Joséphine Baker

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Joséphine Baker
Joséphine Baker nel 1940
NazionalitàBandiera degli Stati Uniti Stati Uniti
Bandiera della Francia Francia
GenereCharleston (ballo)
Jazz
Pop
Music-hall
Cabaret
Periodo di attività musicale1921 – 1975
EtichettaOdeon, Parlophone, RCA
Sito ufficiale

Joséphine Baker, pseudonimo di Freda Josephine Baker, nata McDonald, (Saint Louis, 3 giugno 1906Parigi, 12 aprile 1975), è stata una cantante e danzatrice statunitense naturalizzata francese.

Di origine afroamericana, è considerata come la prima celebrità nera e tra le più acclamate vedette di Parigi. Ottenne la nazionalità francese nel 1937, e nel corso della Seconda guerra mondiale ebbe un ruolo importante nel controspionaggio francese della Francia Libera. Nel 1946 le fu assegnata la medaglia della Resistenza francese. Il 18 agosto 1961, nel parco del castello des Milandes in Dordogna residenza di Joséphine Baker, Charles de Gaulle le conferì la più alta onorificenza dello Stato francese, la Legion d'onore. Insieme a questa le fu anche conferita la Croix de guerre.

In seguito usò la sua grande popolarità nella lotta contro il razzismo e a favore dell'emancipazione dei neri, in particolare sostenendo, negli Stati Uniti, il movimento per i diritti civili. Nel 1963, durante la marcia su Washington per il lavoro e la libertà, fu al fianco di Martin Luther King sul palco del Lincoln Memorial dove tenne un proprio discorso.[1]

Nel 2021, a quasi cinquant'anni dalla sua morte, è stata ammessa tramite una sepoltura simbolica al Pantheon, diventando la sesta donna e la prima donna di colore a entrare nel "tempio" repubblicano.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Joséphine Baker in La revue des revues 1927
Joséphine Baker in La revue des revues, 1927

L'artista[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un'infanzia difficile e un matrimonio subito naufragato all'età di 13 anni, Freda Josephine Baker abbandonò la famiglia nel 1920. Risparmiando, riuscì ad acquistare il biglietto per assistere agli spettacoli del Boxer Washington Theatre, riservato ai soli neri. Qui maturò il suo amore per il ballo e il canto finché, con grande difficoltà, un giorno riuscì a convincere il direttore del teatro a farle un provino. Iniziò così la carriera di ballerina nei piccoli teatri di Saint Louis. Successivamente prenotò un viaggio di sola andata per New York, dove finì per lavorare come vestitrice nel backstage per la rivista Shuffle Along. Quando un membro del cast si ammalò, Baker intervenne come sostituta. Dopo il successo dello spettacolo, ottenne un ruolo nel musical di Broadway del 1924 The Chocolate Dandies. [3] Il 2 ottobre 1925 giunse in Europa con la "Revue nègre" al Théâtre des Champs-Élysées, di cui divenne in breve tempo la prima ballerina. La sua bellezza di donna e la sua bravura di artista divennero celeberrime a Parigi, tanto che il teatro registrò costantemente il tutto esaurito. Nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni (alcune delle quali, come La canne à sucre, sono molto note) unì il gusto piccante e ricercato del varietà francese al folklore della musica africana.

Vestita solo di un gonnellino di sedici banane (un costume inventato per lei dal costumista austriaco Paul Seltenhammer che sarebbe divenuto inoltre un'icona di inizio Novecento e della vita parigina in particolare), scatenata nel più pazzo charleston (una musica allora ancora sconosciuta in Europa), Joséphine Baker incarnò una delle immagini tipiche degli anni 1920. La passionalità delle sue interpretazioni ed il sincero interesse per l'arte popolare le impedirono di cadere nell'esotismo di maniera e suscitarono l'entusiasmo dei parigini per il jazz e le musiche nere. La leggenda narra che più di 1500 uomini chiesero la sua mano.[4]

A quell'epoca incontrò Georges Simenon, che divenne suo amante[5].

