Aleksandr Gel'evič Dugin

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Aleksandr Gel'evič Dugin

Aleksandr Gel'evič Dugin (in russo: Александр Гельевич Дугин?; Mosca, 7 gennaio 1962) è un politologo e filosofo russo.

Dugin sviluppa il pensiero di Martin Heidegger, specialmente il concetto geofilosofico del Dasein, come centro mondificante al contempo universale e particolare, uno e molteplice, coniugandolo con il pensiero della scuola tradizionalista, ossia René Guénon e Julius Evola. Dugin ha svolto un ruolo essenziale nella filosofia della Russia dopo la caduta del Muro di Berlino, traducendo e contestualizzando i succitati autori. Il testo più importante di Dugin, sintesi del suo pensiero, è La quarta teoria politica (pubblicato in inglese come The Fourth Political Theory).[1]

Per Dugin le forze del mondo occidentale liberal-capitalistico rappresentano quella che i Greci chiamavano ὕβρις, "la forma essenziale del titanismo", dell'anti-misura, che osteggia il Cielo che "è la misura—in termini di spazio, tempo, essere". In altre parole l'Occidente è "la rivolta della Terra contro il Cielo". In una prospettiva escatologica, "una volta che il Cielo reagisce gli Dèi restaurano la misura". All'universalismo atomizzante e omologante dell'Occidente, Dugin contrappone un universalismo apofatico, un Uno come quello di Platone che si flette nella molteplicità degli esseri e dei loro modi di esistere.[2]

È noto anche al di fuori della Russia per aver teorizzato la fondazione di un "impero euro-asiatico" in grado di contrapporsi all'Occidente americanizzato.[3][4][5] È stato l'organizzatore e il primo leader del Partito Nazional Bolscevico e, in seguito del Fronte Nazionale Bolscevico e del Partito Eurasia. Il suo programma politico mira anche all'unificazione di tutti i popoli di lingua russa in un unico paese attraverso lo smembramento territoriale delle repubbliche ex-sovietiche.[6][7]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Aleksandr Dugin è nato da famiglia di tradizioni militari: il padre era un ufficiale dei servizi segreti sovietici e la madre una dottoressa.[8] Nel 1979 si iscrive all'Istituto Aeronautico di Mosca, che presto abbandona per conseguire la laurea in filosofia.

Lavora come giornalista dai primi anni Ottanta, diffondendo i suoi articoli clandestinamente. Nel 1988, insieme all'amico Gejdar Džema, si unisce al gruppo nazionalista anti-occidentale Pamjat. Negli anni della dissoluzione dell'Unione Sovietica si oppone prima a Michail Gorbačëv e poi a Boris El'cin, prendendo parte al "Fronte di Salvezza Nazionale". Dopo la caduta dell'URSS collabora con Gennadij Zjuganov alla scrittura del programma politico del nuovo Partito Comunista della Federazione Russa.[9]

Nel 1993 fonda il Partito Nazional Bolscevico con lo scrittore Eduard Limonov. Comincia a pubblicare il suo giornale, Elementy, sul quale loda l'ideologo neo-fascista e anti-atlantista Jean-François Thiriart. Negli anni seguenti celebra sia lo zarismo sia la prassi politica di Stalin, oltre a Julius Evola. Collabora anche con il settimanale Den (Il giorno), uno dei centri ideologici dell'anti-cosmopolitismo russo.[9]

Le differenze ideologiche con Limonov si fanno nel frattempo incolmabili e portano Dugin a uscire dal partito insieme ai militanti più accesamente nazionalisti. Si sposta in seguito ancora più a destra, con la fondazione di organizzazioni (dalla visibilità politica quasi inesistente) anti-liberali e anti-progressiste, tra le quali il Fronte Nazionale Bolscevico. Dopo la rottura con Limonov, nel 1998 si avvicina a Evgenij Primakov e, in seguito, alla cerchia di Vladimir Putin.[10]

Nel 2000 ha fondato un nuovo movimento, il Partito Politico Panrusso Eurasia, che nel 2003 è divenuto una ONG col nome di Movimento Internazionale Eurasiatista (Meždunarodnae Evrazijskoe Dviženie, MED).

Filosofia di Dugin[modifica | modifica wikitesto]

Il nazionalbolscevismo e la quarta teoria politica (4pt)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nazionalbolscevismo e Partito Nazional Bolscevico.

