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Antonio Stoppani

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Antonio Stoppani

Antonio Stoppani, battezzato Narciso Carl'Antonio Stoppani[1] (Lecco, 15 agosto 1824Milano, 1º gennaio 1891), è stato un geologo, paleontologo, patriota, accademico e presbitero italiano.

Firma di Antonio Stoppani

Di idee liberali, si impegnò durante il risorgimento per l'unità d'Italia e fu favorevole a una politica di conciliazione tra Stato e Chiesa. Autore di numerose pubblicazioni sia scientifiche sia di tipo divulgativo, è considerato una figura di primo piano nella storia della geologia, della paleontologia, della paletnologia e della glaciologia in Italia.[2][3]

Ebbe notevole popolarità Il Bel Paese (1876), sua opera divulgativa sulle scienze naturali, che rimase a lungo tra i libri educativi più diffusi in Italia, insieme a Le avventure di Pinocchio (1881-1882) di Carlo Collodi e a Cuore (1886) di Edmondo De Amicis.[4][5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il seminario e le Cinque giornate[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto giovanile di Stoppani

Antonio Stoppani nacque a Lecco il 15 agosto 1824, quinto dei quindici[6] o sedici figli di Giovanni Maria (1788-1862) e di Lucia Pecoroni (1798-1883).[7] Il padre, originario di Zelbio, era produttore di cioccolata e di candele di sego.[8] A undici anni entrò in seminario presso la sede di Castello del Seminario arcivescovile di Milano per lo studio della grammatica. Nel 1840 passò al seminario di San Pietro Martire a Seveso per lo studio della retorica, nel 1843 a Monza per la filosofia e nel 1845 a Milano per la teologia.[9] Persona importante per la formazione di Stoppani fu Alessando Pestalozza (1807-1871), suo docente a Monza, che fu amico di Antonio Rosmini e propugnatore delle sue idee; nel 1848 fu trasferito a Milano dove ritrovò il proprio allievo.[10] Entrambi presero parte alle Cinque giornate di Milano; Stoppani, insieme a vari seminaristi, contribuì alla costruzione della barricata di Porta Orientale e fu incaricato di realizzare tredici aerostati di grandi dimensioni per inviare proclami fuori dalla città assediata.[11][12] Partecipò anche all'assistenza ai feriti nella battaglia di Santa Lucia il 6 giugno e successivamente nella battaglia di Custoza a luglio.[13][14]

Il 17 giugno fu ordinato presbitero dall'arcivescovo Carlo Romilli nel Santuario di Rho[15] e celebrò la prima messa nella chiesa prepositurale di Lecco.[16] Fu poi chiamato come professore di grammatica latina nel seminario di Seveso.[17] In questo periodo poté riprendere il proprio interesse per la geologia e nel periodo estivo arricchì la propria collezione di reperti, in particolare rintracciati nel territorio attorno a Lecco.[18] Alla fine del 1853 con decreto arcivescovile vari insegnanti che avevano sostenuto la rivolta del 1848 furono espulsi dai seminari;[19] Stoppani, uno di loro, riuscì poi a ottennere il posto di vice-rettore del collegio privato Calchi-Taeggi a Milano, ma la sua nomina fu immediatamente cassata dal governo austriaco e fu posto sotto sorveglianza dalla polizia.[20]

Prime pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Schizzo geologico dei dintorni di Esino

Divenne in seguito precettore privato di Gian Pietro Porro, prima a Como e in seguito a Milano presso il conte Alessandro Porro, che nel 1848 era stato membro del governo provvisorio.[21][22] Stoppani ebbe modo di riordinare la propria collezione di reperti e nel 1855 fu tra i soci fondatori della Società geologica residente in Milano (divenuta in seguito Società italiana di scienze naturali).[23] Nel 1856 incontrò il geologo Franz Ritter von Hauer, giunto a Milano per la realizzazione di una carta geologica dell'Impero austriaco;[24] nello stesso anno fu invitato dalla Società geologica «a coordinare e rendere noti al pubblico i risultati delle lunghe sue ricerche sopra i dintorni di Lecco»,[25] pubblicati nel 1857 come Studi geologici e paleontologici sulla Lombardia insieme a un saggio di Cristoforo Bellotti.[26]

«Tale lavoro, quantunque non sufficientemente appoggiato a raffronti e a studii teorici, valse però a far conoscere nelle sue linee generali la serie stratigrafica delle prealpi lombarde, e rivelò nell'autore un singolare ingegno ed un acuto e diligente osservatore.»

