Fauna selvatica in India

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L'elefante indiano, uno dei massimi rappresentanti della mitologia faunistica dell'India; è difatti il simbolo del dio Ganesha.

La fauna selvatica in India comprende a tutt'oggi un mix di specie dei più disparati tipi di organismi viventi[1].

A parte una manciata di grandi animali da fattoria, come mucche, bufali, capre, pollame, maiali e lucertole, l'India ha una sorprendentemente ampia varietà di animali nativi del territorio che vivono interamente allo stato selvaggio. La nazione è sede stabile della tigre del Bengala, dell'unico gruppo di leone asiatico presente ancora in Asia, oltre a molte specie di cervidae (i cervidi) e pitoni, al lupo nella sua sottospecie indiana ed alla volpe del Bengala; poi orsi, coccodrilli, cammelli, leopardi, i cani selvatici conosciuti come dhole o cuon alpinus, scimmie, alcuni tra i maggiori serpenti velenosi esistenti (uno fra tutti il cobra reale), antilopi, gaur ed infine l'elefante asiatico nella sua sottospecie battezzata Elephas maximus indicus.

Le "scimmie grigie di Hanuman" (Hanuman gray langur) o Semnopithecus.

La ricca e variegata fauna del subcontinente indiano è conservata in ben 89 parchi nazionali e oltre 515 santuari della fauna selvatica sparpagliati per tutti i territori del paese, facendone uno dei luoghi con il maggior numero di animali selvatici viventi. L'India possiede inoltre alcune delle regioni più ricche di biodiversità del mondo ed ospita tre dei massimi punti caldi di biodiversità dei 34 dell'intero pianeta Terra e che sono i Ghati occidentali, la parte più orientale della catena montuosa dell'Himalaya e la zona indo-birmana[2], quella proprio a ridosso del confine orientale con la Birmania.

L'India contiene 172 specie minacciate, pari al 2,9% di quelle designate dallo IUCN-Unione Internazionale per la Conservazione della Natura[3]: questi includono l'elefante e il leone asiatico summenzionati, con la tigre reale bengalese, il rinoceronte indiano, il coccodrillo palustre e il gaviale, e l'avvoltoio Gyps bengalensis, che ha sofferto una quasi estinzione a causa dell'ingestione di carogne di bovini trattati con diclofenac.

Uno degli oramai rarissimi esemplari di leone asiatico.

Negli ultimi decenni la sempre più massiccia invasione umana del territorio disponibile ha rappresentato una minaccia per la fauna selvatica dell'India; in risposta, il sistema di parchi nazionali e le aree protette , in primo luogo stabilito nel 1935, è stato notevolmente ampliato. Nel 1972, l'India ha promulgato la "legge sulla protezione della fauna selvatica" e subito dopo il "Project Tiger" a salvaguardia dell'habitat naturale; ulteriori protezioni federali furono promulgate nel 1980.

L'India ora ospita anche 18 riserve della biosfera (tra cui l'intera Kangchenjunga, il parco nazionale di Manas e il parco nazionale di Panna), 9 delle quali fanno parte della rete mondiale di riserve della biosfera (tra cui il golfo di Mannar, il parco nazionale del Nanda Devi e il parco nazionale di Simlipal, le Sundarbans e le isole Nicobare), mentre 26 zone umide sono registrate nell'ambito della Convenzione di Ramsar.

La fauna varia e ricchissima della nazione ha avuto un profondo impatto anche sulla cultura popolare dell'intera regione. Il nome comune indiano per designare un'area di foresta in cui è del tutto estranea la presenza umana (così come accade solitamente soltanto nel deserto) è ad esempio quello di "giungla", termine che è stato presto adottata dalla lingua inglese. La parola è stata anche resa famosa in Il libro della giungla dello scrittore inglese e premio Nobel per la letteratura 1907 Rudyard Kipling. La fauna selvatica dell'India è stata oggetto di numerosi altri racconti e favole, come il Panchatantra.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

La tigre del Bengala: secondo la tradizione popolare, se la si guarda negli occhi si rimane ipnotizzati.

