Ottavia (zona di Roma)

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Z. L Ottavia
Roma treni fr47.JPG
Treno alla stazione F.S. di Ottavia
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma Capitale
CircoscrizioneMunicipio Roma XIV
Data istituzione13 settembre 1961[1]
Codice450
Superficie3,9770 km²
Abitanti21 681 ab.[2] (2016)
Densità5 451,6 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°57′38.16″N 12°24′12.6″E / 41.9606°N 12.4035°E41.9606; 12.4035

Ottavia
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma Capitale
CircoscrizioneMunicipio Roma XIV
Data istituzione29-30 luglio 1977[3]
Codice19C
Superficie5,32 km²
Abitanti15 741 ab.[4] (2016)
Densità2 958,83 ab./km²

Ottavia è la cinquantesima zona di Roma nell'Agro romano, indicata con Z. L.

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 19C del Municipio Roma XIV (ex Municipio Roma XIX) di Roma Capitale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'area nord-ovest di Roma, a ridosso ed internamente al Grande Raccordo Anulare.

La zona confina:

La zona si divide in due parti: la prima, chiamata appunto Ottavia, si snoda attorno alla parte settentrionale della strada principale via di Casal del Marmo per finire nella zona di Palmarola, mentre la seconda, chiamata Ipogeo degli Ottavi, si sviluppa attorno all'area dell'omonima stazione ferroviaria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le radici di questa località (posta tra l’8° e il 9° Km della via Trionfale) vennero alla luce nel 1920, quando furono rinvenuti i resti di epoca romana del sepolcro gentilizio degli Ottavi (l’Ipogeo degli Ottavi), da cui prese il nome la zona. La viabilità principale della zona, era modellata su percorsi preesistenti d’epoca etrusca, come la via Cassia (a nord), la via Clodia (nord-ovest). e la via Triumphalis (più ad est) a sud la via Cornelia, L'impiego in epoca preromana è testimoniato dai ritrovamenti di un pagus etrusco a Colle S.Agata (presso Monte Mario).[9]

Una strada di epoca romana è stata rinvenuta nel 1985 nei pressi del Casale della Lucchina, perfettamente conservata; altri tre tratti del medesimo tracciato sono stati rinvenuti in direzione nord-est, all’altezza dell’attuale via della stazione Ottavia (il che ha fatto supporre al suo congiungimento con la via Triomphalis); il ritrovamento del quarto tratto nel 1990 durante i lavori per la realizzazione di un'area di servizio, ha permesso la ricostruzione di questo tracciato per circa 2 km dalla via Triumpalis verso ovest: qui durante lo scavo per realizzare l’area di sosta è stata inoltre rinvenuta una piccola necropoli di origine etrusca (con fosse scavate nel banco tufaceo e coperte alla cappuccina), riutilizzata in epoca romana.[10]

La scoperta di questa strada (certamente di epoca romana, ma tracciata in epoca etrusca come testimoniano i reperti rinvenuti nelle vicina tenuta Colonna molto simili al materiale del Pagus etrusco rinvenuto al colle S. Agata), ha permesso la ricostruzione di un percorso secondario che dalla via Triumphalis andava verso ovest, tagliando la tenuta dove poi è sorta la borgata Ottavia. Grazie all’ausilio della cartografia, si è risalito all’uso che di questo tracciato ne fu fatto in epoca cinquecentesca, denominata dalla cartografia di allora come “…la via che da Roma porta a S.Nicola…”, se ne indicava l’inizio con il bivio di epoca romana “Tre capanne”. Il bivio “Tre capanne”, costituì un punto di riferimento per la cartografia dell’epoca, con il quale si individuava la località di confine della tenuta S.Andrea e di quella del Lucchese.(questo era il nome del beneficiario della tenuta poi denominata Lucchina): riportato per la prima volta, in modo non chiaro, nella mappa della campagna romana (del 1547) di Eufrosino della Volpaia.[11]

Nella piantina del Catasto Alessandrino raffigurante la tenuta del Casale del Marmo (1650), si chiarisce la posizione di questo bivio (il cui nomignolo “tre capanne” però scompare) che è facilmente identificabile, con l’incrocio formato dalla via Trionfale (all’altezza dell’attuale Km 8.500), con il tratto di via della stazione Ottavia (dal secolo scorso così chiamata per la stazione ivi costruita, ma che già dal 1660 veniva riportata nella pianta della tenuta del Casale di S.Andrea, come strada di confine sud occidentale della tenuta stessa) che fa angolo con l’odierna via Maestre pie filippine (300 metri a sud-est dell’Ipogeo degli Ottavi).

