Crucoli

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Crucoli
comune
Crucoli – Stemma Crucoli – Bandiera
Crucoli – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Crotone-Stemma.png Crotone
Amministrazione
SindacoCommissario Straordinario [1]
Territorio
Coordinate39°25′25″N 17°00′12″E / 39.423611°N 17.003333°E39.423611; 17.003333 (Crucoli)Coordinate: 39°25′25″N 17°00′12″E / 39.423611°N 17.003333°E39.423611; 17.003333 (Crucoli)
Altitudine380 m s.l.m.
Superficie50,43 km²
Abitanti3 055[2] (30-6-2017)
Densità60,58 ab./km²
FrazioniTorretta
Comuni confinantiCariati (CS), Cirò, Scala Coeli (CS), Terravecchia (CS), Umbriatico
Altre informazioni
Cod. postale88812
Prefisso0962
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT101011
Cod. catastaleD189
TargaKR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticrucolesi
PatronoMadonna di Manipuglia (San Francesco di Paola alla frazione Torretta)
Giorno festivo3ª domenica di maggio (27-28 aprile a Torretta)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Crucoli
Crucoli
Crucoli – Mappa
Posizione del comune di Crucoli nella provincia di Crotone
Sito istituzionale

Crùcoli (IPA: [ˈkrukoli][3], Ocruculum in latino -da ocriculum- , "piccolo monte", che deriva a sua volta da ocris, cioè monte) è un comune italiano di 3.055 abitanti della provincia di Crotone, in Calabria.

In passato la località era nota per le proprie attività artigianali, fra cui l'arte dei tessuti dai bei disegni caratteristici e quella del vimini finalizzata alla realizzazione di pregevoli cesti.[4]

Oggi è maggiormente conosciuta per il borgo antico e come località balneare, oltre che per le produzioni eno-gastronomiche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Crucoli ha una superficie di 49,81 k ed è prevalentemente collinare se si esclude la fascia costiera pianeggiante; raggiunge l’altezza massima di circa 530 metri sul livello del mare in corrispondenza di Monte Lelo la cui cima separa i territori dei comuni di Crucoli, Umbriatico, in provincia di Crotone, e di Scala Coeli in provincia di Cosenza.

Il centro abitato di Crucoli è posto a un'altezza di circa 368 m s.l.m., mentre la frazione Torretta si articola lungo la linea ferrata, la Strada statale 106 Jonica e il limitrofo arenile.

La fascia litoranea, con circa 7 km di spiaggia, è generalmente pianeggiante, con profondità che si va allargando verso nord in prossimità della foce del fiume Nicà che delimita il confine comunale oltre a costituire il confine provinciale fra la provincia di Crotone (cui appartiene Crucoli) e la provincia di Cosenza.

Il Fiume Nicà è il corso d’acqua più importante che interessa il territorio comunale, assieme al torrente Cappellieri che lo delimita a sud; esistono poi alcuni fossi a carattere torrentizio che solcano trasversalmente la fascia costiera[5].

Viabilità[modifica | modifica wikitesto]

La rete viaria principale che interessa il territorio comunale è costituita da:

- Strada statale 106 Jonica che corre longitudinalmente alla costa, e che attraversa la frazione di Torretta

- strada provinciale S.P.1 "crucolese" che collega la frazione Torretta a Crucoli Centro;

- strada provinciale S.P.6 "Grisica" che collega la S.P.1 con Umbriatico;

La linea ferrata ionica attraversa longitudinalmente tutta la costa dividendo in due parti l’insediamento urbano della Frazione Torretta, dove è dislocata la stazione ferroviaria di Crucoli.

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003[6]

Dagli archivi dell’Istituto nazionale di Geofica e Vulcanologia (INGV) si rileva che l’area di Crucoli è stata interessata da alcuni degli importanti terremoti che hanno devastato la Calabria, ma le ricerche negli archivio stoici indicano che tali terremoti non hanno provocato effetti devastanti.

