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Chiesa assira d'Oriente

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Chiesa assira d'Oriente
Briefkopf Emblem.jpg
Classificazione Ortodossa
Orientamento Chiesa pre-calcedonese
Separata da Patriarcato di Antiochia
Diffusione Iraq, Kuwait, Siria, Libano, Iran, Stati del Golfo Persico, India, Stati Uniti e Australia
Rito siriaco orientale
Primate Gewargis III Sliwa
Sede storica, Baghdad,
attuale, Chicago (Stati Uniti)
Struttura organizzativa 19 diocesi
Fedeli circa 323.000
Presbiteri circa 100, per 124 parrocchie
Altri nomi Chiesa ortodossa assira, Chiesa apostolica d'Oriente e degli Assiri, Chiesa d'Oriente, Chiesa di Persia, Chiesa siriaca d'Oriente, Chiesa ortodossa siro-orientale.

La santa Chiesa assira d'Oriente (in siriaco ʿedtā d-madnḫā) è una Chiesa cristiana, nota anche come Chiesa nestoriana.

A livello teologico, si caratterizza per il riconoscimento dei soli primi due Concili ecumenici e di Nestorio come santo. La Chiesa assira d'Oriente non è in comunione con le Chiese ortodosse orientali poiché queste ultime riconoscono, invece, la validità dei primi tre Concili ecumenici.

Nata in Mesopotamia, la Chiesa assira ha conosciuto una rapida espansione che ha portato i suoi missionari a fondare comunità fino all'India, dove è nota con il nome di "Chiesa siro-caldea". Inoltre fu la prima a portare il cristianesimo in Cina. La comunità monastica nestoriana stabilitasi a Chang'an (antico nome di Xi'an, capitale della Dinastia Tang) fu, nel VII secolo, la prima documentata comunità cristiana in Cina. Oggi comprende i territori dell'attuale Iraq settentrionale e dell'Iran.

La sede è retta dal 16 settembre 2015 dal patriarca Mar Gewargis III Sliwa[1], succeduto a Mar Dinkha IV morto il 26 marzo 2015[2].

Dalla Persia la sede è stata trasferita a Chicago (Stati Uniti). La Chiesa assira conta circa 400.000 fedeli, di cui solo una minoranza vive tuttora nella terra natale.

Aspetti generali[modifica | modifica wikitesto]

Croce Pasquale nel Santuario del Golgota.

La Chiesa si autodefinisce «Chiesa ortodossa assira»; il suo rito liturgico è quello siriaco-orientale.

Gli esegeti più dotti della Chiesa assira furono Diodoro di Tarso e Teodoro di Mopsuestia, che insegnarono tra IV e V secolo ad Antiochia. La cristologia della chiesa assira fu fissata dal maestro della fede Babai il Grande, (551-628): la sua principale opera cristologica è il Libro dell'Unione, nel quale si afferma che le due qnome (essenze) non sono mischiate, ma eternamente unite nell'unica parsopa (persona) di Gesù Cristo. La dottrina di Babai il Grande differisce da quella di Nestorio (ca. 381-451), accusata di dualismo.[senza fonte]

Il cuore della cristologia orientale è la croce[3]. Si venera la croce nuda, costituita da due legni incrociati, senza il corpo di Cristo, perché i fedeli orientali vedono oltre la croce: la parusia, la gloria futura. Si prega con le mani aperte davanti al petto.

La Chiesa d'Oriente è molto nota agli storici, ed è stata onorata dell'appellativo «Chiesa dei martiri» da parte di papa Giovanni Paolo II, poiché nessun'altra chiesa annovera un eguale numero di martiri.

La liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rito caldeo.

La chiesa siro-orientale possiede una liturgia a sé stante, formatasi nel corso dei secoli. Si caratterizza per i tratti arcaici, per una spiccata sobrietà e per la dottrina cristologica e mariana preefesina[4].

Il battesimo non è fatto tramite aspersione, ma attraverso la recita di preghiere; l'anno liturgico è organizzato in serie di sette settimane[4].

Il tempo della preghiera durante la giornata è scandito in tre momenti simbolici: sera, notte e mattino. Il Salterio è diviso in sessanta sezioni (marmitha). La recita delle preghiere comprende anche la ripetizione delle risposte (ʿonitha)[4].

La preghiera eucaristica più comune della Chiesa d'Oriente è l'anafora di Addai e Mari. Questa preghiera è ben nota agli studiosi di liturgie a causa dell'assenza di alcune frasi pronunciate da Gesù durante l'Ultima Cena di cui tutte le altre chiese riconoscono la veridicità («Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue»).

