Scudo (costellazione)

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Scudo
Mappa della costellazione
Mappa della costellazione
Vedi l'immagine della costellazione
Immagine dello Scudo
Immagine dello Scudo
Nome latino Scutum
Genitivo Scuti
Abbreviazione Sct
Coordinate
Ascensione retta 19 h
Declinazione -10°
Area totale 109 gradi quadrati
Dati osservativi
Visibilità da Terra
Latitudine min -90°
Latitudine max +80°
Transito al meridiano 15 agosto, alle 21
Stella principale
Nome α Scuti
Magnitudine app. 3,85
Altre stelle
Magn. app. < 3 Nessuna
Magn. app. < 6 18
Sciami meteorici
Costellazioni confinanti
Da est, in senso orario:

Lo Scudo (in latino Scutum, abbreviato in Sct) è una delle 88 costellazioni moderne. Nota anche come Scutum Sobiescii, dal nome del re ed eroe polacco Jan Sobieski, fu introdotta nel 1690 da Johannes Hevelius; è una delle poche costellazioni ad essere associata ad un personaggio storico, assieme alla Chioma di Berenice.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo Scudo rappresentato da Johannes Hevelius.

Lo Scudo è una costellazione difficile da individuare, sia perché non contiene stelle luminose: la α Scuti, la più brillante, è infatti solo di magnitudine 4; inoltre appare immersa profondamente nella Via Lattea, che la "oscura" ulteriormente; la sua caratteristica più evidente infatti è la Nube dello Scudo, un grande addensamento di stelle che appare in una notte sufficientemente buia come una grande macchia chiara, circondata specialmente nel lato meridionale da grandi bande oscure. Un semplice binocolo consente di osservare dei campi stellari particolarmente ricchi, specialmente nella zona più settentrionale.

Dall'emisfero boreale si osserva con facilità nelle notti d'estate, mostrandosi relativamente alta sull'orizzonte meridionale a nord del Sagittario e a sudovest dell'Aquila; la Nube dello Scudo è una caratteristica dominante nelle notti più limpide. Dall'emisfero australe è invece tipica delle notti invernali.

Stelle principali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stelle principali della costellazione dello Scudo.

Fra le altre stelle spicca la δ Scuti, prototipo di una classe di variabili da cui prende il nome.

Stelle doppie[modifica | modifica wikitesto]

Le stelle doppie della costellazione sono piuttosto deboli, dunque spesso fuori dalla portata di piccoli strumenti.

L'unica relativamente semplice è la HD 170740, le cui componenti, una di quinta e una di nona grandezza, sono separate da 12'.

Principali stelle doppie[1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Separazione
(in secondi d'arco)
Colore
AR
Dec
A B
HD 170740 18h 31m 26s -10° 47′ 45″ 5,8 9,3 12,4 azz + b
HD 169392 18h 24m 43s -06° 36′ 14″ 7,2 9 5,9 g + b

Stelle variabili[modifica | modifica wikitesto]

Nello Scudo sono note moltissime stelle variabili, ma la massima parte di queste non sono osservabili con piccoli strumenti; alcune hanno rivestito grande importanza negli studi astronomici.

La più conosciuta della costellazione è la δ Scuti, il prototipo di una classe di variabili pulsanti note come variabili Delta Scuti: esse mostrano variazioni dell'ordine di pochi decimi di magnitudine in poche ore.

Una variabile molto facile da osservare è la R Scuti, una variabile semiregolare, che in quasi cinque mesi oscilla fra la quarta e l'ottava magnitudine; quando è al massimo è perfettamente visibile anche ad occhio nudo.

Principali stelle variabili[3][1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
AR
Dec
Max. Min.
R Scuti 18h 47m 29s -05° 42′ 19″ 4,2 8,2 146,5 Semiregolare
RZ Scuti 18h 26m 34s -09° 12′ 06″ 7,7 8,9 7,0329 Eclisse
V430 Scuti 18h 25m 15s -13° 58′ 42″ 6,50 6,64 - Irregolare
V453 Scuti 18h 42m 18s -07° 20′ 14″ 6,84 7,01 - Irregolare
δ Scuti 18h 42m 16s -09° 03′ 09″ 4,60 4,79 0,1938 Pulsante (Prototipo Delta Scuti)

Oggetti del profondo cielo[modifica | modifica wikitesto]

M11, un ricco ammasso aperto.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oggetti non stellari nella costellazione dello Scudo.

Questa costellazione giace sulla Via Lattea, la quale la attraversa da nord-est a sud-ovest; nella parte settentrionale è presente un grande addensamento luminoso, un'area della Via Lattea non oscurato da polveri interstellari, che come già visto prende il nome di Nube Stellare dello Scudo: con un telescopio questa regione appare molto densa di stelle e attraversata da sottili venature scure di forma irregolare, specialmente verso nord e verso sudovest.

Tra gli oggetti interessanti situati all'interno di questa costellazione si segnala M11, l'Ammasso dell'Anitra Selvatica, situato proprio nel mezzo della nube; un altro oggetto catalogato dal Messier è M26, localizzabile 3 gradi più a sud. Entrambi sono facilmente individuabili con un binocolo.

La parte ovest dello Scudo è fortemente oscurata dalle polveri galattiche e non è presente nessun oggetto alla portata di strumenti amatoriali. Un gran numero di nebulose oscure si sovrappongono fra loro anche in direzione sud e nella parte centrale della costellazione.

Principali oggetti non stellari[4][5][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Tipo Magnitudine
Dimensioni apparenti
(in primi d'arco)
Nome proprio
AR
Dec
NGC 6664 18h 36m : -08° 13′ : Ammasso aperto 7,8 16
M26 18h 45m : -09° 24′ : Ammasso aperto 8,0 15
M11 18h 51m : -06° 16′ : Ammasso aperto 6,3 14 Ammasso dell'Anitra Selvatica
NGC 6712 18h 53m : -08° 42′ : Ammasso globulare 8,2 4,1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Result for various objects, SIMBAD. URL consultato il 4 giugno 2009.
  2. ^ a b c Alan Hirshfeld, Roger W. Sinnott, Sky Catalogue 2000.0: Volume 2: Double Stars, Variable Stars and NonstellarObjects, Cambridge University Press, aprile 1985, ISBN 0-521-27721-3.
  3. ^ The International Variable Stars Index - AAVSO in Results for various stars. URL consultato il 20 giugno 2009.
  4. ^ The NGC/IC Project Public Database in Results for various objects. URL consultato il 20 giugno 2009.
  5. ^ NASA/IPAC Extragalactic Database in Results for various stars. URL consultato il 20 ottobre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Michael E. Bakich, The Cambridge Guide to the Constellations, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-44921-9.
  • (EN) Milton D. Heifetz; Wil Tirion, A Walk through the Heavens: A Guide to Stars and Constellations and their Legends, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-54415-7.
  • AA.VV., Astronomia - Dalla Terra ai confini dell'Universo, Fabbri Editori, 1991.

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