Ligeia

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Ligeia
Ligeia-Clarke.jpg
Ligeia raffigurata da Harry Clarke (1919)
AutoreEdgar Allan Poe
1ª ed. originale1838
Genereracconto
Lingua originaleinglese

«Volontà. Chi conosce il mistero della volontà? L'uomo non si arrende agli angeli né si fa vincere dalla morte se non per la debolezza della sua misera volontà. Io sarò sempre tua moglie…»

Ligeia è un racconto horror di Edgar Allan Poe pubblicato per la prima volta il 18 settembre 1838 sull'American Museum Magazine. In seguito è stato aggiunto alla raccolta Racconti del grottesco e dell'arabesco.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un uomo, che ci fa plausibilmente pensare ad una persona avanti con l'età, si perde nel ricordo della donna che ha amato, Ligeia, i suoi tratti fisici misteriosi, la sua straordinaria erudizione, gli occhi grandi come metro del sentimento. La donna purtroppo si ammala e, al culmine del delirio, muore.

Si risposa anni dopo con un'altra donna, Lady Rowena Trevanion, dopo aver vagabondato in giro per l'Europa ed aver acquistato un'antica e isolata abbazia. Si trastullerà poi nell'arredamento della dimora, decorandola riccamente, anche trascinato dalle sue fantasie oppiacee che gli suggeriranno, ad esempio, colori, stile e composizione della stanza da letto, che sarà tappezzata con tanto di arazzi d'oro intessuti di nero, cangianti e fantasmagoricamente sospinti da una perpetua corrente d'aria nella parete, onde accrescere l'iridescenza dei ricami.

Perseguitato dal ricordo di Ligeia, l'uomo si dà sempre più all'uso dell'oppio, detestando cordialmente la nuova consorte che, nel frattempo, si ammala a sua volta. Forse complice la malattia, la donna ode voci e vede figure simili a spiriti che il marito non è in grado di vedere. In occasione di uno di questi deliri, l'uomo va a prendere un vino medicamentoso consigliato dal medico per curare Lady Rowena, che già non molto tempo prima era caduta preda di una violenta malattia, da cui era faticosamente guarita, e gliene porge un bicchiere. Nell'atto di allontanarsi dal capezzale di lei, scorge un'ombra evanescente di aspetto angelico sul pavimento, proiettata dall'incensiere che pende dal soffitto. Subito dopo, mentre la moglie sta portando il vino alle labbra, vede alcune gocce di liquido rosso comparire dal nulla e cadere nel bicchiere. L'uomo, sconvolto, considera quanto visto effetto dell'oppio, o prodotto della fervida immaginazione dovuta all'affaticamento e all'ora tarda.

Lady Rowena peggiora progressivamente fino alla morte.

Nel corso della veglia funebre, l'uomo assiste a un evento prodigioso: più volte nel corso della notte, annunciato sempre da un singhiozzo, il cadavere riprende il colorito vivo, accenna movimenti di palpebre e labbra. Poi infine si alza piazzandosi al centro della stanza.

Caduto il velo sepolcrale, Lady Rowena assume gradualmente le sembianze di Ligeia.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Ligeia - come del resto Una discesa nel Maelström - ha in epigrafe una frase di Joseph Glanvill che viene ripetuta anche durante la narrazione. Potrebbe però essere un falso creato ad arte dallo stesso Poe, per ammiccare alla tenace convinzione di Glanville nell'esistenza della stregoneria, visto che non ne è stata trovata traccia negli scritti di quest'ultimo che ci sono pervenuti.[1]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto di Poe è stato portato sullo schermo nel 1964 con il film La tomba di Ligeia con Vincent Price nel ruolo del protagonista.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La band thrash metal Annihilator ha dedicato una canzone a questo componimento di Edgar Allan Poe nel suo album di debutto Alice in Hell (1989).

La band symphonic black metal inglese Cradle of Filth, nel brano A Gothic Romance, fa una similitudine fra il colore tenue dell'alba e il pallore di Ligeia: «In una alba azzurrina pallida come Ligeia rinata».

Il rapper Lanz Khan ha dedicato al racconto un brano, Occhi di Ligeia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hoffman, Daniel. Poe Poe Poe Poe Poe Poe Poe. Baton Rouge: Louisiana State University Press, 1972. ISBN 0807123218 p. 249

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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