Uccello del Paradiso (costellazione)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Uccello del Paradiso
Mappa della costellazione
Mappa della costellazione
Vedi l'immagine della costellazione
Immagine dell'Uccello del Paradiso
Immagine dell'Uccello del Paradiso
Nome latino Apus
Genitivo Apodis
Abbreviazione Aps
Coordinate
Ascensione retta 16 h
Declinazione -75°
Area totale 206 gradi quadrati
Dati osservativi
Visibilità da Terra
Latitudine min -90°
Latitudine max +5°
Transito al meridiano 10 luglio, alle 21
Stella principale
Nome α Apodis
Magnitudine app. 3,83
Altre stelle
Magn. app. < 3 Nessuna
Magn. app. < 6 13
Costellazioni confinanti
Da est, in senso orario:

L'Uccello del Paradiso (in latino Apus, abbreviato in Aps) è una debole costellazione vicina al polo sud celeste. Viene ufficialmente menzionata per la prima volta nell'Uranometria di Johann Bayer, ma si ipotizza che fosse in uso già in precedenza presso i marinai.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Pagina dell'Uranometria di Johann Bayer; l'Uccello del Paradiso si trova poco in alto a destra del centro della mappa.

Si tratta di una piccola costellazione relativamente poco luminosa, situata sul bordo della parte più meridionale della Via Lattea del sud; le sue stelle principali risaltano soprattutto perché sono relativamente isolate e vicine fra loro rispetto alle stelle luminose vicine. La sua visibilità è limitata alle regioni dell'emisfero australe terrestre, più una ristretta fascia poco a nord dell'equatore.

L'Uccello del Paradiso è una delle dodici costellazioni create da Petrus Plancius in seguito alle osservazioni compiute da Pieter Dirkszoon Keyser e Frederick de Houtman e fece la sua prima comparsa in un globo celeste di 35 cm di diametro realizzato nel 1597 (o 1598) ad Amsterdam da Plancius e Jodocus Hondius. Plancius chiamò la costellazione Paradysvogel Apis Indica; il primo termine significa «uccello del paradiso» in olandese, ma le altre due parole, latine, significano «ape indiana»; «apis» («ape» in latino) è probabilmente una svista per «avis» o «uccello».[1] Questa confusione sembra aver portato ad un cambio di nome per due costellazioni: «Avis Indica», trasformato in «Apus», e «Apis», l'ape, divenuta in seguito «Musca», la mosca.

Stelle principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stelle principali della costellazione dell'Uccello del Paradiso.
  • α Apodis è una gigante arancione di magnitudine 3,83, distante 411 anni luce.
  • γ Apodis è una stella subgigante arancione di magnitudine 3,86, distante 159 anni luce.
  • β Apodis è una doppia; la componente più brillante è una gigante arancione di magnitudine 4,23, distante 158 anni luce.
  • δ Apodis è una doppia larga, risolvibile con un binocolo. Ad occhio nudo appare come una stella rossastra di quarta magnitudine.

Stelle doppie[modifica | modifica sorgente]

La costellazione, sia per le piccole dimensioni che per l'assenza di campi stellari notevoli, contiene pochissime stelle doppie alla portata di piccoli strumenti.

L'unica coppia di rilievo è la δ Apodis, risolvibile anche con un binocolo; le due componenti, di magnitudine apparente pari a 4,7 e 5,3, sono due giganti rosse situate a distanze piuttosto differenti dal sistema solare: 760 e 660 anni luce rispettivamente. Si tratta dunque di una doppia ottica, piuttosto che di un reale sistema binario.

Principali stelle doppie[2][3]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Separazione
(in secondi d'arco)
Colore
AR
Dec
A B
δ Apodis 16h 20m 22s -78° 41′ : 4,68 5,27 102,9 r + ar

Stelle variabili[modifica | modifica sorgente]

Le stelle variabili alla portata di piccoli strumenti si presentano in numero maggiore rispetto alle doppie.

La più brillante è la δ1 Apodis, una delle componenti della coppia più brillante della costellazione; si tratta di una variabile irregolare che oscilla di due decimi di magnitudine.

Fra le Mireidi spicca la VZ Apodis, che transita fra la settima e la quindicesima magnitudine in 385 giorni; un'altra Mireide è la T Apodis, che quando è al massimo possiede una magnitudine di 8,41. Il suo ciclo è di 261 giorni.

Interessante notare che la stella R Apodis, nonostante riporti la nomenclatura delle stelle variabili, non è in realtà una stella variabile.

Principali stelle variabili[4][2][3]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
AR
Dec
Max. Min.
T Apodis 13h 55m 50s -77° 48′ 05″ 8,41 15,00 261,11 Mireide
VZ Apodis 16h 16m 14s -74° 02′ 25″ 7,00 15,00 385 Mireide
DW Apodis 17h 23m 30s -67° 55′ 45″ 7,9 9,1 2,3130 Eclisse
δ1 Apodis 16h 20m 21s -78° 41′ 45″ 4,66 4,87 - Irregolare
θ Apodis 14h 05m 20s -76° 47′ 48″ 6,4 8,6 119 Semiregolare pulsante

Oggetti del profondo cielo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oggetti non stellari nella costellazione dell'Uccello del Paradiso.

Gli oggetti non stellari scarseggiano, anche a causa delle ridotte dimensioni della costellazione; le polveri della Via Lattea non oscurano il profondo cielo, ma le galassie qui presenti sono tutte molto deboli e remote.

L'unico oggetto di rilievo, situato verso il confine settentrionale della costellazione, è NGC 6101, un ammasso globulare poco concentrato e distante quasi 50.000 anni luce.

Principali oggetti non stellari[5][6][3]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Tipo Magnitudine
Dimensioni apparenti
(in primi d'arco)
Nome proprio
AR
Dec
IC 4499 15h 00m 18s -82° 13′ : Ammasso globulare 9,76 2,0
NGC 6101 16h 25m 48s -72° 12′ : Ammasso globulare 9,2 10,7

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Star Tales - Apus
  2. ^ a b Result for various objects, SIMBAD. URL consultato il 4 giugno 2009.
  3. ^ a b c Alan Hirshfeld, Roger W. Sinnott, Sky Catalogue 2000.0: Volume 2: Double Stars, Variable Stars and NonstellarObjects, Cambridge University Press, aprile 1985, ISBN 0-521-27721-3.
  4. ^ The International Variable Stars Index - AAVSO in Results for various stars. URL consultato il 20 giugno 2009.
  5. ^ The NGC/IC Project Public Database in Results for various objects. URL consultato il 20 giugno 2009.
  6. ^ NASA/IPAC Extragalactic Database in Results for various stars. URL consultato il 20 ottobre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Michael E. Bakich, The Cambridge Guide to the Constellations, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-44921-9.
  • (EN) Milton D. Heifetz; Wil Tirion, A Walk through the Heavens: A Guide to Stars and Constellations and their Legends, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-54415-7.
  • AA.VV., Astronomia - Dalla Terra ai confini dell'Universo, Fabbri Editori, 1991.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]