Principali terremoti verificati a Crucoli
Data Ora GMT Imax Me Denominazione
08-03-1832 18:30 10 6,6 Crotonese (epicentro San Mauro Marchesato)
08-09-1905 01:43 10 6,7 Calabria (epicentro Cessaniti –VV)
28-12-1908 04:20 11 7,1 Calabria meridionale (epicentro Stretto di Messina)
11-05-1947 06:32 9 5,7 Calabria centrale (epicentro San Sostene)

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima temperato è tipico dell’area ionica, le precipitazioni sono limitate quasi esclusivamente ai mesi invernali, l’umidità, elevata nelle zone costiere, si mantiene nei valori normali nella zona collinare.

Classificazione climatica: zona D, 1547 Gradi giorno, Altezza m.s.l.m. 380[7].

Periodo di accensione degli impianti termici: dal 1º novembre al 15 aprile (12 ore giornaliere), salvo ampliamenti disposti dal sindaco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come quasi tutti i centri della costa ionica della Calabria, Crucoli era originariamente abitata dalle popolazioni indigene di stirpe italica (i pochi ritrovamenti in località Cozzo del Lampo risalgono all'età del bronzo[8]); fu interessata dalla presenza dei coloni provenienti dall'antica Grecia già in età arcaica (VII a.C.)[8]. Si trattava comunque di popolazioni molto limitate, vista la limitatezza dei reperti trovati.

Il torrente Fiumenicà, inizialmente denominato Hylia dai coloni Greci, rappresentava fino al 510 a.C. il limite settentrionale del territorio Crotonitide, sotto il dominio di Kroton, ovvero il limite meridionale del territorio di Sibari fino alla sua distruzione[9]. Un tempo si riteneva che proprio in prossimità del Nicà avvenne la battaglia finale tra Kroton e Sybaris, conclusa con la vittoria (nike in greco) dei crotoniati, da cui il nome del fiume; tale informazione è scorretta in quanto la battaglia avvenne sul Traente (Trionto).

Nel periodo ellenistico (IV-III sec. a.C.) le aree più interne furono interessate dall'arrivo dei Brettii, particolarmente presenti con centri fortificati posti lungo la linea tra Pruìia di Terravecchia (prossimo a Fiumenicà), Muraglie e Cerasello di Pietrapaola e Castiglione di Paludi, centri che costituivano un sistema di dominio territoriale di tipo cantonale, articolato in luoghi fortificati collegati visivamente, ubicati su alture isolate naturalmente difese e vicine a corsi d'acqua. Gli Insediamenti rurali brettii, accertati soprattutto con rinvenimenti sepolcrali, sono stati documentati anche a Crucoli[8].

La dominazione romana e Paternum[modifica | modifica wikitesto]

Le tracce archeologiche più consistenti tuttavia risalgono al periodo della dominazione romana: intorno alla stazione itineraria (mansio) di Paternum della strada romana jonica - individuata nell'itinerarium antoninii (redatto verso la fine del III secolo d.C.) tra le stazioni di Roscianum e Meto - si formò un centro abitato posto in corrispondenza dell'attuale abitato della frazione Torretta. Numerosi sono i ritrovamenti archeologici di quel periodo[8][10][11]. Questa fase insediativa è avvenuta nel periodo a cavallo tra il periodo repubblicano ed il periodo imperiale (I sec. a.C.-IV sec. d.C.)[8] secondo il modello delle "ville rustiche schiavistiche"[8][12], favorite sia dalle condizioni pedologiche che facilitavano la coltivazione della vite, cereali e uliveti, sia dalla prossimità con la viabilità stradale romana.

La Soprintendenza archeologica ha condotto scavi su almeno 3 ville a Torretta di Crucoli: in loc. Manele, loc. Cassia ed in loc. Piano di Mazza[8]. L'identificazione definitiva di Paternum è recente (1998), essendo stata in passato attribuita agli studiosi anche a Cirò, Cariati e Umbriatico, e precisamente la localizzazione della statio è presso la villa Piano di Mazza[13].

Tracce archeologiche di Paternum sono presenti fino all'alto medioevo, dopo la caduta di Roma fino al secolo VIII[8].

