Massimo Scaligero

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Massimo Scaligero

Massimo Scaligero, pseudonimo di Antonio Massimo Scabelloni (Veroli, 17 settembre 1906Roma, 26 gennaio 1980), è stato un giornalista ed esoterista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formatosi agli studi umanistici, li integrò con una conoscenza logico-matematica e filosofica, e con una pratica empirica della fisica. Attraverso studi ed esperienze personali, ritenne di aver individuato le linee direttive di una realtà originaria del pensiero per dimostrare la vacuità discorsiva della dialettica.[senza fonte]

Studioso di Rudolf Steiner, influenzato[senza fonte] anche dalle idee di Julius Evola e del suo "idealismo magico"[1] e di Giovanni Gentile (in particolare da quest'ultimo per la distinzione fra "pensiero pensante" e "pensiero pensato" e per l'"idealismo attuale" gentiliano come "atto puro del pensiero che pensa"[2]), approdò attraverso lo yoga e lo studio delle dottrine orientali ad una sintesi personale nella quale il pensare, l'"atto del pensare" e l'"Io" vengono posti come basi di una gnoseologia a carattere spiritualistico ed esoterico:[senza fonte] attraverso tecniche interiori, l'esperienza del "pensiero vivente" diviene la base della percezione spirituale. L'"Io" dell'uomo, assunto come postulato metafisico, diviene l'asse dell'intuizione e della realizzazione spirituale stessa.[senza fonte]

Scaligero ricevette spunti fecondi da Julius Evola (1898-1974), una figura preminente dell'esoterismo italiano. Lo incontrò per la prima volta nel 1930. Il tradizionalismo di Evola era fortemente critico riguardo l'insegnamento di Steiner, malgrado il mantenimento di buoni rapporti con alcuni antroposofi italiani. Fu Evola tuttavia ad introdurre Scaligero a Colazza e all'antroposofia. Divenuto discepolo diretto di Giovanni Colazza, Scaligero fu fra i maggiori prosecutori delle idee di Rudolf Steiner in Italia e contribuì a far conoscere e diffondere l'antroposofia.[senza fonte]

Negli ultimi vent'anni della sua vita teneva regolarmente riunioni presso il suo studio romano sito in via Cadolini. I resoconti di questi incontri, che si sviluppavano su temi posti dalle domande dei presenti, sono pubblicati sulla rivista Graal (ed. Tilopa). Fra i suoi discepoli e ammiratori vi furono anche Pino Rauti, Enzo Erra e Pio Filippani Ronconi, Giuseppe Tucci, l'architetto Vittorio Leti Messina (di origini ebraiche), Fabio Burigana, il filosofo magiaro Georg Kühlewind.

Fu capo redattore de L'Italia Marinara - mensile della Lega navale italiana e redattore della rivista di studi orientali East and West,[3] organo dell'ISMEO (Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente), trimestrale in lingua inglese fondato da Giuseppe Tucci.

Scaligero e il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Presso gli antroposofi era opinione comune che Mussolini avesse una peculiare missione da compiere riguardante il destino dell'Italia, ossia, come sosteneva lo stesso Scaligero, quella di forgiare e «unificare» la coscienza nazionale del popolo italiano.[4]

Scaligero iniziò a scrivere per la stampa fascista fin da giovane età. Molti dei suoi primi saggi apparvero nel 1931, salutando il fascismo come il portatore 'di quella spiritualità luminosa che è la principale caratteristica delle civiltà superiori'[senza fonte]. Pubblicò in organi di stampa fascisti nel 1932 e 1933. I suoi primi articoli impiegano una terminologia esoterica, e l’argomento spirituale fu un elemento consistente in tutta la sua opera. Scaligero preconizzava una 'spiritualità fascista' in un articolo di prima pagina nel Regime Fascista nell’agosto 1938. Argomenti razziali appaiono nei suoi scritti fin dal 1935". "Scaligero enunciò la sua prospettiva esoterica in una prima opera magna, un libro del 1939 intitolato “La Razza di Roma”. La sua proposizione d’apertura si riferiva alla “nostra posizione razzista” come ad una specifica forma del razzismo italiano. Denunciando “il materialismo delle società democratiche”, Scaligero caratterizzava l’italiana come 'una razza destinata alla vittoria', con il regime fascista consolidante 'il razzismo in un senso vero e superiore'. Preoccupato di dimostrare le radici ariane della razza italiana, presentò un elaborato modello narrativo della teoria teosofica delle razze-radice, comprese le origini razziali iperboree, lo sviluppo e la caduta di Atlantide, ed un vasto panorama evolutivo in cui 'la razza ariana bianca' fondò la civilizzazione occidentale in tempi preistorici. I gruppi razziali nordici e mediterranei si fusero insieme nella razza di Roma migliaia di anni prima, sintetizzando i migliori tratti di quei gruppi. Gli antichi Romani rappresentavano l’armonizzazione delle due eredità razziali unite in un nobile impero. I popoli europei avevano riscoperto la loro primordiale unità ariana sotto la guida della Roma imperiale." Peter Staudenmaier, universitario che ha dedicato un importante studio ai rapporti fra nazismo, fascismo ed esoterismo, ha definito Massimo Scaligero una "figura ignominiosa" per la sua intensa attività di propaganda razzista ed antisemita al servizio del regime.[5] Collaborò con articoli alla rivista di regime La difesa della razza. Nella comunità ebraica di Roma, viene ricordato, insieme a Julius Evola, Giovanni Preziosi, Piero Pellicano, Alberto Luchini, fra gli intellettuali più attivi nella propaganda antisemita che porto' alla promulgazione delle leggi razziali nel 1938[6]

