano commercializzati i nastri con cui le cassette vengono ancora oggi suddivise, secondo quattro tipi unificati di nastro:

  • IEC I - ossido di ferro (tipo I - FeO2);
  • IEC II - biossido di cromo (tipo II - CrO2);
  • IEC III - ferrocromo (tipo III - Fe / Cr);
  • IEC IV - ferro puro (tipo IV - "Metal").
Esempio di fori usati per la rilevazione automatica del tipo di nastro. Dall'alto verso il basso:
1) cassetta di tipo I (normal), con solo gli intagli di protezione dalla scrittura (qui coperti dalle linguette);
2) cassetta di tipo II (cromo), con due intagli accanto a quelli di protezione dalla scrittura;
3) cassetta di tipo IV (metal), con gli intagli del tipo II più un altro paio al centro;
4) altra cassetta di tipo IV, le cui linguette di protezione dalla scrittura sono state rimosse: ciò significa che la cassetta non può essere registrata.

Il tipo I, detto anche nastro normale, fu il primo tipo di nastro introdotto; è quello più economico e dalle caratteristiche meno performanti, ma rimane comunque più versatile, essendo adatto a tutti gli usi; è un nastro con un basso rapporto segnale-rumore e una buona modulazione sia dei toni alti che di quelli bassi[3].

Il tipo II, indicato anche come "nastro al cromo" e riconoscibile dalla colorazione più scura, venne introdotto nel 1970 allo scopo di garantire una migliore qualità del suono registrato; inizialmente si trattava di nastri al biossido di cromo, mentre a partire dalla metà degli anni '70 vennero prodotti nastri di tipo II al cobalto e ossido di ferro. Rispetto al tipo I, si ha una migliore modulazione degli acuti, ma è più carente sui toni bassi. Risulta particolarmente indicato per la registrazione da fonti digitali come cd ed mp3[3][11].

Il tipo III fu introdotto negli anni '70 per unire i vantaggi dei tipi I e II, attraverso una composizione del nastro intermedia tra quelli normali e quelli al cromo. Dotato di una buona risposta sia sigli alti che sui bassi, non introduceva però grosse migliorie rispetto al tipo II ed è stato prodotto fino ai primi anni '80, quando fu soppiantato dal nastro di tipo IV[3][12].

Il tipo IV, detto anche "Metal", rappresenta il tipo di nastro più pregiato; introdotto nel 1979, è dotato di una ottima modulazione degli acuti; si trattava del nastro più costoso, oltre che più performante, benché tendesse a sporcare maggiormente le testine. È stato prodotto fino agli anni '90, quando i progressi ottenuti nella lavorazione dei nastri di tipo I e II hanno reso minimo il divario con il tipo IV. È comunque tuttora ricercato tra gli appassionati di musica su nastro per le sue qualità[3][13].

Ad eccezione del tipo III, la tipologia di nastro è desumibile anche da alcuni fori posti sul lato superiore della cassetta: il nastro tipo II presenta infatti due fori accanto alle linguette usate per prevenire le registrazioni accidentali; le cassette di tipi IV presentano due ulteriori fori al centro del lato superiore. Le cassette di tipo I, invece, non presentano fori aggiuntivi. L'uso di questi fori è stato introdotto per consentire la rilevazione automatica del tipo di nastro da parte dei registratori e dei riproduttori di cassette; tale caratteristica si è andata perdendo, venendo sostituita dall'introduzione di appositi selettori di tipo sulle apparecchiature di riproduzione/registrazione.

Applicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Audio[modifica | modifica wikitesto]

La musicassetta fu inizialmente concepita per l'uso nei dittafoni, per i quali la fedeltà della riproduzione non era particolarmente critica, ma presto, grazie alla sua praticità e compattezza, divenne uno strumento popolare anche per l'ascolto di musica preregistrata. Dalla metà degli anni settanta la qualità del nastro fu nettamente e progressivamente migliorata passando da supporti magnetici realizzati esclusivamente prima con ferro o ferrite a supporti con cromo, ferricromo e successivamente in una lega metallica appositamente studiata (cassette metal).

