Kid A

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Kid A
ArtistaRadiohead
Tipo albumStudio
Pubblicazione2 ottobre 2000 Regno Unito
3 ottobre 2000 Stati Uniti
Durata49:51
Dischi1
Tracce10
GenereRock alternativo[1]
Rock sperimentale[1]
Indietronica[1]
Post-rock[2]
EtichettaEMI, Parlophone, Capitol
ProduttoreNigel Godrich, Radiohead
Registrazionegennaio 1999 – aprile 2000
Certificazioni
Dischi di platinoAustralia Australia[3]
(vendite: 70 000)

Regno Unito Regno Unito[4]
(vendite: 300 000)

Stati Uniti Stati Uniti[5]
(vendite: 1 000 000)
Radiohead - cronologia
Album precedente
(1997)
Album successivo
(2001)
Logo
Logo del disco Kid A

Kid A è il quarto album in studio dei Radiohead, pubblicato nel 2000. È stato un successo commerciale a livello internazionale[6], ottenendo un disco di platino una settimana dopo la sua uscita nel Regno Unito.[7] Nonostante non venne pubblicato alcun singolo o videoclip ufficiali per pubblicizzare il disco, Kid A è stato il primo album dei Radiohead a raggiungere il primo posto negli Stati Uniti.[8] Il suo successo potrebbe essere stato causato da una campagna di marketing unica, dalla pubblicazione su Internet,[9] oppure per l'entusiasmo generato dal loro precedente album OK Computer.[10]

Il disco incorpora influenze da generi musicali quali krautrock, jazz, musica classica del novecento e musica elettronica. I Radiohead sostituirono le chitarre con sintetizzatori, drum machine, Onde Martenot, sezioni orchestrali di fiati ed archi. Le sedute di registrazione per Kid A si svolsero con il produttore Nigel Godrich tra Parigi, Copenhagen, Gloucestershire, e Oxford. Kid A presenta testi più astratti e minimalisti rispetto ai precedenti lavori della band.[11] Il cantante Thom Yorke ha detto che l'album non è stato concepito come "arte", bensì riflette la musica che i membri della band stavano ascoltando in quel momento.[12] Ad accompagnare l'album sono stati inclusi anche i disegni di Stanley Donwood e Yorke, insieme a una serie di videoclip brevi, chiamata "blips".[13] Kid A è considerato uno degli album più impegnativi e complessi mai registrati della "popular music" che abbia comunque avuto un certo successo commerciale[14] e ha generato opinioni discordanti tra i fan e la critica. Nel 2001 l'album vinse il Grammy Award al miglior album di musica alternativa e venne nominato al Grammy Award all'album dell'anno. Ha anche ricevuto elogi per aver introdotto gli ascoltatori alla musica alternativa. Nonostante la nuova direzione presa dalla band, l'opera ha allontanato alcuni fan e fatto arrabbiare alcuni critici. Tuttavia, Kid A ricevette recensioni generalmente positive da parte di alcuni media importanti dedicati alla musica.

L'album si è posizionato al primo posto nella classifica dei cento migliori album degli anni 2000 secondo Rolling Stone[15] e al 67º posto nella lista dei 500 migliori album della storia.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998, l'attenzione che i Radiohead ricevettero per l'album Ok Computer diventò fonte di tensioni, in particolare per il cantante Thom Yorke.[16] Il suo sentimento di sconnessione con la «rapidità» del mondo moderno, fatto che lo ispirò per la realizzazione dei brani di Ok Computer,[17] s'intensificò durante il suo tour, che si è svolto tra il 1997 e il 1998 e venne denominato Running from Demons.[18] Da come si può notare nel film del 1999 di Grant Gee Meeting People Is Easy,[9] la band diffuse durante la tournée nuove canzoni, una delle quali verrà subito conosciuta con il nome di «How to Disappear Completely and Never Be Found».[19] Tuttavia, i Radiohead ebbero molte difficoltà in seguito nella loro registrazione.[18]

Mentre Yorke ricevette elogi per la sua musica, divenne ostile verso i media.[9][10] Sentiva che le sue canzoni erano diventate parte di un rumore di fondo costante, descritto come il «ronzio del frigorifero».[18] Yorke sentiva che «tutti i suoni che hai fatto, che ti resero felici, siano diventati carenti del loro significato»,[9] e soffrì di una depressione nel momento in cui stava lottando per la composizione di nuovi temi musicali.[13] A sua volta, affermò che verso la fine del 1998 «ogni volta che prendevo la chitarra entravo in panico. Cominciavo a comporre un brano, mi fermavo dopo 16 battute, la nascondevo in una canzone, la fissava un'altra volta, la feci a pezzi, la distruggevo».[13] Ad ogni modo, i membri della band decisero di continuare e il bassista Colin Greenwood aggiunse che «sentivamo il bisogno di cambiare tutto».[20]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il chitarrista Jonny Greenwood compose gli arrangiamenti per i brani dell'album.

I Radiohead iniziarono a lavorare su Kid A a Parigi nel gennaio 1999 con Nigel Godrich, che si era occupato della produzione di OK Computer, e nessuna data di scadenza fissata.[9][21] Yorke, il principale autore della band, era ancora alle prese con il "blocco dello scrittore".[21] Le sue nuove canzoni erano ancora tutte incomplete, e alcune di esse consistevano in poco più che suoni e ritmi di drum machine; poche avevano un testo o un ritornello ben definiti.[21] Invece che lavorare come una tradizionale rock band, il gruppo sperimentò con varie strumentazioni inclusi sintetizzatori modulari e Onde Martenot, uno strumento elettronico simile al Theremin, e ricorse a software di programmazione quali Pro Tools e Cubase per montare e manipolare le registrazioni.

I Radiohead registrarono la sezione archi presente in How to Disappear Completely nella Dorchester Abbey, Oxfordshire.

Inizialmente, la band rimase perplessa circa la svolta creativa sperimentale di Yorke. Il chitarrista Jonny Greenwood era preoccupato che l'album "potesse sembrare troppo pretenzioso e gratuito".[21] Suo fratello Colin era dello stesso avviso, definendo quanto inciso finora "terribile nonsense art-rock".[21] Secondo Yorke, Godrich: «non capiva perché, se eravamo così bravi a fare una certa cosa, avremmo dovuto fare qualcosa di totalmente diverso. Ma allo stesso tempo si fidava di me capendo che sapevo cosa volevo».[22] La band dovette inoltre accettare che non ogni componente sarebbe apparso in ogni traccia, fatto che inizialmente causò discordia. O'Brien disse inerente al cambio di stile dei Radiohead: «Se vorresti fare una registrazione che suoni in modo differente, devi cambiare metodologia. Fa paura - tutti si sentono insicuri. Io sono un chitarrista e improvvisamente un bel momento vengo a scoprire che non sono previste chitarre su questa canzone, o niente batteria».[21] Inoltre voleva che lo stile della band fosse più diretto e si puntasse a brani pop lunghi tre minuti basati sulla chitarra, mentre Yorke sentiva che i suoi sforzi precedenti con il rock «non si capivano». Il cantante affermò tra l'altro che «ormai era stanco delle melodie. Voleva solamente il ritmo».[13]