L'India è la patria di alcuni tra i più grandi mammiferi noti, tra cui l'elefante asiatico, la tigre del Bengala, il leone asiatico, il leopardo indiano, il leopardo delle nevi e il leopardo nebuloso, l'orso dal collare, l'orso labiato o "giocoliere" e il rinoceronte indiano. Alcuni altri ben noti grandi mammiferi indiani sono: alcuni ungulati, come il raro bufalo selvatico asiatico d'acqua, assieme al più comune bufalo d'acqua asiatico domestico, il gaur o "bisonte indiano", e diverse specie di cervi e antilopi.

Alcuni membri della famiglia del cane, come il lupo (nella sottospecie Canis lupus pallipes), la volpe del Bengala e lo sciacallo dorato, e i cani selvatici "dhole" sono ampiamente distribuiti. Tuttavia, il dhole, noto anche come il cacciatore fischiante, è il carnivoro indiano a più alto rischio di sopravvivenza. L'India è infine anche la sede della iena striata, dei macachi e delle tribù di primati conosciute come langur, oltre a vari tipi di mangusta.

Primo piano di un cobra indiano o "dagli occhiali".

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Estinzioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Lo sfruttamento costante dei terreni e delle risorse forestali da parte dell'uomo, sia con la caccia e la cattura per assicurarsi fonti il cibo sia per sport ha portato all'estinzione di molte specie in India negli ultimi tempi; queste comprendono mammiferi come il ghepardo asiatico, lo zebù selvatico discendente da uno dei gruppi di bos taurus primigenius, il rinoceronte di Giava e il rinoceronte di Sumatra[4]. Mentre per alcuni di questi grandi mammiferi è stata confermata l'estinzione, ci sono molte specie animali e vegetali di minori dimensioni il cui status attuale risulta assai difficile da determinare. Molte di esse non sono più state vedute dal momento della loro prima descrizione.

Alcune specie di uccelli si sono estinte negli ultimi tempi, tra cui l'anatra dalla testa rosa e la quaglia dell'Himalaya ("Ophrysia superciliosa"). Una specie di luì, l'Acrocephalus orinus, noto in precedenza da un singolo esemplare raccolto da Allan Octavian Hume nella seconda metà del XIX secolo vicino a Rampur in Himachal Pradesh, è stato riscoperto dopo 139 anni in Thailandia[5][6].

Un orso labiato o "giocoliere" in posizione eretta.

Biodiversità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Biodiversità in India.

Poiché l'India è la patria di un alto numero di specie animali rare o minacciate d'estinzione, la gestione accurata della fauna selvatica nel paese è essenziale per poter preservare tali specie[7]; è inoltre uno dei diciassette paesi megadiversi e, insieme agli altri 16 è la sede di circa il 60-70% della biodiversità mondiale[8]: ricadendo all'interno dell'ecozona orientale, è patria e sede stabile di circa il 7,6% di tutti i mammiferi, del 12,6% degli uccelli e del 6,2% dei rettili, oltre che del 6,0% delle specie di piante da fiore Magnoliophyta[9].

Cucciolo e adulto di macaco al Forte rosso di Agra (India).

Ambiente naturale[modifica | modifica wikitesto]

Molte specie indiane sono discendenti dell'originario Taxon risalente all'arcaico continente preistorico Gondwana, da cui l'India attuale in origine proveniva. Il successivo movimento verso una condizione peninsulare della placca indiana e la collisione con la massa di Laurasia hanno scatenato una scambio di massa di specie. Tuttavia, il vulcanismo e i forti cambiamenti climatici di 20 milioni di anni fa hanno causato l'estinzione di molte forme indiane endemiche[10].

