Faust (gruppo musicale)

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Faust
Faust (band) May2007.jpg
Paese d'origineGermania Germania
GenereArt rock[1]
Rock sperimentale[1]
Krautrock[1][2]
Periodo di attività musicale1971 – 1975
1990 – in attività
Album pubblicati26
Studio13
Live5
Raccolte8
Sito ufficiale

I Faust sono un gruppo musicale tedesco. Considerati tra le band più radicali della storia del rock[3] e tra le più importanti della corrente rock elettronico tedesco degli anni settanta,[2] i Faust hanno coniato un art-rock improvvisato, dissonante e sperimentale che fa un massiccio uso dell'elettronica pur non disdegnando alcuni momenti melodici.[1][2][4] Grazie ai loro esperimenti, i Faust riuscirono a guadagnarsi una schiera di fan nei circoli underground[1] oltre alle lodi della critica.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

1969-1975[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo si formò nel 1969 nel villaggio di Wümme. Organizzati dal giornalista e produttore Uwe Nettelbeck per fare concorrenza ai Can e i Kraftwerk,[1][3][4] i Faust erano originariamente composti da Werner "Zappi" Diermaier, Hans Joachim Irmler, Arnulf Meifert, Jean-Hervé Péron, Rudolf Sosna e Gunther Wüsthoff. Si assicurarono un contratto con la casa discografica Polydor e cominciarono a registrare il loro album d'esordio, Faust (1971), che fu un fiasco commerciale[senza fonte] ma ricevette ampie lodi dalla critica per il suo approccio considerato innovativo.[6] I Faust furono fra i primi ad avere una certa rilevanza a livello internazionale per quello che poi sarebbe stato chiamato krautrock.[non chiaro] I Faust furono anche fra i primi ad imbarcarsi nella neonata Virgin Records di Richard Branson, che intraprese una campagna pubblicitaria mirata all'introduzione dei Faust nel mercato britannico. Il meno sperimentale[4] So Far (1972) è unanimemente considerato uno dei dischi più importanti della storia del rock[senza fonte] Faust e So Far saranno entrambi dischi ricercatissimi dagli antiquari dei dischi per anni.[1] The Faust Tapes (1973) è un taglia-e-cuci di numerosissime registrazioni private, inizialmente non pensate per la pubblicazione, ma che oggi viene considerato fra i loro lavori più riusciti.[6] La Virgin Records lo mise in vendita al prezzo di un 45 giri[1] (48 pence) e vendette 100 000 copie in più di un mese,[7] ma a causa del suo prezzo irrisorio venne escluso dalle classifiche di vendita. Nel frattempo, i Faust iniziarono una collaborazione con gli inglesi Slapp Happy.[1] Nel 1973 pubblicarono Faust IV, molto più musicale dei precedenti[6] e collaborarono assieme al compositore minimalista Tony Conrad in Outside the Dream Syndicate.[1]

Tra i primi a soffrire il declino del krautrock, i Faust si sciolsero nel 1975[1] dopo che la Virgin si rifiutò di pubblicare il loro quinto album (alcune delle registrazioni apparvero in seguito sul disco Munich and Elsewhere), ma le riedizioni dei loro precedenti insieme con vario materiale in aggiunta, attraverso la Recommended Records di Chris Cutler mantenne un discreto livello di interesse.[1]

Dopo il loro scioglimento, l'attività del gruppo rimase ignota.[1] La Recommended Records parlava di "scomparsa" del gruppo. Il sito ufficiale conferma che la formazione si sarebbe riunita per tenere tre soli concerti negli anni ottanta.