La band provò per un po' e cominciò a registrare a Parigi, però abbandonò il lavoro dopo un mese e verso marzo i Radiohead si spostarono ai Medley Studios di Copenhagen per un periodo di due settimane.[21] Alcune canzoni composte all'inizio del 1999 vennero incorporate nell'album, spesso irriconoscibili se si tiene conto dell'originale (risalente a quell'anno, In Limbo era conosciuta originalmente come Lost at Sea). Secondo gli integrati del gruppo, questo periodo fu poco produttivo.[13]. Stando a quanto dichiarato da O'Brien, le sessioni produssero circa 50 rulli di nastri ognuno contenente 15 minuti di musica, con niente di completato.[21] In aprile, la band tornò a registrare nel Gloucestershire.[21] La mancanza di una data di scadenza e la gran mole di idee appena abbozzate resero difficoltoso il concentrarsi per la band, che considerò anche l'idea di sciogliersi se non fosse stata in grado di pubblicare un disco meritevole.[21] Pure il batterista Phil Selway trovò difficoltà nell'adattarsi alle sessioni di registrazione.[13]

In luglio, O'Brien iniziò a tenere un diario online circa il progresso delle sessioni.[23] Nello stesso mese, i Radiohead si trasferirono nel loro nuovo studio di registrazione a Oxford.[21] Alla fine del 1999, erano state completate sei canzoni, inclusa la title track. Seguendo la nuova direzione musicale di Yorke, i membri della band cominciarono a sperimentare con diversi strumenti e ad imparare «come partecipare in una canzone senza suonare una sola nota».[13] Infatti, nel gennaio 2000, dietro suggerimento di Godrich, i Radiohead si divisero in due gruppi: senza l'uso di strumenti acustici quali chitarre o percussioni, un gruppo avrebbe prodotto una sonorità o una sequenza di accordi che gli altri avrebbero poi sviluppato. Sebbene l'esperimento non produsse brani completi, esso aiutò a convincere i membri della band della nuova direzione intrapresa.[21] Il resto del gruppo cominciò gradualmente a condividere la passione di Yorke per i suoni del sintetizzatore.[24]. O'Brien disse che «ora, tutti sono aperti con la tecnologia. Le permutazioni sono infinite».[13]

La produzione finale di Kid A venne effettuata negli studi di Abbey Road.

Nei primi mesi del 2000,[25] Greenwood, l'unico componente dei Radiohead ad avere studiato teoria musicale, compose un arrangiamento d'archi per il pezzo How to Disappear Completely e suonò le onde Martenot .[26] Gli archi furono suonati dalla Orchestra of St John's e registrati nell'abbazia di Dorchester, una chiesa del dodicesimo secolo situata a circa cinque miglia dallo studio dei Radiohead.[25][27]

Yorke creò lo strumentale Treefingers campionando e processando digitalmente la chitarra di O'Brien per creare un suono ambient.[28] Incise Motion Picture Soundtrack su un organo a pedali, influenzato da Tom Waits; Greenwood aggiunse suoni campionati di arpa, nel tentativo di ricreare le atmosfere dei film Disney degli anni cinquanta.[26]

Idioteque venne costruita partendo da un pattern di drum machine opera di Jonny Greenwood creato al sintetizzatore modulare. Greenwood non ricorda da dove uscì l'accordo di quattro note della canzone; ma più tardi realizzò di averlo campionato da Mild und Leise, un pezzo di musica elettronica di Paul Lansky del 1976 contenuto nell'LP First Recordings — Electronic Music Winners. Lansky concesse ai Radiohead di utilizzare il sample dopo che Greenwood gli inviò una copia della canzone.[26]

Per The National Anthem, Yorke ripescò un vecchio provino registrato agli albori della band.[26] Nel 1997, i Radiohead incisero basso e batteria per la canzone con l'intento di utilizzarla per una B-side di OK Computer, ma poi decisero di preservarla per un album futuro.[26] Per l'inclusione in Kid A, Greenwood aggiunse vari effetti sonori ottenuti con il Martenot e campionati da trasmissioni radiofoniche.[26] Inoltre Yorke, che in questo brano suonò il basso elettrico, voleva includere e registrare una sezione di fiati ispirata al "caos organizzato" dell'album Town Hall Concert del musicista jazz Charles Mingus, così lui e Greenwood si rivolsero ai musicisti jazz di suonare come in «un ingorgo stradale».[29].

Il 19 aprile, Yorke scrisse sul sito internet dei Radiohead: "Ieri abbiamo finito di registrare. Adesso sono libero e felice e vado a farmi una passeggiata nel parco". Avendo completato circa 20 brani,[30] la band prese in considerazione l'idea di pubblicare le canzoni su una serie di EP o come doppio LP, ma non riuscì a trovare una scaletta dei brani che soddisfacesse tutti.[31] Quindi, decisero di preservare alcuni brani per il prossimo album, Amnesiac (2001), pubblicato otto mesi dopo. Yorke era ossessionato sull'eventuale ordine delle canzoni e i membri discussero in diverse occasioni sulla lista dei brani, che portò a provocare quasi lo scioglimento della band.[16][32][33] Si decise finalmente che Kid A dovesse iniziare con Everything in Its Right Place. Yorke pensava che la canzone, composta al pianoforte e al computer, era quella che rappresentava meglio il disco, e aveva già l'intenzione dall'inizio di rilasciarla come singolo. Il missaggio finale dell'album venne realizzato da Godrich e il mastering si effettuò negli studi di Abbey Road sotto la direzione di Chris Blair.[34]

Rilascio e promozione[modifica | modifica wikitesto]

L'album venne descritto come il disco rock più atteso dai tempi di In Utero dei Nirvana».

