Cratere (costellazione)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cratere
Mappa della costellazione
Mappa della costellazione
Nome latino Crater
Genitivo Crateris
Abbreviazione Crt
Coordinate
Ascensione retta 11 h
Declinazione -15°
Area totale 282 gradi quadrati
Dati osservativi
Visibilità da Terra
Latitudine min -90°
Latitudine max +65°
Transito al meridiano aprile
Stella principale
Nome δ Crt
Magnitudine app. 3,57
Altre stelle
Magn. app. < 3 Nessuna
Magn. app. < 6 17
Sciami meteorici

Eta Crateridi

Costellazioni confinanti
Da est, in senso orario:

Il Cratere (in latino Crater, "coppa") è una delle 88 costellazioni moderne, ed era anche una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo. Si dice che rappresenti la coppa di Apollo.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione speculare di Johannes Hevelius delle costellazioni del Cratere e del Corvo.

Il Cratere è una costellazione molto debole: solo una delle sue stelle supera la quarta magnitudine, mentre il resto della figura della costellazione è delineata da stelle di quarta e quinta grandezza; ciò significa che è virtualmente invisibile da ogni cielo cittadino, e che può essere difficile da osservare anche sotto cieli bui e non inquinati. La sua posizione può essere scorta con qualche difficoltà una ventina di gradi a sud delle stelle più orientali del Leone, come Denebola, o a occidente della Vergine; nonostante ciò si tratta di una costellazione antica e ben nota fin dall'epoca dell'antica Grecia.

Nel cielo serale la sua massima visibilità ricade nei mesi della primavera boreale, fra la fine di febbraio e l'inizio di luglio al massimo; nonostante si trovi solo pochi gradi a sud dell'equatore celeste e dunque sia visibile per intero da quasi tutte le regioni popolate della Terra, la sua osservazione nelle ore della sera dall'emisfero nord risulta penalizzata a causa della progressiva riduzione delle ore di buio col procedere della primavera. Dall'emisfero australe, al contrario, la sua visibilità è facilitata dall'allungamento delle notti.

Stelle principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stelle principali della costellazione del Cratere.
  • δ Crateris è una gigante arancione di magnitudine 3,56, distante 195 anni luce; è l'unica stella del Cratere a superare la quarta grandezza.
  • γ Crateris è una stella bianca di magnitudine 4,06, distante 84 anni luce.
  • α Crateris è una gigante arancione di magnitudine 4,08, distante 174 anni luce.

Stelle doppie[modifica | modifica sorgente]

Alcune delle stelle doppie della costellazione del Cratere sono risolvibili anche con piccoli strumenti amatoriali.

  • La più facile, sia come separazione che come differenza ridotta di luminosità, è la HD 99922, una stella di quinta magnitudine che possiede una compagna di ottava a circa 8" di separazione.
Principali stelle doppie[1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Separazione
(in secondi d'arco)
Colore
AR
Dec
A B
γ Crateris 11h 24m 53s -17° 41′ 03″ 4,08 9,5 5,2 b + b
HD 99922 11h 29m 39s -24° 27′ 51″ 5,83 8,8 8,3 b + b

Stelle variabili[modifica | modifica sorgente]

Le stelle variabili presenti nella costellazione sono in genere piuttosto deboli.

L'unica che raggiunge la sesta magnitudine è la SY Crateris, una variabile irregolare che oscilla di pochi decimi di magnitudine; escursioni più ampie le mostra invece la RU Crateris, che però è molto più debole.

Principali stelle variabili[3][1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
AR
Dec
Max. Min.
RU Crateris 11h 51m 06s -11° 12′ 28″ 8,5 9,5 - Irregolare
RX Crateris 11h 17m 47s -22° 08′ 45″ 7,3 7,7 300: Semiregolare
SY Crateris 11h 15m 40s -12° 35′ 33″ 6,34 6,62 - Irregolare

Oggetti non stellari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oggetti non stellari nella costellazione del Cratere.

Il Cratere occupa una posizione lontana dai campi stellari della Via Lattea, mostrando così liberamente gli oggetti extragalattici, alcuni dei quali sono osservabili anche con strumenti amatoriali.

La galassia NGC 3887 è la più luminosa; si tratta di una galassia spirale vista quasi di faccia e ben visibile con un telescopio amatoriale di media potenza. NGC 3962 è invece una galassia ellittica, visibile al telescopio come una macchietta chiara dai bordi sfuocati.

Principali oggetti non stellari[4][5][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Tipo Magnitudine
Dimensioni apparenti
(in primi d'arco)
Nome proprio
AR
Dec
NGC 3887 11h 47m 05s -16° 51′ : Galassia 10,7 3,3 x 3,5
NGC 3962 11h 54m 40s -13° 58′ : Galassia 10,9 2,6 x 2,2

Sistemi planetari[modifica | modifica sorgente]

Nella costellazione sono note due stelle con un sistema planetario; in entrambi i casi si tratta di sistemi con giganti gassosi simili a Giove, anche se con masse differenti. HD 96167 b possiede un'orbita fortemente eccentrica.

Sistemi planetari[1]
Nome del sistema
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Tipo di stella
Numero di pianeti
confermati
AR
Dec
BD-10°3166 10h 58m 29s -10° 46′ 13″ 10,08 Nana gialla 1 (b)
HD 96167 11h 05m 15s -10° 17′ 29″ 8,08 Subgigante gialla 1 (b)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Result for various objects, SIMBAD. URL consultato il 4 giugno 2009.
  2. ^ a b c Alan Hirshfeld, Roger W. Sinnott, Sky Catalogue 2000.0: Volume 2: Double Stars, Variable Stars and NonstellarObjects, Cambridge University Press, aprile 1985. ISBN 0-521-27721-3.
  3. ^ The International Variable Stars Index - AAVSO in Results for various stars. URL consultato il 20 giugno 2009.
  4. ^ The NGC/IC Project Public Database in Results for various objects. URL consultato il 20 giugno 2009.
  5. ^ NASA/IPAC Extragalactic Database in Results for various stars. URL consultato il 20 ottobre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Michael E. Bakich, The Cambridge Guide to the Constellations, Cambridge University Press, 1995. ISBN 0-521-44921-9.
  • (EN) Milton D. Heifetz; Wil Tirion, A Walk through the Heavens: A Guide to Stars and Constellations and their Legends, Cambridge University Press, 2004. ISBN 0-521-54415-7.
  • AA.VV., Astronomia - Dalla Terra ai confini dell'Universo, Fabbri Editori, 1991.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]