Scaligero, a proposito della sua partecipazione al fenomeno italiano del fascismo, scrisse nel suo libro autobiografico Dallo Yoga alla Rosacroce:

«Non politico, anzi apolitico per temperamento, tuttavia, giovanissimo, nel periodo fascista credetti poter immettere nella forma politica la mia visione del mondo: questo spiega la categoria in cui qualcuno ancora oggi tenta recludermi: categoria che io non rinnego per debito di lealtà e di verità, ma che non mi ha mai contenuto, né mi ha mai impedito di essere quello che realmente volevo. Tanto è vero che sono stato sempre un isolato, ospitato dalla stampa del tempo solo grazie alla validità etica degli argomenti che proponevo. Quello che ho scritto in quel periodo lo potrei ripubblicare oggi su qualsiasi giornale, di sinistra, di destra, o di centro, solo sostituendo alla parola «fascismo», per esempio, l'espressione «visione sociale», o «istanza morale». Se invece che in regime fascista mi fossi trovato in regime sovietico, il contenuto delle mie idee sarebbe stato identico: avrei soltanto dovuto trovargli un'altra forma. I miei scritti del tempo stanno lì a testimoniare che io volevo allora quello che voglio tuttora: sottolineare, come senso ultimo dei problemi, l'esigenza della reintegrazione dell'uomo. Soltanto una via morale può garantire una via sociale: solo l'individuo libero che rechi in sé la moralità come forza, o come una seconda natura, è garanzia della giusta gestione di un organismo sociale e del suo stato di diritto: questo è stato sempre il senso dell'aspetto « politico » dei miei scritti: un pensiero d'una semplicità da parere ingenuo, e tuttavia concreta chiave del problema.[7]»

Elementi del pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Elemento essenziale del contributo di Scaligero all'antroposofia è l'indicazione costante della "Via del pensiero" come attitudine teorica e pratica dello sviluppo della personalità[senza fonte] che egli, nell'opera "Tecniche della concentrazione interiore" descrive così:

«L'uomo conosce e in qualche modo domina il mondo, mediante il pensiero. La contraddizione è che egli non conosce né domina il pensiero. Il pensiero permane un mistero a se stesso. La filosofia, la psicologia, traggono alimento da esso, ma, da quando esistono, non mostrano di aver afferrato il senso del suo movimento, il contenuto ultimo del processo logico, del quale si giovano per le loro strutture dialettiche. Ritengono che il pensiero sia la dialettica, coincida con la dialettica: nasca e finisca come dialettica. Ai fini del Sapere, l'oggettività esteriore sorge come sistema di valori nella coscienza umana, ma questa ignora di istituire il fondamento di quella e di determinare l'oggettività come concetto, prima della consapevolezza dialettica del concetto medesimo. Logicamente, l'uomo sa che cosa è un concetto, ma ignora che cosa esso sia come forza e come nasca e quale il suo potere di compimento nel reale: che è più che il suo apparire dialettico e logico: il potere medesimo della vita".[8]»