Dopo la fine delle registrazioni, la band, assieme alla loro casa discografica, progettarono una manovra marketing. Un produttore esecutivo dell'EMI elogiò la musica, ma descrisse «la sfida aziendale di riuscire a far credere a tutti [lo stesso]».[35] Tuttavia, ebbe un interesse considerevole da parte dei media; Spin descrisse Kid A come «il disco rock più atteso dai tempi di In Utero dei Nirvana».[36] Thom Yorke trovò la situazione «spaventosa», e secondo Ed O'Brien, la campagna marketing cercava di eliminare l'esasperata attenzione sul nuovo disco.[37][38] A differenza della pratica usuale nell'industria musicale, la band decise di non rilasciare alcun singolo ufficiale per Kid A, seppure Optimistic e altri brani dell'album vennero diffuse in radio.[9]

I Radiohead e i suoi fan avevano un'ampia affluenza su Internet alla fine degli anni novanta.[9][39] Di conseguenza, le case Parlophone e Capitol Records promossero il disco in una maniera abbastanza anticonvenzionale: proprio attraverso il web.[35] Vennero rilasciati piccoli videoclip chiamati blips distribuiti gratuitamente su Internet e vennero mostrati nei programmi di canali musicali. Capitol Records creò l'iBlip, una applicazione Java che poteva essere inclusa nelle pagine dei fan, permettendo agli utenti di fare un ordine online del disco e ascoltare degli stralci in streaming prima del suo rilascio.[35] Non vennero messe in circolazione alcune copie promozionali prima della sua pubblicazione officiale,[40] ma i critici lo ascoltarono in condizioni attentamente supervisionate, così come gli appassionati, riuniti in feste d'audizione. Inoltre, venne proposta un'anteprima completa tramite il canale MTV2.[41][42]

Su Napster cominciarono a circolare delle versioni pirata di alcuni concerti e, prima del rilascio del disco su mercato, l'intero album

La band realizzò un breve tour tra paesi mediterranei all'inizio dell'estate del 2000, suonando direttamente i loro brani nuovi per la prima volta.[43] Verso la metà del 2000 venne annunciato il titolo dell'album e già erano cominciate a circolare delle copie pirata dei concerti per il servizio peer to peer Napster. Colin Greenwood commentò che «suonammo in Barcellona e il giorno seguente l'intero concerto era su Napster. Tre settimane dopo, quando suonammo in Israele, il pubblico conosceva già i testi dei nuovi brani ed era meraviglioso».[44] Un mese prima della pubblicazione, l'album intero apparse su Napster. In risposta, Yorke commentò: «Questo alimenta l'entusiasmo per la musica in una maniera tale che l'industria musicale ha da tempo dimenticato».[45] Si sostiene che Kid A sia stato scaricato milioni di volte prima del suo rilascio globale, per cui alcuni pensavano che le vendite non fossero buone.[46]

Nel 2 ottobre del 2000,la data della pubblicazione ufficiale, le vendite si ridussero, quando l'EMI ritirò 150.000 copie non idonee in Europa.[47] Ad ogni modo, Kid A debuttò al primo posto nelle classifiche del Regno Unito, degli Stati Uniti,[48] della Francia, dell'Irlanda, della Nuova Zelanda e del Canada.[6] Fu la prima produzione britannica in tre anni a occupare il primo posto nella lista delle vendite degli Stati Uniti, così come il primo album dei Radiohead ad entrare nella top 20 in questo paese.[35][49] Alcuni hanno affermato che la distribuzione peer to peer abbia incrementato le vendite per via delle voci generate,[46] mentre altri l'hanno attribuito alle case discografiche che crearono tante aspettative sull'album.[50] Tuttavia, la band ritiene che l'aver preso delle misure contro le fughe di informazioni per internet non avrebbe dato tempo ai critici (i quali avrebbero sperato al suo rilascio) di crearsi un'opinione.[10]

Verso la fine del 2000, la band organizzò un tour in Europa eseguendo soprattutto nuovi brani, in un gazebo costruito su misura senza loghi aziendali promozionali.[9] I Radiohead fecero anche tre concerti negli Stati Uniti, i primi in quasi tre anni. I biglietti si esaurirono velocemente, attirando celebrità e fan che accamparono per tutta la notte.[10] In ottobre, il gruppo comparve nel programma televisivo Saturday Night Live. Le riprese del concerto fecero impatto ad alcuni spettatori che aspettavano brani rock, con Jonny Greenwood che suonava strumenti elettronici, i musicisti di fiato che improvvisavano nel brano The National Anthem e Yorke che ballava spasmodicamente e balbettava in Idioteque.[51] I Radiohead furono negli Stati Uniti poco tempo dopo il loro debutto al primo posto e, stando ad Ed O'Brien: «gli statunitensi amano il successo, per cui se ottieni il primo posto, li piacerai moltissimo».[10] Thom Yorke disse che «eravamo i Beatles per una settimana».[52]

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Kid A presenta delle influenze dagli artisti della IDM e della musica elettronica ambient degli anni novanta come Autechre e Aphex Twin,[9] assieme ad altri della Warp Records;[13] oltre a ispirarsi a band di krautrock degli anni settanta come i Can,[13] Faust o Neu!;[53] e dai musicisti jazz Charles Mingus,[54] Alice Coltrane e Miles Davis.[55] Durante la registrazione, i Radiohead presero pure ispirazione dal disco Remain in Light del 1980 del gruppo musicale statunitense Talking Heads, i quali furono in generale una delle prime influenze della band.[56] I membri della band sono stati influenzati anche dagli artisti dall'alternative rap della casa discografica Mo' Wax, come Blackalicious o DJ Krush.[57]

Le onde Martenot, uno dei strumenti più utilizzati da Jonny Greenwood in Kid A, sono spesso presenti nelle tracce dell'album.

How to Disappear Completely s'ispirò al cantante Scott Walker, sul quale si basò anche il singolo del 1993 «Creep». L'orchestra d'archi per il brano s'ispirò al compositore polacco Krzysztof Penderecki.[9] L'uso delle onde Martenot di Jonny Greenwood di questa e di altre canzoni di Kid A venne influenzato da Olivier Messiaen, il quale rese popolare la strumentazione elettronica e venne molto ammirato dallo stesso Greenwood durante la sua adolescenza.[58] A sua volta, in «Idioteque» si usarono campionamenti di alcuni brani di Paul Lansky e Arthur Kreiger, compositori di musica classica legati alla musica computerizzata. Yorke inoltre fece riferimento alla EDM, dicendo che il brano è «un intento di catturare ciò che produce quella scossa esplosiva quando ti trovi in un locale notturno e la PA (il sistema di diffusione sonora) suona così forte che sai che [ti] stanno facendo male».[55]

«Motion Picture Soundtrack» (una canzone composta già prima di Creep)[59] era un intento di simulare le colonne sonore delle pellicole della Disney degli anni 50. Yorke la registrò su un organo a pedali e più tardi gli altri membri della band hanno aggiunto dei campionamenti di arpa e di contrabasso.[60] Jonny Greenwood descrisse il suo interesse nel combinare la vecchia e la nuova tecnologia musicale,[58] quando durante le registrazioni Yorke lesse il libro Revolution in the Head di Ian MacDonald, che racconta i procedimenti di registrazione utilizzati dai Beatles attraverso la produzione di George Martin verso la fine degli anni 60.[55] La band cercò anche di unire le manipolazioni elettroniche attraverso delle improvvisazioni in studio, prendendo ispirazione dal gruppo musicale tedesco Can. Il brano che dà nome al disco, Kid A, venne composta al computer e su di essa si cominciò ad improvvisare.[13]