(Bollettino del R. Comitato Geologico[27])

Lasciato il posto come precettore, divenne direttore spirituale dell’orfanotrofio maschile di Milano e nel dicembre 1857 ottenne la carica di custode del catalogo della Biblioteca Ambrosiana, che mantenne fino al 1860.[28][29] Incoraggiato dall'interesse dimostrato da altri scienziati per un argomento ancora poco conosciuto, diede inizio alla collana Paleontologie lombarde (Paleontologia lombarda in francese), realizzata in collaborazione con gli studiosi Emilio Cornalia e Giuseppe Meneghini. L'opera in quattro volumi, scritta in francese, fu distribuita a fascicoli tra il 1858 e il 1881. Stoppani si occupò del primo volume (1858-1860) con una classificazione dei petrefatti rinvenuti a Esino (1858-1860) e appartenenti al Ladinico;[30] dedicò invece il terzo volume (1860-1865) all'Avicula contorta con l'identificazione del piano retico.[31] Secondo le valutazione attuali questi volumi offrono una buona descrizione paleontologica, mentre è considerata «largamente inadeguata» la ricostruzione stratigrafica e strutturale del territorio lecchese esaminato.[32]

Insegnamento e ricerche[modifica | modifica wikitesto]

Stoppani volontario per il "Soccorso ai feriti" nel 1866

Nel 1859 la Seconda guerra d'indipendenza vide la sconfitta austriaca, con Stoppani impegnato nella cura dei feriti negli ospedali milanesi.[33] Fu tra i sacerdoti lombardi che il 6 luglio inviarono un messaggio a Paolo Onorato Vigliani, nuovo governatore della Lombardia per il Regno di Sardegna, salutando «con gioia le vittorie delle armi alleate, che tendono a ridare agli Italiani la nazionale indipendenza».[34] Poté tornare a insegnare scienze naturali presso il collegio Calchi-Taeggi,[35] ma già nel 1861 fu nominato professore straordinario di geologia presso la Regia Università di Pavia.[36] Nell'estate dello stesso anno divenne anche segretario della Giunta consultiva per la Carta geologica d'Italia.[37]

Nel 1863 lasciò Pavia per diventare "professore straordinario di geognosia e mineralogia" del neonato Regio Istituto Tecnico Superiore a Milano;[38] per il Museo civico di storia naturale si occupò del riordino delle collezioni paleontologiche, aggiungendo anche pezzi da lui raccolti, e iniziò a tenere annualmente serie di conferenze pubbliche al museo e, in seguito, ai giardini pubblici.[39] Sempre nel 1863 per la Società italiana di scienze naturali condusse una ricerca paleontologica a Besano e uno studio sulle palafitte del Lago di Varese,[40] siti oggi inseriti nell'elenco del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO (Monte San Giorgio e Isolino Virginia, all'epoca chiamato Isolino Camilla). Egli diede particolare impulso all'avvio della paletnologia in Italia, invitando scienziati e privati a collaborare con la Società in questo campo.[41]

Nel 1864 pubblicò un Saggio di una storia naturale dei petrolii, argomento che riteneva di notevole importanza per lo sviluppo industriale italiano; oltre a fornire consulenze geologiche a società di estrazione,[42] nel 1866 sul periodico Il Politecnico pubblicò una serie di articoli sulla presenza del petrolio in Italia.[43] Allo scoppio della terza guerra d'indipendenza, nell'estate del 1866 partì come volontario per l'Associazione italiana di soccorso ai militari feriti e malati in tempo di guerra e fu aggregato come "contabile" (ma è indicato anche come "cappellano") alla seconda di tre squadre milanesi; prestò servizio per 50 giorni dal 2 luglio al 20 agosto.[44]

