Crucoli

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Crucoli
comune
Crucoli – Stemma Crucoli – Bandiera
Crucoli – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Crotone-Stemma.png Crotone
Amministrazione
SindacoCommissario Straordinario [1]
Territorio
Coordinate39°25′25″N 17°00′12″E / 39.423611°N 17.003333°E39.423611; 17.003333 (Crucoli)Coordinate: 39°25′25″N 17°00′12″E / 39.423611°N 17.003333°E39.423611; 17.003333 (Crucoli)
Altitudine380 m s.l.m.
Superficie50,43 km²
Abitanti3 055[2] (30-6-2017)
Densità60,58 ab./km²
FrazioniTorretta
Comuni confinantiCariati (CS), Cirò, Scala Coeli (CS), Terravecchia (CS), Umbriatico
Altre informazioni
Cod. postale88812
Prefisso0962
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT101011
Cod. catastaleD189
TargaKR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticrucolesi
PatronoMadonna di Manipuglia (San Francesco di Paola alla frazione Torretta)
Giorno festivo3ª domenica di maggio (27-28 aprile a Torretta)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Crucoli
Crucoli
Crucoli – Mappa
Posizione del comune di Crucoli nella provincia di Crotone
Sito istituzionale

Crùcoli (IPA: [ˈkrukoli][3], Ocruculum in latino -da ocriculum- , "piccolo monte", che deriva a sua volta da ocris, cioè monte) è un comune italiano di 3.055 abitanti della provincia di Crotone, in Calabria.

In passato la località era nota per le proprie attività artigianali, fra cui l'arte dei tessuti dai bei disegni caratteristici e quella del vimini finalizzata alla realizzazione di pregevoli cesti.[4]

Oggi è maggiormente conosciuta per il borgo antico e come località balneare, oltre che per le produzioni eno-gastronomiche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo di Crucoli lo si trova nei documenti e nei testi antichi citato come Cruccoli[5], Cruculi[6][7][8], Cruculo[9], Cruculu, Curuculum, Curuculi, Curuculo, Carciculum, Charocolum, Carachulum, Carunculum, Cuculum[10], Charocalum , Coraculum, Cruculum

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003[11]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: zona D, 1547 Gradi giorno, Altezza m.s.l.m. 380[12]. Periodo di accensione degli impianti termici: dal 1º novembre al 15 aprile (12 ore giornaliere), salvo ampliamenti disposti dal Sindaco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come quasi tutti i centri della costa ionica della Calabria, Crucoli era originariamente abitata dalle popolazioni indigene di stirpe italica (i pochi ritrovamenti in località Cozzo del Lampo risalgono all'età del bronzo[13]); fu interessata dalla presenza dei coloni provenienti dall'antica Grecia già in età arcaica (VII a.C.)[13]. Si trattava comunque di popolazioni molto limitate, vista la limitatezza dei reperti trovati.

Il torrente Fiumenicà, inizialmente denominato Hylia dai coloni Greci, rappresentava fino al 510 a.C. il limite settentrionale del territorio Crotonitide, sotto il dominio di Kroton, ovvero il limite meridionale del territorio di Sibari fino alla sua distruzione[14]. Un tempo si riteneva che proprio in prossimità del Nicà avvenne la battaglia finale tra Kroton e Sybaris, conclusa con la vittoria (nike in greco) dei crotoniati, da cui il nome del fiume. In tempi più recenti è opinione comune che la battaglia avvente sul Traente (Trionto).

Nel periodo ellenistico (IV-III sec. a.C.) le aree più interne furono interessate dall'arrivo dei Brettii, particolarmente presenti con centri fortificati posti lungo la linea tra Pruìia di Terravecchia (prossimo a Fiumenicà), Muraglie e Cerasello di Pietrapaola e Castiglione di Paludi, centri che costituivano un sistema di dominio territoriale di tipo cantonale, articolato in luoghi fortificati collegati visivamente, ubicati su alture isolate naturalmente difese e vicine a corsi d'acqua. Gli Insediamenti rurali brettii, accertati soprattutto con rinvenimenti sepolcrali, sono stati documentati anche a Crucoli[13].