I membri dei Radiohead hanno affermato di non sentirsi identificati col rock progressivo[56] e perciò Kid A non presentava nessun brano di più di sette minuti di durata.[61] Dall'altro canto, l'album venne categorizzato a volte come appartenente allo stile post-rock, dovuto al suo carattere minimalista e focalizzato nella struttura musicale.[62] Gli assoli di chitarra realizzati da Jonny Greenwood sono meno pacchiani in questo disco rispetto ai lavori precedenti del gruppo, nonostante lo strumento venga ancora utilizzato nella maggior parte delle tracce.[13] Nel brano strumentale Treefingers, che all'inizio era un solo di chitarra di Ed O'Brien, si modificò digitalmente per creare un suono atmosferico,[63] così come nel disco la voce di Thom Yorke è stata ampiamente modificata con tecniche simili; l'effetto vocale della traccia Kid A si creò attraverso le onde Martenot, raggiungendo un risultato paragonabile a quello generato dal vocoder.[13] Il cambio di stile che la band sperimentò nella registrazione è stata messa a confronto con gli album Zooropa (1993) e Passengers (1995) degli U2,[64][65] e Laughing Stock (1991) dei Talk Talk.[66]

Testi e titolo[modifica | modifica wikitesto]

Il cantante Thom Yorke scrisse i testi dell'album.

Dal loro album d'esordio, Pablo Honey (1993), Kid A è stato il primo in cui non vennero pubblicati ufficialmente i testi, né sono stati aggiunti nel booklet dell'album. Thom Yorke, che ha scritto tutti i testi, ha spiegato questo fatto affermando che la band riteneva che le parole non potessero essere dissociate dalla musica.[67]. Menzionò anche che utilizzò tecniche di manipolazione digitale utilizzate per distanziarsi dal tema "brutale e orribile" della canzone che dava il titolo allo stesso disco perché non avrebbe potuto cantarla in un altro modo. Yorke scrisse la maggior parte dei testi dei brani di Kid A ricorrendo alla tecnica del Cut-up assemblando a caso parole e frasi. Al fine di realizzare alcuni testi, tagliò le parole e le frasi e le mise in un cappello per poi estrarle. È stato notato sul sito ufficiale dei Radiohead questa tecnica, simile a quella utilizzata da Tristan Tzara per creare una "poesia Dada ".[68] Alcune delle band post-punk che hanno influenzato i Radiohead, come Talking Heads nel loro lavoro con Brian Eno, usarono pure loro questa tecnica.

Secondo il cantante, il titolo dell'album non si riferisce al Kid A in Alfabeth Land, il gioco di carte utilizzato dallo psicoanalista Jacques Lacan, ma ha suggerito che si riferisce al primo clone umano, tuttavia ha negato di avere avuto un concept album o una storia in mente. In un'altra occasione, disse che il titolo Kid A deriva dal nome di uno dei sequenziatori utilizzati dal gruppo.[69] Yorke disse che gli piaceva il "non senso" del titolo, affermando: «se chiami un album con un titolo specifico, esso inevitabilmente influenza il disco in una certa maniera».[70]

I membri della band hanno letto il libro antiglobalizzazione No Logo, scritto da Naomi Klein, durante la registrazione dell'album; inoltre l'hanno anche raccomandato ai loro sostenitori attraverso il loro sito e presero in considerazione il titolo dell'album in questo modo. Yorke ha citato anche il libro di George Monbiot Captive State: The Takeover tra le sue influenze. Yorke e gli altri membri della band furono coinvolti in questo periodo nel movimento di cancellazione del debito del terzo mondo. Fu detto che Kid A trasmettesse un punto di vista anticonsumista, esprimendo il sentimento della band nei confronti del capitalismo.[71] Nel 2005, il critico Chuck Klosterman ha detto che Kid A è stato, infatti, "un presagio non intenzionale ma agghiacciante degli attentati dell'11 settembre" e della situazione mondiale dopo questo evento.[72]

Yorke ha detto che l'album tratta in parte de "la generazione che erediterà la Terra quando avremo finito con tutto".[73] Tuttavia, si è rifiutato di spiegare i testi in termini politici,[74] inoltre è venuto a menzionare che alcuni sono stati personali e ispirati da sogni.[75] Altri sono stati ispirati da consigli che Yorke ha ricevuto dai suoi amici, come il testo di How to Disappear Completely che fu ispirato dall'amico di Yorke Michael Stipe dei R.E.M., che lo aveva messo in guardia dallo stress derivante dai tour dicendogli di ripetersi continuamente "io non sono qui, questo non sta accadendo realmente".[76]. Pure, il ritornello di Optimistic, ossia «If you try the best you can, the best you can is good enough» ("Se provi a fare del tuo meglio, il meglio che puoi è già abbastanza") è stato ispirato dalla partner di Yorke, Rachel Owen, mentre Everything in Its Right Place è il risultato dell'incapacità di Yorke nel parlare durante la sua depressione nel tour di OK Computer.[77]

Copertina e video[modifica | modifica wikitesto]

Videoclip e "blips"[modifica | modifica wikitesto]

Non venne rilasciato nessun videoclip tradizionale, bensì piccoli corti chiamati "blips", di solito duravano circa 30 secondi. Normalmente furono presentati di tanto in tanto tra gli show televisivi di MTV, come spot televisivi dello stesso album, e vennero offerti gratis sul sito ufficiale dei Radiohead. Ognuno dei "blips" veniva disegnato dai collettivi The Vapour Brothers o Shynola. La maggior parte consistevano in animazioni e spesso si ispirarono ai disegni di Stanley Donwood; sono stati anche visti come storie che rappresentano l'affermazione della natura come pretesa di un consumismo e una biotecnologia incontrollabili. I protagonisti includono "mostri di sperma" e lampeggianti orsetti di peluche creati geneticamente, che più tardi divennero il logo della campagna promozionale dell'album.[78] Verso la fine del 2000 venne rilasciato un video leggermente più classico, mostrando scene nelle quali la band suona in uno studio una versione alternativa di Idioteque . Parecchi mesi dopo venne pubblicato un video per Motion Picture Soundtrack, usando una compilation di blips, descritto da Yorke come "la cosa più bella mai girata per [accompagnare] la nostra musica".

Artwork[modifica | modifica wikitesto]

Stanley Donwood si ispirò all'arte militare inglese dell'epoca vittoriana per creare la cover dell'album. Questo quadro, dal titolo originale in inglese Charge of the 16th Queens Own Lancers at the battle of Aliwal 1846, del britannico Henry Martens, è un esempio di questo stile.