L'anno successivo, approfittando dell'Esposizione universale di Parigi, fece un viaggio di studio attraverso la Francia, la regione di lingua tedesca e il Regno Unito, per visitare musei e per studiare i principali luoghi di interesse geologico e paleontologico.[45] Diventato professore ordinario dell'Istituto Tecnico Superiore nel 1865,[46] iniziò la pubblicazione di tre volumi di Note (1865-1870) destinate agli studenti, che rielaborò in seguito nel Corso di geologia (1871-1873). L'opera fu «universalmente ammirata per la forma elegante, per lo stile elevato, per la chiarezza, per l'ordine dell'esposizione e per la profondità dei concetti».[27] Già nel primo volume delle Note egli introdusse un'«epoca antropozoica» (o «antropozoico»)[47] relativa alla presenza di tracce umane, perché «la creazione dell'uomo è l'introduzione di un elemento nuovo nella natura, di una forza affatto sconosciuta ai mondi antichi».[48]

Già socio della sezione di Sondrio del Club Alpino Italiano, nel dicembre del 1873 divenne il primo presidente della neonata sezione milanese.[49][50] Il 21 agosto 1874 partì con un gruppo da Milano per raggiungere il Medio Oriente. Salparono da Brindisi per Corfù e poi per Atene, dove si trattennero. Passarono a Smirne, visitandone i dintorni. Si spostarono anche a Costantinopoli e visitarono il Bosforo. Tornarono a Smirne e approdarono poi a Beirut per raggiungere Damasco. Il viaggio fu interrotto bruscamente a Souq Wadi Barada quando il calcio di un cavallo ruppe la gamba destra a Stoppani, che dovette tornare in Italia.[51] Le vicende furono poi raccolte nel libro Da Milano a Damasco. Racconto di una carovana milanese nel 1874 (1888).

«Il Bel Paese»[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della terza edizione de Il Bel Paese
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Il Bel Paese.

«L'autore, pigliando la veste di uno zio naturalista che racconta ai nipoti, percorre da un capo all'altro "il bel paese che Appenin parte e 'l mar circonda e l'Alpe"»

(Dall'introduzione "Agli institutori")

Fin dal 1870 si ha notizia di una raccolta manoscritta di racconti educativi per ragazzi scritta da Stoppani e in parte pubblicato come Frammenti di un libro inedito di lettura per famiglie sulla rivista Le prime letture.[52] Nell'adunanza del 20 luglio 1871 il Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere bandì il concorso letterario Fratelli Ciani per il miglior Libro di lettura per il popolo italiano da assegnarsi nel 1875 con un premio di lire 1 500.[53] Per uno dei premi furono presentate 37 opere, compreso il manoscritto di Dall'Alpi all'Etna. Saggio di letture popolari di Stoppani,[54] ma la commissione stabilì di non poter assegnare il premio, perché nessuno dei partecipanti riusciva a soddisfare completamente le richieste del concorso.[55]

Il 26 febbraio 1874 fu bandito un nuovo concorso sempre per il miglior Libro di lettura per il popolo italiano da assegnare nel 1877; in questo caso il libro doveva essere presentato a stampa.[56] Il 23 luglio 1876 Stoppani pubblicò Il Bel Paese e due giorni dopo lo consegnò per il concorso, dichiarando di aver solo cambiato il titolo rispetto al manoscritto precedente.[57] Nonostante le generali lodi ricevute dall'opera, la commissione trovò ancora non pienamente soddisfacenti i testi in gara e perciò decise di dividere il premio tra i due partecipanti più meritevoli, cioè Il Bel Paese e il volume di Cesare Cantù Attenzione. Riflessi di un popolano.[58][59]

Il volume divenne enormemente popolare per vari decenni, probabilmente grazie alla sovrapposizione tra l'ambito scolastico e quello naturalistico ed escursionistico, da collegare al successo del Club alpino italiano all'epoca.[60] Nel testo, nelle vesti di uno zio, l'autore intendeva far conoscere agli italiani il proprio paese, che considerava spesso trascurato rispetto allo studio di paesi lontani, invitando a coltivare il sentimento nazionale, senza però prescindere da un'appartenenza regionale.[61] L'aspetto educativo comprendeva anche la critica per l'ozio e l'invito ai giovani a praticare attività fisiche come l'alpinismo.[62] Il testo è suddiviso in capitoli, corrispondenti alle "serate" in cui l'autore descrive i diversi luoghi d'Italia. Nella prima edizione i capitoli erano 29; nella terza edizione del 1881 fu inserita un'appendice con altre cinque serate.[63]

