Corona Boreale

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Corona Boreale
Mappa della costellazione
Mappa della costellazione
Vedi l'immagine della costellazione
Immagine della Corona Boreale
Immagine della Corona Boreale
Nome latino Corona Borealis
Genitivo Coronae Borealis
Abbreviazione CrB
Coordinate
Ascensione retta 16 h
Declinazione +30°
Area totale 179 gradi quadrati
Dati osservativi
Visibilità da Terra
Latitudine min 50°
Latitudine max 90°
Transito al meridiano luglio
Stella principale
Nome Alphekka (α CrB)
Magnitudine app. 2.2
Altre stelle
Magn. app. < 3 1
Magn. app. < 6 25
Sciami meteorici

Nessuno

Costellazioni confinanti
Da est, in senso orario:

La Corona Boreale (in latino Corona Borealis) è una piccola costellazione dell'emisfero nord, le cui stelle principali formano un arco semicircolare. È una delle 88 costellazioni moderne, ed era anche una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Le costellazioni del Boote e della Corona Boreale (invertite) illustrate da Johann Hevelius.

La costellazione della Corona Boreale si individua con facilità, grazie ad un asterismo a forma di "Y" il cui vertice è rappresentato dalla brillante stella Arturo, la quarta stella più brillante del cielo ad occhio nudo; vista dall'emisfero nord, la stanghetta di "sinistra" della Y è rappresentata dalla stella Alphekka, una stella bianca di sequenza principale di magnitudine 2,2, dunque perfettamente osservabile anche dai centri urbani. Il resto della costellazione si dispone ad est e ad ovest di questa stella ed è rappresentata da un semicerchio di astri di terza e quarta grandezza.

La Corona Boreale è una figura tipica del cielo di primavera ed estate: dall'emisfero nord diventa ben visibile ad est nel cielo serale di fine febbraio, si mostra alta nel cielo nei mesi di maggio e giugno e nel corso dell'estate tende a declinare verso occidente, finché, alla fine di ottobre, non è più osservabile. Dall'emisfero sud si mostra invece piuttosto bassa sull'orizzonte settentrionale ed appare visibile solo nelle notti autunnali e di inizio inverno australe.

Stelle principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stelle principali della costellazione della Corona Boreale.

Stelle doppie[modifica | modifica sorgente]

Alcune delle stelle doppie della costellazione sono risolvibili con dei telescopi amatoriali.

  • La σ Coronae Borealis è una delle meno difficili, con due componenti di quinta e sesta magnitudine separate da 6,9".
  • La ζ Coronae Borealis è formata da due stelle azzurre, anche in questo caso di quinta e sesta magnitudine, separate da 6,4".
  • La ο Coronae Borealis è una coppia molto larga, formata da una stella di quinta magnitudine e una di nona, separate da oltre 2,5 primi d'arco; tuttavia la debolezza della componente secondaria fa sì che occorrano strumenti come potenti binocoli o piccoli telescopi per poterla osservare.
Principali stelle doppie[1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Separazione
(in secondi d'arco)
Colore
AR
Dec
A B
ο Coronae Borealis 15h 20m 09s +29° 36′ 59″ 5,51 9,4 147,3 ar + b
ζ Coronae Borealis 15h 39m 23s +36° 38′ 09″ 5,07 6,00 6,4 azz + azz
ε Coronae Borealis 15h 57m 35s +26° 52′ 41″ 4,15 12,6 2,0 ar + b
σ Coronae Borealis 16h 14m 41s +33° 51′ 32″ 5,58 6,59 6,9 g + b

Stelle variabili[modifica | modifica sorgente]

Fra le stelle variabilili della costellazione ve ne sono alcune di facile osservazione.

La più nota di tutte è la R Coronae Borealis, prototipo di una classe di variabili soprannominate Novae inverse, poiché scendono bruscamente di luminosità; questa in particolare scende dalla quinta magnitudine fino alla quattordicesima, per poi risalire gradualmente fino alla magnitudine iniziale.

Fra le numerose Mireidi spicca la S Coronae Borealis, che quando è al massimo è al limite della visibilità ad occhio nudo; in circa un anno oscilla fra questa e la quattordicesima grandezza.

La T Coronae Borealis è invece una nova ricorrente, che subisce dei brillamenti periodici.