Questo bivio è esistito sino alla fine del secolo scorso, quando a seguito dei lavori di costruzione della linea ferroviaria Roma-Viterbo, venne smantellato. Da allora, l’accesso ad Ottavia venne spostato all’incrocio tra la via Casal del Marmo (spostata più avanti e dotata dello storico ponticello oggi raddoppiato.[12]

L'attuale zona è nata come borgata rurale nel periodo interbellico, sorse sulle tenute di "Casal del Marmo" (famiglia Massara) e de "La Lucchina" (Prospero Colonna). Nell'arco di tempo compreso tra gli anni cinquanta e la fine degli anni sessanta, ha visto un notevole sviluppo nelle aree circostanti la via Trionfale e la linea ferroviaria Roma-Viterbo, oggi FL3 ed in quelle lungo la via di "Casal del Marmo". Nel 1990 nella zona Ipogeo degli Ottavi furono costruite delle case popolari. mentre lo sviluppo dell'edilizia privata è continuato anche negli anni 2000.

In occasione del Giubileo del 2000, con il raddoppio della ferrovia Roma-Viterbo, la zona conosce un nuovo sviluppo (soprattutto dal punto di vista infrastrutturale) e viene dotata di una nuova stazione ferroviaria nell'area di Ipogeo degli Ottavi, da cui prende il nome.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Progetto dell'architetto Francesco Fornari. Parrocchia eretta il 13 aprile 1950 con il decreto del cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggiani "Pastoris vigilantis". Il territorio è stato desunto da quello della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe.
Parrocchia eretta il 1º novembre 1988 con decreto del cardinale vicario Ugo Poletti. Il territorio è stato desunto da quello delle parrocchie di San Massimo e dei Santi Ottavio e Compagni Martiri. Ha ricevuto la visita di papa Francesco il 12 marzo 2017.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovia regionale laziale FL3.svg
 È raggiungibile dalle stazioni di: Ottavia e Ipogeo degli Ottavi.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Ottavia si estendono il settore ovest dell'omonima zona urbanistica 19C e il settore nord della zona urbanistica 19D Santa Maria della Pietà.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Del territorio di Ottavia fa parte la frazione di Palmarola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delibera del Commissario Straordinario n. 2453 del 13 settembre 1961.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2016 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Delibera consiliare n. 2983 del 29-30 luglio 1977.
  4. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2016 per zone urbanistiche.
  5. ^ Separata dal Grande Raccordo Anulare, dall'altezza di via Cogliate fino alla galleria sotto via Trionfale.
  6. ^ Separata da via Trionfale, dal GRA a via di Casal del Marmo.
  7. ^ Separato di via di Casal del Marmo, da via Trionfale al sottopassaggio del GRA.
  8. ^ Separata dal Grande Raccordo Anulare, al ponte su via di Casal del Marmo fino all'altezza di via Cogliate.
  9. ^ (IT) Ottavia | Roma che non ti aspetti, su iltaoaroma.altervista.org. URL consultato il 15 giugno 2018.
  10. ^ (IT) Ottavia | Roma che non ti aspetti, su iltaoaroma.altervista.org. URL consultato il 15 giugno 2018.
  11. ^ (IT) Ottavia | Roma che non ti aspetti, su iltaoaroma.altervista.org. URL consultato il 15 giugno 2018.
  12. ^ (IT) Ottavia | Roma che non ti aspetti, su iltaoaroma.altervista.org. URL consultato il 15 giugno 2018.
  13. ^ Marina De Franceschini, cap. 18. Villa della Borgata Ottavia, pp. 67-68.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marina De Franceschini, Ville dell'Agro romano, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2005, ISBN 978-88-8265-311-8.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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