Sotto il profilo della qualità di riproduzione, il limite della musicassetta era rappresentato dalla ridotta velocità di scorrimento del nastro pari a soli 4.75 centimetri al secondo. Tale ridotta velocità consentiva la registrazione di un normale programma musicale (ad esempio un intero LP o una sinfonia) su un tratto di nastro relativamente breve, permettendo le ridotte dimensioni della cassetta. La ridotta velocità di scorrimento non era solo la causa del rumore di fondo (il caratteristico "fruscio" delle cassette) ma era anche un limite nella riproduzione dei suoni più acuti dello spettro sonoro.

Con il miglioramento del supporto magnetico e la concomitante produzione di sempre più sofisticati apparecchi per la registrazione e riproduzione di compact cassette, la musicassetta riuscì a ridurre la differenza qualitativa rispetto alle classiche e costose bobine singole, quantomeno negli impianti Hi-fi domestici; inoltre la cassetta rappresentava il modo più conveniente e agevole per ascoltare musica al di fuori dell'ambiente domestico, principalmente in automobile. Nella gara ingaggiata dai costruttori di lettori di cassette per produrre sempre migliori apparecchiature Hi-fi, vale la pena di ricordare il Nakamichi 1000, noto per la qualità cristallina del suono riprodotto con audio cassette.

A partire dal 1979, con l'introduzione del Walkman prodotto da Sony, un riproduttore portatile particolarmente diffuso, la popolarità della musicassetta aumentò ulteriormente, per poi diminuire di colpo prima con l'avvento dei CD masterizzabili e lettori CD portatili, e in seguito a causa della diffusione della musica in formato MP3 e dei relativi lettori.

Registrazione dati[modifica | modifica wikitesto]

Un home computer Commodore (Plus-4) dotato di registratore datassette

Molti home computer degli anni settanta e ottanta hanno utilizzato la musicassetta come supporto di memoria di massa per la registrazione dei dati: tra di essi ad esempio il Commodore 64, che era dotato di un registratore denominato datassette, lo ZX Spectrum e lo standard MSX. Le ragioni fondamentali di questa scelta tecnologica erano legate al basso costo del supporto e dei relativi dispositivi (al tempo già largamente diffusi).

Nella maggioranza dei casi la musicassetta veniva registrata con dispositivi analoghi a quelli utilizzati in campo audio o con normali registratori connessi al computer, utilizzando una tecnica di modulazione denominata FSK. La quantità di dati che la maggior parte dei micro computer poteva registrare su un lato di una "C90" era di circa 500 Kbyte, per l'epoca una quantità enorme, a prezzo però di una scarsa affidabilità del supporto (gli errori di lettura, specie se si utilizzavano algoritmi di compressione, come il famoso "turbo tape" del Commodore 64, erano piuttosto frequenti).

L'utilizzo delle musicassette come memorie di massa per i computer casalinghi cessò nel giro di pochi anni con la diffusione dei lettori di floppy disk alla fine degli anni ottanta.

Varianti della musicassetta[modifica | modifica wikitesto]

Pochi anni dopo la musicassetta era stato introdotto il formato Stereo-8, avente lo stesso principio di funzionamento (salvo il fatto che la bobina era unica ed a ciclo continuo); tale supporto, usato principalmente in ambito musicale, è stato disponibile fino ai primi anni '80. Nel 1976 fu introdotta sul mercato anche la Elcaset, di dimensioni comparabili a quelle di una videocassetta e avente un meccanismo simile a quello della musicassetta; tale formato, che riprendeva quello della cartuccia RCA prodotta tra gli anni '50 e gli anni '60[14], era molto apprezzato dagli audiofili, ma era molto costoso e garantiva una qualità non molto più elevata di quella raggiunta dalle migliori audiocassette, venendo pertanto dismesso nel 1980[15].

Nell'ambito della registrazione vocale, molto diffusa era la microcassetta, una cassetta di dimensioni ridotte dal funzionamento pressoché identico a quello della musicassetta[16]. Simile alla microcassetta era la minicassetta, avente le stesse dimensioni; in questo caso, però, il nastro era trascinato direttamente dalla rotazione costante della bobina riavvolgitrice, pertanto la velocità di scorrimento variava in funzione della quantità di nastro riavvolto[17]. Per un breve periodo è stata commercializzata anche la picocassetta, una cassetta grande circa la metà di una microcassetta[18].