Ambigua è la presenza di una sede episcopale. Se ne trova traccia solo nei regesti Regesti dei Romani pontefici, che parlano di un "Abundantio Episcopo civitatis Paternensis"[14], vescovo presente al Concilio di Roma del 680 e poi inviato da papa Agatone al Concilio Ecumenico III di Costantinopoli del 680 d.C., ma che si firma anche come "episcopus Tempsa provinciae Bruttiorum"[15][16][17], per cui Paternum potrebbe essere solo il suo luogo di origine, ovvero che si sta riferendo alla Temsa ionica riportata nella Tavola peutengeriana, od anche che Abundantio reggeva contemporaneamente sia la diocesi di Paternum sia quella di Tempsa (ionica o tirrenica).

Nell'Alto Medioevo Paternum fu distrutta dalle incursioni dei Saraceni[18] ed abbandonata tra i secoli VIII-IX, durante il periodo dell'impero bizantino. Gli abitanti si rifugiarono nell'entroterra di Crucoli e a Cirò. In tale periodo però non si hanno notizie storiche o tracce archeologiche della presenza di abitati nel territorio di Crucoli. Delle vicende della diocesi di Paternum e delle ipotesi localizzative a lungo si sono occupati ed ancora oggi si occupano gli storici e gli eruditi[19].

Origine di Crucoli[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo di Crucoli lo si trova nei documenti e nei testi antichi citato come Cruccoli[20], Cruculi[21][22][23], Cruculo[24], Cruculu, Curuculum, Curuculi, Curuculo, Carciculum, Charocolum, Carachulum, Carunculum, Cuculum[25], Charocalum , Coraculum, Cruculum, il che dimostra una certa difficoltà di rappresentazione letterale da parte dei diplomatici - in genere stranieri al servizio del governo del Regno di Napoli. L'attestazione più antica è in un documento pubblico del 1257 in sono citati il dominus Riccardus de Tarsia e il procurator Iohannes de Manuele delle "Terre Curucoli et Campane"[26].

Sulle origini del centro storico di Crucoli nell'alto medioevo - sotto l'Impero Bizantino o i Normanni non si hanno elementi storici certi, né rinvenimenti archeologici illuminanti.

Probabilmente, dopo la distruzione e l'abbandono di Paternum, una parte degli abitanti si rifugiò nelle colline soprastanti, dapprima in località Silipetto ove è stata rinvenuta una necropoli proto-bizantina del VII secolo[27], e poi nei secoli successivi più nell'interno sulla collina ove sorge l'attuale abitato. L'altura è di difficile accesso dalla costa, e nascosta dalla vista dalle imbarcazioni degli invasori, con difese naturali costituite da ampie pareti di arenaria, e con aree coltivabili e sorgenti idriche facilmente raggiungibili. "Nel mezzogiorno d'Italia il delinearsi della nuova trama degli insediamenti umani dopo il IX secolo che, attraverso complesse trasformazioni, è divenuta quella moderna, ha interessato la quasi totalità degli abitati. La maggior parte di essi ha avuto origine per il progressivo spontaneo addensarsi di uomini e di attività in determinati punti del territorio meglio difendibili, oppure situati all’intersezione di vie di comunicazione o in prossimità delle aree più facilmente coltivabili"[28].

Nel Pieno Medioevo venne perciò probabilmente realizzata una motta castrale dai Normanni, nei pressi dell'attuale quartiere "Motta". Si trattava di una struttura fortificata che si diffuse rapidamente fra i secc. 11° e 12° in Europa, ed in particolare in Calabria; era realizzabile con i limitati mezzi a disposizione della piccola nobiltà e significativamente ebbe fortuna in contesti storico-geografici caratterizzati dalla debolezza dell'autorità centrale e dalla frammentazione territoriale[29]. Su questa prima fortificazione normanna venne costruito il castello e da essa si è sviluppato l'abitato di Crucoli.

Lo storico Pericle Maone, nel libro "Dominatori e dominati nella Storia di Crucoli"[25] nel tentativo di individuare dalle fonti storiche documentali le origini del paese ipotizza che l'addensamento avvenne per opera dei monaci della Chiesa del Santo Salvatore di Monte che avevano ricevute donazioni di terre nel territorio della Diocesi di Umbriatico, per fondare una mansio per "ripopolare, sul promontorio dell'Alice, a monte dell'attuale Cirò Marina, il castro o borgo fortificato di Alichia". Questi monaci potrebbero anche avere costituito la struttura del "Venerabile Ospedale", struttura effettivamente esistente per tutto il medioevo nei pressi della Porta di Sant'Elia e che era amministrato in un primo tempo dai religiosi e poi dall'Università.

