Corona Australe

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Corona Australe
Mappa della costellazione
Mappa della costellazione
Nome latino Corona Australis
Genitivo Coronae Australis
Abbreviazione CrA
Coordinate
Ascensione retta 19 h
Declinazione -40°
Area totale 128 gradi quadrati
Dati osservativi
Visibilità da Terra
Latitudine min 90°
Latitudine max 40°
Transito al meridiano agosto
Stella principale
Nome α Coronae Australis
Magnitudine app. 4,1
Altre stelle
Magn. app. < 3 0
Magn. app. < 6 29
Sciami meteorici
Costellazioni confinanti
Da est, in senso orario:

La Corona Australe (in latino Corona Australis, abbreviata in CrA) è una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una delle 48 costellazioni originariamente elencate da Tolomeo. Secondo una leggenda rappresenta la corona indossata dal centauro Sagittario.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La costellazione della Corona Australe, rasente l'orizzonte a sinistra della Via Lattea.

La Corona Australe è una costellazione antica, sebbene sia molto poco appariscente; fa da controparte alla più brillante Corona Boreale e ricalca una sequenza ad arco di stelle vicine fra loro situate a sud del ben più brillante Sagittario. Si estende sul bordo della scia luminosa della Via Lattea e le sue stelle sono per lo più di quarta e quinta magnitudine.

Essendo una costellazione situata a media declinazione australe, la sua visibilità è fortemente ridotta per gli osservatori situati nell'emisfero nord: essa si mostra infatti molto bassa sull'orizzonte meridionale ed è visibile nel cielo serale solo fra giugno e agosto; a nord dei 45°N è già osservabile solo in parte. Di contro, dall'emisfero sud è di facile osservazione e la disposizione ad arco delle sue stelle la rende facilmente riconoscibile.

Stelle principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stelle principali della costellazione della Corona Australe.

Stelle doppie[modifica | modifica sorgente]

Alcune stelle visibili nella costellazione sono in realtà dei sistemi binari.

  • κ Coronae Australis è la più semplice: è formata da due stelle biancastre di quinta e sesta magnitudine, che sono separate da 21" e dunque sono alla portata di un piccolo telescopio.
  • λ Coronae Australis presenta una maggiore separazioone fra le componenti, ma la differenza di magnitudine è notevole e la più brillante tende ad oscurare la secondaria.
  • HD 176270 e HD 176269 sono una coppia di stella biancastre, entrambe si sesta grandezza, separate da quasi 13".
Principali stelle doppie[1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Separazione
(in secondi d'arco)
Colore
AR
Dec
A B
κ Coronae Australis 18h 33m 23s -38° 43′ 33″ 5,65 6,32 21,4 b + b
λ Coronae Australis 18h 43m 47s -38° 19′ 24″ 5,13 9,0 29,0 b + b
HD 176270 19h 01m 04s -37° 03′ 42″ 6,40 6,69 12,8 b + b
γ Coronae Australis 19h 06m 25s -37° 03′ 46″ 4,84 5,08 1,3 g + g

Stelle variabili[modifica | modifica sorgente]

Nonostante le piccole dimensioni della costellazione, sono note al suo interno svariate centinaia di stelle variabili; la stragrande maggioranza di queste però non è osservabile con piccoli strumenti, oppure le loro variazioni sono molto contenute.

Fra le variabili irregolari la più facile è la V Coronae Australis, che oscilla fra l'ottava e la sedicesima magnitudine; quando è al minimo occorrono telescopi professionali per la sua osservazione.

Fra le variabili a eclisse la più brillante p ε Coronae Australis, che varia di pochi decini di magnitudine in poche ore. V686 Coronae Australis è invece una variabile pulsante dal periodo di circa una settimana e delle variazioni contenute.

Principali stelle variabili[3][1][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
AR
Dec
Max. Min.
R Coronae Australis 19h 01m 54s -36° 57′ 08″ 10,0 13,6 - Irregolare
V Coronae Australis 18h 47m 32s -38° 09′ 32″ 8,3 16,5 - Irregolare (R CrB)
AM Coronae Australis 18h 41m 15s -37° 29′ 05″ 7,6 11,7 187,5 Semiregolare pulsante
V686 Coronae Australis 18h 56m 40s -37° 20′ 36″ 5,25 5,41 7,34 Pulsante
ε Coronae Australis 18h 58m 43s -37° 06′ 26″ 4,74 5,00 0,5914 Eclisse

Oggetti del profondo cielo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oggetti non stellari nella costellazione della Corona Australe.

Gli oggetti non stellari più brillanti visibili nella Corona Australe sono tutti appartenenti alla nostra Galassia; il centro galattico si trova una ventina di gradi in direzione nordovest, mentre alcuni dei campi stellari lambiscono la costellazione nella stessa direzione.

La costellazione ospita la Nube della Corona Australe, una nube molecolare non particolarmente massiccia in cui però hanno avuto luogo recenti fenomeni di formazione stellare; la parte più luminosa di questa nube è costituita da alcune piccole nebulose a riflessione, come NGC 6726 e NGC 6729, illuminate dalle stelle ad essa associate.

Fra gli ammassi globulari il più luminoso è NGC 6541, situato sul confine con lo Scorpione; è individuabile anche con un binocolo, essendo di sesta magnitudine apparente. Fra le nebulose spicca invece il complesso nei pressi di β Coronae Australis: si tratta di una nube debolmente luminosa associata ad aree non illuminate e oscure, che risaltano sul fondo ricco di stelle.

Principali oggetti non stellari[4][5][2]
Nome
Coordinate equatoriali all'epoca J2000.0
Tipo Magnitudine
Dimensioni apparenti
(in primi d'arco)
Nome proprio
AR
Dec
NGC 6496 17h 59m : -44° 16′ : Ammasso globulare 8,5 12
NGC 6541 18h 08m : -43° 43′ : Ammasso globulare 6,3 13
NGC 6726/7 19h 02m : -36° 54′ : Nebulosa diffusa - 80
NGC 6729 19h 02m : -36° 57′ : Nebulosa diffusa 9,5: 25

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Result for various objects, SIMBAD. URL consultato il 4 giugno 2009.
  2. ^ a b c Alan Hirshfeld, Roger W. Sinnott, Sky Catalogue 2000.0: Volume 2: Double Stars, Variable Stars and NonstellarObjects, Cambridge University Press, aprile 1985, ISBN 0-521-27721-3.
  3. ^ The International Variable Stars Index - AAVSO in Results for various stars. URL consultato il 20 giugno 2009.
  4. ^ The NGC/IC Project Public Database in Results for various objects. URL consultato il 20 giugno 2009.
  5. ^ NASA/IPAC Extragalactic Database in Results for various stars. URL consultato il 20 ottobre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Michael E. Bakich, The Cambridge Guide to the Constellations, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-44921-9.
  • (EN) Milton D. Heifetz; Wil Tirion, A Walk through the Heavens: A Guide to Stars and Constellations and their Legends, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-54415-7.
  • AA.VV., Astronomia - Dalla Terra ai confini dell'Universo, Fabbri Editori, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]