Per questa ragione soprattutto i cattolici non riconoscevano la validità di questa liturgia. Tuttavia, nel 2001, dopo uno studio approfondito, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e la Congregazione per la Dottrina della Fede nella persona del cardinale Ratzinger, dichiarò che essa è una liturgia valida e che i cattolici in Iraq possono ricevere il sacramento dell'eucarestia all'interno della Chiesa assira se impossibilitati a riceverlo nelle loro chiese. Questa dichiarazione venne approvata da papa Giovanni Paolo II.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima diffusione del cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

I cristiani d'Oriente si considerano i discendenti delle antiche popolazioni semitiche della Mesopotamia: sumeri, accadici, amorrei, assiri, babilonesi e caldei. Le prime comunità cristiane furono fondate all'inizio del II secolo[5]. I due centri propulsori della nuova religione furono Edessa di Osroene (Roha in siriaco, oggi Urfa) e Nisibi. Edessa ospitava una fiorente colonia ebraica ed era inserita in un universo ellenizzato. Nonostante il suo cosmopolitismo, conservò sempre come lingua liturgica il siriaco (un dialetto centro-orientale dall'aramaico), che rimane tutt'oggi la lingua liturgica delle chiese assire nel mondo. Il primo vescovo di Edessa fu Taddeo (Addai). Il suo discepolo Mari è considerato il fondatore della più antica diocesi della Mesopotamia, quella di Kashkar. Egli inoltre fondò la sede di Ctesifonte, destinata a diventare la sede patriarcale della Chiesa d'Oriente. Le chiese di Mesopotamia e Persia adottavano il rito liturgico siro-orientale, nato ad Edessa.

Nel II e III secolo il territorio fu attraversato dai conflitti tra Impero romano e Persiani (Parti fino al 224 e poi Sasanidi), che conquistarono definitivamente la Mesopotamia nel IV secolo.

Nel 325 un vescovo avente il titolo di «vescovo della Persia» (che si firmò Yohannan) partecipò al concilio di Nicea, con il compito di notificare le decisioni conciliari alla Persia e all'«India Magnum»[6]. Il concilio stabilì che l'emisfero orientale, dalla Mesopotamia fino al subcontinente indiano, dovesse appartenere alla giurisdizione del patriarcato di Antiochia.

La tradizione riferisce che l'apostolo Tommaso, durante il suo viaggio verso l'India, attraversò la regione della Margiana (odierno Turkmenistan) e si fermò nella città-oasi di Merv. Nel 2011 una missione archeologica italiana ha rinvenuto nel sito le fondamenta di una chiesa, considerata la più antica chiesa dell'Asia centrale[7]. Merv fu una delle più importanti tappe poste lungo la grande strada carovaniera nota come Via della seta. I monaci assiri costruirono lungo il suo percorso una rete di stazioni di sosta e di monasteri. Furono proprio due monaci siro-orientali di Merv a portare segretamente in Europa i primi bachi da seta. Merv fu la sede arcivescovile della Chiesa assira posta più ad oriente.

Tra romani e persiani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Martiri persiani.
Mappa della Mesopotamia attorno al 400 d.C. con l'indicazione della frontiera tra impero romano e impero sasanide. Dopo il 384 fu sempre più difficile per i cristiani d'oriente rimanere in comunione con le Chiese greca e latina.
Province ecclesiastiche della Chiesa d'Oriente nel X secolo.
Diocesi della Chiesa d'Oriente ed area di espansione dell'attività missionaria.

La diffusione della Chiesa assira seguì la distribuzione della popolazione di ceppo assiro nel Vicino Oriente: dove esso era maggioritario, come in Mesopotamia, il cristianesimo si diffuse largamente; la Persia, dove invece esso era quasi assente, fu terra di missione.

A causa dello stato di guerra intermittente che si protrasse sin dal III secolo, i collegamenti della Chiesa siro-orientale con le Chiese nel territorio dell'Impero romano si allentarono. Il Patriarca di Antiochia, conscio della distanza geografica e delle obiettive difficoltà per i vescovi assiri di recarsi ad Antiochia, decise di scegliere un arcivescovo ad Oriente e lo nominò catholicos[8], affidandogli il compito di amministrare le diocesi situate al di fuori dei confini dell'Impero romano, fino all'«India Magnum». Essendo la capitale dell'Impero persiano Seleucia-Ctesifonte (città situata in Mesopotamia, circa 30 km a sud dell'odierna Baghdad), la scelta cadde sul vescovo di questa città.