La copertina del disco, realizzata da Donwood e Tchock (pseudonimo di Thom Yorke), è un'immagine in computer grafica di una catena montuosa, con una distorsione piuttosto pixellata della parte inferiore, traendo ispirazione dalla guerra del Kosovo, avvenuta nell'inverno del 1999. Donwood si commosse per una foto pubblicata su The Guardian, dicendo di sentire che la guerra stava succedendo sulla sua strada.[79] Influenzato dall'arte militare dell'epoca vittoriana, in cui vi si presentavano motivi della Gran Bretagna coloniale,[80] Donwood realizzò anche colorati dipinti ad olio, dandoli una texture roca tramite coltelli e stucco.[81] Il retro della copertina è una fotografia modificata digitalmente di un altro paesaggio innevato in fiamme. Inoltre, Kid A venne fornito con un libretto interno disegnato da Donwood e Tchock, stampato in un foglio spesso di carta lucida, e in cui quasi alla fine è presente un disegno a discesa su un trittico. Alcune di queste immagini vennero interpretate come detentrici di un contenuto politico più esplicito dei testi.[81] La piscina rossa sul retro del Box CD e dello stesso CD rappresenta ciò che Donwood valutó come «un simbolo del pericolo imminente e delle speranze frantumate». A quella immagine si ispiró alla graphic novel Brought to Light di Alan Moore e Bill Sienkiewicz, nella quale la CIA misurò i suoi omicidi mediante un terrorismo sponsorizzato dal governo con un numero corrispondente a un riempimento di piscine di 50 galloni di sangue.[82]. Le prime edizioni di Kid A contenevano un foglietto con immagini che facevano riferimento ad argomenti di natura politica tra le quali era incluso il primo ministro britannico Tony Blair, circondato da cartelloni sui quali recitava il termine «Demagogia».[83].

Oltretutto, venne lanciata un'edizione speciale dell'album involto in un pacchetto di cartone simile a un libro infantile con una copertina differente e altri esempi di paesaggi apocalittici e orsetti di peluche. Seppur simili alle altre edizioni del disco, non le distorsionò digitalmente. Venne anche incluso una pagina dentro al foglietto con statistiche sul riscaldamento globale, in concordanza con la tematica sulla degradazione ambientale presente intorno all'album.[81] Nel 2006 Donwood e Tchock esposero a Barcellona i disegni creati per tutti i dischi dei Radiohead sino a questa data, specialmente quelli di Kid A. Un libro che documenta questo lavoro, Dead Children Playing venne pubblicato nel 2007.[80] Un'altra peculiarità dell'album è che, riproducendolo da un PC e utilizzando due differenti lettori multimediali, avviando la riproduzione di una qualsiasi canzone da ciascuno dei due lettori con una differenza di tempo di diciassette secondi, si avrà una perfetta sovrapposizione dei due suoni che otterranno una nuova canzone.[84] Rimuovendo la parte della custodia sotto al disco è possibile trovare un piccolo libretto con disegni e testi di brani di Kid A ma anche di alcuni brani celebri che andranno a confluire in altri dischi successivi della band, tra cui Amnesiac e Hail to the Thief[85]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  • Tutte le canzoni sono state scritte dai Radiohead.
  1. Everything in Its Right Place – 4:11
  2. Kid A – 4:44
  3. The National Anthem – 5:50
  4. How to Disappear Completely – 5:55
  5. Treefingers – 3:42
  6. Optimistic – 5:16
  7. In Limbo – 3:31
  8. Idioteque (Radiohead, Paul Lansky, Arthur Kreiger) – 5:09
  9. Morning Bell – 4:29
  10. Motion Picture Soundtrack (Il brano finisce al minuto 3:17 e successivamente è presente una traccia fantasma dal minuto 4:17 al minuto 5:12, seguita da 1:44 di silenzio) – 7:01
"Collector's Edition"/"Special Collector's Edition" Disc 2[86][87]
  1. Everything in Its Right Place (BBC Radio 1 evening session, 15 novembre 2000) – 6:04
  2. How to Disappear Completely (BBC Radio 1 evening session, 15 novembre 2000) – 6:37
  3. Idioteque (Kreiger, Greenwood, O'Brien, Greenwood, Lansky, Selway, Yorke; BBC Radio 1 evening session, 15 novembre 2000) – 4:12
  4. The National Anthem (BBC Radio 1 evening session, 15 novembre 2000) – 4:44
  5. Optimistic (Lamacq Live in Concert: Victoria Park, Latchford, Warrington, Cheshire, England, 2 ottobre 2000) – 4:39
  6. Morning Bell (Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 4:26
  7. The National Anthem (Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 5:01
  8. How to Disappear Completely (Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 5:57
  9. In Limbo (Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 4:42
  10. Idioteque (Kreiger, Greenwood, O'Brien, Greenwood, Lansky, Selway, Yorke; Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 4:13
  11. Everything in Its Right Place (Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 6:43
  12. Motion Picture Soundtrack (Live at Canal+ Studios, Paris, France, 28 aprile 2001) – 3:55
  13. True Love Waits (da I Might Be Wrong: Live Recordings, 2001) – 5:05
"Special Collector's Edition" DVD[87]
  1. The National Anthem (Live on Later... with Jools Holland, 9 giugno 2001)
  2. Morning Bell (Live on Later ... with Jools Holland, 9 giugno 2001)
  3. Idioteque (Radiohead, Kreiger, Lansky; Live on Later ... with Jools Holland, 9 giugno 2001)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Radiohead
Musicisti aggiuntivi
  • Andy Bush – tromba
  • Andy Hamilton – sax tenore
  • Steve Hamilton – sax contralto
  • Stan Harrison – sax baritono
  • Martin Hathaway – sax contralto
  • Mike Kearsey – trombone
  • Liam Kerkman – trombone
  • Mark Lockheart – sax tenore
  • Orchestra of St John's – archi

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic 5/5 stelle
Chicago Sun-Times 3.5/4 stelle[88]
Ondarock Pietra miliare[89]
Rolling Stone 4/5 stelle[90]
NME 7/10 stelle[91]
Pitchfork Media 10/10 stelle[92]
Piero Scaruffi 6.5/10 stelle[93]
Entertainment Weekly B+[94]
Metacritic 80/100[95]
Robert Christgau A-[96]
Spin 9/10 stelle[97]

Kid A sorprese gli ascoltatori che si aspettavano un disco rock simile ai precedenti album dei Radiohead. Mesi prima della pubblicazione, Melody Maker scrisse: "Se c'è una band che promette di riportare in vita il rock, sono i Radiohead".[98] Dopo il primo ascolto riservato alla stampa, il The Guardian scrisse: "La prima volta che ascolterete Kid A ... probabilmente penserete, huh? Ma cosa stanno facendo? Perché ci sono le chitarre solo in tre canzoni? Cosa sono tutti questi tenui sbadigli elettronici, pulsazioni e toni? E perché la voce di Thom Yorke è completamente indistinguibile per la maggior parte del tempo?"