Reunion[modifica | modifica wikitesto]

I Faust tornarono a esibirsi nel 1990. La formazione, ora composta da Irmler, Diermeier e Péron, si esibì dapprima al Prinzenbar di Amburgo, a cui seguirono altre performance al londinese Marquee Club. Nel 1994 la formazione intraprese per la prima volta una tournée negli Stati Uniti.[6] Da allora hanno continuato ad esibirsi con differenti formazioni e pubblicare altri album come Rien (1995), You Know Faust (1996) e Faust Wakes Nosferatu (1997), meno accolti dalla critica specialistica rispetto alle uscite di venti anni prima.[6]

Sosna morì nel 1996.

Nel 2003 Irmler pubblicò il suo primo album solista Lifelike, reminiscente in spirito e musica il repertorio di Hans-Joachim Roedelius.[6]

Influenza[modifica | modifica wikitesto]

I Faust sono considerati tra le tre maggiori band della corrente krautrock assieme ai Can e i Neu!.[2] Tra i diversi musicisti che hanno attinto ispirazione dalle loro metodologie di contaminazione sonora e culturale portandone avanti la sperimentazione vi sono, oltre a Julian Cope, che nel suo Krautrocksampler li definisce la band tedesca più importante degli anni settanta,[8] i Legendary Pink Dots,[9] i Sonic Youth[10][11] Brian Eno,[10] i Kraftwerk[10]e Deca[senza fonte].

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Attuale[modifica | modifica wikitesto]

  • Werner "Zappi" Diermaier – batteria
  • Jean-Hervé Péron – basso, chitarra, voce

Ex membri[modifica | modifica wikitesto]

  • Hans Joachim Irmler – organo, elettronica
  • Arnulf Meifert – percussioni
  • Rudolf Sosna – chitarra, tastiere
  • Gunter Wüsthoff – sassofono, sintetizzatore

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Werner Diermaier al Rock in Opposition Festival tenutosi a Carmaux nell'aprile del 2007
Jean Hervé Péron al Festival R.I.O. di Carmaux

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Live[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m Eddy Cilìa, Enciclopedia Rock - '70 (terzo volume), Arcana, 2001, pp. 184-5.
  2. ^ a b c d (EN) Paul Du Noyer, Music, Ted Smart, 2003, pp. 198.
  3. ^ a b Eddy Cilìa, Federico Guglielmi, Rock. 500 dischi fondamentali, Giunti, 2002, p. 97.
  4. ^ a b c (EN) Tom Moon, 1000 Recordings to Hear Before You Die, Workman, 2008, p. 273.
  5. ^ (EN) Greatest rock bands of all time, su scaruffi.com. URL consultato l'11 ottobre 2022.
  6. ^ a b c d e f (EN) Faust, su scaruffi.com. URL consultato il 10 ottobre 2022.
  7. ^ (EN) Mark Jones, The Virgin Discography: The 1970s, Record, 2015, p. 28.
  8. ^ (EN) Ulrich Adelt, Krautrock - German Music in the Seventies, University of Michigan, 2016, p. 70.
  9. ^ Alessandro Bonini, Emanuele Tamagnini, Enciclopedia discografica dal rock al soul, dal pop alla new wave, dal punk al metal al jazz, Gremese, 2004, p. 168.
  10. ^ a b c (EN) Faust, su timeout.com. URL consultato l'11 ottobre 2022.
  11. ^ (EN) The Encyclopedia of Popular Music, Omnibus, 2007, p. 1871.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonello Cresti, Solchi Sperimentali Kraut. 15 anni di germaniche musiche altre, CRAC Edizioni, 2018, ISBN 978-88-97389-46-0.
  • Julian Cope, Krautrocksampler. Guida personale alla Grande Musica Cosmica dal 1968 in poi, a cura di L. Fusari, Fazi Editore, 2006.
  • (EN) Andy Wilson, Faust - Stretch Out Time 1970-1975, Unkant, 2006.
  • Enrico Fontana, Figli delle stelle - uomini, idee e miti dietro la scena musicale alternativa tedesca dell'età dell'oro dal Krautrock alla Musica Cosmica, Arcana, 2020, ISBN 978-88-6231-973-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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