Il secondo concilio ecumenico della cristianità, tenutosi a Costantinopoli nel 381, stabilì l'autorità del Patriarca di Antiochia sulle diocesi d'Oriente (canone II). Nel 410 si tenne a Seleucia-Ctesifonte, capitale dell'impero persiano, il primo sinodo della Chiesa d'Oriente sotto la dominazione persiana. L'arcivescovo di Seleucia-Ctesifonte venne riconosciuto come “gran metropolita e capo di tutti i vescovi” (catholicos); inoltre il concilio organizzò per la prima volta la Chiesa assira in province ecclesiastiche. Poi la Chiesa siro-orientale, che non aveva mai avuto nessun rapporto diretto con quella romana, precisò per la prima volta la propria posizione rispetto alla questione della precedenza tra le sedi: ammise l'esistenza di quattro grandi sedi patriarcali, con Roma in testa, rivendicando solo il quinto posto per Seleucia-Ctesifonte; allo stesso tempo, però, confermò il simbolo niceno-costantinopolitano, disconoscendo quindi quello calcedonese.

All'inizio del V secolo, i sovrani sasanidi Yazdgard I e Bahram V (che professavano lo zoroastrismo), scatenarono contro i cristiani numerose persecuzioni, accusandoli di essere solidali con l'Impero romano d'Oriente. Nel 424, al sinodo di Markbata, i 36 vescovi presenti proclamarono la propria autonomia rispetto al Patriarcato di Antiochia e alle autorità ecclesiastiche dell'Impero romano. Da allora la Chiesa assira elesse autonomamente il proprio Catholicos[9].

Scisma con le Chiese greca e latina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 431 il concilio di Efeso condannò il nestorianesimo. La Chiesa d'Oriente non riconobbe tale decisione. Fu il primo strappo con le chiese dell'Impero romano (le Chiese greca e latina). La Chiesa siro-orientale non aderì neppure alle decisioni prese al concilio di Calcedonia (451), che espresse la condanna del monofisismo. Dopo tali prese di distanza, i re persiani iniziarono a mutare atteggiamento verso la Chiesa d'Oriente (462).

Re Peroz I (457-484), subito dopo essere salito al trono, protesse il monaco nestoriano Barsauma, che divenne vescovo metropolita di Nisibi, e permise ai monaci nestoriani di predicare in tutta la Persia. Nel 484 la corrente nestoriana arrivò a rovesciare il vertice della Chiesa assira. Dal 457 sedeva sulla cattedra di Seleucia-Ctesifonte il catholicos filo-romano Babaeus (o Babowai)[10]. Nell'aprile 484 Barsauma, acerrimo rivale di Babaeus, convocò un sinodo di vescovi dissidenti. Il sinodo di Beth Lapat, presieduto dallo stesso Barsauma, votò la deposizione del catholicos. Ormai isolato, nello stesso anno Babaeus venne accusato davanti a Peroz I di cospirare con Costantinopoli; l'accusa fu ritenuta credibile e venne giustiziato.

Al sinodo di Beth Lapat vennero prese due decisioni che segnarono una svolta nella storia della Chiesa siro-orientale:

  • Fu sancita l'adesione all'insegnamento teologico di Teodoro di Mopsuestia, l'ispiratore del nestorianesimo;
  • Fu formalizzato lo scisma con le Chiese greca e latina, isolando il catholicossato di Seleucia-Ctesifonte dal resto della cristianità. Per la prima volta nella storia del cristianesimo, una chiesa locale proclamava la sua autonomia entro i confini di una nazione.

Nel 486, al sinodo di Seleucia-Ctesifonte, convocato dal nuovo primate Acacio, la Chiesa assira adottò ufficialmente la dottrina di Teodoro di Mopsuestia. Le Chiese greca e latina da quel momento la etichettarono come "Chiesa nestoriana". Inoltre fu deciso che i monaci e tutti i dignitari ecclesiastici potessero contrarre matrimonio. Fu un adeguamento a una prescrizione dello zoroastrismo[11], secondo il quale il matrimonio dei sacerdoti era obbligatorio[12]. Nel 489, quando l'imperatore bizantino Zenone fece chiudere la scuola di Edessa per le sue tendenze duofisite, i re persiani permisero il suo trasferimento a Nisibi (circa 200 km più ad est), cioè in territorio persiano, facendo rivivere la Scuola di Nisibi[13]. La scuola divenne il centro più importante dell'elaborazione della cristologia duofisita. Nel 498 il Patriarca di Seleucia-Ctesifonte divenne il Patriarca di Persia, Siria e «India Magnum».