Incisioni tratte dalla prima edizione

I contrasti con i cattolici intransigenti e le elezioni del 1876[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Stoppani nel 1876

A partire dagli anni '40 del XIX secolo, con la diffusione di idee liberali e progressiste, si aprì nel mondo cattolicò una divisione tra due opposte posizioni: i cattolici intransigenti si opponevano a capitalismo e socialismo e alla forme liberali di governo e ritenevano indispensabile un rafforzamento dell'autorità pontificia; i cattolici liberali ritenevano necessario conciliare la religione cattolica con la società moderna.[64] Prevalse la visione intransigente con il dogma dell'Immacolata Concezione (1854), con l'emanazione del Sillabo (1864) e con il dogma dell'infallibilità papale (1870), accentuando la divisione tra la Chiesa e il mondo moderno.[65]

Stoppani, di formazione liberale e legato alle tesi di Antonio Rosmini, si oppose in più occasioni alle scelte intransigenti, ritenendo che l'appartenenza alla Chiesa fosse compatibile con il principio di cittadinanza.[66] Egli era anche apertamente contrario al principio né eletti né elettori che fin dalla nascita del Regno d'Italia portò all'esclusione dei cattolici dalla vita politica; andò sempre a votare, ritenendolo un «sacrosanto dovere».[67] Nonostante dal 1868 fosse in vigore anche il Non expedit, nel 1876 decise di candidarsi per le elezioni politiche nel collegio di Lecco, opponendosi ad altri tre candidati: Angelo Villa-Pernice (conservatore, deputato uscente), Mauro Martelli (ex conservatore, passato alla sinistra storica) ed Ernesto Pozzi (radicale). Il 7 ottobre pubblicò una lettera agli elettori,[68] che provocò forti reazioni, principalmente per il riferimento alla destra storica come «l'oligarchia che regnava» e ai radicali come «l'internazionalismo che mira a regnare sotto il nome di repubblica».[69] Si aggiunsero le contestazioni dei cattolici intransigenti per la mancata osservanza del Non expedit. In seguito agli attacchi ricevuti, domenica 29 ottobre fece annunciare il ritiro della propria candidatura.[70] Le elezioni si tennero nelle due domeniche successive (primo turno e ballottaggio), con la vittoria di Martelli nel collegio lecchese.[71]

Il trasferimento a Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente per le dure critiche ricevute anche da amici in occasione della sua candidatura, nel 1877 lasciò Milano per insegnare geologia e mineralogia presso l'Istituto di Studi Superiori di Firenze.[72][73] Qui si occupò anche del Gabinetto di geologia e paleontologia, riordinando e ampliando le collezioni con scavi in Valdarno in possedimenti di Bettino Ricasoli.[74][75] Tenne numerose conferenze, che costituirono la base per il successivo libro su L'era neozoica (1880), opera inserita in una raccolta realizzata con Gaetano Negri e Giuseppe Mercalli; questo suo studio sul Quaternario fu molto apprezzato, anche se alcune sue teorie sulle glaciazioni suscitarono l'opposizione di altri studiosi.[27]

Seduta reale dell'Accademia dei Lincei del 1880

Il 18 dicembre 1881, durante la seduta reale dell'Accademia dei Lincei alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita, lesse una nota Sull'attuale regresso dei ghiacciai nelle Alpi.[76] Il re, al termine della relazione, si mostrò preoccupato per il destino delle Alpi.[77]

«– Sa, professore, che la sua relazione sul regresso dei ghiacciai mi ha fatto una grande impressione?
– Lo credo, Maestà; si tratta di un grande fenomeno che minaccia di disseccare le Alpi.
– Appunto, professore: sono rimasto impressionato anche dalla perfetta veridicità con cui ha parlato del fenomeno, perché deve sapere che, facendo alcune escursioni nell’alto Piemonte, ho veduto che i ghiacciai retrocedono continuamente, e che le cose stanno precisamente come dice lei. Ma che succederà in fine? Mancando i ghiacciai, mancherà l’acqua, si disseccheranno i torrenti ed i fiumi? E la vegetazione? E gli animali?
– Maestà, non si preoccupi troppo del fenomeno di quei ghiacciai che si ritirano dopo così grande invasione: lasci fare alla divina Provvidenza, a cui non mancano mai i mezzi di compensazione.
– Benissimo, professore! – esclamarono insieme gli augusti Sovrani.»