Le recensioni iniziali fuorno miste. Mojo scrisse che "al primo ascolto, Kid A è proprio orribile ... Troppo spesso suona come un frammento abbozzato sul quale la band inizia a buttar giù qualche idea per una canzone – un loop, un riff, una frase di testo farfugliata ..."[99] Sul New Yorker, lo scrittore Nick Hornby criticò il cantato oscuro e la mancanza di chitarre: "L'album è una prova evidente di come questa sorta di presuntuoso atteggiamento auto-indulgente si concretizzi in una mediocre forma di anonimato piuttosto che in qualcosa di interessante ed originale".[100] Il critico del Melody Maker Mark Beaumont definì il disco "corpulento, ostentato, auto-congratulatorio, robaccia alla mamma-guarda-sono-capace-di-succhiarmi-l'uccello-da-solo", e poi aggiunse: "I Radiohead stanno cercando di spingere oltre la sperimentazione nel rock, senza sapere che lo hanno già fatto prima DJ Shadow e Brian Eno molto meglio di loro?"[101]

AllMusic recensì favorevolmente l'album, ma scrisse che "non è mai visionario o sbalorditivo come OK Computer, e nemmeno ti ripaga del tempo speso a capirlo".[102] Anche NME recensì positivamente l'opera, ma descrisse alcune tracce "complicate" e "deludenti".

Su Rolling Stone, David Fricke definì Kid A "un lavoro deliberatamente irritante, spesso ossessivo ... Ma questo è quello di cui è fatto il pop, una musica di scontrosa, scintillante astuzia e onestà, che vi farà sentire bene una volta che l'avrete fatta penetrare sotto pelle". The Village Voice definì l'album "obliquo obliquo obliquo ... Ma incredibilmente bello". Spin scrisse che Kid A era l'album "migliore e più coraggioso" dei Radiohead. Billboard lo descrisse come "un oceano di profondità musicali senza precedenti" e "il primo album veramente importante del ventunesimo secolo".[103] Robert Christgau scrisse che Kid A è "una fantasiosa variazione sulle tematiche pop: triste ma bello". Positiva anche la recensione di Pitchfork Media che assegnò il punteggio massimo all'album, descrivendolo "cacofonico ma tranquillo, sperimentale eppure familiare, straniero ma conosciuto, spazioso e viscerale, strutturato ma vaporoso, vigile ma sognante".

Kid A venne nominato miglior album del 2000 da numerose testate, incluse Los Angeles Times, Spin, Melody Maker, Mojo, NME, Pitchfork, Q, Times, Uncut, e Wire.[104] Nel 2001, Kid A vinse un Grammy Award nella categoria Best Alternative Album.[105][106]

Lascito artistico[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni trascorsi dalla sua uscita, il prestigio artistico dell'album è enormemente cresciuto. Nel 2005, Pitchfork scrisse che Kid A "aveva sfidato apertamente e confuso il pubblico dei Radiohead", e che il disco si era ora "trasformato in una sorta di icona intellettuale".[107] Il blog Grantland diede merito a Kid A di aver dato il via all'epoca moderna della musica diffusa via internet, scrivendo: "Per molti appassionati di una certa età, Kid A fu il primo album ascoltato via internet — dove si poteva ascoltarlo, leggerne le recensioni, e discutere se fosse un capolavoro o meno ... Prima ascoltare, farsi velocemente un'opinione, dichiararla pubblicamente, e poi passare al prossimo grande disco in uscita. Sotto questo punto di vista, Kid A inventò la moderna cultura musicale come la conosciamo oggi".

Nel 2004, Rolling Stone classificò Kid A alla posizione numero 428 nella lista dei 500 migliori album di sempre da loro redatta.[108] Nella versione aggiornata della suddetta lista datata 2012, Rolling Stone spostò Kid A alla posizione numero 67, la posizione più alta in classifica per un album degli anni duemila, scrivendo che "Kid A resta l'album rock più innovativo degli anni 2000".[109] Nel 2005, Pitchfork e Stylus Magazine nominarono Kid A l'album migliore degli ultimi cinque anni, e Pitchfork lo definì "il disco perfetto per i suoi tempi: infausto, surreale, e un vero disco del nuovo millennio".[107][110] Nel 2006, Time definì Kid A uno dei 100 migliori album di sempre, definendolo "l'opposto dell'easy listening, e l'album più strano che abbia mai venduto un milione di copie, ma anche una dichiarazione definitiva su come possa essere complessa la musica pop".[111] Rolling Stone, Pitchfork e Times elessero Kid A "miglior album del decennio";[112] mentre il Guardian lo classificò al secondo posto.