Nel 571 Abramo di Kashkar fondò un nuovo monastero sul Monte Izla, una montagna sovrastante Nisibi, per recuperare un'osservanza monastica più severa, abbandonando le norme fondanti della Chiesa siro-orientale. Un suo discepolo, Henana di Adiabene, divenne il nuovo rettore della scuola di Nisibi. Henana successivamente ruppe con la tradizione teologica antiochena di Teodoro e ritornò all'insegnamento monofisita di Origene. I tentativi di censura da parte dei vescovi e la condanna contro Henana non sortirono alcun effetto, a causa della sua protezione da parte della corte reale. Egli, infatti, poté restare a capo della sua scuola, anche quando questa rimase semi-deserta. La chiesa assira si spaccò in due: da una parte la tradizione antiochena (rappresentata dal pensiero di Teodoro, vicino al duofisismo); dall'altra la teologia alessandrina (rappresentata dall'insegnamento di Origene, vicino al monofisismo).

Le prime due pagine del Diatessaron (narrazione unica dei quattro vangeli) in arabo

Il periodo di guerra 610628 tra Persiani e Bizantini indebolì la stabilità della Chiesa assira; diverse sedi e molte regioni finirono in mano alla Chiesa monofisita. La Chiesa assira non poté scegliere un nuovo catholicos, e la sua tradizione teologica venne cancellata da Henana. In quegli anni la componente duofisita si raccolse attorno a Babai il Grande. Egli, insieme con l'arcidiacono Mar Aba, amministrò la chiesa senza possederne l'autorità, non essendo investito del titolo di catholicos. Ma nella sua posizione ufficiale di «visitatore dei monasteri del nord», Babai ebbe l'autorità di investigare sull'ortodossia dei monaci dei cenobi della Mesopotamia settentrionale e di rinforzarne la disciplina. In particolare egli ottenne l'espulsione di tutti i monaci che avevano contratto matrimonio.

Babai e i suoi discepoli lavorarono alacremente per difendere l'eredità di Teodoro: scuole rivali a quella di Henana furono fondate a Nisibi e Balad, e il monastero di Mar Abraham, guidato da Babai, accolse un discreto numero di studenti fuoriusciti dalla scuola di Nisibi di Henana. Babai stesso scrisse un gran numero di commentari ed agiografie per sconfiggere i monofisiti e l'origenista Henana, sviluppando quella che fu considerata la vera cristologia siro-orientale. Egli affermava che le due qnome (essenze) non fossero mescolate ma erano unite nell'unica parsopa (persona) di Cristo. La campagna di difesa ebbe infine successo: nel 612 gli insegnamenti di Teodoro vennero canonizzati. Presto gli scritti di Babai e la sua cristologia divennero regole canoniche, e gli scritti di Henana vennero banditi e destinati all'oblio. Il movimento monastico assiro venne purificato e riguadagnò slancio.

La Chiesa si dimostrò ben organizzata anche dopo la conquista islamica (Ctesifonte fu presa verso il 640) e fiorì per molte generazioni, almeno fino al XII secolo.[14]

L'evangelizzazione in India, Cina, Mongolia e Tibet[modifica | modifica wikitesto]

In Persia si aveva conoscenza dell'esistenza di una comunità cristiana in India. Molti cristiani, per sfuggire alle persecuzioni in atto nell'impero persiano, si trasferirono nella costa occidentale e meridionale del subcontinente, fino allo Sri Lanka, dove una diocesi nestoriana è attestata nel VI secolo[15]. Riferimenti specifici della Chiesa indiana cominciarono ad apparire in note persiane dal VII secolo. Il metropolita dell'India ed il metropolita della Cina sono menzionati nelle note di alcune consacrazioni di patriarchi dell'Est. La Chiesa indiana fu inserita nella giurisdizione del metropolita della Regione di Fars. Il problema dell'appartenenza fu risolto dal patriarca Slibaʿzkha (714-728), che riconobbe la dignità tradizionale dell'autonomo metropolita dell'India.

I monaci della Chiesa assira furono i primi cristiani a raggiungere la Cina[3]. Il più antico documento che testimonia la presenza cristiana nel paese della grande muraglia è la Stele di Xi'an, scolpita nel febbraio 781 e collocata nel recinto del monastero siro-orientale dell'allora capitale cinese. Nota impropriamente come "Stele nestoriana", è una pietra alta più di 3 metri, incisa su calcare nero, in caratteri cinesi e siriaci. L'iscrizione reca il titolo Memoriale della diffusione in Cina della Religione della luce proveniente da Daqin. Rinvenuta nel 1623, la stele oggi è conservata nel Museo provinciale di Xi'an «Foresta di Stele».

