Uno bianca

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Uno bianca
Paese Italia
Anno 2001
Formato miniserie TV
Genere Biografico, Drammatico, Poliziesco
Puntate 2
Durata 190
Lingua originale italiano
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 16:9
Colore colore
Audio stereo
Crediti
Regia Michele Soavi
Soggetto Marco Melega
Sceneggiatura George Eastman, Gabriele Romagnoli, Stefano Rulli, Michele Soavi
Interpreti e personaggi
Fotografia Giovanni Mammolotti
Montaggio Anna Rosa Napoli
Musiche Gianni Bella
Scenografia Alessandro Dora
Costumi Francesco Panni
Produttore Pietro Valsecchi
Casa di produzione Taodue
Prima visione
Prima TV Italia
Dal 5 febbraio 2001
Al 6 febbraio 2001
Rete televisiva Canale 5

Uno bianca è una miniserie televisiva del 2001, diretta da Michele Soavi, basata su episodi di cronaca realmente avvenuti dal 1987 al 1994, anno della cattura della banda omonima.

La prima puntata della miniserie ha registrato 8.153.000 telespettatori con il 28.93% di share, mentre la seconda e ultima puntata ha registrato 9.936.000 con il 34.98% di share. [1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'ispettore di polizia Valerio Maldesi del commissariato di Rimini decide di seguire insieme ai suoi uomini un imprenditore che deve consegnare dei soldi a degli estorsori. I malviventi però si accorgono della presenza della polizia e fanno fuoco, uccidendo il commissario Emilio Valli, amico fraterno dell'ispettore Maldesi. Valerio intuisce che quegli individui non erano solo semplici estorsori ma degli uomini della banda della Uno bianca, che da qualche tempo terrorizza con delle rapine la zona di Bologna. Spinto dalla rabbia e dal desiderio di giustizia Valerio, insieme al collega Rocco e aiutato dal giudice Soavi, indaga sulla banda, partendo da un'accurata analisi dei luoghi delle rapine. Un giorno, durante un normale appostamento, Valerio e Rocco notano un'auto sospetta nei pressi di una banca e la seguono fino a casa; fortunatamente riescono ad individuare l'appartamento preciso del conducente dell'auto. All'anagrafe trovano il nome dell'uomo, Silvio Ferramonti, e la sua foto che, confrontandola con un fotogramma di un filmato di una banca rapinata in precedenza, è pressoché uguale. Silvio Ferramonti è uno dei componenti della banda. Da qui le strade dei due poliziotti vengono alterate: Rocco si apposta in un edificio in costruzione davanti alla casa di Silvio Ferramonti e ne spia tutte le mosse, mentre Valerio inizia a sospettare del fratello Michele, agente di polizia presso la questura di Bologna. Attraverso un incontro casuale Valerio e Michele iniziano un rapporto di amicizia, per Valerio finalizzata a scoprire maggiori informazioni su di lui. A poco a poco Valerio intuisce che Michele ed alcuni suoi colleghi sono efferati criminali, facenti parte della famigerata banda della Uno bianca, capeggiata da Michele e Silvio Ferramonti. Del gruppo fa parte anche il loro fratellastro Nino, anch'egli agente di polizia. Con il tempo vengono raccolte le prove schiaccianti per arrestare i fratelli Ferramonti. Durante una fuga improvvisata, Silvio viene arrestato presso un autogrill, mentre Michele viene arrestato da Valerio presso la questura di Bologna, il luogo in cui lavora. La banda sembra essere stata arrestata ma all'appello manca il fratellastro Nino, rimasto in incognita. Nino in realtà è l'agente De Marchi, collega nello stesso commissariato in cui lavorano Valerio e Rocco. De Marchi si trova nel bar gestito da Luisa, moglie di Valerio e tenta di ucciderla, prima di venir fermato in tempo da Valerio, accorso sul posto. Valerio riesce ad arrestare De Marchi, ponendo così fine alla "leggenda" della banda della Uno bianca.

Confronto con i fatti reali[modifica | modifica wikitesto]

L'ispettore Maldesi e il Vice-ispettore Atria si ispirano nella realtà ai poliziotti Baglioni e Costanza, coloro che risalirono alla vera identità dei banditi della Uno Bianca. Il metodo di indagine descritto nel film, mediante il quale i due agenti di polizia risalgono ai nomi di Silvio e Michele Ferramonti (che nei fatti reali corrispondono a Fabio e Roberto Savi) corrisponde esattamente a quello reale. Molto diversa è invece la fase di arresto dei componenti della banda: nel film i due poliziotti vengono ostacolati nella risoluzione del caso dal Procuratore Onofri e dal Commissario Tanzi che non fanno affidamento sul loro metodo di indagine, tanto che l'ispettore Maldesi è costretto a infiltrarsi all'interno della banda per fornire al giudice più prove possibili. Nella realtà invece, quando i poliziotti Baglioni e Costanza individuarono l'identità dei banditi, l'arresto fu immediato, e nessun poliziotto si infiltrò mai nella banda della Uno Bianca. L'ostilità del Giudice Onofri nei confronti dell'operato dei due poliziotti, vuole probabilmente rappresentare i tanti errori commessi nelle indagini sul caso della Uno Bianca, precedentemente alle scoperte effettuate da Baglioni e Costanza. I luoghi dell'arresto nel film corrispondono a quelli reali: Michele Ferramonti viene arrestato presso la Questura di Bologna come Roberto Savi, Silvio Ferramonti viene arrestato in un'area di servizio mentre tentava la fuga come Fabio Savi. Michele Ferramonti si ispira a Roberto Savi, Silvio Ferramonti a Fabio Savi e Nino De Marchi ad Alberto Savi. Il giudice Soavi si ispira al procuratore Paci che ha fornito un'importante svolta alle indagini; nella realtà era lui, e non il procuratore di Bologna come risulta nel film, a dirigere il Pool che indagava sui fatti della Uno Bianca. Nei fatti reali nessun componente della banda lavorava nello stesso comando di polizia di cui facevano parte i due poliziotti protagonisti, come invece descrive il film (dove Nino De Marchi è un loro diretto collega)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Alcune colonne sonore della miniserie, sono anche le colonne sonore di un'altra miniserie sempre di Pietro Valsecchi, Il testimone, con Raoul Bova, girata nel 2000. Inoltre alcuni effetti grafici e immagini de Il testimone sono presenti anche in Uno Bianca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ascolti TV del 5 e 6 febbraio 2001, davidemaggio.it. URL consultato il 6 ottobre 2011.

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