«Il regno del nazional-bolscevismo, il Regnum, l'Impero della Fine ... È il ritorno degli angeli, la resurrezione degli eroi, l'insurrezione del cuore contro la dittatura della ragione. Questa Ultima Rivoluzione è compito dell'acefalo, il portatore senza testa di croce, falce e martello, coronato dal sole dello svastika eterno.[11]»

Nel nazionalbolscevismo, "nazione" è da intendersi, come ben esplicito nel russo narod, come un ente integrale, organico, per sua essenza refrattario a qualsiasi suddivisione anatomica, dotato di un suo destino particolare e di una sua struttura unica. Nella dottrina tradizionale ogni nazione è manifestazione di un essere divino, angelico. Esso è "al di fuori del tempo e dello spazio" e "purtuttavia costantemente presente nelle vicissitudini storiche della nazione", è un essere di luce, un "pensiero di Dio", la cui "struttura è visibile nelle realizzazioni storiche della nazione, nelle istituzioni sociali e religiose che la caratterizzano, nella sua cultura", nei re divini, nei grandi eroi, nei pastori, nei santi. Esso è l'Assoluto particolarizzato.[12]

"Bolscevismo" è da intendersi come il "marxismo di destra" o "comunismo di destra", "le cui origini risalgono alle antiche società iniziatiche e alle dottrine spirituali di età remote", che conserva le basi mistiche, spirituali, e gnostiche presenti in Marx ma non nel marxismo successivo. Esso è al contempo scevro delle componenti decadenti del marxismo successivo, quali progressismo e umanismo. Tale bolscevismo trovò terreno fertile in Russia e presso altri popoli tradizionali non ancora "alienati dallo Spirito", come la Cina.[13]

Più di recente (dalla pubblicazione di La quarta teoria politica nel 2009), Dugin ha utilizzato il nome di "quarta teoria politica" (abbreviato "4pt") per la sua idea. Quarta in quanto oltrepassante le tre teorie politiche precedenti, che si sono alternate plasmando il mondo moderno—fascismo, comunismo e liberalismo—; quarta in quanto "il numero 4 è il segno di Giove, il pianeta dell'ordine e della monarchia. È un simbolo indo-europeo patriarcale del Dio del Cielo — Dyaus, Zeus, Deus".[14]

«La Quarta Teoria, nelle parole stesse di Dugin, è un recupero del nazionalbolscevismo che rappresenta "il socialismo senza materialismo, ateismo, modernismo e progressivismo". E' altresì un recupero della Tradizione spirituale gnostica ed esoterica originaria e un invito al dialogo costruttivo fra la sinistra radicale e la Nuova Destra debenostiana, oltre che con i vari movimenti Verdi ed ecologisti, superando vecchi steccati ideologici ed approdando a nuove sintesi ideali.[15]»

Secondo Dugin stesso, i sistemi politici-culturali dell'Iran e della Cina odierni sono già delle manifestazioni storiche della quarta teoria politica.[16]

Il tradizionalismo e l'eurasiatismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Eurasiatismo.

«... la meccanica del processo ciclico, nel quale la corruzione dell'elemento terra (e della corrispondente coscienza umana), la desacralizzazione della civiltà ed il moderno "razionalismo" con tutte le sue logiche conseguenze, sono considerati come una delle fasi della degenerazione.[17]»

Per Dugin, "il centro di gravità della Tradizione si colloca entro una sfera non soltanto non razionale, ma persino non umana"; esso è l'"asse del sacro". L'anello di giunzione tra tradizionalismo e ideologie anti-liberali (molte delle quali storicamente furono anti-tradizionalistiche, prefiggendosi la distruzione non solo dei rapporti capitalistici ma di tutte le istituzioni tradizionali—monarchia e chiesa), per Dugin (e per il nazional-bolscevismo) si trova nella concezione tradizionalista della ciclicità delle ere, per cui nella modernità tutte le istituzioni tradizionali "perdono la loro forza vitale, e pertanto l'auto-realizzazione metafisica deve trovare metodi e vie nuove".[18]

Dugin paragona il nazional-bolscevismo alla filosofia di Julius Evola, alla via della mano sinistra, nonché al buddhismo e al tantra indiani, alle vie di "trascendenza distruttiva", utili per una purificazione del mondo dalla corruzione data dalla degenerazione dell'Occidente liberale, per una cosciente azione di distruzione delle istituzioni degenerescenti.[19]

Dugin fa propria la mistica escatologica indo-aria tramandata dalle tradizioni dell'India, relativa alla discesa dell'umanità prisca dall'Iperborea (il polo nord), la corruzione demonica e degenerazione bestiale dell'umanità nell'era corrente (Kali Yuga), e il ristabilirsi futuro della giustizia sulla Terra per mano di una nuova incarnazione del Dio supremo:

«Nella tradizione indo-aria la fine dell'era corrente assisterà al ritorno di Dio sulla Terra. Una nuova gloriosa Età dell'Oro sorgerà. La Sua venuta inizierà una Grande Guerra, dopo la quale Egli fonderà il suo regno millenario. Questa sarà l'era descritta come Krita Yuga negli antichi testi hindu — un'età di giustizia, dovere, virtù e felicità; un tempo nel quale il "Grande Dio Bianco" del Cielo regnerà supremo sulla Terra. Nella religione hindu sarà il decimo e finale avatāra del Signore Viṣṇu: Kalki il Distruttore.[20]»

Nel solco di altri pensatori tradizionalisti, in una linea di pensiero già tracciata in Russia (rappresentata tra gli altri da Konstantin Nikolaevič Leont'ev), il cristianesimo, specialmente quello occidentale (cattolico e protestante), è per i pensatori della quarta teoria politica ormai niente altro che un involucro vuoto fattosi portatore dell'utilitarismo economico e morale dell'Occidente morente, per cui Leont'ev affermava che "per noi Russi è più conveniente una fusione con i popoli asiatici e di religione non cristiana per il semplice fatto che tra di essi non è ancora irrimediabilmente penetrato il moderno spirito europeo".[21] Dugin è anche vicino al movimento della rodnoveria e ai vecchi credenti (storici avversari "scismatici" della Chiesa ortodossa).[22]

La quarta teoria politica apre una lotta escatologica contro tutto ciò che l'Occidente liberale e mondialista incarna di nefasto, e apre al recupero di tutto ciò che non è moderno né occidentale: "il pre-moderno, il post-moderno, l'anti-moderno, l'Asia, la tradizione romana".[16] Dugin teorizza la possibilità di una riorganizzazione della società nell'antica tripartizione di sacerdoti, guerrieri e contadini, affinché il Cielo riconquisti la Terra,[23] in quello che identifica come un "socialismo indoeuropeo".[16] Si tratterebbe di invertire "il processo della modernità che iniziò con il posizionare, all'opposto, il materiale al di sopra dello spirituale, la Terra sopra il Cielo".[24] Come identificate da Georges Dumézil, infatti, le caste tradizionali sono tre, mentre la quarta casta, le moderne masse urbane borghesi (nel loro dualismo tra capitalisti e proletari), sono il frutto dell'unione dei rifiuti delle caste tradizionali: guerrieri incapaci di combattere, contadini incapaci di arare.[16]

Il Dasein e il Geviert[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dasein.

Il Dasein rappresenta il futuro nuovo centro per un nuovo inizio di civiltà, nuovo axis mundi, punto di congiunzione tra Cielo e Terra, che nascerà in Eurasia (nonostante, per Dugin come per Evola, il mondo a occidente giungerà prima rispetto all'Oriente all'instaurazione del nuovo ciclo di civiltà, in quanto l'Occidente è giunto ormai al fondo finale della degenerazione[16]), e allo stesso tempo l'uomo nuovo che lo indicherà.[21] "Riflettendosi, il Dasein si fa popolo", lingua, storia, spazio e tempo.[16]

«Il Dasein impone la trasfigurazione dell'uomo ed il suo ricongiungimento alla dimensione del sacro: una conquista e riappropriazione dell'ordine sovrannaturale attraverso l'identificazione di Essere e divenire. ... Egli è un Soggetto partecipe del Divino, ed in quanto tale, di fronte alla constatazione dell'allontanamento dalla norma, tende a ristabilire l'ordine; a riappropriarsi della dimensione del sacro, e dunque a preparare la via per il nuovo Avvento.[21]»

«L'Esserci in Heidegger, rileva Dugin, è in stretto rapporto con il Geviert, il Quadrato che consente di intendere, oltre la comprensione impostasi con la metafisica, la relazione Essere-Evento. In tal senso il Dasein è l'uomo reintegrato nelle sue possibilità originarie, l'uomo tradizionale aperto al cosmo e all'influenza delle potestates che lo animano, oltre il dualismo razionalista soggetto-oggetto.[1]»

Il Dasein è anche "una forma esistenziale di comprendere il popolo, che si oppone alle teorie dei liberali, con la loro idea vuota e insignificante di individuo; alle teorie dei comunisti, basate su classi e collettività, concetti altrettanto vuoti che non si oppongono affatto a quelli liberali, poiché questo tipo di collettività è solo un agglomerato di atomi individuali, come già detto; e, infine, alle teorie dei nazionalisti, che si rifanno al concetto di Stato nazionale, altra idea borghese antitetica all'impero e all'idea del sacro".[16]

