Telefoni bianchi

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Telefoni bianchi
Paese di produzione Italia
Anno 1976
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85 : 1
Genere commedia
Regia Dino Risi
Soggetto Dino Risi e Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dino Risi, Ruggero Maccari, Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri
Interpreti e personaggi

Telefoni bianchi è un film del 1976, diretto da Dino Risi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film narra le vicende di Marcella Valmarin, giovane cameriera veneta innamorata del cinema dei telefoni bianchi degli anni del fascismo. Marcella decide di andare a Roma per diventare attrice, sedotta da un cliente dell'albergo in cui lavora che si è finto impresario cinematografico e finge di aspettarla nella capitale. È accompagnata dal fidanzato Roberto Trevisan, a cui ha promesso di sposarlo appena arrivati; ma giunta nella capitale iniziano le disavventure della giovane con uomini che approfittano della sua disponibilità ad essere sedotta pur di diventare un'attrice.

Sapendo di essere stato tradito con Bruno, ufficiale delle camicie nere, il fidanzato, davanti all'altare dove si sta celebrando il matrimonio di molte giovani coppie del regime, risponde "no" alla domanda del prete e grida che la fidanzata è una puttana. Marcella si ritrova concubina di Bruno, che la avvia alla carriera di prostituta nel bordello gestito dalla madre. In seguito ad un incontro casuale, concede i suoi favori a Benito Mussolini in persona, che la inserisce nel mondo del cinema, tra stuoli di personaggi servili; il Duce si occupa anche di Roberto, arruolandolo "volontario" per la guerra di Spagna.

La ragazza conosce un facile successo, con il nome d'arte di Alba Doris, e una relazione abbastanza stabile con l'attore cocainomane Franco D'Enza. Dopo il 25 luglio 1943, con il crollo del fascismo, perde fama e soldi. Quindi decide di tornare nella natia Conegliano Veneto dopo un avventuroso viaggio attraverso l'Italia, fin dentro al Nord occupato dai tedeschi, durante il quale incontra il losco delatore di ebrei Adelmo, continuando a prostituirsi per supplire ad ogni necessità materiale. I genitori di Marcella però la credevano ricca, e alla notizia che lei è rimasta senza soldi la cacciano senza tante cerimonie.

Dopo la guerra Marcella si procura un marito benestante, produttore di cioccolato. Il fidanzato veneto Roberto, dopo aver militato in tutte le spaventose guerre del Ventennio, è creduto morto in Unione Sovietica. Così Marcella, approfittando di un viaggio del coniuge in questo paese, chiede di accompagnarlo per cercare il cimitero dell'antico innamorato. Ma il contadino a cui i due chiedono informazioni sulla strada per il cimitero è proprio un irriconoscibile Roberto, accasatosi in una Russia forse più ospitale, con moglie e figli. Il contadino dà agli stranieri le indicazioni richieste e, mentre i due italiani si allontanano, ritorna alla propria vita.

Note[modifica | modifica sorgente]

Accolto freddamente dalla critica italiana, nonostante il David di Donatello speciale vinto da Agostina Belli, il film ebbe invece grande successo in Francia dove uscì con il titolo "La Carrière d'une femme de chambre".

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