Girolamo Comi

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Girolamo Comi (Casamassella, 23 novembre 1890Lucugnano, 3 aprile 1968) è stato un poeta ed esoterista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Girolamo Comi, uomo di nobili origini (era Barone di Lucugnano, in provincia di Lecce), dopo aver compiuto studi irregolari in Svizzera dal 1908 al 1912, esordì a Losanna con la raccolta Il Lampadario (1912) e si trasferì a Parigi, dove venne a contatto coi principali esponenti della poesia simbolista del primo Novecento. Tornato in Italia per il richiamo alle armi nel 1915, fu presto riformato e dichiarato inabile alla guerra grazie all'intercessione del potente zio Antonio De Viti De Marco. Sposatosi nel 1918 con Erminia De Marco, dimorò dal 1920 al 1946 a Roma, dove entrò a far parte dei cenacoli poetici orfico-misteriosofici che esistevano negli anni venti nella Capitale, frequentando tra gli altri Julius Evola e, in seguito, Nicola Moscardelli ed Ernesto Buonaiuti.

Dapprima frequentò il salotto romano della baronessa Emmelina De Renzis dove entrò in contatto con le idee steineriane, rimanendone influenzato, e dove conobbe Arturo Onofri stringendo con lui un sodalizio poetico. In seguito fece parte del sodalizio magico-esoterico noto come Gruppo di Ur, pubblicando sulla rivista del gruppo alcune parti della poesia Cantico del tempo e del seme (oggi in Krur 1929. Roma, Tilopa, 1981, pp. 274-276.). In seguito collaborò con lo stesso Evola scrivendo per la rivista La Torre e per Diorama Filosofico (inserto di Regime fascista, diretto da Roberto Farinacci)[1].

Dal 1920 aveva ripreso l'attività poetica, e al 1933 è databile la sua conversione al cattolicesimo. Successivamente, il poeta sviluppò un particolare concetto di "cattolicesimo aristocratico" e si avvicinò all'ortodossia fascista, alternando il prosieguo della scrittura poetica a prose di carattere politico-filosofico-morale (Aristocrazia del cattolicesimo, 1937). Nel 1946, separatosi dalla moglie, tornò stabilmente nella sua tenuta di Lucugnano, dove diede vita all'Accademia Salentina e alla rivista letteraria L'Albero, oltre al particolare esperimento economico dell'Oleificio Salentino, un tentativo di imprenditoria solidale che portò in breve tempo il poeta alla rovina finanziaria, nonostante la raccolta poetica Spirito d'Armonia (1954) gli avesse conferito un discreto successo di pubblico.

Oppresso da problemi economici, nel 1961 vendette il palazzo avito alla Provincia di Lecce per destinarlo a pubblica biblioteca, rimanendovi in qualità di custode e bibliotecario, e nel 1965 sposò la sua domestica Tina Lambrini, al suo servizio dal 1948 che col passare degli anni era divenuta anche un affettuoso sostegno morale. Morì confortato dall'affetto dei suoi paesani, che lo avevano spiritualmente e materialmente sostenuto durante gli ultimi poveri anni di vita.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Personalità minore ma complessa, nell'ambito della letteratura italiana del Novecento, Comi seppe soprattutto in gioventù recepire le più vive istanze culturali europee, ma il provincialismo della propria educazione gli impedì di giungere a delle elaborazioni poetiche realmente originali. Successivamente l'architettura di una pretesa razionalità spesso esasperata, la tendenza a una metafisica eccessivamente complessa e, dopo ancora, l'elaborazione concettuale di un cattolicesimo elitario e sostanzialmente lontano dal moderno evangelismo, costituirono altrettanti limiti poetici di un autore che, tuttavia, non manca di improvvise aperture a un lirismo d'immediata efficacia, particolarmente quando la poesia offre un richiamo alla radice culturale e naturale del Salento.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Girolamo Comi, Aristocrazia del cattolicesimo, Modena, Guanda, 1937.
  • Girolamo Comi, Sonetti e poesie, con uno scritto di Arnaldo Bocelli, Milano, Ceschina, 1960.
  • Girolamo Comi, Opera poetica, a cura di Donato Valli, Ravenna, Longo, 1977.
  • Girolamo Comi, Spirito d'Armonia, a cura di Marco Albertazzi, con un saggio di Donato Valli, Lavis, La Finestra editrice, 2001, 2015.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Del Ponte. Evola e il magico Gruppo di Ur. Scandiano, Sear Edizioni, 1994, p. 52-54.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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