La dominazione romana e Paternum[modifica | modifica wikitesto]

Le tracce archeologiche più consistenti tuttavia risalgono al periodo della dominazione romana: intorno alla stazione itineraria (mansio) di Paternum della strada romana jonica - individuata nell'itinerarium antoninii (redatto verso la fine del III secolo d.C.) tra le stazioni di Roscianum e Meto - si formò un centro abitato posto in corrispondenza dell'attuale abitato della frazione Torretta. Numerosi sono i ritrovamenti archeologici di quel periodo[13][15][16]. Questa fase insediativa è avvenuta nel periodo a cavallo tra il periodo repubblicano ed il periodo imperiale (I sec. a.C.-IV sec. d.C.)[13] secondo il modello delle "ville rustiche schiavistiche"[13][17], favorite sia dalle condizioni pedologiche che facilitavano la coltivazione della vite, cereali e uliveti, sia dalla prossimità con la viabilità stradale romana.

La Soprintendenza archeologica ha condotto scavi su almeno 3 ville a Torretta di Crucoli: in loc. Manele, loc. Cassia ed in loc. Piano di Mazza[13]. L'identificazione definitiva di Paternum è recente (1998), essendo stata in passato attribuita agli studiosi anche a Cirò, Cariati e Umbriatico, e precisamente la localizzazione della statio è presso la villa Piano di Mazza[18].

Tracce archeologiche di Paternum sono presenti fino all'alto medioevo, dopo la caduta di Roma fino al secolo VIII[13].

Ambigua è la presenza di una sede episcopale. Se ne trova traccia solo nei regesti Regesti dei Romani pontefici, che parlano di un "Abundantio Episcopo civitatis Paternensis"[19], vescovo presente al Concilio di Roma del 680 e poi inviato da Papa Agatone al Concilio Ecumenico III di Costantinopoli del 680 d.C., ma che si firma anche come "episcopus Tempsa provinciae Bruttiorum"[20][21][22], per cui Paternum potrebbe essere solo il suo luogo di origine, ovvero che si sta riferendo alla Temsa ionica riportata nella Tavola peutengeriana, od anche che Abundantio reggeva contemporaneamente sia la Diocesi di Paternum che di Tempsa (ionica o tirrenica).

Nell'Alto Medioevo Paternum fu distrutta dalle incursioni dei Saraceni[23] ed abbandonata tra i secoli VIII-IX, durante il periodo dell'impero bizantino. Gli abitanti si rifugiarono nell'entroterra di Crucoli e a Cirò. In tale periodo però non si hanno notizie storiche o tracce archeologiche della presenza di abitati nel territorio di Crucoli. Delle vicende della Diocesi di Paternum e delle ipotesi localizzative a lungo si sono occupati ed ancora oggi si occupano gli storici e gli eruditi[24].

Origine di Crucoli[modifica | modifica wikitesto]

Sulla fondazione di Crucoli non si hanno elementi storici certi, né rinvenimenti archeologici illuminanti.

Probabilmente, dopo la distruzione e l'abbandono di Paternum, una parte degli abitanti si rifugiò nella collina ove sorge l'attuale abitato. L'altura era difficile da raggiungere dal mare, e nascosta dalla vista dalle imbarcazioni degli invasori. Nello stesso tempo piccole sorgenti di acqua potabile, ancora oggi esistenti nell'abitato assicuravano il rifornimento idrico, mentre delle aree coltivabili potevano essere raggiunte in breve tempo.