L'esercizio detto della "concentrazione" del pensiero assume per Scaligero una valenza fondante e si pone come conditio sine qua non dell'esperienza sovrasensibile. Scrisse numerosi di libri nei quali la tematica del « pensare » e del pensiero vivente » occupano una parte preponderante. Il pensiero veicolato dall’organo cerebrale nello stato di coscienza ordinaria, viene chiamato “pensiero riflesso”, o “lunare”: questo è la sede ed il veicolo della dialettica, di quell’attività raziocinante che allontanerebbe l'uomo dallo Spirito, rendendolo schiavo dei due dèmoni Arimane e Lucifero,[senza fonte] le due potenze infere che si ritrovano nelle teorie esoteriche di Steiner[senza fonte]. Ma alla base ed al di là di quest’attività raziocinante vi sarebbe il “pensiero vivente”, una dimensione solare in cui l’Essere si manifesta in Idee viventi, veicolo dello Spirituale, in una trama “eterica” che sta alla base di quella “fisica”. Per alcuni particolari aspetti, la visione di Scaligero si apparenta alle teorie dello Yoga e del Vedanta.[senza fonte] Ramana Maharshi, che il nostro ammirava,[senza fonte] parla di un “mentale puro” (shuddha manas) come luce pura nel cervello; quando questo é contaminato da dei pensieri, esso si trasforma in mentale ordinario, impuro (malina manas). Anche la concezione della Luna come reggitrice dell'attività cerebrale, o “pensiero riflesso”, è in parte assimilabile a quella dello yoga: “Il mentale è comparabile alla Luna ed il Sé al Sole. Il mentale è utile in relazione alla luce che vi si riflette, cosa che permette di vedere gli oggetti. Quando il Sole si alza (la realizzazione del Sé) la Luna (il mentale) impallidisce e non serve più a nulla in pieno giorno” (Ramana Maharshi).

Il “Sé” trascendente degli orientali (Atman) è identificato da Massimo Scaligero con l'"Io",[senza fonte] per via di un'esperienza ascetica condivisa con Rudolf Steiner sulla base della prassi indicata dal maestro austriaco : "Io" quale principio autocosciente, incarnato ma sovrasensibile, capace – se esperito – di far oltrepassare all’uomo i limiti della terrestrità e della natura (prakriti), rendendolo un “Iniziato” solare. Insieme all’idea dell’”Io” viene postulata la differenza fra Uomo orientale ed occidentale. Mentre nell’orientale l’esperienza dello spirito sarebbe più immediata e svincolata dal pensiero, nell’uomo occidentale la funzione dell’organo cerebrale e del “pensiero riflesso” sarebbero il punto di partenza di una rinnovata esperienza sovrasensibile. Come in Rudolf Steiner, riconoscimento della realtà di reincarnazione e karma (cfr. in particolare Reincarnazione e Karma e Lotta di Classe e Karma), dell'arcangelo Michele come principe del pensiero e del Cristo come salvatore,[senza fonte] si realizzano, nell'opera di Scaligero, per via di una sintesi esoterica originale, lontana dalle vie dell'esoterismo tradizionale. Proprio l’aver abbracciato le idee di Rudolf Steiner e dell’antroposofia fu il motivo dell’incomprensione e del progressivo distacco da Julius Evola. Quest’ultimo, infatti, così come René Guénon[9], considerava l’antroposofia come una dottrina spuria[10], sprovvista della necessaria regolarità tradizionale e per questo inefficace dal punto di vista dell’operatività iniziatica.

Scaligero dal canto suo affermava:

«Sono stato sempre grato a Evola e Guénon di avermi dato modo di superare la barriera critica da loro eretta riguardo alle dottrine dello Steiner. Invero, superando simili barriere, io avrei potuto nell'avvenire riconoscerle quando mi sarebbero state prospettate da altri e dar modo loro di superarle, in quanto costoro si rivolgessero a me: e ciò mi sembrava un dovere, soprattutto trattandosi di giovani. Del resto, non avrei mai polemizzato sulla Tradizione, se da parte dei tradizionalisti non avessi incontrato attacchi gratuiti contro Steiner.»

(Massimo Scaligero, Dallo yoga alla Rosacroce, pag. 69, Roma, Perseo, 1972)

René Guénon, in "Iniziazione e realizzazione tradizionale" (capitolo II, "Metafisica e Dialettica") rispose alle critiche a lui rivolte da Massimo Scaligero (in Esoterismo moderno. L’opera e il pensiero di René Guénon, nel primo numero della rivista italiana Imperium ,maggio 1950).[11]

Aspetti filosofici[modifica | modifica wikitesto]