Il feudo di Crucoli[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase storica dell'incastellamento, che fece seguito alla conquista dei normanni della Calabria, da questi vennero introdotti i diritti feudali. La prima fase feudale di Crucoli, nel periodo relativo alla dominazione normanna ed angioina, ricostruita dallo storico Pericle Maone, ha più ipotesi e congetture che non fatti certi. Maggiori certezze sono reperibili nei "Regesti" dei Registri della cancelleria angioina. Quando Carlo I d'Angiò si insediò sul trono del Regno di Napoli, dovendo rimunerare i fedeli cavalieri che lo avevano seguito nella sua impresa, cominciò ad assegnare in feudo città e paesi sotto il suo dominio. Di tali assegnazioni vi è traccia certa dal 1269 nei Registri Angioini. Il territorio del Feudo di Crucoli coincise con l'attuale limite del territorio comunale e non fu mai aggregato ad altri possedimenti confinanti, anche se molti dei feudatari in realtà possedevano più feudi quasi sempre molto distanti da Crucoli.

Strada Lamanna

Riassumiamo le famiglie dei "dominatori" che si sono succedute sul feudo di Crucoli[25][30][31]:

  • REGIBAYO (Drivo 1271-1273, Pietro 1294-1298, Drogo 1309-1326)
  • GENTILE (Rainaldo 1273-1278, Giovanni 1278-1279 e 1298-1302)
  • TARSIA (Ruggero intorno al 1257, Ruggiero 1279-1283, Odoardo 1302-1304)
  • SANTO CATALDO (Pietro 1034-1309)
  • GENTILE (Rinaldo 1326-1348, Elisabetta 1348-1368)
  • D’AQUINO di Castiglione (Jacopo I, Angelo, Rinaldo I, Giovanni, Jacopo II) 1368-1446
  • CAPONSACCO da Firenze (Bonaccurso, Berardino) 1446-1496
  • TORRES (Francesco, Aurelia) 1496-1536
  • D’AQUINO di Castiglione (Cesare I, Giulio, Cesare II, Carlo, Cesare III, Giacomo) 1536-1631
  • Marchesi AMALFITANO (Giacomo, Diego, Domenico, Giuseppe Orazio, Francesco Saverio, Giulio, Nicolò, Carlo) 1631-1806

Crucoli fu, fino all'avvento degli Amalfitano, una baronia, ovvero il livello più basso della gerarchia feudale. Nel 1649 Filippo IV re di Spagna, concedeva il titolo di marchese sulla terra di Crucoli a Diego Amalfitano per sé e per i suoi eredi, per i meriti suoi e della sua famiglia. La concessione era in effetti più un'onorificenza che non la costituzione di un marchesato di grandi dimensioni. I marchesi Amalfitani possedettero il feudo di Crucoli sino all'eversione della feudalità (1806).

In precedenza Giacomo Battista, l'ultimo dei d'Aquino a possedere Crucoli, con privilegio del 14 maggio 1635 Giacomo d'Aquino aveva ottenuto il titolo di principe sulla Terra di Crucoli; il privilegio arrivava tardivamente poiché egli l’aveva già venduta nel 1631 agli Amalfitano. Per conservare il titolo però gli fu concesso che la terra di San Giacomo, un suo casale in Terra d'Otranto, venisse rinominato in Crucoli; da questo momento il titolo nobiliare di principe di Crucoli si trovò a girovagare nel Regno di Napoli, senza avere più alcun'attinenza con la cittadina da cui aveva avuto origine il nome.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nell'abitato di Crucoli vi sono state in passato 6 chiese attive.