"Nel mezzogiorno d'Italia il delinearsi della nuova trama degli insediamenti umani dopo il IX secolo che, attraverso complesse trasformazioni, è divenuta quella moderna, ha interessato la quasi totalità degli abitati. La maggior parte di essi ha avuto origine per il progressivo spontaneo addensarsi di uomini e di attività in determinati punti del territorio meglio difendibili, oppure situati all’intersezione di vie di comunicazione o in prossimità delle aree più facilmente coltivabili"[25]. Nel Pieno Medioevo venne perciò probabilmente realizzata una motta castrale dai Normanni, nei pressi dell'attuale quartiere "Motta". Si trattava di una struttura fortificata che si diffuse rapidamente fra i secc. 11° e 12° in Europa, ed in particolare in Calabria; era realizzabile con i limitati mezzi a disposizione della piccola nobiltà e significativamente ebbe fortuna in contesti storico-geografici caratterizzati dalla debolezza dell'autorità centrale e dalla frammentazione territoriale[26]. Su questa prima fortificazione normanna venne costruito il castello e da essa si è sviluppato l'abitato di Crucoli.

Lo storico Pericle Maone, nel libro "Dominatori e dominati nella Storia di Crucoli"[10] nel tentativo di individuare dalle fonti storiche documentali le origini del paese ipotizza che l'addensamento avvenne per opera dei monaci della Chiesa del Santo Salvatore di Monte che avevano ricevute donazioni di terre nel territorio della Diocesi di Umbriatico, per fondare una mansio per "ripopolare, sul promontorio dell'Alice, a monte dell'attuale Cirò Marina, il castro o borgo fortificato di Alichia". Questi monaci potrebbero anche avere costituito la struttura del "Venerabile Ospedale", struttura effettivamente esistente per tutto il medioevo nei pressi della Porta di Sant'Elia e che era amministrato in un primo tempo dai religiosi e poi dall'Università.

Il feudo di Crucoli[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase storica dell'incastellamento, che fece seguito alla conquista dei normanni della Calabria, da questi vennero introdotti i diritti feudali. La prima fase feudale di Crucoli, nel periodo relativo alla dominazione normanna ed angiona, ricostruita dallo storico Pericle Maone, ha più ipotesi e congetture che non fatti certi. Maggiori certezze si sono rinvenute nei "Regesti" manoscritti dei Registri della cancelleria Angioini". Quando Carlo I d'Angiò si insediò sul trono del Regno di Napoli, dovendo rimunerare i fedeli cavalieri che lo avevano seguito nella sua impresa, cominciò ad assegnare in feudo città e paesi sotto il suo dominio. Di tali assegnazioni vi è traccia certa dal 1269 nei Registri Angioini. Il territorio del Feudo di Crucoli coincise con l'attuale limite del territorio comunale e non fu mai aggregato ad altri possedimenti confinanti, anche se i feudatari in realtà possedevano più feudi anche molto distanti da Crucoli.

Riassumiamo le famiglie dei "dominatori" che si sono succedute sul feudo di Crucoli[10][27][28]:

  • GENTILE (Rainaldo, Giovanni) 1269-1278
  • TARSIA (Ruggero, Pietro de Regibajo, Giovanni Gentile, Pietro de Santo Cataldo, Drogo de Regibajo) 1279-1326
  • GENTILE (Rinaldo, Elisabetta) 1326-1368
  • D’AQUINO di Castiglione (Jacopo I, Angelo, Rinaldo I, Giovanni, Jacopo II) 1368-1446
  • CAPONSACCO da Firenze (Bonaccurso, Berardino) 1446-1496
  • TORRES (Francesco, Aurelia) 1496-1536
  • D’AQUINO di Castiglione (Cesare I, Giulio, Cesare II, Carlo, Cesare III, Giacomo) 1536-1631
  • Marchesi AMALFITANO (Giacomo, Diego, Domenico, Giuseppe Orazio, Francesco Saverio, Giulio, Nicolò) 1631-1806

