Teoria dei segnali

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La teoria dei segnali studia le proprietà matematiche e statistiche dei segnali, definiti come funzioni matematiche. In generale un segnale è una variazione temporale dello stato fisico di un sistema, che serve per rappresentare e trasmettere messaggi; il sistema in questione può essere il più disparato. In elettronica un segnale viene studiato attraverso un modello matematico in cui il tempo (o il suo inverso, la frequenza) è considerato variabile indipendente.


In generale esistono diversi tipi di segnali, ma tutti sono accomunati dall'essere in natura segnali casuali e continui e quasi mai deterministici. La teoria dei segnali studia la rappresentazione dei segnali in modo da poter poi manipolarli e trattarli matematicamente. Questa rappresentazione richiede l'uso di matematica astratta e, nel caso di segnali stocastici, della teoria della probabilità.

Si divide in due grandi branche a seconda del tipo di segnali in esame: i segnali determinati o deterministici, di cui è possibile predire il valore in un qualunque istante a piacere, e i segnali stocastici o aleatori, il cui valore non è prevedibile, ma su cui è possibile fare soltanto delle stime statistiche.

I segnali periodici possono essere trattati mediante l'astrazione in uno spazio vettoriale lineare quale lo spazio di Hilbert e quindi con l'utilizzo della serie di Fourier. Per quanto riguarda i segnali non periodici, questi hanno bisogno della trasformata di Fourier.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Bibliografia

  • Marco Luise, Giorgio M. Vitetta (2003): Teoria dei segnali, Mc graw - Hill
Strumenti personali
Altre lingue