Il Dasein e il Geviert in cui si manifesta, nella post-modernità "liquida" risultata dall'involuzione delle caste sono completamente occultati e operanti nel nascondimento, sono funzione di ciò che Dugin chiama il "Soggetto Radicale", corrispondente all'"Individuo Assoluto" o "Uomo Differenziato" di Evola. Il Dasein è l'essenza ed esperienza più radicale dell'uomo, "pura presenza dell'intelletto", ciò che rimane dell'uomo quando è liberato da qualsiasi forma storica secondaria, e non è né individuale né collettivo. Tale pura presenza dell'intelletto si schiude solo quando l'uomo si trova di fronte alla morte. E "tale Risveglio non è un'idea trascendente, ma un'esperienza immanente, che deve tornare a essere la radice della politica".[16] Dugin compara il Soggetto Radicale anche alla "Persona Assoluta", forma dell'Assoluto personificato, del pensiero indiano, il Param Atman, che in quella che definisce "trascendenza immanente" è sempre centro anche laddove non è possibile averne uno, come nel mondo liquido postmoderno, dove non v'è simmetria che dia forma.[16]

Il Soggetto Radicale si manifesta "quando è saltata la trasmissione regolare delle forme del sacro" e, non trovando altro che il nulla intorno a sé, ossia il mondo liquido dato dal dissolversi di tutte le forme tradizionali, punta a una nuova fondazione.[16] Dugin valorizza ai massimi livelli un'azione storico-politica che assuma tratti poietici, magico-rituali, demiurgici, come tipico della tradizione slavofila.[1]

«Noi non vogliamo restaurare alcunché, ma far ritorno all'Eterno, che è sempre fresco, sempre nuovo: questo ritorno è dunque un procedere in avanti, non a ritroso. Il Soggetto Radicale, inoltre, si manifesta tra un ciclo che finisce e uno che nasce. Questo spazio liminale è più importante di tutto ciò che sta prima e di tutto ciò che verrà dopo.[16]»

Il Partito Eurasia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Movimento Internazionale Eurasiatista.

Il Partito Eurasia (poi Movimento Eurasiatista) ha avuto riconoscimento ufficiale del Ministero della giustizia russo il 31 maggio 2001.[9] Il partito dichiara di avere il sostegno di alcuni circoli militari e di alcuni alti esponenti della Chiesa ortodossa russa, delle comunità musulmane, buddhiste ed ebraiche. Dugin ritiene che il partito possa giocare un ruolo chiave nella risoluzione del problema ceceno, con l'obiettivo di realizzare un'alleanza strategica tra l'Europa e gli stati mediorientali, in particolare l'Iran, con un ruolo chiave per la Russia, come potenza di mediazione. Le idee di Dugin su una possibile "alleanza turco-slava in una sfera euroasiatica" hanno raggiunto una certa popolarità in alcuni circoli nazionalisti della Turchia. Dugin propone inoltre un'alleanza russo-araba.[25]

«Per principio, l'Eurasia e la nostra terra, la Russia vera e propria, restano il centro di una nuova rivoluzione anti-borghese e anti-americana. […] Il nuovo Impero Euroasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell'atlantismo, strategia di dominio degli USA, e il divieto di permettere ai valori liberali di dominarci. Questo impulso civilizzatore sarà la base di un'unione politica e strategica.[26]»

Dugin ha criticato l'influenza "euro-atlantica" nelle elezioni presidenziali in Ucraina del 2004, considerata una strategia per creare un "cordone sanitario" attorno alla Russia, simile al tentativo britannico dopo la prima guerra mondiale. Ha criticato anche Putin per la "perdita" dell'Ucraina e ha accusato il suo euroasiatismo di essere "vuoto". Nel 2005 ha annunciato la creazione di un "movimento giovanile anti-arancione" per contrastare simili tendenze in Russia. L'"Unione Giovanile Euroasiatica", fondata e finanziata da Dugin, è stata accusata di atti vandalici e attività estremiste e, in seguito, è stata messa al bando in Ucraina; Dugin stesso è stato dichiarato "persona non gradita" a causa delle sue attività anti-ucraine.[27][28]

