Taddeo di Edessa

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Sant'Addài (o San Taddeo di Edessa)
Faddei70.JPG
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 5 agosto

vescovo della Chiesa cristiana
Incarichi ricoperti primo vescovo di Edessa
Nato floruit I secolo

Taddeo di Edessa (in siriaco: Addai; floruit I secolo; ... – ...) è stato un vescovo siro, considerato, dalla Chiesa cristiana, uno dei settanta discepoli di Gesù, ed è venerato come santo da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi.

Non va confuso con il più famoso Giuda Taddeo, che era uno dei Dodici apostoli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Taddeo (chiamato anche con l'equivalente siriaco Addaï) era un ebreo di Edessa di Mesopotamia. Fu uno dei settantadue discepoli; è considerato il fondatore della Chiesa di Edessa, di cui fu il primo vescovo.

Secondo Eusebio di Cesarea, scrittore e Padre della Chiesa vissuto nella prima metà del IV secolo, Taddeo fu il protagonista della «Leggenda di Abgar»[1]. La leggenda vuole che Abgar V, Signore di Edessa, fosse affetto da una grave malattia. Avendo sentito parlare dei miracoli operati da Gesù, gli scrisse riconoscendone la natura divina, chiedendogli aiuto e offrendogli asilo nel proprio palazzo. La tradizione vuole che Gesù declinasse l'invito non potendo Egli predicare fuori da Israele, ma che promettesse di inviare uno dei suoi discepoli, dotato del suo stesso potere, dopo la sua ascensione al cielo. Il primo apostolo che giunse ad Edessa fu Tommaso. Egli convertì Addaï e ne fece uno dei suoi discepoli; per la sua grande fede lo inviò a catechizzare e battezzare Abgar tra il 29 e il 33.

Oltre alla ricostruzione di Eusebio, esiste un'altra fonte che riporta il medesimo avvenimento: la "Dottrina di Addai", risalente all'anno 400 circa. In questo testo è inserita anche la notizia che Taddeo-Addai donò ad Abgar l'immagine di Cristo nel mandylion (detto anche "immagine di Edessa": un telo su cui era impresso il volto di Gesù Cristo).

Scelta l'attività missionaria, Taddeo di Edessa predicò in Mesopotamia accompagnato da due discepoli: Aggai (o Haggai) e Mari[2]. Organizzò la Chiesa locale.

La Chiesa ortodossa siriaca, e la Chiesa assira d'Oriente (figlia della precedente), lo considerano il loro secondo fondatore dopo l'apostolo Tommaso.

Un'antica tradizione armena lo vuole morto martire nell'anno 50, nella regione armena dell'Artsakh; le altre fonti affermano invece che morì di morte naturale ad Edessa o a Beirut il 3 settembre 44.

Non è menzionato nel martirologio romano. È però ricordato nel calendario ortodosso, insieme a Mari, vescovo convertito dallo stesso Taddeo e ad egli succeduto in seguito alla sede vescovile di Edessa.

Nella letteratura cristiana[modifica | modifica wikitesto]

A Taddeo (Addai) e Mari la tradizione attribuisce l'Anafora di Addai e Mari, liturgia in uso nella Chiesa nestoriana.

A Taddeo (Addai) fa riferimento un testo apocrifo, intitolato Dottrina di Addai.

Taddeo compare in due apocalissi attribuite a Giacomo il Giusto, prima sconosciute, ritrovate nel 1945 a Nag Hammadi.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, i.xiii.
  2. ^ Joseph Yacoub, I cristiani d'Iraq, Editoriale Jaca Book, 2006, pag. 44.
  3. ^ Robert Eisenman, James the Brother of Jesus: The key to Unlocking the Secrets of Early Christianity and the Dead Sea Scrolls, Viking Penguin, 1997, in particolar modo la sezione "Thaddeus, Judas Thomas and the conversion of the Osrhoeans" ("Taddeo, Giuda Tommaso, e la conversione degli Osroeni"), pp. 189ss.