Al tempo del vescovo Zaccaria Coccopalmeri (1779-1784) le fonti citano[32]:

  • la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo (unica chiesa parrocchiale ancora in uso e consacrata ai "S.S. Pietro e Paolo")
  • la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta (attualmente non utilizzata, sconsacrata dal 1800 ed annessa alla casa canonica)
  • la chiesa di Sant'Elia Profeta (attualmente sconsacrata non utilizzata come luogo di culto; nel XX secolo è stata e utilizzata per usi sociali: cinema, teatro, palestra, oratorio; dal 2015 è stata oggetto di restauri conservativi che ne hanno restituito parte dell'aspetto originale[33] non del tutto ricostruibile visto che è stato oggetto di ben 7 ampliamenti, a partire dalle sue origini risalenti probabilmente al sec. XI[34])
  • la chiesa "fuori le mura" di Santa Maria Annunziata (demolita) e che era associata al Convento degli Zumpani Agostiniani
  • la chiesa "fuori le mura" di Sant'Antonio Abate (scomparsa)

Santuario di Manipuglia[modifica | modifica wikitesto]

"Fuori le mura" a circa 4 km dal paese, lungo la strada provinciale, trovasi il Santuario di Manipuglia, in passato anche denominato Chiesa "Santa Maria del Mare" o "Santa Maria di Maripuglia" o di "Santa Maria de Manu Puglia”, che "è meta ricercata della popolazione ed è lodevole sia per la devozione dei fedeli, che per gli ornamenti e le suppellettili sacre di cui è munita".

Originariamente semplicemente "Chiesa di Manipuglia", è divenuto santuario mariano diocesano con decreto del 12 maggio 1963 di Orazio Semeraro vescovo di Cariati[35].

Nell'abitato della frazione Torretta vi sono invece altre due chiese di costruzione più recente (come, del resto, tutto l'abitato):

  • la chiesa di San Francesco di Paola (XX secolo)
  • la chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa, con annesso oratorio; la chiesa è stata costruita all'inizio del XXI secolo ed è stata consacrata il 12 dicembre 2004[36]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello del Marchese[modifica | modifica wikitesto]

Torre Normanna a Sud-Est del Castello

Il centro abitato di Crucoli si sviluppò nel medioevo come un'area fortificata, delimitata da mura, dirupi e porte d'accesso. Al centro dell'abitato, sul promontorio che domina il paese, venne realizzato una Torre a pianta quadrata, che fu ampliata poi in un castello sede baronale prima e dei marchesi poi. Dall'eversione della feudalità (1806) il castello venne abbandonato, ed oggi restano solo le possenti mura e le torri circolari a testimoniarne l'esistenza.

La matrice originaria del castello, la torre quadrata, a parere unanime degli storici, può essere fatta risalire all’epoca normanna, verosimilmente agli anni tra il 1158 ed il 1166, durante le dominazioni di Guglielmo I il Malo e Guglielmo II il Buono, quando era già da tempo avviato il processo di “incastellamento” delle campagne. Di questo primitivo nucleo normanno, successivamente ampliato e stravolto, oggi rimangono ancora ben visibili l’impianto costruttivo della torre a pianta quadrata posta a sud-est della struttura e gli adiacenti contrafforti. L’importanza cui, nei secoli successivi, dovette assurgere il baluardo difensivo crucolese, nell’ambito delle strutture difensive locali, può essere comprovata anche dalla sua menzione nella nota carta geografica del Regno di Napoli del 1583 realizzata da Cola Antonio Stigliola e, successivamente, anche all’interno delle tavole illustrate nell’“Additamentum quintum Theatri orbis terrarum” dell’Ortelio del 1595, dove trova puntuale indicazione la struttura fortificata qui in esame.

Crucoli Il Castello del Marchese..jpg

Hanno invece struttura più recente le torri circolari delimitanti il perimetro della struttura da attribuirsi all’epoca della successiva dominazione aragonese.[37]

Nella stratigrafia della struttura emergono, infatti, i segni dei numerosi rifacimenti di cui la stessa, in particolar modo tra il XV ed il XVII secolo quando il feudo di Crucoli fu retto dalle famiglie D’Aquino prima ed Amalfitani poi. Il rifacimento fu necessario dapprima dopo che il 14 dicembre 1674 un incendio divampato casualmente aveva avvolto l’intera struttura e poi, appena ricostruito, il 20 agosto 1697, dopo che un assalto di pirati turchi aveva apportato nuovamente danni significativi. Al momento dell'incendio il castello era "consistente di ventitré stanze"[38].