Crucoli fu, fino all'avvento degli Amalfitano, una Baronia, ovvero la concessione più semplice e meno importante nella gerarchia feudale; il titolo baronale era il livello più basso della scala nobiliare. Nel 1649 Filippo IV re di Spagna, concedeva il titolo di Marchese sulla terra di Crucoli a Diego Amalfitano per sé e per i suoi eredi, per i meriti suoi e della sua famiglia. La concessione era in effetti più un'onorificenza di natura gerarchica, che non la costituzione di una marchesato di grandi dimensioni. I marchesi Amalfitani possedettero il feudo di Crucoli sino all'eversione della feudalità (1806).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nell'abitato di Crucoli vi sono state in passato 6 chiese attive.

Al tempo del vescovo Zaccaria Coccopalmeri (1779-1784) le fonti citano[29]:

  • la chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo (unica chiesa parrocchiale ancora in uso e denominata dei "S.S. Pietro e Paolo")
  • la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta (attualmente non utilizzata, sconsacrata ed annessa alla casa canonica dal 1800)
  • la chiesa di S. Elia Profeta (attualmente non utilizzata come luogo di culto; nel XX secolo è stata sconsacrata e utilizzata per usi sociali: cinema, teatro, palestra, oratorio; nel 2015 è stata oggetto di un importante restauro che ha restituito parte dell'aspetto originale[30], a seguito dei quali è stata classificata come chiesa bizantino-normanna del sec. XII[31])
  • la chiesa "fuori le mura" di S. Maria Annunziata (demolita)
  • la chiesa "fuori le mura" di S. Antonio Abate (demolita)

Santuario di Manipuglia[modifica | modifica wikitesto]

"Fuori le mura" a circa 4 km dal paese, lungo la strada provinciale, trovasi il Santuario di Manipuglia, in passato anche denominato Chiesa "Santa Maria del Mare" o "Santa Maria di Maripuglia" o di "Santa Maria de Manu puglia”, che "è meta ricercata della popolazione ed è lodevole sia per la devozione dei fedeli, che per gli ornamenti e le suppellettili sacre di cui è munita".

Originariamente semplicemente "Chiesa di Manipuglia", è divenuto santuario mariano diocesano con decreto del 12 maggio 1963 di S.E. Orazio Semeraro Vescovo della Diocesi di Cariati[32].

Nell'abitato della frazione Torretta vi sono invece altre due chiese di costruzione più recente (come, del resto, tutto l'abitato):

  • la chiesa di San Francesco di Paola (XX secolo)
  • la chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa, con annesso oratorio; la chiesa è stata costruita all'inizio del XXI secolo ed è stata consacrata il 12 dicembre 2004[33]
Palazzo Palopoli - municipio
Strada Lamanna

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello del Marchese[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato di Crucoli si sviluppò nel medioevo come un'area fortificata, delimitata da mura, dirupi e porte d'accesso. Al centro dell'abitato, sul promontorio che domina il paese, venne realizzato una Torre a pianta quadrata, che fu ampliata poi in un castello sede baronale prima e dei marchesi poi. Dall'eversione della feudalità (1806) il castello venne abbandonato, ed oggi restano solo le possenti mura e le torri circolari a testimoniarne l'esistenza.

La matrice originaria del castello, la torre quadrata, a parere unanime degli storici, può essere fatta risalire all’epoca normanna, verosimilmente agli anni tra il 1158 ed il 1166, durante le dominazioni di Guglielmo I il Malo e Guglielmo II il Buono, quando era già da tempo avviato il processo di “incastellamento” delle campagne.