La distinzione scaligeriana fra “pensiero vivente” e “pensiero riflesso” ricorda quella della “logica del pensare” e “logica del pensato” formulata da Giovanni Gentile. L’idea del “pensiero pensante” formulata da Gentile in contrapposizione al “pensiero pensato”, in Scaligero trascende la sua valenza filosófica per divenire un fondamento esotérico, nel quale il pensiero pensante, da lui chiamato “vivente” assurge a forza cosmica onnicomprensiva capace di aprire all’uomo il varco del sovrasensibile. Allo stesso modo, la “logica del pensato” gentiliana, diviene in Scaligero il limite del “pensiero riflesso”, ovvero di una dialettica fine a sé stessa incapace di innalzarsi alla luce del pensiero in atto.[senza fonte]

L’atto puro del pensiero pensante che in Gentile si limita ad essere un’idea filosofica riformatrice dell’idealismo hegeliano, in Scaligero diviene un vero e proprio “esercizio” interiore a valenza iniziatica, denominato “concentrazione”.

Attraverso l’esercizio della concentrazione – sorta di atto puro del pensiero – che consiste nella descrizione mentale di un oggetto costruito dall’uomo e in seguito dalla contemplazione dell’immagine sintesi del concetto così formato, il discepolo dovrebbe arrivare all’esperienza del pensiero pensante, o vivente, esperienza che gli permetterebbe di trascenderé quella dialettica del pensato che lo inchioda alla riflessità del mondo, ovvero alla sua maya o apparenza.[senza fonte]

Il primato gnoseológico ed ontologico attribuito alla coscienza pensante da Gentile, diviene in Scaligero, in senso esoterico e non più filosofico, il primato dell’Io come soggetto capace di pensare l’assoluto e di realizzarlo in sé. - Giovanni Gentile, L'atto del pensare come atto puro (1912)- M.Scaligero, Trattato del pensiero vivente, (1961)[senza fonte]

L'attenzione rivolta da Scaligero a Giovanni Gentile era semmai dovuta al fatto che «in verità l'entusiasmo, o il contenuto poetico, dell'attualismo non era tanto il pensiero, quanto ciò che esso rivestiva: la mirabile ricchezza del sentire del suo fondatore: l'ultimo filosofo europeo».[12]

Scaligero nutrì grande interesse e ammirazione anche per la filosofia di Antonio Rosmini. In occasione del primo centenario della morte del filosofo trentino, nel 1955 redasse un articolo pubblicato da numerosi quotidiani e periodici italiani, dal titolo Potenza e modernità del pensiero rosminiano, ove tra le altre cose scriveva:

«La grandezza di Rosmini consiste nell'aver ritrovato le fonti spirituali del pensare e perciò nell'aver restituito all'uomo la fiducia nella libertà interiore, nella capacità di ricongiungersi mediante un retto pensare con la verità eterna.»

(Massimo Scaligero, cit. in Giancarlo Roggero, Antonio Rosmini e la fedeltà micheliana del nostro tempo, Estrella de Oriente, pag. 131)

Considerevole fu inoltre l'attrazione verso Scaligero esercitata dai filosofi spiritualisti del Rinascimento italiano.[13] Il pensiero e l'originalità di Scaligero indussero il filosofo e orientalista Giuseppe Tucci (amico ed allievo dello stesso Giovanni Gentile, nonché suo successore all'IsMEO) a sceglierlo come proprio collaboratore, nel ruolo di redattore, nella rivista East and West.[14]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La Razza di Roma, (Mantero, Tivoli, 1939)
  • Niccoloso da Recco, navigatore atlantico (Milano, Editore Zucchi)
  • Iniziazione e Tradizione (Roma, Tilopa, 1956)
  • Avvento dell'uomo interiore. Lineamenti di una tecnica dell'esperienza sovrasensibile (Firenze, Sansoni, 1959)
  • Trattato del pensiero vivente. Una Via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen (Milano, Feriani, 1961)
  • La Via della volontà solare. Fenomenologia dell'Uomo Interiore (Roma, Tilopa, 1962)
  • Dell'amore immortale (Roma, Tilopa, 1963)
  • Segreti dello spazio e del tempo (Roma, Tilopa, 1963)
  • La Luce. Introduzione all'Immaginazione Creatrice (Roma, Tilopa, 1964)
  • Il marxismo accusa il mondo (Roma, Tilopa, 1964)
  • Magia sacra. Una via per la reintegrazione dell'Uomo (Roma, Tilopa, 1966)
  • La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la Via del Pensiero (Roma, Tilopa, 1967)
  • Hegel, Marcuse, Mao. Marxismo o Rivoluzione? (Roma, Volpe, 1968)
  • Graal. Saggio sul Mistero del Sacro Amore (Roma, Perseo, 1969)
  • Rivoluzione. Discorso ai giovani (Roma, Perseo, 1969)
  • Lotta di classe e karma (Roma, Perseo, 1970)
  • Yoga, meditazione, magia (Roma, Teseo, 1971)
  • La tradizione solare (Roma, Teseo, 1971)
  • Dallo Yoga alla Rosacroce (Roma, Perseo, 1972)
  • Manuale pratico della meditazione (Roma, Teseo, 1973)
  • Il Logos e i nuovi misteri (Roma, Teseo, 1973)
  • Psicoterapia. Fondamenti Esoterici (Roma, Perseo, 1974)
  • Tecniche della concentrazione interiore (Roma, Edizioni Mediterranee, 1975)
  • Guarire con il pensiero (Roma, Edizioni Mediterranee, 1975)
  • Reincarnazione e karma (Roma, Edizioni Mediterranee, 1976)
  • L'uomo interiore. Lineamenti dell'Esperienza Sovrasensibile (Roma, Edizioni Mediterranee, 1976)
  • Meditazione e miracolo (Roma, Edizioni Mediterranee, 1977)
  • Il pensiero come antimateria (Roma, Perseo, 1978)
  • Kundalini d'occidente. Il centro umano della potenza (Roma, Edizioni Mediterranee, 1980)
  • Iside Sophia. La Dea ignota (Roma, Edizioni Mediterranee, 1980)
  • Zen e Logos (Roma, Tilopa, 1980)
  • Il sorriso degli Dei (Roma, Tilopa, 1986)
  • La pietra e la folgore (Roma, Tilopa, 1988)