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (2000) Posizione
massima
Australia[113] 2
Austria[114] 5
Belgio (Fiandre)[115] 3
Belgio (Vallonia)[115] 4
Canada[114] 1
Danimarca[114] 6
Finlandia[114] 2
Francia[116] 1
Germania[117] 4
Giappone[114] 3
Irlanda[118] 1
Italia[119] 3
Nuova Zelandia[120] 1
Paesi Bassi[121] 4
Portogallo[114] 3
Spagna[114] 23
Svezia[122] 3
Svizzera[123] 8
UK Albums Chart[124] 1
US Billboard 200[125] 1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Kid A, su AllMusic, All Media Network.
  2. ^ Simon Reynolds, Classic Reviews: Radiohead, ‘Kid A’, su Spin, ottobre 2000. URL consultato il ottobre 2015.
  3. ^ (EN) ARIA certifications, Australian Recording Industry Association. URL consultato il 15 gennaio 2011.
  4. ^ (EN) BPI Certifications, British Phonographic Industry. URL consultato il 29 novembre 2015.
  5. ^ (EN) RIAA Certifications, RIAA. URL consultato il 15 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  6. ^ a b (EN) "Radiohead, new album 2000", indierock.es. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  7. ^ (EN) "BPI Certified Awards", British Phonographic Industry. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  8. ^ (EN) Benny Evangelista, "CD Soars After Net Release: Radiohead's 'Kid A' premieres in No. 1 slot", San Francisco Chronicle. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  9. ^ a b c d e f g h i j Lauren Zoric, "I think I'm meant to be dead ...", The Guardian. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  10. ^ a b c d e (EN) "NME Christmas Double Issue", New Musical Express. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2016).
  11. ^ (EN) "'Kid A' Quotes", Citizeninsane.eu.. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2007).
  12. ^ (EN) Thom Yorke quotes, su radiohead1.tripod.com. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m (EN) Danny Eccleston, "(Radiohead article)", su Q Magazine., ottobre 2000. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2007).
  14. ^ (EN) "Kid A by Radiohead", Metalcritic. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  15. ^ 100 best albums of the 2000s:Kid A
  16. ^ a b (EN) Adrew Smith, Sound and Fury, su The Observer. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  17. ^ (EN) "Making OK Computer", su Citizeninsane.eu. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  18. ^ a b c (EN) Meeting People Is Easy, Seventh art releasing - Entrevistas con Radiohead, 30 novembre 1998. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  19. ^ (FR) "How to disappear completely", su Ne Pas Avaler, 2000. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  20. ^ (EN) Greg Kot, "Radiohead sends out new signals with 'Kid A'", in Nigelgodrich.com, 2000. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2016).
  21. ^ a b c d e f g h i j k l David Cavanagh, I Can See The Monsters, in Q, October 2000.
  22. ^ The Friday interview: Thom Yorke | The Guardian | guardian.co.uk, su www.theguardian.com, The Guardian, 22 settembre 2000. URL consultato l'11 aprile 2015.
  23. ^ The Best You Can Is Good Enough: Radiohead vs. The Corporate Machine < Features | PopMatters, su www.popmatters.com. URL consultato il 3 ottobre 2015.
  24. ^ Alex Ross, "The Searchers: Radiohead's unquiet revolution", su The New Yorker, 21 agosto 2001. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2007).
  25. ^ a b Radiohead Revealed: The Inside Story of the Year's Most Important Album, su Melody Maker, 29 marzo 2000. URL consultato il 18 marzo 2007 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2007).
  26. ^ a b c d e f Template:Cite interview
  27. ^ Radiohead Warm Up with 'Amnesiac', su Rolling Stone, 24 maggio 2001. URL consultato il 6 giugno 2016.
  28. ^ Treefingers song information, su Green Plastic Radiohead, 2000. URL consultato il 18 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2007).
  29. ^ (EN) "The National Anthem", su Citizeninsane.eu. URL consultato il 15 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2007).
  30. ^ Ed O'Brien, Ed's Diary, su greenplastic.com, 22 luglio 1999 – 26 June 2000. URL consultato il 19 maggio 2007.
  31. ^ Simon Reynolds, Walking on Thin Ice, su The Wire, luglio 2001. URL consultato il 17 marzo 2007 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2012).
  32. ^ (EN) Ed O'Brien, Ed's Diary, su greenplastic.com, 22 luglio 1999 a giugno 2000. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  33. ^ (EN) Radiohead: They're not so angst ridden once you get to know them, su NYRock, dicembre 2000. URL consultato il 15 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2005).
  34. ^ Brian Southall, Peter Vince e Allan Rouse, Abbey Road: The Story of the World's Most Famous Recording Studios, Omnibus Press, 2011, ISBN 0-85712-676-8.
  35. ^ a b c d (EN) Warren Cohen, "With Radiohead's Kid A, Capitol Busts Out of a Big-Time Slump. (Thanks, Napster.)", Inside.com, 11 ottobre 2000. URL consultato il 15 dicembre 2010.
  36. ^ (EN) Zev Borow, "The difference engine", Spin Magazine, novembre 2000. URL consultato il 15 dicembre 2010.
  37. ^ (EN) "NME Christmas Double Issue", New Musical Express. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2016).
  38. ^ (EN) Thom Yorke quotes, su radiohead1.tripod.com. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  39. ^ (EN) Mr P, "Music Reviews", Tiny Mix Tapes. URL consultato il 15 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2007).
  40. ^ (EN) "New Radiohead Album Floods The Internet", Billboard.com, 31 marzo 2003. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  41. ^ (EN) Kerry Gold, Control Freaks, The Vancouver Sun, 16 settembre 2010. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  42. ^ (EN) Charles Goldsmith, "Radiohead's New Marketing", The Wall Street Journal, 18 settembre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  43. ^ (EN) James Oldham, "Radiohead - Their Stupendous Return", New Musical Express, 24 giugno 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2016).
  44. ^ (EN) Radiohead take Aimster, BBC News, 2 ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  45. ^ (EN) Christopher John Farley, Radioactive, Time Europe, 23 ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2010).
  46. ^ a b (EN) Richard Menta, "Did Napster Take Radiohead's New Album to Number 1?", Newswire.com, 28 ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  47. ^ (EN) "'Difficult' Radiohead album is a hit", BBC News, 4 ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  48. ^ (EN) US Adopts Kid A, BBC News, 12 ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  49. ^ (EN) "US Success for Radiohead", BBC News, 14 giugno 2001. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  50. ^ Biswas, Tania (13 de septiembre de 2000). "Perfect Child Facsimile: Radiohead's Kid A in New York City". Columbia Spectator.
  51. ^ (EN) Marianne Tattom Lets, "How to Disappear Completely": Radiohead and the Resistant Concept Album (PDF), su illuin.org. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2007).
  52. ^ (EN) Steve Lamacq, Interview, atease.com. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  53. ^ (EN) Radiohead's playlists for DJ sets/webcasts two and three, in AtEase News, marzo 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  54. ^ (EN) Lauren Zoric, Fitter, Happier, More Productive, in Juice Magazine, 1º ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  55. ^ a b c (EN) Simon Reynolds, "Walking on Thin Ice", su The Wire. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2012).
  56. ^ a b Questions and Answers, Spin with a Grin. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2003).
  57. ^ Template:Cita intervista
  58. ^ a b Andy Gill, "So long to Jonny guitar", in The Independent, 31 ottobre 2003. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato il 22 aprile 2009).