Di questo primitivo nucleo normanno, successivamente ampliato e stravolto, oggi rimangono ancora ben visibili l’impianto costruttivo della torre a pianta quadrata posta a sud-est della struttura e gli adiacenti contrafforti. L’importanza cui, nei secoli successivi, dovette assurgere il baluardo difensivo crucolese, nell’ambito delle strutture difensive locali, può essere comprovata anche dalla sua menzione nella nota carta geografica del Regno di Napoli del 1583 realizzata da Cola Antonio Stigliola e, successivamente, anche all’interno delle tavole illustrate nell’“Additamentum quintum Theatri orbis terrarum” dell’Ortelio del 1595, dove trova puntuale indicazione la struttura fortificata qui in esame. Hanno invece struttura più recente le torri circolari delimitanti il perimetro della struttura da attribuirsi all’epoca della successiva dominazione aragonese.[34]

Nella stratigrafia della struttura emergono, infatti, i segni dei numerosi rifacimenti di cui la stessa, in particolar modo tra il XV ed il XVII secolo quando il feudo di Crucoli fu retto dalle famiglie D’Aquino prima ed Amalfitani poi. Il rifacimento fu necessario dapprima dopo che il 14 dicembre 1674 un incendio divampato casualmente aveva avvolto l’intera struttura e poi, appena ricostruito, il 20 agosto 1697, dopo che un assalto di pirati turchi aveva apportato nuovamente danni significativi.

L’utilizzo del castello quale dimora sarebbe durato fino all'eversione della feudalità quando, ormai nella seconda metà del XIX secolo, sarebbe avvenuto l’ultimo cambiamento della destinazione d’uso della struttura castellana che passò, a seguito del trasferimento della famiglia feudataria e alla successiva vendita del castello, da dimora privata a deposito del grano per il locale Monte Frumentario[34], e poi a sede delle vasche dell'acquedotto municipale, sancendone la definitiva decadenza.

La Torretta d'Aquino-Amalfitani[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione di Torretta è invece presente un edificio della seconda metà del XV secolo, denominato la Torretta, costruito nel periodo in cui Crucoli fu sotto la baronia dei D'Aquino. Probabilmente se ne decise la costruzione come struttura difensiva dopo il saccheggio di Crucoli del febbraio 1577 dei turchi. La posizione geografica è tale da non fare supporre la funzione di avvistamento delle invasioni dal mare, delegata alla Torre di Policaretto (nei pressi della Punta di Fiumenicà ed oggi distrutta) in connessione alla Torre Vecchia di Punta Alice. La fortificazione aveva lo scopo di proteggere le tenute feudali alla marina e di custodire le derrate alimentari (grano) destinate ad essere poi spedite via mare dai feudatari ai mercanti napoletani. Situata sulla strada pubblica costiera, fu utilizzata dagli Amalfitani anche come luogo di accoglienza[35], come casino di caccia e come “luogo di delizia e di piacere”[36].

L'edificio compare nei documenti solo nel Relevio presentato nel 1590 da Carlo D’Aquino, conte di Martorano e signore di Crucoli, per trovare tra le entrate feudali il toponimo “Torretta” (Taverna della torretta alla marina, ghiande ed erbaggi delle difese Torretta, …).

Dal Seicento la Torretta venne probabilmente fino a diventare una residenza signorile.

Il 30 gennaio 1735 ospitò il Re di Napoli, Carlo III di Borbone, di passaggio da queste parti nel suo viaggio nei territori del Regno di Napoli, diretto verso la Sicilia.

Con il passare degli anni però essa finì per essere utilizzata ancora come deposito di granaglie e di nuovo, il 27 febbraio del 1764, fu saccheggiata da un gruppo di cittadini oriundi di Rossano che portarono via tutto il grano presente[36].

Nel secolo successivo fu ceduta ai signori Clausi, ed è parte del palazzo che ancora oggi abitano.

Proprio per questo, ed anche perché lo sviluppo urbanistico della costa non consente di distinguere la torre dalla costa, la Torretta non è stata individuata nella pregevole ricerca del 1980 di Vittorio Faglia sulle Torri Costiere della Calabria[37] che riporta per la torre 1B/CZ/TORRE LA TORRETTA: "non è stato individuato alcun elemento atto a posizionare una torre, che comunque è indicata in due documenti" ovvero la carta Rizzi/Zannoni del 1792 ed elenco torri del 1820.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[38]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Crucoli è il paese della sardella. È qui infatti che è nato questo piatto di pesce i cui ingredienti sono: neonati di sarda, sale, peperoncino macinato e finocchio selvatico. Tutti gli anni, la seconda domenica di agosto, si svolge nel centro storico la Sagra della Sardella, istituita nel 1972.

