Hop-Frog

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Hop-Frog
Titolo originale Hop-Frog - The Eight Chained Ourangoutangs
19 rackham poe hopfrog.jpg
L'ultimo scherzo di Hop-Frog in una illustrazione di Arthur Rackham (1935)
Autore Edgar Allan Poe
1ª ed. originale 1849
Genere racconto
Lingua originale inglese

Hop-Frog è un racconto scritto da Edgar Allan Poe. Fu pubblicato per la prima volta il 17 marzo del 1849 (l'anno della sua morte), sul settimanale bostoniano The Flag of Our Union.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Hop-Frog era il brillante buffone di corte del re; nano e zoppo, come la sua amica Trippetta fu strappato dalla sua terra dopo una campagna militare per essere inviato in dono al sovrano. Proveniva da un'ignota terra barbara, e suo compito era quello di dilettare la corte, mentre Trippetta, anch'essa nana ma molto graziosa e benvoluta, faceva valere le sue doti di ballerina.

Un giorno il re organizzò un grande ballo in maschera per celebrare un'importante solennità. A corto di idee sul travestimento, fece convocare Hop-Frog. Dopo aver costretto il buffone a ubriacarsi, il tiranno cominciava a spazientirsi perché il nano non gli forniva sollecitamente la soluzione richiesta. Per proteggerlo, Trippetta gli si inginocchiò davanti, ma il re le scaraventò sul volto il contenuto di un bicchiere riempito di vino. Hop-Frog, dissimulando la sua rabbia, propose allora al sovrano e ai suoi sette ministri di vestirsi da orang-utang, in modo da spaventare i convitati, che li avrebbero scambiati per animali veri.

Il re accolse la proposta con entusiasmo; applicato su di lui e sui suoi ministri il travestimento, Hop-Frog li legò assieme con una catena per rendere l'effetto più verosimile. L'allestimento della sala fu affidato a Trippetta, coadiuvata dall'amico. Questi fece togliere la lumiera e installare candelabri, mentre decine di torce furono poste lungo le pareti. A mezzanotte, i finti orang-utang entrarono, suscitando una viva impressione. Dopo la paura iniziale, gli invitati compresero che si trattava di uno scherzo e cominciarono a divertirsi, mentre il re gongolava per il successo riscosso dall'abile trovata. Con sorpresa generale, però, gli otto uomini, che Hop-Frog aveva legato al grande lampadario, furono risucchiati verso l'alto. Aggrappato sopra di loro, il buffone proclamò, in preda al furore: « Ora vedo chiaramente che razza di gente sono queste maschere. Sono un gran re e i suoi sette consiglieri privati; un re che non si fa scrupolo di colpire una ragazza senza difesa, e i suoi sette ministri che lo assistono nell'oltraggio. Io, poi, sono semplicemente Hop-Frog il buffone, e questa è la mia ultima buffonata! ».

Il nano diede loro fuoco con una torcia facendoli morire carbonizzati. Fuggì in seguito con Trippetta che lo aspettava sul tetto della sala. Di entrambi non si seppe più nulla.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda raccontata richiama l'episodio del Ballo degli Ardenti, che vide protagonista il re di Francia Carlo VI.

Edizione di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. A. Weinstock (a c. di), The Ashgate Encyclopedia of Literary and Cinematic Monsters, London-New York, Routledge, 2016, p. 333.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Edizioni di Hop-Frog, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com. (aggiornato fino al 2009)
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