Crucoli, Il Castello

Nel Catasto onciario di Crucoli del 1784 il castello del Marchese è descritto come “magnifico ed inespugnabile castello, posto in mezzo all’abitato, che certamente ha dovuto essere di regia erezione, e per tale nelle antiche croniche viene portato. In questo castello si sale per una nobil insilciata, e lunga, che fa un falso piano, per cui anco vi si può salire in carozza. Infine della grada vi è un atrio scoverto, e questa fabbrica è separata dal castello, col quale comunica per mezzo d’un ponte di legname. Tal castello è fortificato da sei bastioni, o turrioni, che guardano in differenti punti dell’orizzonte... In mezzo di tal castello v’è una specie di rocca, o sia fortezza, e le muraglie tutto che antichissime, ed abbandonate pure si mantengono per più secoli. Per comodo di questa gran fortezza vi sono tre cisterne, cantine, guardarobe, quartini abitabili al piano del gran cortile, e quarti nobili superiori, talché in caso di necessità possonci acquarterare fino a mille persone”.

L’utilizzo del castello quale dimora è durato fino alla prima metà del XIX secolo. L'abbandono del territorio degli Amalfitano ha comportato la cessione della struttura e la sua trasformazione d'uso dapprima come deposito del grano per il locale Monte Frumentario[37], e poi a sede delle vasche dell'acquedotto municipale, sancendone la definitiva decadenza.

Palazzo Palopoli[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Palopoli - municipio

Ampia struttura civile, separata dal castello, ospitante attività economiche dei feudatari, da alcuni ritenuta nei sec. XV-XVI un monastero dei frati dell’Ordine dei Minimi (notizia non attestata), che venne acquisita agli inizi del XIX secolo dalla famiglia Palopoli, che la ampliò trasformandola nella principale residenza signorile del comune. Nella seconda metà del XX secolo, i proprietari si spostarono definitivamente in Loc. Ciuranà; il palazzo venne frazionato e ceduto a diversi proprietari; la principale parte è proprietà del Comune (metà piano terra, primo e secondo piano), e ospita la sede del Municipio. Al primo piano è possibile ammirare gli affreschi risalenti all’800.

Dal 1996 ha subito diversi e importanti interventi di ristrutturazione e di recupero, sia interno che esterno, riportando l'edificio al suo originale splendore.

Villa Palopoli a Ciuranà[modifica | modifica wikitesto]

Scendendo da Crucoli verso la frazione Torretta si incontra Villa Ciuranà, palazzo settecentesco che mantiene ancora intatta la sua struttura, di proprietà della famiglia Palopoli. Si compone di tre piani e di un belvedere; presenta soffitti affrescati. Al piano terra ospita ora il museo archeologico "Melissa Palopoli", dove sono custoditi i reperti della collezione Palopoli, che si compone di circa 2000 reperti locali di varie epoche.

La Torretta d'Aquino-Amalfitani, Palazzo Clausi[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione di Torretta è invece presente un edificio della seconda metà del XV secolo, denominato la Torretta, costruito nel periodo in cui Crucoli fu sotto la baronia dei D'Aquino. Probabilmente se ne decise la costruzione come struttura difensiva dopo il saccheggio di Crucoli del febbraio 1577 dei turchi. La posizione nel territorio è tale da non fare supporre la funzione di avvistamento delle invasioni dal mare, delegata alla Torre di Fiumenicà (anche detta di Policaretto), nei pressi della Punta di Fiumenicà e oggi distrutta) in connessione alla Torre Vecchia di Punta Alice. La torretta aveva lo scopo di proteggere le tenute feudali alla marina e di custodire le derrate alimentari (grano) destinate ad essere poi spedite via mare dai feudatari ai mercanti napoletani. Situata sulla strada pubblica costiera, fu utilizzata dagli Amalfitani anche come luogo di accoglienza[39], come casino di caccia e come “luogo di delizia e di piacere”[40].

L'edificio compare nei documenti solo nel Relevio presentato nel 1590 dal feudatario Carlo D’Aquino, tra le entrate feudali (Taverna della torretta alla marina, ghiande ed erbaggi delle difese Torretta, …). Nei secoli successivi la Torretta venne ampliata fino a diventare una residenza signorile e deposito di derrate alimentari.

Il 30 gennaio 1735 ospitò il Re Carlo III di Borbone, di passaggio durante il suo viaggio nei territori del Regno di Napoli, diretto verso la Sicilia.