Narra la storia della comunità cristiana dalla fondazione, nel 635, quando il monaco Alopen giunse a Chang'an (nome antico di Xi'an, fino al Medioevo capitale dell'impero Tang), e da lì cominciò a predicare la «religione della luce» (Jing Jiao). L'imperatore Tai Zhong, con un decreto del 638, consentì la diffusione della religione cristiana, giudicandola «eccellente… vivificante per l'umanità, indispensabile». La vita della comunità di Chang'an, però, suscitò riprovazione tra la popolazione: i monaci infatti non possedevano schiavi, non accumulavano ricchezze e trattavano la gente comune ed i nobili allo stesso modo.[senza fonte]

Recenti ricerche storiche hanno fatto emergere la presenza del cristianesimo assiro in Tibet sin dal VI e VII secolo. Nel 782 il patriarca Timoteo I (780-c.823) indicò i tibetani come una delle più significative comunità della Chiesa d'Oriente; successivamente scrisse della necessità di eleggere un altro vescovo (794)[16]. Fu proprio durante il patriarcato di Timoteo I che la Chiesa d'Oriente raggiunse la sua massima espansione geografica. Timoteo elencò in una lettera i territori raggiunti dall'opera missionaria della Chiesa[17]:

« Tutte le regioni della Babilonia, della Persia e di Athor e tutte le regioni dell'Oriente, anche presso gli Indiani, presso i Cinesi, presso i Tibetani, presso i Turchi [e Mongoli] e in tutto il territorio sottoposto al trono patriarcale »

La Chiesa d'Oriente mantenne un'organizzazione molto centralizzata: i vescovi continuarono ad essere nominati a Seleucia-Ctesifonte dal patriarca (dall'anno 775 a Baghdad), che li sceglieva tra il clero siriaco o iranico. Essi poi si recavano nella città dov'erano stati destinati. Solo i sacerdoti erano autoctoni[17]. Alla centralizzazione gerarchica si accompagnò la centralizzazione liturgica: le preghiere e la Santa Messa furono recitate in siriaco, anche presso le popolazioni cinesi e mongole[17].

Lo "scandalo" che i monaci cristiani crearono con la loro presenza fece sì che nell'845 l'imperatore Wu Zong proibisse il cristianesimo e, con esso, tutte le religioni straniere. La chiesa siro-orientale continuò a esistere fra gli Uiguri (nell'odierno Xinjiang), i Kitai e i Mongoli fino al XIV secolo. Un alto prelato di etnia uiguri, Rabban Marco, venne eletto patriarca con il nome di Yab-Alaha III nel 1281, ed il monaco Rabban Bar Sauma (circa 12201294) viaggiò da Pechino a Roma per perorare l'avvio di una crociata assieme ai mongoli contro i Mamelucchi[18]. Fu invitato a colloquio dai cardinali della Curia romana. I porporati gli chiesero: "Qual è la tua fede? Esponi il tuo credo". Rabban Bar Sauma rispose: "Io credo in un Dio nascosto, eterno, senza inizio e senza fine, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre ipostasi uguali e non separate. Non c'è tra loro primo o ultimo, né giovane o anziano: essi sono uno quanto alla natura ma tre quanto alle ipostasi. Il Padre è generatore, il Figlio è generato e lo Spirito Santo è procedente"[3].

Un monumento risalente al XIV secolo testimonia l'esistenza a Zhoukoudian nel distretto di Fangshan (non lontano da Pechino) del monastero della Croce. Nel 2003 gli archeologi hanno scoperto che una comunità appartenente alla Chiesa assira continuò a vivere in Cina anche dopo l'editto di Wu Zong, per diversi secoli, pur tagliata fuori da ogni contatto con l'esterno, e continuò ad avere il suo patriarca. A sud del lago Balkash è stato ritrovato un cimitero cristiano risalente al XIII-XIV secolo. I nomi di persona dei defunti sono cristiani, mentre i cognomi sono locali.

La Chiesa d'Oriente sotto i khanati mongoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIII secolo la Chiesa d'Oriente contava 27 sedi metropolitane e 250 sedi vescovili, in un territorio che si estendeva dalla Mesopotamia a Pechino (all'epoca Khān bālīq), con vari milioni di fedeli[15]. Alcune popolazioni mongole avevano abbracciato il cristianesimo siro-orientale, amalgamandolo con le loro antiche radici sciamaniche: così fece la tribù Kiyad[19]. Altre tribù di etnia mongola, come i Kherejt (stanziati a nord del lago Bajkal), i naiman, i merkit e gli ongud abbracciarono questa fede[20]. I comandanti (khan) dei mongoli da Shingkor Dokshin (XI secolo) a Kabul Khan (1130-1147) professarono il cristianesimo assiro. Anche il padre di Gengiz khan, Yesugei (1140-1177) ebbe tale fede, così come la nuora, Sorghaghtani Beki (della tribù Kherejt), madre del futuro Gran Khan Kublai (1215-1294)[19]. Appartenne alla tribù dei Kherejt anche il maggior rivale di Gengiz khan, Toghril khan. Suo padre, Qourdjaqouz Khan, nelle fonti è ricordato come “re siriaco”[21]. Dopo la conquista mongola della Cina (1206), la chiesa assira riprese vigore e nuove comunità vennero fondate.