Joséphine Baker mentre balla il charleston alle Folies Bergère di Parigi in La revue nègre nel 1926
In costume burlesque nel 1927

Dopo una tournée in Europa, Joséphine Baker iniziò a rappresentare la revue delle Folies Bergère del 1927 accompagnata da un ghepardo, che terrorizzò l'orchestra e fece fremere di paura il pubblico. Nel 1927 la giovane celebrità si lanciò nella canzone. In questo periodo è seguita da Giuseppe Abattino, suo impresario e amante per circa dieci anni. Nel 1931 ottenne un indimenticabile successo con la canzone J'ai deux amours, composta da Vincent Scotto.

Alcuni cineasti, come Marc Allégret, le proposero anche qualche ruolo cinematografico. I suoi due principali film furono Zouzou (1934) e La principessa Tam Tam (1935), ma non incontrarono il successo di pubblico sperato. Invece sui palcoscenici del music-hall riuscì a fare ombra alla celebre Mistinguett. La sua tournée del 1936 negli Stati Uniti non incontrò un grande successo. L'America era scettica e le rimproverava di parlare talvolta in francese, o in inglese con accento francese. Rientrata in Europa, ottenne la nazionalità francese nel 1937 sposando Jean Lion, cittadino francese. Il matrimonio durò soltanto due anni. Nello stesso anno pubblicò La conga blicoti, inserita nel 2011 nella colonna sonora del film Midnight in Paris di Woody Allen.

Agente del controspionaggio[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Baker divenne probabilmente un agente del controspionaggio[6], tramite Jacques Abtey (capo del controspionaggio militare a Parigi). Per questo motivo, frequentò l'alta società parigina, poi si mobilitò a favore della Croce Rossa[7][8]. Dopo la Campagna di Francia, il 24 novembre 1940 si arruolò nei servizi segreti della Francia libera, sempre avendo come tramite il comandante Abtey, che restò suo ufficiale di collegamento fino alla Liberazione[9], in Francia poi in Africa del nord, dove fu sotto la protezione di Si Ahmed Belbachir.

Durante la guerra si fece carico di missioni importanti, utilizzando i suoi spartiti musicali per celare dei messaggi. In seguito fu ingaggiata dal servizio femminile inquadrato nell'Armée de l'air e sbarcò a Marsiglia nell'ottobre 1944. Alla Liberazione proseguì la sua attività a favore della Croce Rossa e cantò per i soldati al fronte, seguendo con i suoi musicisti il prosieguo della guerra. Al termine del conflitto, raggiunto il grado di capitano, fu decorata con la Legion d'onore da Charles De Gaulle.

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Josephine Baker nel 1951

Nel 1955 amplificò in Europa l'ondata d'indignazione sollevatasi in America per la morte del giovane afroamericano Emmett Till, seguita dal rilascio dei due assassini, che dopo il giudizio espressero ciniche dichiarazioni, una volta assicuratisi dell'impunità[10]. Il 6 marzo 1960 fu iniziata in massoneria nella loggia La nouvelle Jérusalem appartenente alla Grande Loggia Femminile di Francia[11], ma passò poi nell'Ordine massonico Le Droit Humain[12]. Il 28 agosto 1963, quando Martin Luther King pronunciò il discorso I have a dream durante la marcia su Washington per il lavoro e la libertà, lei fu al suo fianco con l'uniforme dell'aeronautica francese e saranno, insieme a Daisy Bates, le uniche donne a tenere un discorso dal Lincoln Memorial.[1]

Quando le difficoltà finanziarie la condussero alla completa rovina, Baker ricevette il sostegno della principessa Grace di Monaco, sua amica e come lei artista di origine americana, che le offrì dapprima un aiuto in denaro e successivamente la possibilità di esibirsi per la Croce Rossa nel Principato di Monaco: questo appoggio permise alla Baker di uscire dalla bancarotta e di acquistare un appartamento in Costa Azzurra, dove trascorse il resto della sua vita.

Nel maggio 1968 fu presente nelle prime file del corteo nella grande manifestazione a sostegno di De Gaulle.[13]

Gli anni 1970 segnarono una nuova fase di successo, con spettacoli in tutta Europa e negli Stati Uniti. Dopo una rappresentazione della sua ultima revue a Parigi, l'11 aprile 1975 la Baker fu trovata esanime e morì poche ore dopo per un'emorragia cerebrale. Era il 12 aprile[14]. Fu seppellita nel cimitero del Principato di Monaco dopo un funerale con gli onori militari a Parigi, al quale assistette una folla immensa.