Prima dello scoppio della guerra in Ossezia del Sud nel 2008, Dugin ha visitato l'Ossezia meridionale e ha dichiarato: "Le nostre truppe occuperanno Tbilisi, l'intero paese, e forse anche l'Ucraina e la Crimea, che comunque fa storicamente parte della Russia".[29] Ha poi dichiarato che la Russia non dovrebbe "limitarsi a liberare l'Ossezia del Sud, ma dovrebbe andare avanti. [...] Dovremmo fare qualcosa di simile in Ucraina".[30]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aleksandr Dughin, Continente Russia, Parma, All'insegna del Veltro, 1992.
  • Aleksandr Dugin, Eurasia. La rivoluzione Conservatrice in Russia, Pagine, 2015 [2004], ISBN 978-88-7557-457-4.
  • (ES) Aleksandr Dugin, Rusia. El Misterio De Eurasia, Madrid, 1992. URL consultato l'11 giugno 2017.
  • Alain de Benoist e Aleksandr Dugin, Eurasia, Vladimir Putin e la grande politica, a cura di G. Giaccio, Controcorrente, 2014, ISBN 978-88-98000-03-6.
  • Aleksandr Dugin, Russia segreta (Il fattore metafisico nel paganesimo; Il complotto ideologico del cosmismo russo; L'Isola del Tramonto; Il ruolo della Siberia nel destino dell'Eurasia), a cura di Claudio Mutti, All'Insegna del Veltro, 2012, ISBN 978-88-97600-11-4.
  • Aleksandr Dugin, La quarta teoria politica, NovaEuropa Edizioni, 2017, ISBN 978-88-85242-00-5.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Sessa, 2018.
  2. ^ Zanelli, 2008.
  3. ^ Shekhovtsov, Anton (2009). "Aleksandr Dugin's Neo-Eurasianism: The New Right à la Russe". Religion Compass: Political Religions, Vol. 3, No. 4, pp. 697-716.
  4. ^ Ingram, Alan (2001). "Alexander Dugin: Geopolitics and Neo-Fascism in Post-Soviet Russia". Political Geography, Vol. 20, No. 8, pp. 1029-1051.
  5. ^ Shenfield, Stephen (2001). Russian Fascism: Traditions, Tendencies, Movements. Armonk: M.E. Sharpe, p. 195.
  6. ^ Horvath, Robert. "Beware the rise of Russia's new imperialism". The Age, 21 Agosto 2008
  7. ^ (RU) "Intervista ad Aleksandr Dugin". Echo Moskvy, 8 Agosto 2008.
  8. ^ (EN) Доктор Дугин, Литературная Россия. URL consultato il 18 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2012)..
  9. ^ a b c Dunlop, John B. (2004). "Aleksandr Dugin's Foundations of Geopolitics". Demokratizatsiya, Vol. 12, No. 1.
  10. ^ Mankoff, Jeffrey (2009). Russian Foreign Policy: The Return of Great Power Politics. Rowman & Littlefield, pp. 66-67.
  11. ^ Dugin, 1998.
  12. ^ Dugin, 1998.
  13. ^ Dugin, 1998.
  14. ^ Dugin, Aleksandr. "Quarta teoria politica: breve presentazione". Geopolitica.ru/Carthago delenda est, 22 Maggio 2017.
  15. ^ Bagatin, Luca. "La quarta teoria politica di Aleksandr Dugin". Geopolitica.ru/Carthago delenda est, 16 Gennaio 2018.
  16. ^ a b c d e f g h i j k Dugin nella intervista di Scarabelli, 2018.
  17. ^ Dugin, 1998.
  18. ^ Dugin, 1998.
  19. ^ Dugin, 1998.
  20. ^ Dugin, Aleksandr. "The Indo-European Concept of Cyclical History and the Quest to Acquire Lost Wisdom". Geopolitica.ru/Carthago delenda est, 29 Gennaio 2016.
  21. ^ a b c Perra, Daniele. "Heidegger, l'Islam e la quarta teoria politica". Geopolitica.ru/Carthago delenda est, 2 Maggio 2017.
  22. ^ Laruelle, 2006.
  23. ^ Zanelli, 2008.
  24. ^ Zanelli, 2008.
  25. ^ "Russian nationalist advocates Eurasian alliance against the U.S.". Los Angeles Times, 4 Settembre 2008.
  26. ^ Aleksandr Dugin, Le basi della geopolitica, 1997.
  27. ^ (UK) "SBU singled out people responsible for Hoveral attack" Archiviato il 25 febbraio 2008 in Internet Archive.. Novynar, 20 Ottobre 2007.
  28. ^ "Neo-Eurasianist Alexander Dugin on the Russian-Georgia Conflict". Central Asia-Caucasus Institute Analyst, 3 Settembre 2008.
  29. ^ "Road to War in Georgia: The Chronicle of a Caucasian Tragedy". Der Spiegel, 25 Agosto 2008.
  30. ^ (RU) "Intervista ad Aleksandr Dugin". Echo Moskvy, 8 Agosto 2008.

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