Il barile di Amontillado

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Il barile di Amontillado
Titolo originale The Cask of Amontillado
CaskofAmontillado-Clarke.jpg
Illustrazione novecentesca di Harry Clarke
Autore Edgar Allan Poe
1ª ed. originale 1846
Genere racconto
Lingua originale inglese

Il barile di Amontillado (in inglese: The Cask of Amontillado o The Casque of Amontillado) è un racconto breve scritto da Edgar Allan Poe e pubblicato per la prima volta sul numero di novembre 1846 di Godey's Lady's Book.

La storia è probabilmente ambientata in una non identificata città italiana[1] o comunque europea; anche l'anno non è specificato, per quanto alcuni riferimenti letterari spingano a collocarla fra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo[2]; tema centrale è l'atroce vendetta che il narratore infligge ad un suo conoscente, colpevole di averlo insultato con qualche azione sconosciuta al lettore. Come in altri lavori di Poe, la trama si sviluppa intorno ad una persona che viene sepolta viva.

Come accade ne Il gatto nero e ne Il cuore rivelatore, anche in questo caso le vicende sono narrate secondo la prospettiva dell'assassino.

La trama[modifica | modifica wikitesto]

Montrésor narra le vicende della notte in cui si prese la propria vendetta su Fortunato, un nobile italiano suo amico. Irato a causa di un insulto non meglio specificato, decide di uccidere Fortunato durante il Carnevale, quando questi è ubriaco ed è vestito da giullare.

Il narratore informa Fortunato di aver ricevuto, fuori stagione, una botte di un vino che ritiene essere Amontillado, bevanda pregevole ma non esclusiva, che però il Carnevale aveva reso estremamente difficile da reperire. Dice, però, di non essere sicuro che si tratti realmente di Amontillado, e chiede all'amico, esperto in vini italiani, di esprimere un parere in materia. Fortunato si reca, con Montresor, nelle cantine del palazzo di quest'ultimo (spinto anche da diversi sotterfugi con cui Montresor fa leva sulla superbia del nobile italiano), dove vagano sottoterra nelle catacombe. Montresor dà a Fortunato altro vino; ad un certo punto, Fortunato compie un gesto complicato e, agli occhi del narratore, grottesco con una bottiglia di vino levata per aria. Quando Fortunato si rende conto che Montresor non ha riconosciuto il gesto, gli chiede se non fosse anche lui un massone. Montresor risponde di sì, e quando Fortunato, scettico, gli chiede una prova, Montresor gli mostra una cazzuola, tenuta fino a quel momento nascosta.

Montresor ricorda ripetutamente a Fortunato, che ha una brutta tosse, dell'eccessiva umidità, e suggerisce di tornare indietro; Fortunato insiste nel continuare, sostenendo che "non sarà una tosse ad ucciderlo". Durante il tragitto, Montresor fa menzione dello stemma di famiglia (un piede d'oro che schiaccia un serpente i cui denti sono conficcati nel tallone) con il motto Nemo me impune lacessit (Nessuno mi offende impunemente). Arrivati ad una nicchia, Montresor dice alla sua vittima che l'Amontillado è all'interno di essa. Fortunato entra e, ubriaco e ignaro di tutto, non oppone resistenza mentre Montresor lo incatena velocemente al muro. Montresor lo informa che, dato che Fortunato non tornerà indietro, lo dovrà lasciare lì.

Montresor, quindi, inizia a murare l'entrata della nicchia, seppellendo vivo il suo amico. All'inizio, Fortunato, che riacquista lucidità più velocemente di quanto Montresor avesse previsto, agita furiosamente le catene, cercando di liberarsi. Il narratore sospende per un po' il suo lavoro per godersi il suono. Fortunato chiede aiuto, ma Montresor si fa beffe di lui, sapendo che nessuno può sentirli. In seguito, Fortunato ride debolmente e crede di essere stato vittima di uno scherzo, e che gli invitati alla festa lo staranno aspettando (inclusa sua moglie). Mentre l'assassino sta per mettere l'ultima fila di mattoni, Fortunato grida disperato "Per l'amor di Dio, Montresor!" Montresor replica, apparentemente calmo, "Sì, per l'amor di Dio!". Attendendo una risposta, sente solamente il tintinnìo delle campanelle da giullare, mentre sistema l'ultimo mattone. Sostiene inoltre di avvertire un certo malessere, ma ne attribuisce la causa all'umidità persistente delle catacombe.

