Perennialismo

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Il perennialismo è una corrente di pensiero, chiamata anche "tradizionalismo integrale", che vuole essere una nuova visione del mondo fondata su una concezione di fine della storia dovuta alla decadenza ineluttabile del mondo moderno tale per cui non resta che rivolgersi al passato cercando di rintracciarvi quella Tradizione primordiale nella quale si è sedimentata una sapienza di provenienza non umana, donata in epoche antichissime agli uomini, da questi distrutta e dimenticata ma della quale rimane un'impronta negli esoterismi e nelle tradizioni delle culture storiche giunte sino a noi.[1]

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "perennialismo" riferito alla filosofia ricorre nell'espressione "philosophia perennis" usata per la prima volta nel XVI secolo dal teologo agostiniano Agostino Steuco (1497-1548) nel suo libro intitolato De perenni philosophia libri X (1540) dove, rifacendosi ai principi filosofici di Marsilio Ficino e di Giovanni Pico della Mirandola, sosteneva l'esistenza di un principio di verità che attraversa tutte le filosofie e le religioni che, a partire dall'ermetismo fino al platonismo e alla teologia cristiana sono alla ricerca della conoscenza di Dio [2].

Il matematico e filosofo tedesco Leibniz (1646-1716), che conosceva dal 1687 l'opera di Steuco, riprese la stessa frase e la usò per designare la filosofia, in particolare la sua corrente mistica, come eterno e comune pensiero sottostante a tutte le religioni. [3]

Le caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche del perennialismo possono essere scoperte nel diffondersi, nell'Europa della fine del XIX e gli inizi del XX secolo, di movimenti occultisti e teosofici eredi dell'esoterismo dei secoli precedenti che ora si pongono come contrasto alla prevalente cultura positivistica della moderna età industriale. Queste nuove forme di esoterismo sono ora caratterizzate dalla critica al materialismo, dall'esaltazione dello spiritualismo e dalla riscoperta delle religioni orientali. A questi elementi, che si ritrovano nel perennialismo, va aggiunto quel forte sentimento di crisi vissuto nel periodo tra le due guerre mondiali dove si prefigura un declino dell'Occidente dovuto secondo Oswald Spengler alla ciclicità della storia [4], secondo José Ortega y Gasset al fenomeno della formazione della società di massa [5] e secondo Johan Huizinga al proliferare dell'irrazionalismo [6]

Al costituirsi del perennialismo contribuì infine il mito dell'esistenza di un'antichissima forma di teologia comune a tutte le dottrine religiose ad opera di personaggi dallo spirito illuminato. Questa credenza risaliva alla cultura umanistica e al suo interesse per l'ermetismo ripreso poi in età romantica con gli studi dedicati alla simbologia e alla mitologia che diedero l'avvio, nella seconda metà del XIX secolo, alla pratiche occultiste. [7]

René Guénon[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: René Guénon.
René Guénon nel 1925

Il principale esponente del perennialismo, il pensatore franco-egiziano René Guénon (1886-1951), proprio dalla giovanile frequentazione dei circoli occultistici parigini, dopo avere identificato i travisamenti e gli errori dello spiritismo che confondeva il psichico con lo spirituale, [8], prese il via per l'elaborazione della sua dottrina.

Nella decadenza dell'Occidente [9] Guénon intravedeva, attraverso il sopravvissuto simbolismo del linguaggio della metafisica, intesa come «conoscenza dei principî di ordine universale» da cui tutto procede,[10], l'esistenza di un'antica "Tradizione" depositaria di una saggezza ormai perduta che, nelle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, Libera Muratoria, Compagnonaggio, ecc.), rappresentava diverse manifestazioni del sentimento religioso [11] [12] utili allo sviluppo spirituale dell'essere umano.

Da questa primaria intuizione Guénon elaborò, dopo la pubblicazione di alcuni testi sul Vedānta [13], e di scritti polemici sulla teosofia e lo spiritismo [14] [15] [16] e, in particolare, dopo le riflessioni descritte nell'opera La Crise du monde moderne (1927), la sua teoria sulla crisi dell'occidente che appare irreversibile dopo la civiltà medioevale quando ormai si è persa la conoscenza della "vera" metafisica, di quei valori, cioè, sopraffatti dal «trionfo della quantità» a danno della qualità che ha generato l'uniformità che contraddistingue il mondo moderno.