Altri piatti tipici della gastronomia crucolese sono: pipi e patati, maccarruni a' ferretti, crispeddri (o pitti fritti) e i crustuli.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Torretta è la principale frazione di Crucoli. Essa ha 2.369 abitanti.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei sindaci[modifica | modifica wikitesto]

  • 1921 - 1923: Francesco Punelli
  • 1923 - 1923: Luigi Bianculli (commissario straordinario)
  • 1923 - 1924: Gaetano Lamanna
  • 1924 - 1931: Vittorio Di Bartolo (podestà)
  • 1931 - 1939: Leonardo Di Bartolo (podestà)
  • 1939 - 1941: Ferruccio De Sessa (commissario prefettizio)
  • 1941 - 1943: Leonardo Di Bartolo (commissario prefettizio)
  • 1943 - 1944: Emanuele Ciocia (commissario prefettizio)
  • 1944 - 1945: Gianpietro Celsi (commissario prefettizio)
  • 1945 - 1946: Gaetano Paterno (commissario prefettizio)
  • 1946 - 1951: Gianpietro Celsi
  • 1951 - 1953: Giuseppe Scutifero
  • 1953 - 1956: Raffaele D'Afflitto
  • 1956 - 1960: Giuseppe Critelli
  • 1960 - 1970: Giovanni Lamanna
  • 1970 - 1980: Francesco Palopoli
  • 1980 - 1995: Francesco Murano
  • 1995 - 2004: Giuseppe Forciniti
  • 2004 - 2014: Antonio Sicilia[39]
  • 2014 - in carica: Domenico Vulcano