(Conversazione tra il re e Stoppani come riportata da A.M. Cornelio[77])
Immagini utilizzate per la relazione

Durante gli anni passati a Firenze Stoppani pubblicò una serie di articoli incentrati sul rapporto tra scienze e religione nel periodico La Rassegna nazionale, che furono utilizzati per i libri pubblicati successivamente.[78] Il suo interesse era dovuto alla preoccupazione che, su pressione di cattolici intransigenti e di tomisti, ci fosse una condanna del pensiero e degli scritti di Antonio Rosmini.[79] Nel 1882 aderì alla neonata Società degli Autori.[80]

Il ritorno a Milano nel 1882[modifica | modifica wikitesto]

Todeschini, Ritratto di Antonio Stoppani, 1890

Alla fine del 1882, dopo la morte di Emilio Cornalia, fu invitato a tornare a Milano come direttore del Museo civico di storia naturale e per riprendere il posto di docente all'Istituto tecnico di studi superiori.[81] Il 25 febbraio 1883 fu eletto presidente della Società italiana di scienze naturali.[82] Nel 1884 fu anche presidente della Società geologica italiana.[83]

Suo impegno principale negli anni successivi fu la sistemazione dei corsi di formazione e la riorganizzazione del museo con la costruzione di una nuova sede, mentre solitamente si utilizzavano edifici monumentali adattati a museo. La necessità di una spesa enorme per la realizzazione del nuovo edificio vide a lungo l'opposizione della pubblica amministrazione, ma dal 1888 presero il via i lavori su progetto dell'architetto Giovanni Ceruti, già allievo di Stoppani. L'edificio fu inaugurato il 18 aprile 1892 con una conferenza di Gaetano Negri.[84]

Il contrasto con i cattolici intransigenti proseguì con le nuove pubblicazioni di Stoppani, volte a difendere le idee di Antonio Rosmini attraverso la discussione sul rapporto tra ragione e fede. Già con il volume de Il dogma e le scienze positive (1884) ricevette numerosi attacchi da La Civiltà Cattolica e da L'Osservatore Cattolico.[85]

«Ma la trattazione annunziata dal ch. geologo, non è, siccome già accennammo, che una coperta per entrare in questioni di tutt'altro genere, ed estendersi in esse di pieno proposito. Il libro è in realtà una miscellanea sotto il titolo di uno dei suoi componenti, i quali sono, oltre all'annunziato, il patrocinio della causa rosminiana, la diffamazione della stampa cattolica, la riprovazione soppiatta del Sillabo, la giustificazione dell'Indirizzo passagliano, ed altri affini.»

(da La Civiltà Cattolica[86])

Nel gennaio 1887 iniziò anche a pubblicare il periodico «Il Rosmini».[87] Il 27 febbraio presentò una querela contro L'Osservatore Cattolico e altri periodici affiliati, chiamando in causa don Davide Albertario ed elencando tutti gli insulti pubblicati contro di lui;[88] la sentenza favorevole a Stoppani fu confermata anche in appello e in cassazione.[89] All'inizio del 1887 ricevette la nomina a socio dell'Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei, che interpretò come un sostegno alle proprie posizioni; secondo alcuni questa nomina avrebbe bloccato quella a senatore del Regno, che era indicata come imminente.[90]

Monumento ad Antonio Stoppani a Milano

Nell'estate del 1887 partecipò a un viaggio di studio di tre mesi nei paesi dell'Europa Settentrionale e in Russia, passando per Monaco di Baviera, Berlino, Copenaghen, Christiania, Stoccolma, Uppsala, Helsinki, San Pietroburgo, Mosca, Nižnij Novgorod, Kazan' e Perm', per raggiungere Ekaterinburg.[91] Alcune lettere inviate durante il viaggio, relative a visite a musei e a incontri con studiosi esteri, furono pubblicate su «Il Rosmini».[92] Il 14 dicembre dello stesso anno la Sacra Congregazione del Sant'Uffizio con il decreto Post obitum condannò alcune tesi di Rosmini; nel giugno 1889 anche la rivista fu condannata dalla Congregazione (in parte per aver sostenuto la realizzazione a Milano di un monumento dedicato al filosofo) e sospese le pubblicazioni.[93] Fu creato in seguito anche «Il nuovo Rosmini», ma senza la collaborazione diretta di Stoppani.[94]