«È un'uniformità resa possibile spogliando tutti gli esseri delle qualità loro proprie per ridurli a semplici unità numeriche. Ciò ha significato, specie nell'ambito umano, una riduzione di tutti gli esseri a semplici macchine, in quanto la macchina, prodotto tipico del mondo moderno, è appunto ciò che rappresenta, al più alto grado finora raggiunto, il predominio della quantità sulla qualità. [17]»

L'umanità ha ormai compiuto il suo ciclo (Yuga) [18] ed è ormai giunta alla fase finale dove spadroneggia il potere temporale su quello spirituale causando l'estremo declino dell'Occidente che ha ormai perso la "Tradizione primordiale", di origine non umana, rivelata e depositaria della sapienza spirituale. La Tradizione viene identificata da Guénon nascosta in una congerie di simboli rappresentati nei miti (l'età dell'oro, gli iperborei, Thule, Atlantide), che non sono, come vorrebbe un'interpretazione superficiale, il frutto della fantasia umana ma, poiché si ritrovano coerentemente in una diversità di culture, essi sono la prova dell'esistenza della "Tradizione".

Negli antichi usi e costumi dei popoli vi è la presenza «di elementi tradizionali nel vero senso della parola, per quanto deformati, impoveriti o frammentari possano essere talvolta», che si sono trasmessi nel tempo.

«Il popolo conserva così, senza comprenderli, i frantumi di tradizioni antiche, risalenti a volte anche a un passato talmente lontano che sarebbe impossibile determinarlo [...]. Esso svolge in tal modo la funzione di una specie di memoria collettiva più o meno subconscia, il cui contenuto è manifestamente venuto da un'altra parte [19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Baroni, Mito ed esoterismo: Il perennialismo in Guénon ed Evola (in Philosophy Kitchen, Rivista di filosofia contemporanea - Università degli Studi di Torino, Anno 3, N. extra 2016)
  2. ^ Enciclopedia Italiana Treccani alla voce "Philosophia perennis"
  3. ^ Charles Schmitt, Perennial Philosophy: From Agostino Steuco to Leibniz, Journal of the History of Ideas. Vol. 27, No. 1, (Oct. – Dec. 1966, pp. 505-532)
  4. ^ Il tramonto dell'Occidente. Lineamenti di una morfologia della Storia mondiale, trad. Julius Evola, Collana La buona società n.16, Milano, Longanesi, 1957, pp. 1561. II ed. 1970.
  5. ^ J. Ortega y Gasset, La ribellione delle masse [1930]; trad. it. a cura di S. Battaglia, Il Mulino, Bologna, 1962, pagg. 46-51
  6. ^ Benedetto Croce, La religione della libertà. Antologia degli scritti politici, Rubbettino Editore, 2002 p.28 e sgg.
  7. ^ Antoine Faivre, Esoterismo e tradizione, Elledici 1999
  8. ^ R. Guénon, Errore dello spiritismo, Luni Editrice, Milano 1998
  9. ^ René Guénon, La Crisi del Mondo Moderno, intr.Julius Evola (Con una lettera inedita di René Guénon a Julius Evola), Edizioni Mediterranee, 2015
  10. ^ Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, cap. V, «Caratteri essenziali della metafisica», Adelphi, Milano 1989, p. 79
  11. ^ R. Guénon, La metafisica orientale, Luni Editrice, Milano 1998, passim, in particolare pp. 7-8,
  12. ^ R. Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, Adelphi, Milano 1982, pp. 59-60
  13. ^ Introduction générale à l'étude des doctrines hindoues, 1921
  14. ^ Le Théosophisme, histoire d'une pseudo-religion, 1921
  15. ^ L'Erreur spirite, 1923
  16. ^ Orient et Occident 1924
  17. ^ R. Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, Milano, Adelphi, 1982, pp.54 e sgg.
  18. ^ Albert Abou Abdallah, Roberto Sorgo, Religioni ieri e oggi: storia, idee, società, Milano, Franco Angeli, 2001
  19. ^ Renè Guènon, Simboli della Scienza Sacra, Adelphi 2000, p. 34

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filosofie del mito nel Novecento, a cura di: Giovanni Leghissa, Enrico Manera, Carocci editore, 2015
  • Salvatore Cingari, Benedetto Croce e la crisi della civiltà europea, Volume 1, Rubbettino Editore, 2003
  • Elémire Zolla, La filosofia perenne. L'incontro fra le tradizioni d'Oriente e d'Occidente, Mondadori, 1999
  • Umberto Galimberti, Psiche e techne: l'uomo nell'età della tecnica : opere XII, Feltrinelli Editore, 2002
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