Massimo Scaligero nelle Arti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il chitarrista, compositore e musicoterapeuta Luciano Tancredi ha composto su testo di Massimo Scaligero Bianca è la luce dell'isola e Stella Maris.
  • Nel 2018 è stato prodotto il film Oltre, con regia Davide Cincis, dedicato alla vita ed al pensiero di M.Scaligero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Julius Evola, Teoria dell'Individuo assoluto, 1927
  2. ^ Giovanni Gentile, L'atto del pensare come atto puro (1912)
  3. ^ Angelo Iacovella, Uno sguardo a Oriente, introduzione a Julius Evola, Oriente e Occidente: Le collaborazioni a East and West, 1950-1960, Mediterranee, 2001, pp. 20-21.
  4. ^ Gianfranco De Turris, Esoterismo e fascismo: storia, interpretazioni, documenti, pag. 20, Roma, Mediterranee, 2006.
  5. ^ Peter Staudenmaier, Between Occultism and Nazism: Anthroposophy and the Politics of Race in the Fascist Era", Aries Book, Brill, 2014
  6. ^ "La propaganda antisemita nel fascismo". Prospettive di ricerca di Manola Ida Venzo, cfr pag. 104 [1]
  7. ^ Massimo Scaligero: Dallo Yoga alla Rosacroce
  8. ^ Massimo Scaligero, Tecniche della concentrazione interiore (Roma, Edizioni Mediterranee, 1975)
  9. ^ René Guénon, Il Teosofismo, storia di una pseudoreligione, 1921
  10. ^ Julius Evola, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, 1932
  11. ^ "Lo si voglia o no, la verità che non ha niente a che spartire con una "dialettica" qualsiasi, è che al di fuori del riallacciamento ad un'organizzazione tradizionale non c'é iniziazione, e senza preventiva iniziazione nessuna realizzazione metafisica è possibile: questi non sono "miraggi" o illusioni "ideali", o varie speculazioni del "pensiero", ma realtà assolutamente positive. Senza dubbio il nostro contradditore (Scaligero) continuerà a dire che i nostri scritti non escono dal "mondo delle parole"; questo è più che evidente, per forza di cose, e altrettanto si può dire di quel che scrive lui stesso, ma per lo meno vi é una differenza essenziale: per quanto egli possa esser persuaso del contrario, le sue parole, per chi ne comprende il "senso ultimo", traducono unicamente l'attitudine mentale di un profano".[2]
  12. ^ Massimo Scaligero, La Luce. Introduzione all'immaginazione creatrice (1964), pag. 82, Milano, Edilibri, 2005.
  13. ^ G. Roggero, Massimo Scaligero e le due anime del pensiero italiano, su larchetipo.com, 2018.
  14. ^ Julius Evola, Oriente e Occidente: Le collaborazioni a East and West, 1950-1960, pp. 20-21, Roma, Mediterranee, 2001.

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