Principali stelle variabili[3][1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
AR
Dec
Max. Min.
R Coronae Borealis 15h 48m 35s +28° 09′ 24″ 5,71 14,8 307,28 Irregolare (prototipo R CrB)
S Coronae Borealis 15h 21m 24s +31° 22′ 03″ 5,8 14,1 360,26 Mireide
T Coronae Borealis 15h 59m 30s +25° 55′ 13″ 2,0 10,8 29000: Nova ricorrente
U Coronae Borealis 15h 18m 11s +31° 38′ 49″ 7,66 8,79 3,4522 Eclisse
V Coronae Borealis 15h 49m 31s +39° 34′ 18″ 6,9 12,6 357,63 Mireide
W Coronae Borealis 16h 15m 25s +37° 47′ 45″ 7,8 14,3 238,40 Mireide
SW Coronae Borealis 15h 40m 45s +38° 43′ 07″ 7,8 8,5 100: Semiregolare pulsante
α Coronae Borealis 15h 34m 41s +26° 42′ 54″ 2,21 2,32 17,36 Eclisse

Oggetti del profondo cielo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oggetti non stellari nella costellazione della Corona Boreale.

La costellazione non contiene alcuno oggetto del profondo cielo degno di nota: le galassie in questa regione di cielo sono tutte molto lontane e deboli.

Nella parte sudoccidentale della costellazione è presente un celebre ammasso di galassie, noto come Abell 2065, che conta decine di galassie.

Principali oggetti non stellari[4][5][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Tipo Magnitudine
Dimensioni apparenti
(in primi d'arco)
Nome proprio
AR
Dec
Abell 2065 15h 22m 42s +27° 43′ : Ammasso di galassie ~15 40 x 40 Ammasso della Corona Boreale

Sistemi planetari[modifica | modifica sorgente]

Nella costellazione sono note tre stelle con un sistema planetario; due di queste riportano lettere greche, e sono κ Coronae Borealis e ρ Coronae Borealis, entrambe con un gigante gassoso con una massa superiore a quella di Giove e un'orbita che le mantiene a una distanza superiore alle 2 UA. XO-1 possiede un pianeta transiente.

Sistemi planetari[1]
Nome del sistema
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Tipo di stella
Numero di pianeti
confermati
AR
Dec
XO-1 16h 02m 12s +28° 10′ 11″ 11,3 Nana gialla 1 (b)
κ Coronae Borealis 15h 51m 14s +35° 39′ 30″ 4,79 Gigante arancione 1 (b)
ρ Coronae Borealis 16h 01m 03s +33° 18′ 19″ 5,39 Nana gialla 1 (b)

Mitologia[modifica | modifica sorgente]

Arianna, figlia di Minosse, si innamorò di Teseo giovane principe ateniese, andato a liberare Creta dal Minotauro, a cui ogni anno dovevano essere offerti sette fanciulli e sette fanciulle. Il Minotauro si trovava rinchiuso in un labirinto costruito da Dedalo nel quale era facile perdersi e impossibile trovare la via d'uscita. Per consentire all'eroe di ritrovare l'uscita una volta imprigionato nel labirito, Arianna gli dette un gomitolo di filo da sciogliere e dopo seguire a ritroso. Ella si fece promettere in cambio che l'avrebbe sposata e condotta con sé poiché dopo averlo aiutato il padre non l'avrebbe più accettata con sé. Teseo dopo aver ucciso il mostro portò con sé Arianna, ma poi l'abbandonò sull'isola di Nasso la mattina seguente. Di lì passò Dionisio (o Bacco dio del vino) che la vide piangere subito si innamorò e la sposò donandole un diadema d'oro come regalo di nozze, poi tramutato in costellazione, grazie a Efesto che lo lanciò in cielo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Result for various objects, SIMBAD. URL consultato il 4 giugno 2009.
  2. ^ a b c Alan Hirshfeld, Roger W. Sinnott, Sky Catalogue 2000.0: Volume 2: Double Stars, Variable Stars and NonstellarObjects, Cambridge University Press, aprile 1985, ISBN 0-521-27721-3.
  3. ^ The International Variable Stars Index - AAVSO in Results for various stars. URL consultato il 20 giugno 2009.
  4. ^ The NGC/IC Project Public Database in Results for various objects. URL consultato il 20 giugno 2009.
  5. ^ NASA/IPAC Extragalactic Database in Results for various stars. URL consultato il 20 ottobre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Michael E. Bakich, The Cambridge Guide to the Constellations, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-44921-9.
  • (EN) Milton D. Heifetz; Wil Tirion, A Walk through the Heavens: A Guide to Stars and Constellations and their Legends, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-54415-7.
  • AA.VV., Astronomia - Dalla Terra ai confini dell'Universo, Fabbri Editori, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]