Nelle ultime frasi, Montresor rivela che sono passati cinquant'anni dall'omicidio, e che non è mai stato scoperto. Il corpo di Fortunato è ancora incatenato alle pareti della nicchia, dove lo aveva lasciato. L'assassino, per nulla pentito, termina la narrazione con le parole In pace requiescat (riposi in pace)[3].

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il tema principale della storia sia un omicidio, Il barile di Amontillado non fa parte del ciclo investigativo inaugurato da Poe con I delitti della Rue Morgue e proseguito con Il mistero di Marie Roget e con La lettera rubata; non abbiamo infatti alcuna indagine sul crimine commesso,l'identità dell'assassino è subito palesata al lettore così come il movente (almeno nelle sue linee generali) e i mezzi utilizzati.

Una linea critica ha proposto che il dissidio fra Montrésor e Fortunato possa nascere, almeno in parte, nella dicotomia cattolicesimo/massoneria, basandosi su alcuni tenui riferimenti testuali [4]; tuttavia tale idea non appare universalmente condivisibile [5].

In moltissime opere Poe pone l'accento sulla violazione di un sistema chiuso ed apparentemente impenetrabile[6]; in questo caso invece, quasi un unicum nella produzione, assistiamo al contrario ad una chiusura nella narrazione che rimane tale, senza temere violazioni di sorta - il delitto viene commesso e mai risolto; la cripta viene sigillata e mai aperta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cask of Amontillado, in: James D. Hart, The Concise Oxford Companion to American Literature, Oxford University Press, 1986 (p. 72)
  2. ^ Cf. E. A. Poe, Racconti neri. Traduzione e commento a cura di P. Vance e Andrew Daventry. Edizioni Mirandae, 2015 ISBN 978-1-77269-021-7 "L'abbigliamento del protagonista, dai pochi cenni che ne fa l'autore, lo colloca nell'area europea occidentale, più precisamente francese, verso la fine del Diciottesimo e l'inizio del Diciannovesimo Secolo."
  3. ^ Cf. E. A. Poe, Racconti neri. Traduzione e commento a cura di P. Vance e Andrew Daventry. Edizioni Mirandae, 2015 ISBN 978-1-77269-021-7 "La prima stesura dell'opera presentava invece, nell'introduzione, una qualche sorta di giustificazione del comportamento del protagonista - “There's an old saying that ‘man can stand so much and no more.' So it was with me. And one day, I could stand no more. What I did was surely wrong and sinful. But is there a man to say I was not at least partially justified? Hear my story and then judge for yourself.”."
  4. ^ Cf. E. A. Poe, The essential tales and poems of Edgar Allan Poe. Note a cura di Benjamin F. Fisher. Edizioni Barnes & Nobles, 2004 ISBN 978-1-59308-064-8 "We never learn the precise nature for Montresor's animosity, although if he is a devout Roman Catholic and Fortunato is a Mason, there would be sufficient ground for his feelings. During the later eighteenth century animosities developed between the Roman Catholic Church and the Masons."
  5. ^ Cf. E. A. Poe, Racconti neri. Traduzione e commento a cura di P. Vance e Andrew Daventry. Edizioni Mirandae, 2015 ISBN 978-1-77269-021-7 "L'animosità fra Massoneria e Cattolici, per quanto storica, non sembra adattarsi al testo dove il torto appare più personale (si ricordi l'incipit, dove si parla di offese); inoltre la stessa scena della cazzuola e del mancato riconoscimento come Massone ci porta ad ipotizzare che Fortunato non avesse una conoscenza del suo interlocutore tale da conoscerne le idee religiose o sociali."
  6. ^ Cf. Scott Peeples "Poe's constructiveness and The Fall of the House of Usher", in The Cambridge Companion to Edgar Allan Poe. Cambridge University Press, 2002 ISBN 978-0-521-79727-6 "While Poe theorized the tale as a closed system, with every word contributing to a single pre-conceived effect, his own tales often present situations where a closed space (“Loss of Breath,” ‘“The Murders in the Rue Morgue,” “The Masque of the Red Death,” “The Premature Burial,” “‘Thou Art the Man!'” “The Purloined Letter”) or a perfect plot (“The Tell-Tale Heart,” “The Black Cat,” “The Imp of the Perverse”) is disrupted: the closed space wasn't really closed, the perfect crime was foiled by conscience or perversity, or, as in “Usher,” the “corpse” wasn't really dead."

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