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Castiglione di Paludi

Coordinate: 39°32′33.89″N 16°41′50.91″E
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Castiglione di Paludi
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
ComunePaludi
Amministrazione
EnteSoprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria
Mappa di localizzazione
Map

Castiglione di Paludi è un sito archeologico situato nel comune di Paludi, in provincia di Cosenza[1].

Il sito si trova su un colle a circa 8 km dal mar Ionio, tra le valli dei torrenti S. Elia e Scarmaci-S. Martino che confluiscono nel vicino torrente Coserie[1].

Comprende una necropoli dell'età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) e un centro fortificato del IV-III secolo a.C.. La città della fase più recente è racchiusa da una notevole cinta muraria, costruita in opera quadrata di blocchi di arenaria, con una porta di accesso con cortile interno e due torri circolari sul lato orientale, postierle e torri circolari. All'interno dell'abitato gli scavi hanno restituito un teatro con sedili scavati nella roccia o costruiti nella parte bassa della cavea in blocchi di arenaria, che doveva costituire un luogo di riunione e diversi edifici di abitazione[1]. Un deposito di terrecotte votive scavato fuori dalla porta principale testimonia l'esistenza di un piccolo luogo di culto[senza fonte].

Gli scavi sono stati condotti dal 1949 al 1956 e ripresi tra il 1978 e il 1993, mentre in seguito il sito è stato dapprima abbandonato[2] e poi risistemato come parco archeologico, inaugurato nel 2016[3].

La presenza della necropoli datata al IX secolo a.C., fa ritenere che il sito fosse abitato dall'antica popolazione degli Enotri, annientati dagl Achei[1]. In seguito alla presenza di bolli con tegole in osco la città è supposta essere un centro brettio[1], identificata con Cossa, citata in un frammento di Ecateo di Mileto (VI secolo a.C.) e nel De bello civili di Cesare, che lo colloca nel territorio di Thurii[senza fonte].

In alternativa, in base al fatto che le fonti si riferiscono ad epoche per le quali gli scavi non hanno documentato resti archeologici, in base alla concezione avanzata della cinta difensiva e in base al ritrovamento nel sito anche di iscrizioni in greco, il centro è stato ipotizzato di fondazione greca e passato in seguito sotto il controllo brettio, e ipoteticamente identificato con una città fortificata voluta da Alessandro il Molosso nel territorio di Thurii, sul fiume Acalandros, di cui ci informa Strabone,[4]. Il centro sarebbe stato costruito come sede della lega italiota per sostituire la tarantina Eraclea[5].

  1. 1 2 3 4 5 CASTIGLIONE DI PALUDI -PARCO ARCHEOLOGICO, su Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, 5 maggio 2022. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  2. Interrogazione a risposta scritta al ministro dei beni e attività culturali da parte del deputato Mario Oliverio, del 15 maggio 2003. La storia degli scavi e del successivo abbandono è riportata anche in Palmino Maierù, Castiglione di Paludi. Viaggio nella memoria, Ferrari editore, 2003, ISBN 978-88-95834-05-4
  3. Parco Archeologico Castiglione di Paludi, su www.beniculturalionline.it. URL consultato il 23 agosto 2023.
  4. Strabone, VI, 3-4.
  5. L'identificazione è proposta da: Mario Pagano, 1986, citato in bibliografia.
  • Mario Pagano, "Una proposta di identificazione del centro fortificato di Castiglione di Paludi", in Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité, 98.1, 1986, pp. 91–99 (testo on-line sul sito Persee.fr.)
  • Pier Giovanni Guzzo, s.v. Castiglione di Paludi, in Bibliographie Topographique de la Colonisation grecque de l'Italie, V, 1987, pp. 136–140.
  • Pier Giovanni Guzzo, "Brezi o italioti a Castiglione di Paludi ?", in Klearchos, XXXI, 121-124, 1989, pp. 85–89.

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