  59. ^ (EN) Jake Kennedy, Kid A Rock, in Record Collector, novembre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  60. ^ (EN) "Motion Picture Soundtrack", Radiohead Tripod.com. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  61. ^ Nonostante la traccia Motion Picture Soundtrack duri approssimativamente sette minuti, la canzone in sé dura intorno ai tre minuti e mezzo.
  62. ^ Simon Reynolds, Radio Chaos, in Spin, ottobre 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  63. ^ (EN) Treefingers song information, in Green Plastic Radiohead, 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2010).
  64. ^ (EN) Greg Kot, Bono: 'We need to talk', in Chicago Tribune, 22 maggio 2005. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  65. ^ (EN) Ira Robbins, Reno, Brad, U2, in Trouser Press. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  66. ^ (EN) Douglas Wolk, Like Our New Direction?, in Village Voice, 4 aprile 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  67. ^ Radiohead, NY Rock, dicembre 2000, www.nyrock.com
  68. ^ (EN) The Dadaists and Radiohead, su transcriptions.english.ucsb.edu, 1999. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2011).
  69. ^ People of the Year: Thom Yorke of Radiohead, su rollingstone.com. URL consultato il 4 giugno 2015.
  70. ^ Andrew Smith, Sound and fury, su The Observer, 1º ottobre 2000. URL consultato il 19 maggio 2007.
  71. ^ (EN) Adam Rivera, "Radiohead Unpackt (web archive)", su radioheadunpackt.com, 2003. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2005).
  72. ^ (EN) Georgie Lewis, "Review of Chuck Klosterman's 'Killing Yourself to Live'", Powell's Books.. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2011).
  73. ^ (EN) Thom Yorke, "Kid A Interpretation (Thom Yorke quoted, likely from one of his RHMB postings)", su home.att.ne.jp, 2000. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  74. ^ (EN) Sara Burton, "Duty of Expression: Thom Yorke and Howard Zinn debate the artist's role...", Resonance Magazine. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2011).
  75. ^ (EN) "'How to Disappear Completely' Quotes", Citizeninsane.eu.. URL consultato il 16 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2007).
  76. ^ 'How To Disappear Completely' - Readers' Poll: The 10 Best Radiohead Songs, su Rolling Stone, 12 ottobre 2011. URL consultato l'8 marzo 2015.
  77. ^ Tate, Joseph (2005). The Music and Art of Radiohead.
  78. ^ (EN) Joseph Tate, Radiohead's Anti-videos: Works of Art in the Age of Electronic Reproduction., Postmodern Culture, 2002. URL consultato il 25 aprile 2007.
  79. ^ (EN) Arts Diary, The Guardian. URL consultato il 17 dicembre 2010.
  80. ^ a b (EN) Stanley Donwood, TXT1, Slowly Downward. URL consultato il 17 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2010).
  81. ^ a b c Lisa Leblanc, Ice Age Coming: The Apocalyptic Sublime in the Paintings of Stanley Donwood, in The Music and Art of Radiohead, Tate, Joseph, 28 aprile 2005, ISBN 0-7546-3979-7.
  82. ^ (EN) Stanley Donwood, Bear over a swimming pool, Slowly Downward. URL consultato il 17 dicembre 2010.
  83. ^ (EN) "Booklet Hidden Behind a Compact Disc", AtEase. URL consultato il 17 dicembre 201.
  84. ^ (ES) Kid A 17: Esto es lo que sucede si escuchas el álbum de Radiohead desde dos reproductores, su noisey.vice.com. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  85. ^ (EN) Hidden Kid A Booklet, su citizeninsane.eu. URL consultato il 16 gennaio 2018.
  86. ^ Amazon.com: Radiohead: Kid A (Collector's Edition): Music, su Amazon. URL consultato il 5 aprile 2015 (archiviato il 12 aprile 2015).
  87. ^ a b RADIOHEAD - Kid A [2CD+DVD] 2009 [COLLECTOR'S EDITION] Box Set: €24.95, Silver Tentacle, Music Store. URL consultato il 5 aprile 2015 (archiviato il 12 aprile 2015).
  88. ^ 'Kid A' tops new album class, Chicago Sun-Times. URL consultato l'8 luglio 2015.
  89. ^ Radiohead Kid A / Amnesiac
  90. ^ David Fricke, Kid A, su Rolling Stone, 12 ottobre 2000. URL consultato il 23 maggio 2012.
  91. ^ Keith Cameron, Radiohead – Kid A, in NME, 26 settembre 2000. URL consultato il 15 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2000).
  92. ^ Brent DiCrescenzo, Radiohead: Kid A, Pitchfork Media, 2 ottobre 2000. URL consultato l'8 settembre 2011.
  93. ^ The History of Rock and Roll
  94. ^ David Browne, Kid A, in Entertainment Weekly, nº 562, 6 ottobre 2000, ISSN 1049-0434 (WC · ACNP). URL consultato l'8 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2015).
  95. ^ Reviews for Kid A by Radiohead, Metacritic. URL consultato il 14 luglio 2015.
  96. ^ Robert Christgau, Pazz & Jop Preview, in The Village Voice, 13 febbraio 2001. URL consultato l'8 luglio 2015.
  97. ^ Simon Reynolds, Radio Chaos, in Spin, vol. 16, nº 10, ottobre 2000, pp. 171–72. URL consultato l'8 luglio 2015.
  98. ^ Radiohead Revealed: The Inside Story of the Year's Most Important Album, su Melody Maker, 29 marzo 2000. URL consultato il 18 marzo 2007 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2007).
  99. ^ Jim Irvin, Boys in the bubble, in Mojo, ottobre 2000.
  100. ^ Nick Hornby, Beyond the Pale, in The New Yorker, 30 ottobre 2000. URL consultato il 14 marzo 2015.
  101. ^ Mark Beaumont, Radiohead Kid A, su Melody Maker, 20 settembre 2000. URL consultato il 25 aprile 2007 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2016).
  102. ^ Marianne Tatom Letts, "How to Disappear Completely": Radiohead and the Resistant Concept Album (PDF), p. 219. URL consultato il 22 marzo 2007 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2007).
  103. ^ RADIOHEAD Kid A, Billboard. URL consultato il 15 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2000).
  104. ^ Kid A, su Acclaimed Music. URL consultato il 31 marzo 2007.
  105. ^ 43rd Annual Grammy Awards Winners, su Grammy.com. URL consultato l'8 marzo 2015.
  106. ^ 43rd Annual Grammy Awards - 2001, su Rock on the Net. URL consultato il 9 marzo 2015.
  107. ^ a b Top 100 albums of 2000–2004, Pitchfork Media. URL consultato il 15 marzo 2015.
  108. ^ The 500 Greatest Albums of All Time, su Rolling Stone, 2004. URL consultato il 6 settembre 2009.
  109. ^ Radiohead, 'Kid A' - 500 Greatest Albums of All Time, su Rolling Stone, 31 maggio 2012. URL consultato l'8 marzo 2015.
  110. ^ The Top 50 albums, 2000–2005, su Stylus magazine, 18 gennaio 2005. URL consultato il 1º aprile 2007 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2005).
  111. ^ The All-Time 100 Albums, Time, 13 novembre 2006. URL consultato il 3 marzo 2009.
  112. ^ The Top 200 Albums of the 2000s: 20-1, Pitchfork Media, 2 ottobre 2009. URL consultato il 2 ottobre 2009.
  113. ^ Radiohead – Kid A (Album), Australian-charts.com. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  114. ^ a b c d e f g Radiohead, new album 2000, su indierock.es. URL consultato il 17 marzo 2007.
  115. ^ a b Kid A, www.ultratop.be. URL consultato il 23 maggio 2011.
  116. ^ (FR) Radiohead – Kid A (Album), Lescharts.com. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  117. ^ Charts-Surfer, su charts-surfer.de. URL consultato il 27 aprile 2007 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2007).
  118. ^ Top 75 Artist Album, Week Ending 5 October 2000, Chart Track. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  119. ^ Radiohead – Kid A (Album), Italiancharts.com. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  120. ^ Radiohead – Kid A (Album), Charts.org.nz. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  121. ^ (NL) Radiohead – Kid A (Album), Dutchcharts.nl. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  122. ^ Radiohead – Kid A (Album), Swedishcharts.com. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  123. ^ Radiohead – Kid A (Album), Swisscharts.com. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  124. ^ 'Difficult' Radiohead album is a hit, su BBC News. URL consultato il 22 marzo 2007.
  125. ^ US adopts Kid A, su BBC News. URL consultato il 22 marzo 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Kid A su greenplastic.com
Rock Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di rock