Oltre al monumento a Rosmini, Stoppani si spese anche per la realizzazione a Lecco del monumento ad Alessandro Manzoni e a Milano per il monumento a Giovanni Battista Piatti; questi monumenti erano in bronzo, perché riteneva il marmo poco resistente al clima milanese.[95] Egli morì prima che i tre monumenti venissero inaugurati. Fu Luca Beltrami, suo ex allievo, ad occuparsi del completamento dei monumenti milanesi;[96] Beltrami presiedette anche il comitato per la realizzazione del monumento a Stoppani posto a fianco del Museo civico nel 1898.[97]

La morte e i funerali[modifica | modifica wikitesto]

Attorno alle ore 23:30 del 1º gennaio 1891 ebbe un malore («angina pectoris, male che aveva già recentemente subito») e morì circa a mezzanotte;[98] le ultime parole attribuitegli furono «Amare la patria, credere in Dio!».[99] Lo scultore Giulio Branca realizzò una maschera funebre in gesso del defunto.[100] Il funerale si tenne lunedì 5 gennaio alle ore 9 presso la chiesa di San Francesco di Paola[101] «con immenso concorso di popolo».[102]

La bara fu poi portata al Cimitero monumentale di Milano dove tennero discorsi il senatore Francesco Brioschi (in rappresentanza del Ministero della pubblica istruzione, dell'Accademia Nazionale dei Lincei e dell'Istituto Superiore di Firenze), l'assessore di Milano Carlo Baravalle, il sindaco di Lecco Guido Ghislanzoni, il senatore Gaetano Negri (già sindaco di Milano, ex allievo di Stoppani) e Torquato Taramelli (geologo, ex allievo di Stoppani), seguiti da indirizzi di saluto dell'Accademia Roveretana degli Agiati, del Comizio Veterano e di un rappresentante degli studenti del Politecnico. Infine ci furono un ricordo dello Stoppani come religioso da parte di don Carlo Testa e un saluto a nome del periodico La Rassegna nazionale.[102]

Il comune di Milano intendeva destinare la salma al Famedio,[99] ma Stoppani aveva indicato di voler essere sepolto a Lecco, dove la bara giunse nella stessa settimana per essere posta nel cimitero monumentale dopo le onoranze funebri.[103] Anche in occasione dei funerali non mancarono accuse da parte di cattolici intransigenti.[104]

Parentele[modifica | modifica wikitesto]

Tra i suoi nipoti ci furono il pittore Giovanni Battista Todeschini (1857-1938)[105] e la pedagogista Maria Montessori (1870-1952).[106] La nipote Felicita Todeschini sposò lo scultore Giulio Branca (1850-1926).[107]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Masso erratico di serpentino sopra Civate (da L'era neozoica)

Saggi scientifici e conferenze[modifica | modifica wikitesto]

Sul rapporto tra ragione e fede[modifica | modifica wikitesto]

Scritti diversi[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Branca, Ritratto di Antonio Stoppani (Museo Civico di Storia Naturale di Milano)
Michele Vedani, Monumento ad Antonio Stoppani (presso rifugio Rosalba)
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
«Sulla proposizione del Ministro della Pubblica Istruzione»
— 4 giugno 1864[108]
Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia
— 26 dicembre 1873[109]
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
«Sulla proposta del Ministro della Pubblica Istruzione[110]»
— 31 maggio-5 giugno 1877[110]

Riconoscimenti accademici[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti risorgimentali[modifica | modifica wikitesto]