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.comune.crucoli.kr.it/index.php?action=index&p=396
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 22 marzo 2014.
  4. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 15.
  5. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, Volume 4, 1º gennaio 1802, pp. 183-184. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  6. ^ Francesco Zazzera, Della nobilta dell'Italia. - Napoli, Gargano et Nucci 1615-28, Gargano et Nucci, 1º gennaio 1615. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  7. ^ Provvisioni e Cautele nel Crotonese, in Archivio Storico Crotone, 10 febbraio 2015. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  8. ^ (LA) Antonio Barra e Farnese, Controuersiae forenses cum decisionibus supremorum Regni Neapolis tribunalium, 1º gennaio 1680. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  9. ^ Filiberto Campanile, Dell'armi overo Insegne dei nobili, scritte dal signor Filiberto Campanile. Ove sono i discorsi d'alcune famiglie, così spente come vive del Regno di Napoli, nella stamperia di Tarquinio Longo, 1º gennaio 1618. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  10. ^ a b c Dominatori e Dominati nella Storia di Crucoli - Comune di Crucoli, su www.comune.crucoli.kr.it. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  11. ^ Protezione Civile - Classificazione sismica, su www.protezionecivile.gov.it.
  12. ^ [D.P.R. 412/1993 e ss.mm. e. ii, Allegato A parte II D.P.R. 412/1993 e ss.mm. e. ii, Allegato A parte II].
  13. ^ a b c d e f g h Salvatore Medaglia, Carta archeologica della provincia di Crotone. Paesaggi storici e insediamenti nella Calabria centro-orientale dalla Preistoria all’Altomedioevo, Università della Calabria, 2010, pp. 45, 117.
  14. ^ Delle cose di Sibari ricerche storiche, Domenico Marincola Pistoia, Simoniana, 1845, pp. 24-27.
  15. ^ Ernesto Palopoli, Torretta di Crucoli e Paternum, Rossano, Studio Zeta, 1998.
  16. ^ Ernesto Palopoli, Il borgo romano di Paternum a Torretta di Crucoli (PDF), http://www.ilbelpaesecalabria.com/, 1995.
  17. ^ Francesca Le Pera, Le stazioni di sosta in Calabria tra Tardoantico e Altomedioevo. URL consultato il 24 novembre 2016.
  18. ^ Gian Piero Givigliano, “Percorsi e Strade” in “Storia della Calabria Antica- . Età italica e romana” a cura di S.Settis, 2005.
  19. ^ Domenico Taccone -Gallucci, Regesti dei Romani pontefici della Calabria, Tipografia Vaticana, 1902, p. 314.
  20. ^ Lenormant, François, La grande-Grèce, paysages et histoire, Paris : Lévy, 1881.
  21. ^ Giovan Francesco Pugliese, Descrizione ed istorica narrazione dell'origine e vicende politico-economiche di Cirò in provincia di Calabria Ultra, Stamperia del Fibreno, 1849. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  22. ^ Louis Mayeul Chaudon , G. M. Olivier-Poli , M. Morelli, Nuovo dizionario istorico: ovvero, Istoria in compendio, M. Morelli, 1791.
  23. ^ (LA) Ferdinando Ughelli, Italia sacra sive de Episcopis Italiae - Tomus Decimus, Apud Sebastianum Coleti, 1º gennaio 1722. URL consultato il 22 marzo 2017.
  24. ^ Pino RENDE, Gli abitati scomparsi di Paterno e Neto, in Archivio Storico Crotone, 14 giugno 2017. URL consultato il 15 giugno 2017.
  25. ^ Angerio Filangieri di Candida, Le fondazioni di città nello sviluppo degli insediamenti del mezzogiorno (PDF), Napoli, 2007.
  26. ^ MOTTA in "Enciclopedia dell'Arte Medievale", su www.treccani.it. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  27. ^ SIUSA - Comune di Crucoli, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  28. ^ LA STORIA DI CRUCOLI, su www.nunzioesposito.com. URL consultato il 2 febbraio 2017.
  29. ^ Andrea Pesavento, Crucoli e le sue chiese, su www.archiviostoricocrotone.it/. URL consultato il 19 novembre 2016.
  30. ^ Nunzio Esposito, Crucoli, consegnata alla comunità la Chiesa di Sant’Elia, in www.ilcirotano.it, 21 maggio 2016. URL consultato il 19 novembre 2016.
  31. ^ Pasquale Lopetrone, Galleria Restauri: Chiesa bizantino-normanna di Sant'Elia (sec. XII), su http://paslopetrone.altervista.org/. URL consultato il 19 novembre 2016.
  32. ^ Giuseppe Celsi, Il Santuario di Manipuglia., su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 23 aprile 2017.
  33. ^ Torretta, consacrata la nuova chiesa – il Crotonese, su www.ilcrotonese.it. URL consultato il 19 novembre 2016.
  34. ^ a b Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli, Il Castello di Crucoli (PDF), in Cronache Castellane, 185-186, Istituto Italiano dei Castelli.
  35. ^ La Torretta di Crucoli, in Archivio Storico Crotone, 22 febbraio 2015. URL consultato il 19 novembre 2016.
  36. ^ a b Nunzio Esposito, Crucoli, proprietari di castelli in visita nel nostro territorio, su www.secom.it (www.ilcirotano.it). URL consultato il 3 febbraio 2017.
  37. ^ Vittorio Faglia, Tipologia delle torri costiere di avvistamento e segnalazione in Calabria citra, in Calabria ultra dal XII secolo, Istituto Italiano dei Castelli, 1984.
  38. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  39. ^ La Storia di Crucoli Archiviato il 6 ottobre 2013 in Internet Archive.
  40. ^ Crucoli: gemellaggio con il Comune di Shabla (Bulgaria) - CN24

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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