Nel XVIII secolo la struttura ospitava granaglie anche per conto di terzi e non solo del feudatario e il 27 febbraio del 1764, fu saccheggiata da un gruppo di cittadini oriundi di Rossano che portarono via tutto il grano presente[40].

Nel secolo successivo fu ceduta ai signori Clausi, ed è parte del palazzo che ancora oggi abitano.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[41]

Cultura e Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Crucoli è il paese della sardella. È qui che si è particolarmente sviluppata preparazione di questa specialità tipica, secondo un'antica tradizione, che utilizza un sapiente dosaggio di ingredienti naturali: neonati di sarda, sale, peperoncino macinato e finocchio selvatico. Dopo la lavorazione a mano è necessaria una conservazione in luoghi non umidi al riparo della luce per alcuni mesi. Tutti gli anni, la seconda domenica di agosto, si svolge nel centro storico la Sagra della Sardella, istituita nel 1972.

Altri piatti tipici della gastronomia crucolese sono: pipi e patati, maccarruni a' ferretti, crispeddri (o pitti fritti) e i crustuli.

Dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Il Dialetto crucolese[42] è ricco di vari influssi (greco, latino, arabo, francese, spagnolo) come tutti le varianti del Dialetto Calabrese, ed in particolare al Dialetto calabrese centrale, nella dimensione diatopica del dialetto del crotonese. Le forme scritte più note si rinvengono nelle liriche di Emanuele Di Bartolo, poeta nato a Crucoli il 25 marzo 1901[43] e nelle più recenti di Giuseppe Barberio[44]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Torretta è la principale e unica frazione di Crucoli. Essa ha 2.369 abitanti.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei sindaci[modifica | modifica wikitesto]

  • 1921 - 1923: Francesco Punelli
  • 1923 - 1923: Luigi Bianculli (commissario straordinario)
  • 1923 - 1924: Gaetano Lamanna
  • 1924 - 1931: Vittorio Di Bartolo (podestà)
  • 1931 - 1939: Leonardo Di Bartolo (podestà)
  • 1939 - 1941: Ferruccio De Sessa (commissario prefettizio)
  • 1941 - 1943: Leonardo Di Bartolo (commissario prefettizio)
  • 1943 - 1944: Emanuele Ciocia (commissario prefettizio)
  • 1944 - 1945: Gianpietro Celsi (commissario prefettizio)
  • 1945 - 1946: Gaetano Paterno (commissario prefettizio)
  • 1946 - 1951: Gianpietro Celsi
  • 1951 - 1953: Giuseppe Scutifero
  • 1953 - 1956: Raffaele D'Afflitto
  • 1956 - 1960: Giuseppe Critelli
  • 1960 - 1970: Giovanni Lamanna
  • 1970 - 1980: Francesco Palopoli
  • 1980 - 1995: Francesco Murano
  • 1995 - 2004: Giuseppe Forciniti
  • 2004 - 2014: Antonio Sicilia[45]
  • 2014 - 2018: Domenico Vulcano
  • Ottobre 2018 - In corso: commissione straordinaria (Aldo Lombardo, Salvatore Tedesco, Francesco Giacobbe).

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.comune.crucoli.kr.it/index.php?action=index&p=396
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 22 marzo 2014.
  4. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 15.
  5. ^ Regione Calabria - Ambiente - PSC - e Regolamento edilizio e urbanistico - Comune di Crucoli (KR), su old.regione.calabria.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  6. ^ Protezione Civile - Classificazione sismica, su www.protezionecivile.gov.it.
  7. ^ [D.P.R. 412/1993 e ss.mm. e. ii, Allegato A parte II D.P.R. 412/1993 e ss.mm. e. ii, Allegato A parte II].
  8. ^ a b c d e f g h Salvatore Medaglia, Carta archeologica della provincia di Crotone. Paesaggi storici e insediamenti nella Calabria centro-orientale dalla Preistoria all’Altomedioevo, Università della Calabria, 2010, pp. 45, 117.
  9. ^ Delle cose di Sibari ricerche storiche, Domenico Marincola Pistoia, Simoniana, 1845, pp. 24-27.
  10. ^ Ernesto Palopoli, Torretta di Crucoli e Paternum, Rossano, Studio Zeta, 1998.
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