Joséphine Baker si era convertita al giudaismo[15] in occasione del suo matrimonio con l'industriale Jean Lion nel 1937[16], ma questa conversione puramente formale non durò a lungo: infatti i suoi funerali si svolsero con rito cattolico nella chiesa della Madeleine a Parigi.

Il 30 novembre 2021 Josephine Baker è entrata solennemente nel mausoleo del Pantheon di Parigi, fra i grandi di Francia. Il suo cenotafio, contenente una porzione di terra proveniente da Saint Louis, sua città natale, una da Parigi, sua città di adozione, e una dal Principato di Monaco, dove riposano le sue spoglie, è stato accolto dal Presidente della Repubblica francese Macron.[17]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Freda Josephine McDonald nacque a St. Louis nel Missouri, il 3 giugno 1906. Sua madre, Carrie, fu adottata nel 1886 a Little Rock in Arkansas, da Richard ed Elvira McDonald, entrambi ex schiavi di origine afroamericana e amerinda. [18]

A 13 anni Freda lasciò la scuola e si sposò con un facchino, Willie Wells; il matrimonio durò solo pochi mesi. [19] Un altro matrimonio di breve durata seguì nel 1921, con William Howard Baker. Poiché la sua carriera stava già decollando con quel cognome, lo mantenne anche dopo il divorzio avvenuto nel 1925. Sebbene alla fine abbia avuto quattro matrimoni con uomini, Josephine era bisessuale ed ebbe diverse relazioni con donne.[20]

Nel 1925 iniziò una relazione extraconiugale con il romanziere belga Georges Simenon. [21] Su un transatlantico, nel 1929, in rotta dal Sud America alla Francia, Baker ebbe una relazione con l'architetto svizzero-francese Le Corbusier (Charles-Édouard Jeanneret). [22] Nel 1937, Baker sposò l'industriale francese Jean Lion, ma si separarono nel 1940. Da questo matrimonio Baker ottenne la cittadinanza francese rinunciando così a quella statunitense.

Nel 1947 sposò il direttore d'orchestra Jo Bouillon; insieme acquistarono il castello di Milandes in Dordogna, dove accolsero e adottarono dodici bambini provenienti da diversi paesi del mondo, che lei definirà affettuosamente "la mia tribù arcobaleno". Oltre ai bambini in adozione ottenne anche l'affido di un quattordicenne. La loro unione durò 14 anni prima di finire anch'essa con un divorzio e, dopo la separazione da Bouillon, Baker conservò il castello e la sua onerosa gestione. A partire dal 1973 e per un anno, ebbe una relazione con l'artista Robert Brady senza però mai sposarsi.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2006 (a un secolo dalla nascita) il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë decise di intitolarle la Piscina Municipale "Joséphine Baker" sulla Senna, inaugurata nel luglio 2006 nel 13º arrondissement della capitale.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Spettacoli teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Rivista[modifica | modifica wikitesto]

Operetta[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

78 giri[modifica | modifica wikitesto]

45 giri[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

LP[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni postume[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria
Croix de guerre 1939-1945 - nastrino per uniforme ordinaria
Médaille de la Résistance - nastrino per uniforme ordinaria
Médaille commémorative des services volontaires dans la France libre[1] - nastrino per uniforme ordinaria
Médaille commémorative française de la guerre 1939-1945[1] - nastrino per uniforme ordinaria