Poco dopo, i mammiferi entrarono in India dall'Asia attraverso due passaggi zoogeografiche su entrambi i lati dell'Himalaya allora appena emergente[11]. Di conseguenza, tra le specie indiane, solo il 12,6% dei mammiferi e il 4,5% degli uccelli sono endemici, in contrasto con il 45,8% dei rettili e del 55,8% degli anfibi[9].

Molte di queste ecoregioni, come le foreste pluviali montane dell'India meridionale "Shola", mostrano anche tassi estremamente alti di endemismi; nel complesso, il 33% delle specie vegetali indiane, tanto per fare solo un esempio, sono endemiche[12][13]. Notevoli endemismi sono quelli rappresentati dalla scimmia langur del Nilgiri (Trachypithecus johnii) e il rospo di Beddome (Duttaphrynus beddomii) dei Ghati occidentali.

La copertura forestale in India va dalla foresta pluviale tropicale delle isole Andamane ai Ghati occidentali già citati, e dall'India nord-orientale alla foresta di conifere temperata himalayana. Tra questi due estremi si trovano la Shorea robusta o "albero di Sal" dominante nella foresta equatoriale umido-decidua delle regioni orientale, al teak che domina nei boschi di latifoglie secche delle zone tropicali e subtropicali situati nelle regioni centro-meridionali; fino a giungere al Babul o "acacia nilotica, sottospecie indica" la quale risulta essere preponderante nelle terre arbustive delle zone semi-desertiche centrali del Deccan e lungo la piana del Gange occidentale[11].

Importanti alberi indiani sono il medicinale neem, ampiamente utilizzato nelle zone rurali indiane come uno dei pochi rimedi sanitari naturali disponibili a base di erbe, ed il "pipal" o sacro fico (il Ficus religiosa), mostrato nei sigilli di Mohenjo-daro, sotto la cui ombra si è riparato Gautama Buddha mentre cercava l'illuminazione.

Cuccioli di leopardo delle nevi al Cat Survival Trust di Welwyn (Regno Unito): è una specie in via di estinzione che si trova ancora allo stato selvatico lungo la catena himalayana nel territorio del Ladakh.

Animali simboli nazionali dell'India[modifica | modifica wikitesto]

Un orso nero asiatico che fa la siesta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Encyclopedia of World Geography By Peter Haggett
  2. ^ South India By Sarina Singh, Stuart Butler, Virginia Jealous, Amy Karafin, Simon Richmond, Rafael Wlodarski
  3. ^ Groombridge, B. (ed). 1993. The 1994 IUCN Red List of Threatened Animals. IUCN, Gland, Switzerland and Cambridge, UK. lvi + 286 pp.
  4. ^ Vivek Menon, A field guide to Indian mammals, Dorling Kindersley, Delhi, 2003, ISBN 0-14-302998-3.
  5. ^ Threatened birds of Asia Copia archiviata, su rdb.or.id. URL consultato il 4 ottobre 2006 (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2006). Accessed October 2006
  6. ^ The Nation, 6 March 2007 Archiviato il 27 maggio 2007 in Internet Archive.
  7. ^ Biodiversity and its conservation in India By Sharad Singh Negi
  8. ^ Explorations in Applied Geography By Dutt Misra & Chatterjee (eds.) , L R Singh, Ashok K Dutt, H N Misra, Meera Chatterjee
  9. ^ a b Indira Gandhi Conservation Monitoring Centre (IGCMC), New Delhi and the United Nations Environmental Programme (UNEP), World Conservation Monitoring Centre, Cambridge, UK. 2001. Biodiversity profile for India.
  10. ^ K. Praveen Karanth. (2006). Out-of-India Gondwanan origin of some tropical Asian biota
  11. ^ a b Tritsch, M.E. 2001. Wildlife of India Harper Collins, London. 192 pages. ISBN 0-00-711062-6
  12. ^ Botanical Survey of India. 1983. Flora and Vegetation of India — An Outline. Botanical Survey of India, Howrah. 24 pp.
  13. ^ Valmik Thapar, Land of the Tiger: A Natural History of the Indian Subcontinent, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]