Nel 1258 le truppe del Khan Hülegü assediarono e conquistarono Bagdad, sconfiggendo i musulmani. La dinastia di Hülegü dominò per circa un secolo il territorio racchiuso tra i fiumi Indo, ad est, e Tigri, ad ovest. Iniziò un lungo periodo di pace, che consentì alla chiesa d'Oriente di risollevarsi. La nuova capitale dell'Ilkhanato (così si chiamò il regno fondato da Hülegü) fu posta a Maraga, nell'Altopiano iranico. Poco tempo dopo la sede della Chiesa d'Oriente vi fu trasferita da Bagdad. Grazie al patriarca Yab-Alaha III (1281–1317) i cristiani conobbero una fase di prosperità, che ebbe influenza anche nelle arti. Furono costruite molte chiese; risalgono a questo periodo anche gli ultimi conventi fondati in Persia. Essi furono: il monastero di Bar Sauma, vicino a Tabriz (fu visitato da Marco Polo) il nuovo monastero di Maraga e quello dedicato a San Giovanni Battista, sempre a Maraga (fondato da Yab-Alaha III nel 1301).[22]

Dopo la conversione degli Ilkhan all'islam (a cominciare da Gaykhatu nel 1295) per la Chiesa assira iniziò un periodo di decadenza. La Chiesa si ripiegò su se stessa ed avviò nuovamente una lotta per la sopravvivenza. I legami con le comunità dell'Asia orientale si sciolsero ed esse decaddero dopo poche generazioni, tranne quelle dell'India[17].

L'epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

L'invasione della Mesopotamia da parte dei turchi di Tamerlano, avvenuta nel 1380, misero in ginocchio la chiesa assira, riducendola a poche scarne comunità in Mesopotamia (l'alta valle del Tigri), Persia, Cipro, nell'India meridionale e nell'isola di Socotra. In Cina il dominio mongolo era caduto nel 1368.

Dal XV al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Shimun XVIII Rubil, patriarca nestoriano della Chiesa assira nel 1897.

Nella Chiesa assira, fin dal XV secolo, una regola stabilì che il titolo di patriarca fosse assegnato solo in linea ereditaria, ai familiari del catholicos (da zio a nipote). La regola venne inaugurata da Mar Shimun IV. Un secolo dopo, questa regola provocò una «guerra di successione» all'interno della Chiesa assira.

Nel 1534 i Turchi Ottomani conquistarono Bagdad. L'Impero turco pose i cristiani assiri sotto la giurisdizione della Chiesa apostolica armena. Il sultano, infatti, non concesse firman (decreto) né berat (atto d'investitura)[23] alla Chiesa assira. Questa situazione rimase immutata fino al 1843. Durante questo periodo i rapporti di diritto civile tra cristiani assiri e governo di Istanbul furono regolati dalla Chiesa armena[15].

Il metropolita assiro Mar Aprem con due prelati.

Nel 1551 morì il catholicos Simone Bar Mama. Il suo successore avrebbe essere dovuto il nipote Simone Denha, ed in effetti alcuni vescovi procedettero alla sua elezione. Ma un gruppo di altri vescovi sostenne che Giovanni Sulaqa sarebbe stato più degno di Simone e lo elessero a loro volta (egli prese il nome di Giovanni Sulaqa VIII). Questa doppia elezione provocò uno scisma. Giovanni VIII decise un riavvicinamento con la Chiesa cattolica. Si recò a Roma nel 1552 e nel 1553 ottenne dal papa Giulio III il titolo di patriarca della Chiesa cattolica locale di rito siro-orientale. La Chiesa assira ebbe allora due capi antagonisti, un patriarca "in linea ereditaria" ad Alqosh (circa 50 km a nord di Mossul), ed un patriarca nominato dal Papa a Diyarbakir (nell'alta valle del Tigri).

