Il genio della perversione

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Il genio della perversione
Titolo originale The Imp of the Perverse
Edgar Allan Poe, ca. 1847.jpg
Autore Edgar Allan Poe
1ª ed. originale 1845
Genere racconto
Lingua originale inglese

Il genio della perversione (The Imp of the Perverse) è un racconto scritto in forma saggistica da Edgar Allan Poe e pubblicato nel 1845. Si discute dei vari impulsi autodistruttivi che possono giungere ad impossessarsi degli esseri umani, incarnati tutti come metafora simbolica del cosiddetto "genio della perversione": il narratore descrive questo spirito come l'agente che tenta di far fare ad una persona qualcosa "semplicemente perché pensiamo che non dovremmo farla".

La teoria del genio della perversione elaborata da Poe può essere vista come una anticipazione dei concetti di subconscio e repressione che sarebbero stati teorizzati successivamente da Sigmund Freud.[1]

Molti dei personaggi di Poe mostrano l’incapacità di resistere al genio della perversione, tra cui l’assassino ne “Il gatto nero[2] e il narratore de “Il cuore rivelatore”.[3]

L’impulso opposto al genio della perversione è rappresentato dal personaggio di C. August Dupin che manifesta raziocinio e profonda analisi.[4] Uno dei primi esempi del genio della perversione si trova nel romanzo Storia di Arthur Gordon Pym. In una scena, il protagonista del romanzo è sopraffatto dal desiderio travolgente di lasciarsi cadere da un ripido dirupo.[5]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il narratore cerca di spiegare la propria teoria riguardante l'esistenza di un genio della perversione, che crede induca la gente a commettere atti contro il proprio interesse. La discussione viene presentata oggettivamente in forma di saggio, anche se il narratore stesso ammette di essere una delle innumerevoli vittime del genio. Egli spiega di come la condanna per omicidio che gli è stata inflitta sia diretta conseguenza di ciò.

Egli ha assassinato un uomo tramite una candela che emette un vapore velenoso: alla vittima piaceva difatti leggere a letto di notte, finendo così presto per morire soffocato nella stanza poco ventilata. Il colpevole non si è lasciato alcuna prova compromettente alle spalle, inducendo ben presto il coroner a credere che la morte dell'uomo sia stato un atto divino; il narratore può in tal maniera ereditare la tenuta della vittima.

Sapendo che non potrà mai essere catturato, gode il frutto del proprio gesto omicida per molti degli anni a venire. Rimasto sempre insospettato, un giorno egli osserva tra sé e sé ch'egli rimarrà al sicuro, sempre che non sia così stupido da confessare; da quel momento in poi si sente un po' alla volta afferrato da un demone invisibile. Finisce così per rivelare il proprio segreto.

Egli viene rapidamente processato e condannato per omicidio alla morte per impiccagione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hoffman, Daniel, Poe Poe Poe Poe Poe Poe Poe, Baton Rouge, 1998.
  2. ^ Hoffman, Daniel, Poe Poe Poe Poe Poe Poe Poe, Baton Rouge, 1998.
  3. ^ Sova, Dawn B, Edgar Allan Poe: A to Z., Checkmark Books, 2001.
  4. ^ Hutchisson, James, Poe, University Press of Mississippi, 2005, p. 202.
  5. ^ Peeples, Scott, Edgar Allan Poe Revisited, Twayne Publishers, 1998, p. 57.

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