Per quanto riguarda le varianti digitali della musicassetta, va citata la Digital Compact Cassette (DCC); caratteristica di questo supporto era quella di avere le stesse dimensioni della musicassetta, mantenendo anche una certa compatibilità: un apparecchio per la riproduzione delle DCC era in grado infatti di leggere una musicassetta (non esisteva, però, la stessa compatibilità in scrittura). Il formato, però, non ha avuto successo, anche a causa di una qualità che, seppur migliore di buona parte delle musicassette analogiche, era inferiore ai CD audio[19]. Più fortuna ha avuto il Digital Audio Tape (DAT), di buona qualità e tuttora in uso ma relegato a un ruolo professionale, in quanto costoso e non appoggiato dale case discografiche che individuavano nel DAT un ostacolo alla tutela del copyright[20][21]. Per quanto riguarda il settore della dittafonia, è degna di nota una sorta di versione digitale della microcassetta, la NT della Sony, di dimensioni estremamente ridotte e capacità tra i 60 e i 120 minuti[22].

Cassette come adattatori audio digitali[modifica | modifica wikitesto]

Adattatore a cassetta per audio digitale

Alcuni produttori hanno creato delle cassette audio che non sfruttano il nastro magnetico, ma una testina (esattamente come quella che serve per leggere le audiocassette), la quale preleva un segnale elettrico da una fonte qualsiasi (come un lettore CD o un lettore mp3), attraverso un cavo jack, e trasforma tale ingresso in segnale magnetico che viene riprodotto sulla testina della cassetta e letto dalla testina del lettore. Qui è ritrasformato in segnale elettrico ed inviato all'amplificatore, permettendo così di udire il suono riprodotto dal dispositivo che vi è collegato tramite cavo (lettori MP3, lettori CD, lettori Minidisc, ecc).

Questo sistema, con la sua catena di conversioni del segnale, introduce una certa perdita di qualità. Lo scopo di questo sistema è consentire ad apparecchi dotati solo di un lettore di audiocassette di poter riprodurre musica proveniente da un dispositivo esterno, prevalentemente un lettore digitale più moderno di cui il sistema non è provvisto. Poiché tale soluzione ha come obiettivo principale l'economia (il suo scopo è evitare di cambiare un sistema audio esistente con uno più recente, predisposto con ingressi esterni diretti), la perdita qualitativa viene considerata un compromesso accettabile. Il maggior campo d'applicazione di queste cassette elettroniche è stato infatti la conversione a basso costo delle vecchie autoradio a cassette, negli anni in cui il CD cominciava ad affermarsi, e nei primi anni di diffusione dei lettori MP3.

Il declino del supporto magnetico[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla fine del ventesimo secolo, la musicassetta ha goduto di una grande popolarità, riuscendo a competere con la diffusione sempre maggiore dei compact disc. Nonostante il supporto digitale sia caratterizzato da una qualità audio migliore e dal fatto di non essere pressoché soggetto ad usura, la musicassetta ha continuato ad essere il supporto più diffuso per l'ascolto di musica tramite walkman o autoradio, anche in virtù dei prezzi nettamente più bassi rispetto ai corrispettivi dispositivi funzionanti a compact disc (soprattutto nei primi anni della loro messa in commercio).

Inoltre, fino alla fine degli anni novanta, la musicassetta è stata il principale supporto su cui poter effettuare facilmente registrazioni casalinghe, compilation, duplicazioni o riversamenti da altre sorgenti audio. Con la crescente diffusione dei masterizzatori tale possibilità si è estesa anche ai CD, ma la musicassetta è stata, ancora per diverso tempo, l'unica in grado di permettere la registrazione in tempo reale, nonché la possibilità di riutilizzare uno stesso supporto più volte.

All'inizio degli anni 2000, con la massiccia diffusione di nuove tecnologie digitali come lettori mp3, memorie flash e masterizzatori DVD, l'utilizzo del nastro magnetico è diminuito in maniera estremamente rapida. Oggi in ambito casalingo i nuovi supporti digitali garantiscono una capacità di memorizzazione e una qualità audio notevolmente superiore al nastro magnetico, oltre alla possibilità di creare o cancellare i dati memorizzati in maniera pressoché istantanea.

Le case discografiche hanno smesso di produrre album in formato musicassetta, ad eccezione di pochi gruppi musicali[1]. L'unica fabbrica che ancora oggi produce questi supporti è la National Audio Company Inc. di Springfield.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]