Statue e monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gentili-Pieroni, p. 342.
  2. ^ Cermenati, p. 7.
  3. ^ Figure eminenti della glaciologia italiana, su Comitato Glaciologico Italiano.
  4. ^ Seconda relazione intorno al concorso nazionale a posti di direttore didattico governativo e relative graduatorie, approvate con D.M. 9 giugno 1924, in Bollettino ufficiale. Ministero della pubblica istruzione, nº 25, 19 giugno 1924, p. 1526.
  5. ^ Bibliotechina di classe, in La nuova scuola italiana, 1926-1927, p. 517.
  6. ^ Zanoni 2019.
  7. ^ Cornelio 1898, pp. 7, 12 e 216.
  8. ^ Cornelio 1898, pp. 10-11.
  9. ^ Cornelio 1898, pp. 20 e 23.
  10. ^ Zanoni 2014, p. 24.
  11. ^ Sulle Cinque giornate. Lettera dell'Ab. Antonio Stoppani al Conte Luigi Torelli, in La Rassegna nazionale, 1º marzo 1910, pp. 145-146.
  12. ^ L. Torelli, Ricordi intorno alle cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848), Milano-Napoli-Pisa, Hoepli, 1876, p. 230.
  13. ^ Cornelio 1898, p. 48.
  14. ^ Zanoni 2014, p. 28.
  15. ^ Zanoni 2014, p. 29.
  16. ^ Cornelio 1898, pp. 53-54.
  17. ^ Cornelio 1898, p. 55.
  18. ^ Cornelio 1898, pp. 55-58.
  19. ^ Cornelio 1898, pp. 58-59.
  20. ^ Cornelio 1898, pp. 59 e 64.
  21. ^ Cornelio 1898, p. 64.
  22. ^ M. Manfredi, Alessandro Porro, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 85, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2016.
  23. ^ Atti Società geologica, p. 20.
  24. ^ Cornelio 1898, p. 65.
  25. ^ Atti Società geologica, p. 45.
  26. ^ Cornelio 1898, pp. 65-66.
  27. ^ a b c d Cenno necrologico. Antonio Stoppani, in Bollettino del R. Comitato Geologico, nº 1, 1891, pp. 74-76.
  28. ^ Cornelio 1898, pp. 70-72.
  29. ^ L'ingresso nella Biblioteca Ambrosiana risalirebbe al 1859 secondo Cornelio 1893, p. viii e Zanoni 2014, p. 36.
  30. ^ Zanoni 2014, p. 95.
  31. ^ Zanoni 2014, p. 98.
  32. ^ M. Gaetani e A. Bini, II. Letteratura e cartografia geologiche precedenti (PDF), in Note illustrative della carta geologica d'Italia alla scala 1:50000. Foglio 076 Lecco, Regione Lombardia, 2012, p. 11.
  33. ^ Cornelio 1898, p. 77.
  34. ^ Cornelio 1898, pp. 82-83.
  35. ^ Cornelio, pp. 77-78.
  36. ^ Cornelio, p. 102.
  37. ^ Cornelio, pp. 83-84.
  38. ^ Programma del Regio Istituto tecnico superiore di Milano. Anno 1863-1864, Milano, 1863, p. 27.
  39. ^ Sansoni, p. 102.
  40. ^ A. Stoppani, Rapporto sulle ricerche fatte a spese della Società nelle palafitte del Lago di Varese e negli schisti bituminosi di Besano, in Atti della Società italiana di scienze naturali, vol. 5, 1863, pp. 423-435.
  41. ^ M. Tarantini, La nascita della Paletnologia in Italia (1860-1877), All'Insegna del Giglio, 2012, pp. 29-30.
  42. ^ Zanoni 2014, pp. 61-62.
  43. ^ Sei articoli: I.1, I.2, II.1, II.2, II.3, II.4 e III.
  44. ^ Rendiconto morale ed economico del Comitato milanese di soccorso ai militari feriti e malati in tempo di guerra, Milano, 1866, pp. 37 e 191..
  45. ^ Cermenati, pp. 53-54.
  46. ^ Programma del Regio Istituto tecnico superiore di Milano. Anno 1865-1866, Milano, 1865, p. 27.
  47. ^ Note, I, 2ª ed., 1866, pp. 197, 205-206 e 208.
  48. ^ Corso di geologia, II, 1876, p. 732.
  49. ^ Cornerio 1898, pp. 145-146.
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