Questa situazione ebbe fine nel 1662, quando l'allora patriarca di Diyarbakir, Mar Shimun XIII Denha, interruppe le relazioni con Roma e riprese i contatti con il suo pari grado ad Alqosh, e trasferì la sua sede nel villaggio di Qodchanis (oggi Konak), situato 500 km ad est di Diyarbakir. Roma rispose eleggendo un nuovo patriarca di Diyarbakir per governare i credenti assiri ancora fedeli al soglio pontificio. Quest'ultimo gruppo divenne allora la Chiesa cattolica caldea. Nel 1804 la linea ereditaria di Alqosh cessò di esistere; la gerarchia ecclesiastica dell'epoca decise di riconoscere l'autorità dei patriarchi caldei, mentre i patriarchi di Qodchanis rimasero indipendenti.

La rifondazione della Chiesa assira in India[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa malankarese.

I vescovi della Chiesa dell'Oriente furono inviati in India fino al XVI secolo. In seguito all'arrivo dei portoghesi (1498), vennero aperte nel paese molte missioni cattoliche. La Chiesa assira continuò a nominare i propri vescovi, finché nel 1565 la Chiesa dell'India viene separata dalla chiesa madre sotto la pressione dei portoghesi. L'unione con la Chiesa di Roma venne meno nel corso del XVII secolo e nel 1670 fu ristabilito il patriarcato siro-orientale.

Nel XIX secolo i cristiani di Trichur reclamarono l'ordinazione del loro vescovo dall'autorità della Chiesa d'Oriente e ciò portò alla creazione della Chiesa ortodossa siro-malabarese (detta anche Chiesa siro-caldea). L'attuale metropolita in India della Chiesa ortodossa siro-malabarese è Mar Aprem Muken (nato nel 1940). I nestoriani in India sono chiamati "caldei", quindi questa chiesa è chiamata anche "Chiesa caldea sira" (o Chiesa siro-caldea). La chiesa madre invece l'ha soprannominata «Chiesa dell'Oriente».

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Genocidio assiro e Diaspora Assiro-Caldea-Siriaca.
Mappa del genocidio assiro. * località dove venne perpetrato il genocidio. * Città che ricevettero i rifugiati. * Altri centri maggiori.

     Regioni di insediamento degli Assiri.

La Chiesa assira subì un periodo di persecuzione e sterminio da parte del governo dei Giovani Turchi negli anni 1915-1916. Molti credenti furono costretti a fuggire in Occidente. Il patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, sebbene appartenesse alla stirpe dei patriarchi di Qochanis, crebbe in Gran Bretagna. Per diverso tempo i cristiani assiri cercarono di fondare uno stato autonomo in Iraq, ma nel 1933 subirono un secondo sterminio, dopo quello patito durante la prima guerra mondiale[24]. Lo stesso Eshai Shimun XXIII venne costretto a rifugiarsi a Cipro, da dove poi emigrò a Chicago per stabilirsi infine a San Francisco.

L'attuale patriarca di Babilonia ha ancora la sua sede a Chicago. La comunità cattolica caldea era poco numerosa al tempo del mandato britannico in Palestina, ed ebbe un ruolo marginale nel governo britannico della regione. Tuttavia dopo l'esodo dei membri della Chiesa d'Oriente, la Chiesa cattolica caldea divenne il più importante gruppo religioso non musulmano in Iraq. Nel secondo dopoguerra alcuni di essi salirono al potere all'interno del partito Baˁth, tra di essi il più importante fu il vice primo ministro dell'Iraq Tariq Aziz (nato Mikhail Yuhanna, 1936-2015).

Nel 1964, la questione della successione ereditaria del patriarcato scatenò un nuovo scisma: nel 1972 una parte della comunità irachena, non accettando più l'usanza della successione da zio a nipote, elesse a patriarca Mar Thoma Darmo. Si ricreò la situazione, già nota in Occidente, di un anti-papa e di un papa. Il legittimo patriarca Mar Eshai Simone (Shimun) XXIII, l'anno seguente (1973) rassegnò le dimissioni e si sposò, lasciando vacante il seggio. Nel 1975, mentre erano in corso dei negoziati per il suo possibile reinsediamento, fu assassinato. Il successore di Simone fu Mar Dinkha IV (1976). Dopo sette secoli, il nuovo patriarca non fu più nominato dal patriarca uscente, ma fu eletto. Mar Dinkha IV annunciò la definitiva cessazione della successione ereditaria.

Questo editto ha rimosso qualsiasi altra disputa, tuttavia esiste ancora rivalità tra i patriarcati rivali, con Mar Addai (successore di Mar Thomas Darmo) a capo di uno scisma dal nome Antica chiesa d'Oriente. La Chiesa assira ha una doppia gerarchia, pur se i due patriarchi si considerano in comunione tra di loro. L'11 novembre 1994, uno storico incontro tra Mar Dinkha IV e papa Giovanni Paolo II nella sede del Vaticano portò alla firma della «Comune dichiarazione cristologica». Una delle conseguenze di questo atto fu la ripresa dei contatti ufficiali tra la Chiesa assira e la Chiesa cattolica caldea.