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g (FR) Yvan Gastaut, Joséphine Baker, su legiondhonneur.fr, Grande Chancellerie de la Légion D'Honneour. URL consultato il 1º agosto 2023..
  2. ^ Baker, Josephine, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ (EN) Lauren Michele Jackson, Josephine Baker Was the Star France Wanted-and the Spy It Needed, in The New Yorker, 8 agosto 2022.
  4. ^ (EN) Heike Mund e Paula Onusseit, Josephine Baker: Dancer, spy and activist, su dw.com, Deutsche Welle, 18 maggio 2023. URL consultato l'11 luglio 2023.
  5. ^ Maria Zaniboni, Il suo amore per Parigi era anche amor di patria, in Historia, vol. 298, Industrie Grafiche Cino del Duca S.p.A., dicembre 1982, p. 118.
    «A spettacolo finito, la coda degli ammiratori che l'aspettano all'uscita si fa sempre più lunga e sempre in prima fila ce n'è uno più insistente degli altri: un giovane giornalista belga, Georges Simenon...»
  6. ^ Secondo Maria Zaniboni, Il suo amore per Parigi era anche amor di patria, in "Historia" nº 298, dicembre 1982, Del Duca, pag. 120: «Poco si sa della sua presunta attività spionistica in favore della Francia durante l'occupazione tedesca e anche del movimento clandestino al quale lei sicuramente aderì».
  7. ^ Jacques Abtey, La Guerre secrète de Josephine Baker, Siboney, 1948.
  8. ^ Kevin Labiausse, «Joséphine Baker au service de la France Libre» Archiviato il 18 novembre 2009 in Internet Archive., Le Patriote résistant, octobre 2006.
  9. ^ Jean-Luc Barré, Baker, Joséphine (1906-1975), in Claire Andrieu, Philippe Braud, Guillaume Piketty (cur.), Dictionnaire de Gaulle, Paris, Laffont, coll. Bouquins, 2006
  10. ^ Dal film documentario tedesco Una diva nera in un mondo di bianchi di Annette von Wangenheim, trasmesso l'11 gennaio 2009 sul canale Arte
  11. ^ «Nel 1964, Joséphine ritorna negli Stati Uniti per sostenere il movimento dei diritti civili del pastore Martin L. King. Una scelta che sembra spiacere alle Sorelle di "La Nouvelle Jérusalem", poiché lo stesso anno è radiata dal registro della Loggia, ufficialmente per non aver pagato la sua quota sociale», Dictionnaire universel de la Franc-Maçonnerie, Parigi, Larousse, coll. "à présent")
  12. ^ jazz-et-franc-maconnerie-une-affaire-de-convergences, su freimaurerei.ch, giugno 2015. URL consultato il 4 novembre 2020.
  13. ^ Roger Faligot, Joséphine Baker, notre agent à La Havane, in Vanity Fair, n. 8, febbraio 2014, pp. 148-157.
  14. ^ Maria Zaniboni, Il suo amore per Parigi era anche amor di patria, in Historia nº 298, dicembre 1982, Del Duca, p. 120: «La sera dell'11 aprile, al termine del "gran gala" che doveva festeggiare le nozze d'oro di Josephine con il palcoscenico, l'emozione ebbe il sopravvento sulla indomabile donna, già sofferente di cuore da anni. Alle cinque di mattina del 12 aprile, colei che con Mistinguett passerà nella storia del teatro come la vedette per eccellenza, si spegnerà per embolia cerebrale a sessantanove anni».
  15. ^ Margot Ford McMillen, Heather Roberson, Into the spotlight: four Missouri women, University of Missouri, 2004, 138 pages, p. 74
  16. ^ Bennetta Jules-Rosette, Njami Simon, Josephine Baker in art and life: the icon and the image, University of Illinois, 2007, 368 pages, p. 70
  17. ^ Joséphine Baker entra al Pantheon, prima donna nera, su Agi, 28 novembre 2021. URL consultato il 9 agosto 2023.
  18. ^ (EN) Know Your History: Josephine Baker becomes first Black woman honored at the Pantheon in Paris, su aframnews.com, African-American News&Issues. URL consultato l'11 dicembre 2023..
  19. ^ (EN) The extraordinary life of Josephine Baker, su webdoc.france24.com, France24. URL consultato il 30 luglio 2023..
  20. ^ (EN) Marjorie Garber, Bisexuality and the Eroticism of Everyday Life, Routledge, 2013, p. 122, ISBN 9780415926614.
  21. ^ (EN) Pierre Assouline, Simenon, A Biography., Knopf, 1997, pp. 74–76, ISBN 9780679402855.
  22. ^ (EN) James Donald, Some of These Days: Black Stars, Jazz Aesthetics, and Modernist Culture, Oxford University Press, 2015, ISBN 9780199354016.
  23. ^ a b c (FR) Yvan Gastaut, Joséphine Baker ou les chemins complexes de l’exemplarité, su theconversation.com, The Conversation, 31 agosto 2021. URL consultato l'11 luglio 2023..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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