Castel di Leva

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Z. XXIII Castel di Leva
Divino Amore - il casale 1220641.JPG
Casale del Divino Amore
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma Capitale
CircoscrizioneMunicipio Roma VIII e Municipio Roma IX
Data istituzione13 settembre 1961
Codice423
Superficie81,65 km²
Abitanti25 525 ab.
Densità312,61 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°45′47.22″N 12°31′21.71″E / 41.763117°N 12.522697°E41.763117; 12.522697

Castel di Leva è la ventitreesima zona di Roma nell'Agro Romano, indicata con Z. XXIII.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'area sud della città, a ridosso ed esternamente al Grande Raccordo Anulare.

La zona confina:

Il vastissimo territorio, con i suoi 81,65 km² è il secondo comprensorio toponomastico più grande di Roma dopo Castel di Guido, si estende da Tor Pagnotta fino a Santa Palomba comprendendo Bel Poggio, Divino Amore, Porta Medaglia, Ente Maremma, Fiorano e Falcognana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La zona apparteneva all'Abbazia di San Paolo annessa al casale di Fiorano e, alla fine del XIII secolo, era denominata "Castrum Leonis". Dopo il XV secolo perde il suo significato e diventa "Casalis Castel de Leo".

Il castello era composto di una rocca merlata che racchiudeva una torre merlata anch'essa. Attorno ad essa, si raggruppavano le unità abitative, a loro volta difese da un muro fornito di varie torrette a guardia del complesso. Nella seconda metà del secolo XVI apparteneva alla famiglia Capizucchi[7]. Nel XVIII secolo fu costruita una chiesetta accanto alla roccaforte.

Gaetano Moroni dà della tenuta di Castel di Leva e del santuario la seguente descrizione:

«Appartiene a questo monistero [di Santa Caterina della Rota] il tenimento nell'agro romano chiamato Castel di Leva, più volgarmente conosciuto col nome di Madonna del Divino Amore per la chiesa ivi dedicata alla Vergine sotto questo titolo. E siccome il lunedì dopo la Pentecoste ad essa concorre in gran folla il popolo di Roma, quello di Albano e di altri luoghi, così per la tanta celebrità popolare della chiesa non riuscirà discaro un cenno storico sul tenimento e sulla miracolosa immagine che ivi si venera. [...] Il Castel di Leva diviso dal monte di Leva appartenente alla nobile famiglia Gavotti contiene circa rubbia 149 e si trova sette miglia fuori di porta s Sebastiano strada a destra della via Appia che pur chiamasi del Divino Amore. Il castello che dà nome al fondo sorge su di un colle isolato avente il recinto coronato da torri quadrilatere pienamente in rovina. La costruzione si attribuisce agli Orsini forse nel declinare del secolo XIII ma i fabbricati dell'interno sembrano opera del secolo XV. Il nome di Leva deriva da Olibanum nome comune a molti fondi ne bassi tempi, e voce barbara significante incenso, e data probabilmente a quei fondi assegnati alle chiese per le spese dell'incenso. Fu detto ancora quel tenimento Castel di Levano da mons. Olibani. Entrando nel cortile che precede la chiesa si vede incastrata nel muro una lapide dalla quale e da alcuni frammenti di antichità si rileva che ne' dintorni abbia forse esistito una villa antica della gente Paccia. »

(Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai nostri giorni, Venezia 1842, vol. XVII, p. 18)

Secondo un'antica leggenda un viandante, per non essere sbranato da alcuni cani randagi, pregò ad un'immagine affrescata sulla rocca, detta del Divino Amore. Da allora si iniziò a venerare tale dipinto che fu staccato dalla rocca e posto all'interno del santuario della Madonna del Divino Amore.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Luogo sussidiario di culto della parrocchia San Romualdo Abate a Monte Migliore.
Parrocchia eretta il 28 maggio 2000 dal cardinale vicario Camillo Ruini; la chiesa è stata inaugurata, con la cerimonia liturgica della dedicazione, sabato 18 settembre 2011.[9]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

L'insediamento fu inizialmente identificato da Antonio Nibby come la città latina di Tellenae ma, successivamente, l'archeologo britannico Thomas Ashby accertò che si tratta di un castrum romano, abbandonato nella seconda metà del III secolo a.C.[11]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Castel di Leva si estendono le zone urbanistiche 11Y Appia Antica Sud, 12H Vallerano-Castel di Leva, 12L Porta Medaglia e 12N Santa Palomba.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Del territorio di Castel di Leva fanno parte le frazioni di Borgo Santa Fumia, Falcognana, Fonte Laurentina, Santa Palomba, Selvotta, Solfarata e Spregamore.

Odonimia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla dorsale omonima e al largo dedicato al fondatore della borgata Giuseppe Montanari, troviamo vie intitolate a matematici e fisici; naturalisti, geologi, paleontologi, zoologi; agronomi ed enologi; comuni della Campania; antiche città del Lazio; generi e specie botaniche e zoologiche; personaggi illustri; toponimi locali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Separato dal GRA, nel tratto da via Laurentina a via della Cecchignola.
  2. ^ Separata dal GRA, nel tratto da via della Cecchignola a via Ardeatina.
  3. ^ Separata dal GRA, nel tratto da via Ardeatina a via Appia Antica.
  4. ^ Separata da via Appia Nuova, nel tratto dal GRA al confine con il comune di Marino.
  5. ^ Separata da via Laurentina, nel tratto dal confine con il comune di Pomezia a via di Trigoria.
  6. ^ Separata da via Laurentina, nel tratto da via di Trigoria al GRA.
  7. ^ J. Coste, I casali della campagna di Roma nella seconda metà del Cinquecento, in Archivio Società Romana di Storia Patria, a.1971
  8. ^ Torre di Porta Medaglia, su Tesori del Lazio.
  9. ^ RomaSette [1] e [2].
  10. ^ M. Moltesen, La Giostra.
  11. ^ Buranelli-Turchetti, cap. 24. La Giostra, pp. 85-86.
  12. ^ Buranelli-Turchetti, cap. 18. Resti del c.d. Tempio di Ercole, pp. 79-80.
  13. ^ Tor Chiesaccia, su Tesori del Lazio.
  14. ^ Tor Chiesaccio, su Tesori del Lazio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Susanna Le Pera Buranelli e Rita Turchetti (a cura di), Sulla Via Appia da Roma a Brindisi - Le fotografia di Thomas Ashby 1891 - 1925, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2003, ISBN 978-88-8265-214-2.
  • M. Moltesen, La Giostra, su Enciclopedia dell'Arte Antica (1995) - Treccani.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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