Patriarchi della Chiesa assira d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Patriarchi della Chiesa assira d'Oriente.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Esistono tre arcidiocesi della Chiesa assira:

Vi sono inoltre diocesi negli Stati Uniti orientali (compresa Chicago), negli Stati Uniti occidentali, nella California orientale, in Canada, in Siria, in Iran, in Europa, ed una per Australia e Nuova Zelanda. Diverse congregazioni di fedeli si trovano in Georgia, India, Iraq, Iran, Libano, e Siria. Esiste una sola parrocchia di fedeli in Cina, la cui origine è molto antica, e un'altra a Mosca.

Dal 1976 al 2015 è stato Patriarca della Chiesa assira d'Oriente Mar Dinkha IV (già vescovo di Teheran), il quale fin dall'elezione ha posto la sua sede a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti. Per un'antica tradizione, i vescovi della Chiesa assira possono provenire solo dal "clero bianco", cioè dai monaci. Inoltre, ad essi è richiesto il celibato.

Il 16 settembre 2015 è stato eletto a Erbil il nuovo patriarca Mar Gewargis III Sliwa, già Metropolita di Iraq, Giordania e Russia.

Quadro storico[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito baghdadhope.blogspot.it.
  2. ^ Notizia della morte del patriarca su Agenzia Fides.
  3. ^ a b c Pietro Citati, Un frate tra gli "eretici" orientali cristiani rivali alla corte mongola, in Corriere della Sera, 13 settembre 2011, p. 40 e 41.
  4. ^ a b c Georges Gharib, Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, 1991, Volume 4. Pagg. 317-318.
  5. ^ La storiografia moderna ritiene tuttavia che la cristianizzazione di quest'area geografica non possa essere fatta risalire a prima del III secolo, questo senza negare tuttavia una possibile precedente attività apostolica. Cfr. Jules Leroy. Storia del Cristianesimo a cura di Charles Puech. Bari, Laterza, 1983, pag.336
  6. ^ Ilaria Ramelli, IV secolo, il viaggio in India dei missionari cristiani, Avvenire, 27 aprile 2010. URL consultato l'11 giugno 2010.
  7. ^ Chiesa cristiana del secondo secolo dopo Cristo scoperta a Merv
  8. ^ Il significato letterale di cathólicos è «universale»
  9. ^ Verso il Sinodo per il Medio Oriente: la Chiesa Caldea, jesuscaritas.it. URL consultato il 30/07/2015.
  10. ^ A volte noto come Babai, ma che non deve essere confuso con Babai il Grande.
  11. ^ (EN) Wilhelm Baum e Dietmar W. Winkler, The Church of the East: A Concise History, Routledge, 2003.
  12. ^ Alcuni dei decreti del concilio del 486 vennero però riformati già nel 544.
  13. ^ Qui aveva già avuto sede una scuola teologica. Fondata nel 350, era stata chiusa dopo il Concilio di Calcedonia (451) perché i suoi insegnamenti furono considerati eretici.
  14. ^ L'anno di svolta fu il 1145, quando Edessa fu catturata dai Turchi e islamizzata.
  15. ^ a b c Joseph Yacoub, I cristiani d'Iraq, Editoriale Jaca Book, 2006
  16. ^ «The Church of the East in Central Asia» nel Bulletin of the John Rylands University Library of Manchester, 78, n° 3 (1996).
  17. ^ a b c d P. G. Borbone, Storia di Mar Yahballaha e di Rabban Sauma, Torino, Zamorani, 2000.
  18. ^ Dopo Roma il monaco riprese il viaggio e giunse fino in Guascogna (sud-ovest della Francia).
  19. ^ a b La religione dei mongoli fra sciamanesimo e cristianesimo nestoriano, luigi-pellini.blogspot.it. URL consultato il 14/02/2016.
  20. ^ J.P. Roux, Histoire de l'Empire Mongol, Fayard, 1993, pp. 39-40
  21. ^ (FR) René Grousset, Le Conquérant du Monde. Vie de Gengis-khan, Paris, Albin Michel, 1944, p. 43.
  22. ^ (EN) History of the Church in Iran, irandoms.org. URL consultato il 14 marzo 2015.
  23. ^ Oggi diremmo personalità giuridica.
  24. ^ Andrea Riccardi, Avvenire, 12 luglio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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